Hò ricevuto le vostre carissime lettere alli .xx. d'Agosto; scritte
però alli .x. & insieme la copia di una lettera che molto duramente
flagellava, anzi crocifigeva i Poeti: sonomi assai maravigliata, che
si bell'ingegno habbi esercitato l'eloquentia sua in biasimar cosa
degna di somma loda, & di somma riverentia. Io per me Poetessa non
sono, ne giamai fui: pur per l'amor grande c'ho sempre alla poesia
portato, & portero fin che vivo, non mi posso rattemperare odendone
dir male, che tutta non mi turbi: ne mi posso contenere che a mio
potere non la difenda; non voglio già per difenderla, usar alcuna
peripatetica dimostratione, ma procederò sol per grosse congietture,
& noti essempij & per la prima dicovi: che se se la Poesia non fusse
cosa piena di riverenza, non si sarebbe degnato il grande Apostolo
di Tarso cittar nelle sue divine pistole, versi di Epimenide, & di
Menandro: il che fece anche essendo nell'Ariopago (si come n'habbiamo
ne gli atti de li Apostoli) per confermar il suo fruttifero sermone,
cittò un verso di Arato Poeta: dal cui essempio mosso. S. Dionigi, di
lui discepolo, & di Christo martire constantissimo; molto della poesia
ne suoi scritti si prevalse: & quante volte Girolamo, (lume della fede
nostra) si serve a suo proposito di Virgilio, di Oratio & di Persio?
leggete le sue Pistole, leggete il prologo delle quistioni Ebraiche
& chiaramente il vederete: fa il medesimo Ambrogio, maestro di santa
Chiesa: fa il medesimo piu fiate Agostino quell'unico flagello de
Manichei. Ma che vi si dirà di Fulgentio dottor catholico & Pontefice
molto Reverendo che si copiosamente ne scrisse? ma lascio star il dir
de sacri Dottori: quante cose hà detto il Salvator nostro per parabole
convenienti a lo stil comico? sdegnossi forse di usar le parole di
Terentio contra Paulo, quando li disse: dura cosa ti è il calcitrar
contra lo stimolo; ma lascio per hora star le cose sacre, ditemi che
non havrebbe fatto Alessandro (il magno) per haver un scrittor tale,
qual fu Homero? per amor del quale, sette gran città, cioè Smirna,
Rhodo, Colophone, Salamina, Io, Argo, & Athene contendono di volerlo
per lor cittadino & li Smirni li edificarno già un bellissimo tempio.
Parve a voi che li Scipioni stimassero Ennio povero Poeta Brondusino,
havendolo fatto partecipe del medesimo sepolchro et contentandosi
che le ceneri insieme si rimescolassero? non fu caro altresi per la
poesia Theophane Mitileno à Pompeio? (à quel Pompeio dico) che adeguò
la virtù con la fortuna. Vegniamo a tempi piu moderni: quanto fu ben
caro il nostro divino Petrarca al Re Roberto: à persuasione del quale,
essendo di sessant'anni, s'incominciò a far legger Virgilio, stupendosi
che sotto si rozza, et dura scorza stesser nascosti si alti sensi, &
si segreti misteri: ma forse ch'egli volle in questo imitar Solone,
il quale, essendo vecchio poi che dato hebbe le leggi alli Atheniesi;
si ridusse alla poetica. Non fu mai huomo, ne donna al mondo, tanto
stoica, ne tanto di gloria nemica, che amato & riverito non habbia
li Poeti: dalla penna de quali immortal gloria già lor ne venne. Non
sono forse chiamati li Poeti sotto nome di Theologi? non furon tenuti
per gran Theologi Orpheo, Lino, Museo, & altri molti? non hà trattato
Dante sotto Poetico velame quanto si contiene nel sacro senno della
santa Theologia? non si sono co versi egregiamente descritti da Mose,
da Giobbe & dell'inclito David i divini concetti de lo Spirito santo?
d'onde ancho si mosser Sedulio & Prudentio, a trattar poeticamente
la christiana verità, ma che dirò di Giuvenco Spagnuol poeta che
sotto coperta di huomo, di bue, di lione, & di aquila si felicemente
espresse le divine attioni di Giesu Christo? Io, per me, non leggo mai
la divina Eneida di Virgilio, che non mi paia di legger una perpetua
loda della virtù: sentomi tutta commovere all'opre della carità quando
leggo la clementia ch'usano li nemici Troiani verso di Achimenide:
parmi veramente di veder posto in pratica l'esortatione che il Salvator
ne fa perche si giovi di cuore alli nemici. Quando contemplo quelle
infiammate parole di Enea, a suoi compagni dette, perche pacientemente
sofferir voglino li disagi del viaggio, le angoscie del mare, & li
terrestri pericoli: dico fra me stessa questo fu un'animo invitto, una
fronte intrepida, & una mente, più che 'l diaspro salda: da Virgilio
imparo l'amor che alla patria di deve: da Virgilio imparò la pietà
paterna veggendo Enea sopra delle spalle portarne il vecchio padre per
mezo delle radenti spade, delli ingordi fuochi, & de rovinati Tempij.
Quando pongo mente con qual fortezza di animo & con qual altezza di
cuore, spezzi quel gran capitano, le cathene del petulante & lascivo
Cupidine, sentomi tutta armare, & robusta divenire contra li assalti
d'amore & rafreddarsi in me, ogni concupiscibil appetito. Imparo
da Didone di esser cortese & liberale à calamitosi stranieri, & à
fortunosi fuor'usciti. Imparo in molti altri luoghi da quante passioni
sia sbattuta & infestata l'humana fragilità: et appresso, con quali
forze anchora rimanghino supperate da li animi costanti. Quando leggo
i giuochi fatti da Enea presso di Aceste, nell'anniversario del padre,
parmi a punto leggere i sacri libri de Machabei, & al mio dispetto
divengo piatosa verso de poveri defunti: non vi dico nulla quanto poi
ben'apprenda ad esser prudente & circunspetta, considerato lo scender
ch'egli fa all'inferno. Infinitamente mi accendo alla verace & immortal
gloria, dando le orecchie ben purgate alle saggie persuasioni che fa
il vecchio padre all'animoso figlio. Imparo da Virgilio bellissimi
accorgimenti nel far delle amicitie & somma fede nel conservarle.
oh come se mi intenerisce il cuore di pietosa dolcezza, ramentandomi
le molte lagrime versate nella morte del fedel Palante; Quando leggo
quella affettuosa oratione: IUPITER OMNIPOTENS PRECIBUS SI FLECTERIS
ULLIS, viemmi voglia di gittarmi incontanente in ginocchione, & con
fervor grande adorare l'eterno Padre, ma perche tanto mi diffondo? Io
tutte le volte che peso le parole, et considero le profonde sententie
di questo alto poeta; egli mi pare tutto pieno di santità. Che diro
di Oratio, di Giovenale, & di quel Persio honor di Volterra? qual
philosopho, qual mathematico, ò qual legista riprese mai con maggior
vehementia & acrimonia il vitio & lodò la virtu? Paruta mi sarebbe cosa
piu ragionevole il solamente dir male di alcuni licentiosi Poetastri,
& non indifferentemente di ogn'uno: Dovevalo pur almeno ritener la
maesta di Homero, qual chiamano le sacre leggi padre di tutte le virtù;
& spesse volte per dentro di quelle, si ci mescolono molti de suoi
versi: si come veggiamo nel fine del prohemio del Codico; & sotto'l
titolo de giustitia & iure: nel trattato delle compre; & nella materia
de legati & fede comissi, & in altri luoghi, come vedrete, se leggerete
le Pandete Pisane. Qui voglio far fine al mio scrivere; perche sentomi
hormai la mano debole & stanca: questo per hora bastivi, poi che il mio
giudicio ricercate circa la lettera scritta in vituperio de Poeti: & se
commodo vi serà, rimovetegli dall'animo si stolta et si falsa opinione,
& à voi per sempre, di perfetto cuore mi raccomando; & paratissima alli
vostri servigi mi offero. Di Piacenza alli .XXV. di Marzo.