ISABELLA SFORZA A .M. MARGHERITA POBBIA.

Hò ricevuto le vostre carissime lettere alli .xx. d'Agosto; scritte

però alli .x. & insieme la copia di una lettera che molto duramente

flagellava, anzi crocifigeva i Poeti: sonomi assai maravigliata, che

si bell'ingegno habbi esercitato l'eloquentia sua in biasimar cosa

degna di somma loda, & di somma riverentia. Io per me Poetessa non

sono, ne giamai fui: pur per l'amor grande c'ho sempre alla poesia

portato, & portero fin che vivo, non mi posso rattemperare odendone

dir male, che tutta non mi turbi: ne mi posso contenere che a mio

potere non la difenda; non voglio già per difenderla, usar alcuna

peripatetica dimostratione, ma procederò sol per grosse congietture,

& noti essempij & per la prima dicovi: che se se la Poesia non fusse

cosa piena di riverenza, non si sarebbe degnato il grande Apostolo

di Tarso cittar nelle sue divine pistole, versi di Epimenide, & di

Menandro: il che fece anche essendo nell'Ariopago (si come n'habbiamo

ne gli atti de li Apostoli) per confermar il suo fruttifero sermone,

cittò un verso di Arato Poeta: dal cui essempio mosso. S. Dionigi, di

lui discepolo, & di Christo martire constantissimo; molto della poesia

ne suoi scritti si prevalse: & quante volte Girolamo, (lume della fede

nostra) si serve a suo proposito di Virgilio, di Oratio & di Persio?

leggete le sue Pistole, leggete il prologo delle quistioni Ebraiche

& chiaramente il vederete: fa il medesimo Ambrogio, maestro di santa

Chiesa: fa il medesimo piu fiate Agostino quell'unico flagello de

Manichei. Ma che vi si dirà di Fulgentio dottor catholico & Pontefice

molto Reverendo che si copiosamente ne scrisse? ma lascio star il dir

de sacri Dottori: quante cose hà detto il Salvator nostro per parabole

convenienti a lo stil comico? sdegnossi forse di usar le parole di

Terentio contra Paulo, quando li disse: dura cosa ti è il calcitrar

contra lo stimolo; ma lascio per hora star le cose sacre, ditemi che

non havrebbe fatto Alessandro (il magno) per haver un scrittor tale,

qual fu Homero? per amor del quale, sette gran città, cioè Smirna,

Rhodo, Colophone, Salamina, Io, Argo, & Athene contendono di volerlo

per lor cittadino & li Smirni li edificarno già un bellissimo tempio.

Parve a voi che li Scipioni stimassero Ennio povero Poeta Brondusino,

havendolo fatto partecipe del medesimo sepolchro et contentandosi

che le ceneri insieme si rimescolassero? non fu caro altresi per la

poesia Theophane Mitileno à Pompeio? (à quel Pompeio dico) che adeguò

la virtù con la fortuna. Vegniamo a tempi piu moderni: quanto fu ben

caro il nostro divino Petrarca al Re Roberto: à persuasione del quale,

essendo di sessant'anni, s'incominciò a far legger Virgilio, stupendosi

che sotto si rozza, et dura scorza stesser nascosti si alti sensi, &

si segreti misteri: ma forse ch'egli volle in questo imitar Solone,

il quale, essendo vecchio poi che dato hebbe le leggi alli Atheniesi;

si ridusse alla poetica. Non fu mai huomo, ne donna al mondo, tanto

stoica, ne tanto di gloria nemica, che amato & riverito non habbia

li Poeti: dalla penna de quali immortal gloria già lor ne venne. Non

sono forse chiamati li Poeti sotto nome di Theologi? non furon tenuti

per gran Theologi Orpheo, Lino, Museo, & altri molti? non hà trattato

Dante sotto Poetico velame quanto si contiene nel sacro senno della

santa Theologia? non si sono co versi egregiamente descritti da Mose,

da Giobbe & dell'inclito David i divini concetti de lo Spirito santo?

d'onde ancho si mosser Sedulio & Prudentio, a trattar poeticamente

la christiana verità, ma che dirò di Giuvenco Spagnuol poeta che

sotto coperta di huomo, di bue, di lione, & di aquila si felicemente

espresse le divine attioni di Giesu Christo? Io, per me, non leggo mai

la divina Eneida di Virgilio, che non mi paia di legger una perpetua

loda della virtù: sentomi tutta commovere all'opre della carità quando

leggo la clementia ch'usano li nemici Troiani verso di Achimenide:

parmi veramente di veder posto in pratica l'esortatione che il Salvator

ne fa perche si giovi di cuore alli nemici. Quando contemplo quelle

infiammate parole di Enea, a suoi compagni dette, perche pacientemente

sofferir voglino li disagi del viaggio, le angoscie del mare, & li

terrestri pericoli: dico fra me stessa questo fu un'animo invitto, una

fronte intrepida, & una mente, più che 'l diaspro salda: da Virgilio

imparo l'amor che alla patria di deve: da Virgilio imparò la pietà

paterna veggendo Enea sopra delle spalle portarne il vecchio padre per

mezo delle radenti spade, delli ingordi fuochi, & de rovinati Tempij.

Quando pongo mente con qual fortezza di animo & con qual altezza di

cuore, spezzi quel gran capitano, le cathene del petulante & lascivo

Cupidine, sentomi tutta armare, & robusta divenire contra li assalti

d'amore & rafreddarsi in me, ogni concupiscibil appetito. Imparo

da Didone di esser cortese & liberale à calamitosi stranieri, & à

fortunosi fuor'usciti. Imparo in molti altri luoghi da quante passioni

sia sbattuta & infestata l'humana fragilità: et appresso, con quali

forze anchora rimanghino supperate da li animi costanti. Quando leggo

i giuochi fatti da Enea presso di Aceste, nell'anniversario del padre,

parmi a punto leggere i sacri libri de Machabei, & al mio dispetto

divengo piatosa verso de poveri defunti: non vi dico nulla quanto poi

ben'apprenda ad esser prudente & circunspetta, considerato lo scender

ch'egli fa all'inferno. Infinitamente mi accendo alla verace & immortal

gloria, dando le orecchie ben purgate alle saggie persuasioni che fa

il vecchio padre all'animoso figlio. Imparo da Virgilio bellissimi

accorgimenti nel far delle amicitie & somma fede nel conservarle.

oh come se mi intenerisce il cuore di pietosa dolcezza, ramentandomi

le molte lagrime versate nella morte del fedel Palante; Quando leggo

quella affettuosa oratione: IUPITER OMNIPOTENS PRECIBUS SI FLECTERIS

ULLIS, viemmi voglia di gittarmi incontanente in ginocchione, & con

fervor grande adorare l'eterno Padre, ma perche tanto mi diffondo? Io

tutte le volte che peso le parole, et considero le profonde sententie

di questo alto poeta; egli mi pare tutto pieno di santità. Che diro

di Oratio, di Giovenale, & di quel Persio honor di Volterra? qual

philosopho, qual mathematico, ò qual legista riprese mai con maggior

vehementia & acrimonia il vitio & lodò la virtu? Paruta mi sarebbe cosa

piu ragionevole il solamente dir male di alcuni licentiosi Poetastri,

& non indifferentemente di ogn'uno: Dovevalo pur almeno ritener la

maesta di Homero, qual chiamano le sacre leggi padre di tutte le virtù;

& spesse volte per dentro di quelle, si ci mescolono molti de suoi

versi: si come veggiamo nel fine del prohemio del Codico; & sotto'l

titolo de giustitia & iure: nel trattato delle compre; & nella materia

de legati & fede comissi, & in altri luoghi, come vedrete, se leggerete

le Pandete Pisane. Qui voglio far fine al mio scrivere; perche sentomi

hormai la mano debole & stanca: questo per hora bastivi, poi che il mio

giudicio ricercate circa la lettera scritta in vituperio de Poeti: & se

commodo vi serà, rimovetegli dall'animo si stolta et si falsa opinione,

& à voi per sempre, di perfetto cuore mi raccomando; & paratissima alli

vostri servigi mi offero. Di Piacenza alli .XXV. di Marzo.

Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori · 第 18 / 268 题