CICILIA DA CA PESARO TRIDAPALO A. M. MARGHERITA POBBIA.

Con dispiacer grande hò inteso c'havete lasciato quella vostra tanta

attilatura, & quella diligente opra di ricamare, & di cucire; la

quale, vi faceva risplendere sopra tutte le donne della città vostra;

& vi siete data tutta in preda alla vana poesia; & odo di più che ve

n'andate a guisa di spiritata, hor per la casa, hor pel giardino,

cercando delle desinentie per concordar di molte rime; Ditemi (di

gratia) non sapevate voi trovar piu agevol via per farvi tener pazza

che darvi nelle mani di poeti? huomini per la maggior parte maligni,

iracondi, satievoli, bizarri, & maninconici? Certo, non senza cagione

il divino Platone li scacciò dalla sua divina Republica: & Aristotile

ne suoi miracolosi scritti li publicò per bugiardi & per mentidori.

Non vedete voi che la maggior parte de santi huomini consigliò fusser

abbrugiati i lor poemi, come cose di malo esempio, & che facilmente

potesse impedire la nascente gloria del sacro santo Vangelo? et che

altro trovate voi ne poeti, che lagrime, sospiri, singhiozzi, & amorose

passioni dalle quai cose, vorrei foste, (quanto vi sie possibile)

aliena? Veramente in essi, altro non trovo che stupri, adulterij,

Metamorphosi, sanguinolenti sagrificij, & altre favole, atte con il

lor mortal veleno, ad ammorbare qualunque ben riformata Republica &

eternalmente sbandeggiarla dal celeste Regno: scrisse già .S. Girolamo

à Papa Damaso; che i versi de Poeti, erano il vero pasto de demoni;

scrisser molti altri, non di minor santità ornati esser li poeti

perniciosi, nemici del nome christiano, malefici senza piatà et senza

fede: Sono i poeti seduttori delle semplici & tenerelle menti con la

lor mortifera dolcezza, ne altro credo fusse il pestifero canto dette

Sirene, che li poemi di questi scioperati briconi. Non crederò io mai

che maggior danno, ò maggior corruttione recar ci potesse la setta

di Arrio, la scuola di Pelagio, il Dogma di Nestorio, ò l'impietà di

Giuliano Apostata. Non pensarò io mai potessemi esser tanto pernitiosa

la conversatione di Protagora, di Sardanapallo, di Luciano, di

Apollinare, ò di Diagora, quanto mi sarebbe la lettione di miscredenti

et lascivi Poeti. Sono anchora di piu nemici delle cittadinesche

usanze: ne per altro rispetto essi alle selve riccorrono, & à monti

rifuggono. poi che Homero hebbe longamente peragrato il mondo,

egli si ridusse ad habitar, hor tra l'ombrose selve, & hor tra duri

scogli. Così Virgilio, lasciata Roma; si ridusse ad habitar doppo il

promontorio di Pausilippo & di Pozzuolo: non vi voglio per hora tesser

il Catalogo di Poeti che nemici furono dell'urbanità, vi confermerò

bene che se non lasciate da canto la lor malvagia lettione, diverrete

di giorno in giorno men Christiana che non siete, & pericolo ci è che

di pazzo & di furioso amore impaniata tosto non vi vegga: & se questo

aviene, che sarà allhora di voi? che se ne dirà per le piazze, per

le loggie, & per le chiese? sarete mostrata a dito fin da fanciulli:

& diranno ecco Sapho, ecco Corinna, ecco la Petrarchessa, che sputa

versi dal furor poetico agitata. Deh fate a mio modo, lasciateli

star in Parnaso a trastullarsi con le Muse: & tornate voi all'ago,

al fuso, & all'ordir quelle vostre belle tele, che facevano vergogna

alle Lodegiane, alle Bresciane, alle Cremasche, alle Pozzolane, alle

Rochegiane; a quelle di Holanda et di Cambrai: state lieta: Di Mantova

alli .VI. di Maggio.

Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori · 第 17 / 268 题