Con dispiacer grande hò inteso c'havete lasciato quella vostra tanta
attilatura, & quella diligente opra di ricamare, & di cucire; la
quale, vi faceva risplendere sopra tutte le donne della città vostra;
& vi siete data tutta in preda alla vana poesia; & odo di più che ve
n'andate a guisa di spiritata, hor per la casa, hor pel giardino,
cercando delle desinentie per concordar di molte rime; Ditemi (di
gratia) non sapevate voi trovar piu agevol via per farvi tener pazza
che darvi nelle mani di poeti? huomini per la maggior parte maligni,
iracondi, satievoli, bizarri, & maninconici? Certo, non senza cagione
il divino Platone li scacciò dalla sua divina Republica: & Aristotile
ne suoi miracolosi scritti li publicò per bugiardi & per mentidori.
Non vedete voi che la maggior parte de santi huomini consigliò fusser
abbrugiati i lor poemi, come cose di malo esempio, & che facilmente
potesse impedire la nascente gloria del sacro santo Vangelo? et che
altro trovate voi ne poeti, che lagrime, sospiri, singhiozzi, & amorose
passioni dalle quai cose, vorrei foste, (quanto vi sie possibile)
aliena? Veramente in essi, altro non trovo che stupri, adulterij,
Metamorphosi, sanguinolenti sagrificij, & altre favole, atte con il
lor mortal veleno, ad ammorbare qualunque ben riformata Republica &
eternalmente sbandeggiarla dal celeste Regno: scrisse già .S. Girolamo
à Papa Damaso; che i versi de Poeti, erano il vero pasto de demoni;
scrisser molti altri, non di minor santità ornati esser li poeti
perniciosi, nemici del nome christiano, malefici senza piatà et senza
fede: Sono i poeti seduttori delle semplici & tenerelle menti con la
lor mortifera dolcezza, ne altro credo fusse il pestifero canto dette
Sirene, che li poemi di questi scioperati briconi. Non crederò io mai
che maggior danno, ò maggior corruttione recar ci potesse la setta
di Arrio, la scuola di Pelagio, il Dogma di Nestorio, ò l'impietà di
Giuliano Apostata. Non pensarò io mai potessemi esser tanto pernitiosa
la conversatione di Protagora, di Sardanapallo, di Luciano, di
Apollinare, ò di Diagora, quanto mi sarebbe la lettione di miscredenti
et lascivi Poeti. Sono anchora di piu nemici delle cittadinesche
usanze: ne per altro rispetto essi alle selve riccorrono, & à monti
rifuggono. poi che Homero hebbe longamente peragrato il mondo,
egli si ridusse ad habitar, hor tra l'ombrose selve, & hor tra duri
scogli. Così Virgilio, lasciata Roma; si ridusse ad habitar doppo il
promontorio di Pausilippo & di Pozzuolo: non vi voglio per hora tesser
il Catalogo di Poeti che nemici furono dell'urbanità, vi confermerò
bene che se non lasciate da canto la lor malvagia lettione, diverrete
di giorno in giorno men Christiana che non siete, & pericolo ci è che
di pazzo & di furioso amore impaniata tosto non vi vegga: & se questo
aviene, che sarà allhora di voi? che se ne dirà per le piazze, per
le loggie, & per le chiese? sarete mostrata a dito fin da fanciulli:
& diranno ecco Sapho, ecco Corinna, ecco la Petrarchessa, che sputa
versi dal furor poetico agitata. Deh fate a mio modo, lasciateli
star in Parnaso a trastullarsi con le Muse: & tornate voi all'ago,
al fuso, & all'ordir quelle vostre belle tele, che facevano vergogna
alle Lodegiane, alle Bresciane, alle Cremasche, alle Pozzolane, alle
Rochegiane; a quelle di Holanda et di Cambrai: state lieta: Di Mantova
alli .VI. di Maggio.