ISABELLA GONZAGA A PACIENTIA PONTREMOLA, HEBREA MANTOVANA.

La fama che per tutto risuona della virtù et bontà vostra, mi muove

a scrivervi & essortarvi a voler farvi Christiana, acciò che si

bell'anima non rimangi privata delle celesti consolationi, & doventi

preda & rapina del rapace Sathanasso. Dovereste pur hormai rimaner

chiarita della cecità giudaica, & che state voi più ad aspettare?

non dice il vostro propheta Rhaù che trapassato è il tempo che venir

debba il Messia? non havete voi questo piu di una fiata letto nel

libro intitolato Sanidrin? non sono compiute le settanta settimane di

Daniele? non è levato il scettro dalla casa di Giuda? Ho io pur molte

volte letto nel medesimo Sanidrin, che il Messia nacque quell'istesso

giorno che fu destrutto il Tempio: che aspettate adunque? che non

confessate Giesu Christo esser vero Signore & vero Redentore del

mondo? del quale, favellando già un nostro Hebreo per santità & per

singolar dottrina eccellente, teme di confessarlo huomo & non piu

tosto predicarlo per Iddio. deh ravedetivi, deh lavative hormai nel

sacro fonte che vi sarà scala di salir al Cielo, & di eternalmente

fruire la resplendente faccia del Padre eterno. non vi lasciate piu

ingannare da questi vostri Perfidi Rabini ignoranti delle dottrine &

humane & Divine: attendete al mio consiglio perche fedelmente, & con

perfetto zelo vi consiglio, fatevi christiana, perche se questo farete

per una madre carnale che voi lasciarete, ne troverete per amor di

Giesu Christo dieci. Vi sarà madre Madama di Mantova specchio di rara

santità: vi doventeranno Madri mia sorella, Ambedue le mie Cognate &

io con molte altre, ne gratioso marito v'è per mancare poi che Marco

Antonio Sidonio tanto vi brama che per vostro amore è stato il meschino

a rischio di perdere il capo: languisce il poverello & si distrugge

come falda di neve che habbi scoperto il Sole e da lui mi rendo sicura

che havrete ottima compagnia: & ne riporterete honore & riputatione per

essere egli grato, oltre il Reverendissimo nostro a tanti savi Principi

& a tante honorate Donne. so che scordata non vi siete dell'honore che

vi fu già fatto dal Reverendissimo, dal .S. Duca & dal .S. D. Diego di

Mendozza: voi gusterete un Consortino astuto & non frodolento, Audace

& non temerario, di una eloquentia libera & chiara; ma non importuna

& satievole: i suoi morsi con quali trafigge volentieri l'avaritia de

Preti, non sono di cane, ne di lupo, ma di mansueto Agnello: tutte le

volte che mi accade d'udire le sue facete narrationi, accompagnate da

piu ben composti gesti che non hebbe mai Roscio; temo di non morir di

riso come già morirno Philemone poeta, & il Comico Philistione: non

albergarà mai nella casa vostra alcuno humore maninconico: i saturnini

pensieri ne staranno da voi lontani, non patirete disagio di cosa

veruna, anzi vi parerà che sotto il vostro tetto habiti del continuo la

Dea Copia col suo corno: & quando tutto'l mondo vi mancasse, supplirà

sempre a vostri bisogni la liberalità del suo Reverendissimo padrone,

poi che dalle sue facetie sente infinito alleggiamento a suoi gravi

pensieri: v'assicuro di più & statene sopra della fede mia, che voi

sarete da lui piu amata che non fu Euridice da Orpheo, Aspasia da

Pericle, Orestilla da M. Plautio ò Lisidica da Antimaco Poeta. deh non

indugiate adunque a farvi di Christo amica, a far gioconda la chiesa

nostra & render lagrimosa la trista sinagoga. deh non indugiate più

la vostra santa conversione & di accrescere in Cielo il numero delli

Eletti, & finalmente di far beato il povero Marco Antonio, il quale,

già tanti anni fervidamente vi ama, & per voi hà sostenuto longamente

tante fatiche che tante non ne sostenne Hercole ne suoi tempi: ne per

hora vi dico altro delle sue qualità: pensate & essaminate bene quanto

v'hò detto: pregate Iddio che v'illumini con i vivi raggi de lo Spirito

santo, acciò facciate cosa utile, honorevole, et insieme dilettevole:

Nostro .S. vi consigli. Da Puvino alli XX. d'Ottobre.

PACIENTIA PONTREMOLA HEBREA MANTOVANA ALLA ILLUSTRE .S. LA .S. ISABELLA

GONZAGA.

Hieri hebbi le lettere che le piacque di inviarmi, lequali, m'hanno

molto travagliato la fantasia: le ragioni vostre mi parevano piene di

nerbo, & di spirito, le persuasioni fatte con si dolce modo, facevano

quasi violentia all'intelletto mio: non mi dispiacevano le offerte anzi

mi facevano arrossire conoscendomi indegna di si gentil consorte come

voi mi proponete: dall'altro canto, stommi dubbiosa di non offendere

col farmi christiana la divina Maestà: vivo in angoscia se Christo per

il vero Messia confesso, di non provocarmi contra, il sdegno di Mose et

la maledittione di tutta la Sinagoga; non so (misera me) dove mi volga

per aiuto & per consiglio: le vostre lettere m'hanno infinitamente

commossa, & se ritenuto non mi havessero alcuni duri passi ratto ita me

ne sarei all'Episcopal Chiesa & importunamente chiesto havrei il sacro

Battesimo: ma considero Signora mia le promesse della scrittura sacra

che quando verrà il Messia, l'Israel sarà riscosso, & noi poveri Hebrei

siamo pur anchora tuttavia dispersi: leggo nel libro intittolato Badra

che nella venuta sua redificarassi Gierusalemme & il tempio di pietre

preciose, il che non è però anchora avvenuto. Veggo di più che la

nostra legge fu data publicamente da Iddio per mano di Mose sul monte

Sina, con testimoni de spaventevoli tuoni & lampi: ilche voi christiani

senza alcuno contrasto confessate, la dove la vostra è data celatamente

per mano & per confessione de duodici poveri scalzi, oltre che non

mi posso contenere di non prestare intiera fede a nostri Rhabini,

li quali hanno del vostro Redentore molto diversa opinione da voi, &

affermasi nel libro intitolato Ghittin al quinto capo, ch'egli è per i

suoi gravi eccessi & enormi peccati condennato dalla divina sententia.

non vi paia per tanto istrano, se si tosto non mi arrendo & se vi

paio alquanto pertinace. Quanto al marito del quale, mi parlate credo,

anzi chiaramente conosco, esser piu che non ne dite, sò fermamente che

per la sua rara leggiadria egli meriterebbe di haver Donna piu bella

di Deiopeia, di Amarilli & della fuggitiva Galatea: Iddio mi inspiri

a far cosa che li sia d'honore & di gloria, & voi fra tanto, che lo

Spirito mi riveli ciò che hò da fare, pregate per me, & fate fare il

simile alla purissima & innocentissima Grataphilea degna creata di V.

Eccellentia: alla quale riverentemente bascio le belle & liberali mani.

Di Mantova alli XXIII. d'Ottobre.

Lettere di molte valorose donne nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori · 第 5 / 268 题