Alcuni giorni dopo, gli amanti giungevano a San Remo, in un luminoso
vespro di giugno. Scesi appena dal vagone, si diressero al porto, donde
una barca li trasportò a bordo del _Little Rose_, il piccolo luccicante
_yacht_ che Farnese aveva in rada precisamente a San Remo, ed il cui
equipaggio era stato da lui prevenuto telegraficamente da Orvieto,
quella stessa mattina. Giunsero allo _yacht_, quando già il crepuscolo
era disceso col suo impalpabile manto solenne di ombre e di penombre;
tre fuochi, il bianco, il rosso e il verde splendevano già come enormi
pietre preziose — uno smeraldo, un rubino e un diamante — a babordo,
a tribordo ed all'albero di trinchetto. Qualche lampadina elettrica
splendeva nelle cabine, sopra coperta; un terrazzino a poppa, dov'erano
tappeti, vasi di piante frondose e poltrone di vimini, era illuminato
da tre o quattro lampadine che apparivano e sparivano tra il fogliame
mosso dalla lievissima brezza marina. I tre marinai, il macchinista ed
il capitano, vestiti di abiti candidi e corretti, attendevano Giuliano
a piedi della scaletta. Aspettandosi di vedere Beatrice ch'era stata
altra volta intrepida compagna di navigazione, gli uomini non seppero
reprimere un lieve movimento di stupore non riconoscendola nella
giovane donna, che agilmente scendeva dalla barca, saliva la scaletta e
si arrestava sul ponte volgendosi a guardare l'immensità del mare. Quel
movimento di stupore dei suoi marinai non sfuggì, per quanto lieve,
all'attento e perspicace sguardo dello scrittore; ed egli ne risentì
un piccolo urto seguito da un'indefinibile ma insistente sensazione di
fastidio.
Questa sensazione molesta si accrebbe durante il pranzo, servito da un
marinaio sopra una tavola dove l'attenzione affettuosa degli uomini
di Giuliano aveva profuso la pompa delle ultime rose di maggio della
Riviera. Giuliano ricordava altri pranzi in quella stessa saletta,
affettuosi e lieti pranzi d'innamorati con sua moglie; deliziosi e
calmi pranzi famigliari con Beatrice, con Loredano e coi bambini;
pranzi eleganti e sontuosi a gruppi di amici invitati a più riprese
sul _Little Rose_ per brevi crociere lungo la Riviera di Ponente,
lungo quella di Levante, o lungo la Costa Azzurra; solitarii pranzi
frettolosi, infine, di _yachtman_ appassionato. Il sottile veleno del
ricordo, che ha così fulgente colore e così dolce e amabile sapore,
mentre poi dilania e corrode inesorabile, s'infiltrava nell'anima e nel
cuore del romanziere, lentamente ma continuamente. Nè da quel veleno
erano sufficienti a distoglierlo gli scoppii di risa di Claudina, il
suo cinguettìo pieno di gaiezza e di amore, le sue esagerate paure
quando un'ondata un poco più violenta veniva ad infrangersi contro
il fianco snello del fragile bastimento. Egli era assorto, mangiava
di mala voglia, rispondeva in fretta e con indifferenza alle mille
minuziose e semplici questioni di Claudina, che voleva tutto sapere e
di tutto desiderava avere una chiara spiegazione, piena d'entusiasmo
com'era per quella lucida e luminosa casa galleggiante, così elegante
e così intima, che per lei, ignara di tutta la vita del mare,
rappresentava un fascino nuovo.
Verso la fine del pranzo, il malumore di Giuliano s'era convertito
in un mutismo assoluto. Egli già capiva di aver fatto male a condurre
Claudina su quello _yacht_, dove erano annidate per lui tante memorie
soavi e tenere di quella vita passata, che non sarebbe forse ritornata
mai più. Ma, d'altra parte, non era meglio averla condotta su quello
_yacht_, che non giù nella loro villa di San Remo, dove tanta della
vita sua e di Beatrice aveva dolcemente fluito, a fil d'acqua, in una
soave e armonica calma piena di dolcezza e di tenerezza? Le memorie
erano legate, in quella villa, ad ogni angolo, come festoni di fiori
lontani e smorti, pieni però dell'odore soave e suggestivo delle cose
passate; ed egli, per entrare in quella villa con la sua amante, con
colei per la quale tutta quella vita d'un tempo era stata per sempre
abbandonata, avrebbe dovuto spezzare e distruggere con le sue mani
quei festoni di crisantemi; ed il loro abbraccio d'amore, su quel letto
dove più folte erano le memorie e tali da comporre una coltre profumata
dell'odore del passato, avrebbe avuto il sapore amaro di un abbraccio
di morte. Il suo spirito era rifuggito da quella profanazione. Poichè
ella aveva voluto ad ogni costo venire a San Remo, lo _yacht_ gli
era sembrato un comodo asilo dove i due fuggiaschi avrebbero potuto
nascondere il loro amore colpevole. Ma anche lì le memorie odoravano
ed egli si lasciava avvincere da quel malinconico profumo. Perchè
però aveva ceduto ed era venuto a San Remo? Perchè egli aveva da
qualche tempo quella scarsa riflessione su gli atti da compiere, così
che doveva deplorarli non appena ne vedeva i primi risultati, sempre
incresciosi? Adesso, egli guardava Claudina. Sebbene distratto e con
l'anima altrove, Giuliano aveva inteso il silenzio farsi fra i due
amanti. Non appena n'ebbe la nozione precisa, egli volle colmare quel
silenzio, quasi fosse un vuoto, con uno scoppio di risa ch'era fuori
proposito e che suonò falso. Claudina, con la guancia poggiata su una
mano, lo guardava taciturna, da quando quattro o cinque sue domande
erano rimaste senza risposta. Ella picchiava col coltello sul cristallo
dei bicchieri. Giuliano la fissò negli occhi e vi lesse un muto e
doloroso rimprovero.
Si levarono, uscirono all'aperto in quella illuminata notte di giugno,
in cui sembrava che le onde del mare palpitassero di innumerevoli
esseri iridescenti. Gli amanti furono entrambi presi dalla suggestione
di quella notte magnifica e munifica di sogni. Sul ponte, appoggiati
al bastingaggio, essi guardavano palpitare nel cielo la vita
dell'infinito. Su quell'immenso velario azzurro cupo si incendiava la
magica meraviglia delle costellazioni, e tutto intorno, fino all'ultimo
orizzonte, era il formicolìo scintillante degli innumerevoli astri. Il
silenzio era profondo e più profondo ancòra sembrava in quella notte
serena, quando gli occhi si levavano verso l'immensa solenne silenziosa
vita delle costellazioni e degli astri. S'udiva solamente il sospiro
del mare, che a volte diveniva gemito, a volte s'inebriava in un grido
di gioia e di voluttà: tutto il mare, a volta a volta, si assopiva o
cantava, nella vicenda delle onde profonde. Un sottile filtro versava
nell'anima brama di sogni e bisogno di tenerezza in quella placida ed
amorosa notte di stelle. Silenziosamente, e come di soppiatto, quasi
che non fossero soli sul ponte, Giuliano prese tra le sue una mano di
Claudina. Ei sorrise di quella sua carezza guardinga, ma poi pensò che
anche nella solitudine, se ci si trova in conspetto dell'infinito e
della gloria della natura, in presenza dell'immutabile ed impenetrabile
prodigio della Vita e del glorioso enimmatico mistero della Notte, il
pudore delle meschine passioni e delle fragili carezze umane ci assale,
rendendo smorti e stanchi i baci scambiati nella solennità tenebrosa
d'un bosco, o innanzi all'immensità bagnata di luce lunare di un
orizzonte, o nella calma profonda di un mare notturno.
Claudina, intanto, richiamata a Giuliano dal tepore di quella carezza,
s'era rannicchiata tra le braccia dell'amante, quasi invasa da un vago
timore. L'uomo sentì allora la gracilità e la debolezza di quell'essere
ch'ei serrava tra le sue braccia, quell'essere per cui oramai ogni
orizzonte di vita era costituito dall'amore di lui, quella delicata e
appassionata donna per la quale da un sorriso, da una buona parola o
da un bacio di lui dipendeva unicamente la pace, la vita e la gioia.
Una pietà d'amore lo soggiogò, lo chinò verso di lei, che non aveva
nessuna colpa nelle incertezze della sua anima d'irrequieto, nessuna
responsabilità nello svolgersi fatale del suo e del loro destino.
Sentì improvviso il bisogno di cullare l'anima di lei, ancòra afflitta
dal suo silenzio astioso di poco prima con qualche carezzevole parola
d'amore e di bontà, con qualche amorosa promessa di gioia avvenire.
Provò il bisogno di udire dalla voce di lei la conferma sicura della
sua felicità d'innamorata, quasi che il riflesso di quella felicità
potesse scendere in lui, ad illuminarvi, come in uno specchio
sentimentale, lo squallore muto dell'anima sua.
— Come ti amo, Claudina! ei le disse commosso.
Non seppe trovare altro. L'insignificanza della frase gli sfuggì,
poichè nel suono di quelle poche sillabe un'emozione sincera ed intensa
tremava. La giovine donna fu grata all'amato di quelle parole semplici
e di quella spontanea carezza all'anima sua.
— Ed io dunque! ella esclamò; ed il suo volto pallido al chiarore
lunare apparve radiante, come quello d'una donna che veda rifiorire
d'un tratto tutto il sogno della sua vita, creduto per sempre
appassito.
Lo splendore lunare diveniva più intenso, quanto più la luna compiva
la sua maestosa ascensione nell'infinito mistero della notte. Quando
Giuliano si volse un poco per dare un ordine ad un marinaio che passava
dietro di loro, Claudina vide a quella luce gli occhi dell'amante
velati come di una nebbia e, pur mentre fissavano l'uomo, lontani da
lui e da quanto ne circondava, esuli dolorosi di un sogno o pellegrini
fedeli di una memoria melanconicamente soave. Ella comprese che non
bisognava lasciare, col silenzio, libero il galoppo alla fantasia di
Giuliano e ch'ella non doveva, ritraendosi ed impicciolendosi, fargli
obliare la sua presenza: presenza ch'era di già sufficiente a che
l'onda del suo memore, vagabondo e tormentoso pensiero non dilagasse,
portando intorno funeste vestigie di tristezza e di rimpianto,
incancellabili impronte di dolore e di pentimento. Le donne amorose
hanno il più delle volte questo senso prezioso dell'opportunità di
una parola o di un bacio: anche le più sincere e le più spontanee
non vanno esenti dall'esercizio involontario di questa loro non
indifferente prerogativa di diplomazia sentimentale. Siccome questa non
si limita alle più intelligenti, alle più tormentate dal dubbio, alle
più accanite di analisi su loro stesse e su gli altri, ma si estende
a quelle che non hanno altra intelligenza all'infuori di quella del
cuore e delle labbra, a quelle che si adagiano placide e beatamente
tranquille nella sicurtà reale o illusoria dell'amore, persino a quelle
che non considerano nemmeno le più evidenti e palesi cause dei loro
atti e i più chiari effetti di questi, bisogna credere più che ad una
virtù acquisita, ad un istinto non fallace, che, d'altra parte, ha un
richiamo in tutte le qualità e in tutti i difetti che le donne portano
nell'amore e nella vita del sentimento. Da quest'istinto Claudina
fu avvertita del periglio che il silenzio attraeva su le anime loro,
addensandolo come una nube.
— Io ti amo, ti amo tanto, disse Claudina all'amante. Io vivo adesso
d'una vita piena e beata. Tutte le mie facoltà s'esaltano, tutti
i miei nervi vibrano, tutta la mia carne è come corsa da un sangue
nuovo, tutto il mio cuore si inebria, si ingrandisce, si estasia nel
fervore di te. In questa notte mi pare che nessuna donna al mondo possa
sentirsi più felice di me, poichè tutta la felicità deve essere nel mio
cuore, s'io non riesco a intravederne sia pure un barlume altrove. Ed
io ti sono grata dal profondo della mia anima del bene che mi fai, di
tutta la gioia che tu dai alla mia vita, di tutta la primavera che tu
hai gloriosamente ridonato a me, con la soavità e la generosità del tuo
amore....
Ella continuò a lungo in quella veemente gloria di passione. Giuliano
udiva quelle lusinghiere e allettatrici parole; e, come un fanciullo
che oda l'elogio della sua bontà prevedendone il dolce premio, si
lasciava andare alla corsa di quel torrente già sognando che l'amore,
ora palpitante nelle parole inspirate, avrebbe più tardi fatto fremere
il suo cantico nell'abbraccio e nel bacio.
Ma quando più tardi, rimasto solo sul ponte in attesa del momento
in cui avrebbe potuto entrare nella cabina dell'attrice, gli ritornò
il ricordo di altre sere e di altre attese lontane, quel torrente di
amore gli parve un rigagnolo stagnante e quel cantico veemente echeggiò
nell'anima sua non più esultante ma come un lamento dolorosissimo.
Ricordava altre sere, sere di crociera, quando tutti i suoi ospiti
marini erano già al riposo, altre sere in cui rimaneva sul ponte con
Beatrice a contemplare estatici lo scintillìo del mare. Ad un dato
momento, ella gli premeva lievemente la mano e scompariva, bianca sotto
il chiarore plenilunare, come una visione di sogno, come un'apparizione
fantastica. Ed allora ei rimaneva solo, fumando l'ultima sigaretta,
carezzando l'ultima fantasia del suo pensiero irrequieto, pregustando
la delizia delle carezze che fra qualche momento l'amata gli avrebbe
prodigato. E poi..... e poi entrava misteriosamente, timido come un
amante e non spavaldo come un marito, nella cabina di lei e la notte
di amore cominciava appassionata e giovane, come ai primi tempi della
loro unione. Così, così, anche quella sera..... anche quella sera egli
era solo in attesa sul breve ponte, anche quella sera una donna lo
attendeva nella misteriosa cabina. Egli indugiava, malinconicamente
oppresso dai suoi contraddittorii pensieri. E mentre si proponeva di
restare ancòra sul ponte a fumare, godendo quel plenilunio imponente
e infinito, una di quelle contraddizioni del suo pensiero gli
fece riflettere ch'era già tardi, che Claudina doveva essere già a
letto, che l'attesa spiacevole poteva ora suggerire all'innamorata
malinconiche riflessioni su quell'indugio. Tuttavia esitò ancòra.
L'incantesimo di quella notte d'argento era troppo intenso ed i ricordi
cantavano alla sua anima una troppo lenta e malinconica nenia. L'ora
presente era scomparsa ed egli s'illudeva di esser tornato addietro
di mesi e di anni su la via della sua esistenza. Ma ogni esitazione
svanì quando, socchiudendo le palpebre, il bel corpo di Claudina gli
apparve voluttuoso e mistico, come circondato da una nebbia argentea;
allora ei si diresse a passo rapido verso la cabina, sollevò adagio la
maniglia della porta, alzò appena la portiera e rimase celato, spiando.
Un'allucinazione lo prese. Ricordò altre sere in cui egli aveva
preparato quella stessa sorpresa d'amore, quel godimento voluttuoso pei
suoi occhi. S'illuse che quella donna bella, che ora si denudava per
infilare una camicia da notte tutta spumante di trine, fosse Beatrice.
Ma già il sottil velo della camicia era scivolato: ei riconobbe bene
la rotondità del fianco, la curva agile della schiena e, vinto, si
gettò con furia su la donna, presa da un improvviso spavento; e tutti
i suoi più ardenti baci furono per lei, mentre l'anima malinconicamente
emigrava, pallida e dolorosa, verso l'assente.