II.

Alcuni giorni dopo, gli amanti giungevano a San Remo, in un luminoso

vespro di giugno. Scesi appena dal vagone, si diressero al porto, donde

una barca li trasportò a bordo del _Little Rose_, il piccolo luccicante

_yacht_ che Farnese aveva in rada precisamente a San Remo, ed il cui

equipaggio era stato da lui prevenuto telegraficamente da Orvieto,

quella stessa mattina. Giunsero allo _yacht_, quando già il crepuscolo

era disceso col suo impalpabile manto solenne di ombre e di penombre;

tre fuochi, il bianco, il rosso e il verde splendevano già come enormi

pietre preziose — uno smeraldo, un rubino e un diamante — a babordo,

a tribordo ed all'albero di trinchetto. Qualche lampadina elettrica

splendeva nelle cabine, sopra coperta; un terrazzino a poppa, dov'erano

tappeti, vasi di piante frondose e poltrone di vimini, era illuminato

da tre o quattro lampadine che apparivano e sparivano tra il fogliame

mosso dalla lievissima brezza marina. I tre marinai, il macchinista ed

il capitano, vestiti di abiti candidi e corretti, attendevano Giuliano

a piedi della scaletta. Aspettandosi di vedere Beatrice ch'era stata

altra volta intrepida compagna di navigazione, gli uomini non seppero

reprimere un lieve movimento di stupore non riconoscendola nella

giovane donna, che agilmente scendeva dalla barca, saliva la scaletta e

si arrestava sul ponte volgendosi a guardare l'immensità del mare. Quel

movimento di stupore dei suoi marinai non sfuggì, per quanto lieve,

all'attento e perspicace sguardo dello scrittore; ed egli ne risentì

un piccolo urto seguito da un'indefinibile ma insistente sensazione di

fastidio.

Questa sensazione molesta si accrebbe durante il pranzo, servito da un

marinaio sopra una tavola dove l'attenzione affettuosa degli uomini

di Giuliano aveva profuso la pompa delle ultime rose di maggio della

Riviera. Giuliano ricordava altri pranzi in quella stessa saletta,

affettuosi e lieti pranzi d'innamorati con sua moglie; deliziosi e

calmi pranzi famigliari con Beatrice, con Loredano e coi bambini;

pranzi eleganti e sontuosi a gruppi di amici invitati a più riprese

sul _Little Rose_ per brevi crociere lungo la Riviera di Ponente,

lungo quella di Levante, o lungo la Costa Azzurra; solitarii pranzi

frettolosi, infine, di _yachtman_ appassionato. Il sottile veleno del

ricordo, che ha così fulgente colore e così dolce e amabile sapore,

mentre poi dilania e corrode inesorabile, s'infiltrava nell'anima e nel

cuore del romanziere, lentamente ma continuamente. Nè da quel veleno

erano sufficienti a distoglierlo gli scoppii di risa di Claudina, il

suo cinguettìo pieno di gaiezza e di amore, le sue esagerate paure

quando un'ondata un poco più violenta veniva ad infrangersi contro

il fianco snello del fragile bastimento. Egli era assorto, mangiava

di mala voglia, rispondeva in fretta e con indifferenza alle mille

minuziose e semplici questioni di Claudina, che voleva tutto sapere e

di tutto desiderava avere una chiara spiegazione, piena d'entusiasmo

com'era per quella lucida e luminosa casa galleggiante, così elegante

e così intima, che per lei, ignara di tutta la vita del mare,

rappresentava un fascino nuovo.

Verso la fine del pranzo, il malumore di Giuliano s'era convertito

in un mutismo assoluto. Egli già capiva di aver fatto male a condurre

Claudina su quello _yacht_, dove erano annidate per lui tante memorie

soavi e tenere di quella vita passata, che non sarebbe forse ritornata

mai più. Ma, d'altra parte, non era meglio averla condotta su quello

_yacht_, che non giù nella loro villa di San Remo, dove tanta della

vita sua e di Beatrice aveva dolcemente fluito, a fil d'acqua, in una

soave e armonica calma piena di dolcezza e di tenerezza? Le memorie

erano legate, in quella villa, ad ogni angolo, come festoni di fiori

lontani e smorti, pieni però dell'odore soave e suggestivo delle cose

passate; ed egli, per entrare in quella villa con la sua amante, con

colei per la quale tutta quella vita d'un tempo era stata per sempre

abbandonata, avrebbe dovuto spezzare e distruggere con le sue mani

quei festoni di crisantemi; ed il loro abbraccio d'amore, su quel letto

dove più folte erano le memorie e tali da comporre una coltre profumata

dell'odore del passato, avrebbe avuto il sapore amaro di un abbraccio

di morte. Il suo spirito era rifuggito da quella profanazione. Poichè

ella aveva voluto ad ogni costo venire a San Remo, lo _yacht_ gli

era sembrato un comodo asilo dove i due fuggiaschi avrebbero potuto

nascondere il loro amore colpevole. Ma anche lì le memorie odoravano

ed egli si lasciava avvincere da quel malinconico profumo. Perchè

però aveva ceduto ed era venuto a San Remo? Perchè egli aveva da

qualche tempo quella scarsa riflessione su gli atti da compiere, così

che doveva deplorarli non appena ne vedeva i primi risultati, sempre

incresciosi? Adesso, egli guardava Claudina. Sebbene distratto e con

l'anima altrove, Giuliano aveva inteso il silenzio farsi fra i due

amanti. Non appena n'ebbe la nozione precisa, egli volle colmare quel

silenzio, quasi fosse un vuoto, con uno scoppio di risa ch'era fuori

proposito e che suonò falso. Claudina, con la guancia poggiata su una

mano, lo guardava taciturna, da quando quattro o cinque sue domande

erano rimaste senza risposta. Ella picchiava col coltello sul cristallo

dei bicchieri. Giuliano la fissò negli occhi e vi lesse un muto e

doloroso rimprovero.

Si levarono, uscirono all'aperto in quella illuminata notte di giugno,

in cui sembrava che le onde del mare palpitassero di innumerevoli

esseri iridescenti. Gli amanti furono entrambi presi dalla suggestione

di quella notte magnifica e munifica di sogni. Sul ponte, appoggiati

al bastingaggio, essi guardavano palpitare nel cielo la vita

dell'infinito. Su quell'immenso velario azzurro cupo si incendiava la

magica meraviglia delle costellazioni, e tutto intorno, fino all'ultimo

orizzonte, era il formicolìo scintillante degli innumerevoli astri. Il

silenzio era profondo e più profondo ancòra sembrava in quella notte

serena, quando gli occhi si levavano verso l'immensa solenne silenziosa

vita delle costellazioni e degli astri. S'udiva solamente il sospiro

del mare, che a volte diveniva gemito, a volte s'inebriava in un grido

di gioia e di voluttà: tutto il mare, a volta a volta, si assopiva o

cantava, nella vicenda delle onde profonde. Un sottile filtro versava

nell'anima brama di sogni e bisogno di tenerezza in quella placida ed

amorosa notte di stelle. Silenziosamente, e come di soppiatto, quasi

che non fossero soli sul ponte, Giuliano prese tra le sue una mano di

Claudina. Ei sorrise di quella sua carezza guardinga, ma poi pensò che

anche nella solitudine, se ci si trova in conspetto dell'infinito e

della gloria della natura, in presenza dell'immutabile ed impenetrabile

prodigio della Vita e del glorioso enimmatico mistero della Notte, il

pudore delle meschine passioni e delle fragili carezze umane ci assale,

rendendo smorti e stanchi i baci scambiati nella solennità tenebrosa

d'un bosco, o innanzi all'immensità bagnata di luce lunare di un

orizzonte, o nella calma profonda di un mare notturno.

Claudina, intanto, richiamata a Giuliano dal tepore di quella carezza,

s'era rannicchiata tra le braccia dell'amante, quasi invasa da un vago

timore. L'uomo sentì allora la gracilità e la debolezza di quell'essere

ch'ei serrava tra le sue braccia, quell'essere per cui oramai ogni

orizzonte di vita era costituito dall'amore di lui, quella delicata e

appassionata donna per la quale da un sorriso, da una buona parola o

da un bacio di lui dipendeva unicamente la pace, la vita e la gioia.

Una pietà d'amore lo soggiogò, lo chinò verso di lei, che non aveva

nessuna colpa nelle incertezze della sua anima d'irrequieto, nessuna

responsabilità nello svolgersi fatale del suo e del loro destino.

Sentì improvviso il bisogno di cullare l'anima di lei, ancòra afflitta

dal suo silenzio astioso di poco prima con qualche carezzevole parola

d'amore e di bontà, con qualche amorosa promessa di gioia avvenire.

Provò il bisogno di udire dalla voce di lei la conferma sicura della

sua felicità d'innamorata, quasi che il riflesso di quella felicità

potesse scendere in lui, ad illuminarvi, come in uno specchio

sentimentale, lo squallore muto dell'anima sua.

— Come ti amo, Claudina! ei le disse commosso.

Non seppe trovare altro. L'insignificanza della frase gli sfuggì,

poichè nel suono di quelle poche sillabe un'emozione sincera ed intensa

tremava. La giovine donna fu grata all'amato di quelle parole semplici

e di quella spontanea carezza all'anima sua.

— Ed io dunque! ella esclamò; ed il suo volto pallido al chiarore

lunare apparve radiante, come quello d'una donna che veda rifiorire

d'un tratto tutto il sogno della sua vita, creduto per sempre

appassito.

Lo splendore lunare diveniva più intenso, quanto più la luna compiva

la sua maestosa ascensione nell'infinito mistero della notte. Quando

Giuliano si volse un poco per dare un ordine ad un marinaio che passava

dietro di loro, Claudina vide a quella luce gli occhi dell'amante

velati come di una nebbia e, pur mentre fissavano l'uomo, lontani da

lui e da quanto ne circondava, esuli dolorosi di un sogno o pellegrini

fedeli di una memoria melanconicamente soave. Ella comprese che non

bisognava lasciare, col silenzio, libero il galoppo alla fantasia di

Giuliano e ch'ella non doveva, ritraendosi ed impicciolendosi, fargli

obliare la sua presenza: presenza ch'era di già sufficiente a che

l'onda del suo memore, vagabondo e tormentoso pensiero non dilagasse,

portando intorno funeste vestigie di tristezza e di rimpianto,

incancellabili impronte di dolore e di pentimento. Le donne amorose

hanno il più delle volte questo senso prezioso dell'opportunità di

una parola o di un bacio: anche le più sincere e le più spontanee

non vanno esenti dall'esercizio involontario di questa loro non

indifferente prerogativa di diplomazia sentimentale. Siccome questa non

si limita alle più intelligenti, alle più tormentate dal dubbio, alle

più accanite di analisi su loro stesse e su gli altri, ma si estende

a quelle che non hanno altra intelligenza all'infuori di quella del

cuore e delle labbra, a quelle che si adagiano placide e beatamente

tranquille nella sicurtà reale o illusoria dell'amore, persino a quelle

che non considerano nemmeno le più evidenti e palesi cause dei loro

atti e i più chiari effetti di questi, bisogna credere più che ad una

virtù acquisita, ad un istinto non fallace, che, d'altra parte, ha un

richiamo in tutte le qualità e in tutti i difetti che le donne portano

nell'amore e nella vita del sentimento. Da quest'istinto Claudina

fu avvertita del periglio che il silenzio attraeva su le anime loro,

addensandolo come una nube.

— Io ti amo, ti amo tanto, disse Claudina all'amante. Io vivo adesso

d'una vita piena e beata. Tutte le mie facoltà s'esaltano, tutti

i miei nervi vibrano, tutta la mia carne è come corsa da un sangue

nuovo, tutto il mio cuore si inebria, si ingrandisce, si estasia nel

fervore di te. In questa notte mi pare che nessuna donna al mondo possa

sentirsi più felice di me, poichè tutta la felicità deve essere nel mio

cuore, s'io non riesco a intravederne sia pure un barlume altrove. Ed

io ti sono grata dal profondo della mia anima del bene che mi fai, di

tutta la gioia che tu dai alla mia vita, di tutta la primavera che tu

hai gloriosamente ridonato a me, con la soavità e la generosità del tuo

amore....

Ella continuò a lungo in quella veemente gloria di passione. Giuliano

udiva quelle lusinghiere e allettatrici parole; e, come un fanciullo

che oda l'elogio della sua bontà prevedendone il dolce premio, si

lasciava andare alla corsa di quel torrente già sognando che l'amore,

ora palpitante nelle parole inspirate, avrebbe più tardi fatto fremere

il suo cantico nell'abbraccio e nel bacio.

Ma quando più tardi, rimasto solo sul ponte in attesa del momento

in cui avrebbe potuto entrare nella cabina dell'attrice, gli ritornò

il ricordo di altre sere e di altre attese lontane, quel torrente di

amore gli parve un rigagnolo stagnante e quel cantico veemente echeggiò

nell'anima sua non più esultante ma come un lamento dolorosissimo.

Ricordava altre sere, sere di crociera, quando tutti i suoi ospiti

marini erano già al riposo, altre sere in cui rimaneva sul ponte con

Beatrice a contemplare estatici lo scintillìo del mare. Ad un dato

momento, ella gli premeva lievemente la mano e scompariva, bianca sotto

il chiarore plenilunare, come una visione di sogno, come un'apparizione

fantastica. Ed allora ei rimaneva solo, fumando l'ultima sigaretta,

carezzando l'ultima fantasia del suo pensiero irrequieto, pregustando

la delizia delle carezze che fra qualche momento l'amata gli avrebbe

prodigato. E poi..... e poi entrava misteriosamente, timido come un

amante e non spavaldo come un marito, nella cabina di lei e la notte

di amore cominciava appassionata e giovane, come ai primi tempi della

loro unione. Così, così, anche quella sera..... anche quella sera egli

era solo in attesa sul breve ponte, anche quella sera una donna lo

attendeva nella misteriosa cabina. Egli indugiava, malinconicamente

oppresso dai suoi contraddittorii pensieri. E mentre si proponeva di

restare ancòra sul ponte a fumare, godendo quel plenilunio imponente

e infinito, una di quelle contraddizioni del suo pensiero gli

fece riflettere ch'era già tardi, che Claudina doveva essere già a

letto, che l'attesa spiacevole poteva ora suggerire all'innamorata

malinconiche riflessioni su quell'indugio. Tuttavia esitò ancòra.

L'incantesimo di quella notte d'argento era troppo intenso ed i ricordi

cantavano alla sua anima una troppo lenta e malinconica nenia. L'ora

presente era scomparsa ed egli s'illudeva di esser tornato addietro

di mesi e di anni su la via della sua esistenza. Ma ogni esitazione

svanì quando, socchiudendo le palpebre, il bel corpo di Claudina gli

apparve voluttuoso e mistico, come circondato da una nebbia argentea;

allora ei si diresse a passo rapido verso la cabina, sollevò adagio la

maniglia della porta, alzò appena la portiera e rimase celato, spiando.

Un'allucinazione lo prese. Ricordò altre sere in cui egli aveva

preparato quella stessa sorpresa d'amore, quel godimento voluttuoso pei

suoi occhi. S'illuse che quella donna bella, che ora si denudava per

infilare una camicia da notte tutta spumante di trine, fosse Beatrice.

Ma già il sottil velo della camicia era scivolato: ei riconobbe bene

la rotondità del fianco, la curva agile della schiena e, vinto, si

gettò con furia su la donna, presa da un improvviso spavento; e tutti

i suoi più ardenti baci furono per lei, mentre l'anima malinconicamente

emigrava, pallida e dolorosa, verso l'assente.

Il Miraggio: Romanzo · 第 24 / 44 题