Alcune pieghe del nostro carattere sono talmente speciali e così
intimamente nostre, così profondamente buone o cattive, che anche
quando la passione, la grande maga, tutto rovescia, quelle restano
tuttavia vive ed integre, e pur avendo la passione modificata tanta
parte del nostro essere ha dovuto lasciare intatte quelle intimità
singolari. Claudina Rosiers, trascinata sempre più e vertiginosamente
dopo quella notte d'amore su la china rapidissima della passione, non
perdeva quella tristezza, che la conscienza del male commesso contro
una povera donna innocente le diffondeva nel cuore. Farnese s'adirava
per quel rimorso, ch'era come un limpido specchio del suo, un indice
inesorabile del male ch'egli commetteva, un ricordo continuo del
delitto d'amore da lui compiuto. Claudina Rosiers aveva escogitati
tutti i mezzi perchè la sua passione per Farnese non apparisse ad
alcuno. L'astuzia e la prudenza della donna erano state messe a
contributo. Non ostante che al Teatro Nazionale continuassero trionfali
le rappresentazioni della _Chimera_, Giuliano vi si recava ormai molto
di rado. Egli vedeva Claudina a sera tarda, rimaneva con lei qualche
ora della notte. Oppure, nei giorni in cui Claudina non aveva prova al
teatro, fuggivano in campagna, si recavano a colazione spensieratamente
in un'osteria suburbana, come due scolaretti che abbiano fatto _école
buissonnière_. E, nei rari incontri di Claudina con lo scrittore
innanzi alla gente, si ostentava dai due una grande freddezza ed
una placida indifferenza, così abilmente rappresentate che tutti
abbandonavano persuasi i loro sospetti.
Uno fra tutti era però difficile ingannarlo: Lorenzo Gray. Egli
persisteva nelle sue smanie amorose per Claudina, continuava a
rammentarle i giuramenti fattigli — che, se un giorno ella si fosse
persuasa all'amore, avrebbe ricordato la sua rispettosa passione ed
il suo silenzioso dolore, — continuava imperterrito a spiare le azioni
e le parole di Claudina, ad architettare castelli fantastici sopra un
solo gesto insignificantissimo dell'attrice, ad assediarla di domande,
di inchieste, di preghiere, di rimproveri. Claudina sopportava, un
po' perchè impietosita verso quell'uomo che sinceramente soffriva,
ma sopra tutto per prudenza, perchè, scatenato, quel geloso avrebbe
potuto nuocere. Ma non sempre ella era del medesimo umore, non sempre
la pietà o la prudenza la vincevano sul fastidio ed il dispetto, ed
allora rispondeva con mal garbo alle proteste di Gray ed il geloso
per giornate intere mordeva il freno, ronzava sopraccarico di cento
sospetti intorno all'attrice. Gli era stato sufficiente di giungere
improvvisamente all'appartamento di piazza di Piazza di Spagna e
di trovarvi Farnese, gli era stato sufficiente di recarsi in una
sera di riposo al Teatro Costanzi e di scorgervi in un palchetto
Claudina Rosiers in compagnia dello scrittore, perchè i suoi sospetti
sconfinassero nel campo dell'assurdo e si esaltassero fino ad una
gelosia tanto più fiammante ed irragionevole, quanto più era illecita
ed ingiustificata. E questa gelosia aumentava, a misura che Claudina la
colpiva d'ironie o la combatteva.
D'altra parte, Claudina si sentiva di giorno in giorno più felice
per potersi rattristare al pietoso spettacolo delle sofferenze di
Gray, sofferenze ch'egli amava ostentare e che raccontava al primo
indifferente incontrato per via, al ristorante, al teatro. L'attrice
viveva nella realtà del suo sogno e nelle braccia di Giuliano Farnese
cullava i suoi dolci fantasmi di gloria comune, di grandezza comune,
quei fantasmi e quelle visioni incitanti di gloria che erano la
sua vita, la sua sola dolcissima illusione. Se la felicità di quei
giorni era stata turbata, in principio, dai racconti che Giuliano
faceva a Claudina delle tristezze di sua moglie e dell'incalzare dei
suoi sospetti, ora queste sofferenze erano divenute più rare. Non
ch'ella non sentisse più il rimorso addentarle il cuore ed il suo
sorriso non fosse più amareggiato dal fantasma dell'offesa; ma questo
fantasma oramai, sebbene più gagliardamente e con più crudeltà, le
appariva ad intervalli sempre maggiori, poichè ora Giuliano serbava
segreta nel cuore ogni sua sofferenza. Egli sentiva atrocemente il
peso della dissimulazione, dell'inganno, della turpe commedia che
rappresentava. Ogni volta che rivedeva Beatrice, il ricordo dei baci
di Claudina lo faceva tremare fin nei precordii; e nelle lunghe notti,
nel letto coniugale presso il corpo della tradita che dormiva d'un
sonno affannoso ed oppresso, egli passava dolorose ore di insonnia ad
assaporare la sua tristezza ed il veleno di quella sua indecisione;
indecisione che lo teneva sempre spasmodicamente sospeso, fra il
desiderio del perdono di sua moglie e del ritorno alla vita di prima,
e l'amore ardente di Claudina, le sirene fallaci ma incantevoli della
grande passione. Non di meno, egli non svelava più nulla di queste
laceranti battaglie intime all'attrice. Ricordava troppo distintamente
le ultime sante e ragionevoli parole di Claudina in quella notte
memorabile, pronunziate prima della seconda e decisiva dedizione,
per non paventare che, al racconto delle sue amare tergiversazioni,
l'amante non gli ricordasse il suo saggio consiglio di quella notte e
le sue risposte. Anzi, a volte, egli affermava un'indifferenza così
completa verso i suoi affetti di una volta che l'attrice non poteva
prestargli fede nemmeno un minuto e riusciva piuttosto persuasa del
contrario.
Vi è sempre qualcuno che, su piccoli dati che a tutti gli altri
sfuggono od appaiono trascurabili, riesce a ricostruire tutto l'alto
edificio di una verità. Loredano, che pure era e rimaneva estraneo
a questi tristi giochi dell'amore, si rese conto di tutto; e mentre
Beatrice oggi era sicura del tradimento, per tornare a dubitarne
domani, e così via via, quotidianamente; e mentre Gray sospettava
per indizii fallaci, e sempre s'illudeva su la verità dolorosa;
Leonardo aveva intuito l'evoluzione sentimentale che lacerava l'anima
di Giuliano e, dalla sera della prima rappresentazione, egli aveva
compreso che quel peccaminoso legame d'amore era inevitabilmente
contratto. Dai suoi rari incontri con Claudina Rosiers e quando questa
gli parlava di Giuliano, e dai suoi continui colloqui con il cognato
e quando questi gli parlava di Claudina, Loredano aveva appreso più
di quanto avrebbe voluto sapere. Egli era passato tante volte tra gli
intrichi di quelle complicazioni sentimentali che esse non costituivano
più per lui un labirinto. Sapeva ben discernere i fili che conducevano
al primo nodo, dove il labirinto si apriva, con la medesima facilità
con cui discerneva quelli che conducevano all'ultimo nodo, dove il
labirinto si chiudeva. Tra le dissimulazioni di Giuliano e le sue
fanfaronate, tra le amabilità di Claudina e le sue tristezze, egli non
aveva trovato che amore, amore, amore.... Non di meno, nel medesimo
giorno, egli aveva inteso Giuliano parlargli male di Claudina Rosiers
e, recatosi la sera al Teatro Nazionale, la Rosiers aveva saputo
gettare a Loredano una frase che rivelava pochissima simpatia per suo
cognato. Non ostante le sue apprensioni, allora, Leonardo non si era
potuto trattenere dal ridere e si era ripetuto quell'indimenticabile
frase di Boisgommeux nella _Petite marquise_ di Meilhac: «_C'est ça,
l'Amour!_....» Così che i due amanti, volendogli nascondere la verità,
gliela avevano sempre più chiaramente rivelata.
Ma Leonardo era troppo uomo di mondo, amava troppo sua sorella e, pure
biasimandolo comprendeva troppo la lotta che si combatteva nell'animo
di Giuliano, da lasciar trapelare fosse pure un nonnulla di quanto
egli era giunto a scoprire. Oramai quasi conosceva gli appuntamenti e
gli incontri dell'attrice con lo scrittore e Leonardo proprio in quei
momenti cercava di giustificare e spiegare a sua sorella le assenze del
marito. Beatrice si confidava a lui, perchè a lui poteva dischiudere
tutta l'intimità dell'anima sua. Ella aveva l'abitudine di considerare
Leonardo non solo come un fratello maggiore, ma, poichè il fratello
era stato come un padre dell'orfana bambina, era nel sentimento di
lei qualcosa di superiore e di diverso, una tenerezza filiale. La
parola di Leonardo, quindi, le riusciva estremamente carezzevole
e quietante. Ed egli che lo sapeva, usava di questo suo potere per
sollevarla, per distrarla, per farle smarrire la via quando il sospetto
di lei s'incamminava per quel cammino che l'avrebbe portata all'atroce
rivelazione. Leonardo comprendeva che non era possibile restare molto
tempo in quel tacito inganno: troppo paventava la veloce e sicura
marcia della verità. Tuttavia, conoscendo l'anima di Giuliano, le sue
volubilità e le sue mutevolezze, egli si augurava che l'innammorato si
distaccasse dalla sua illusione e ritornasse alla moglie ed al retto
sentiero, prima che la verità avesse potuto compire la sua marcia
ancòra lontana.
Egli aveva considerato tutte le vie per accelerare nel cuore di
Giuliano quella felice resipiscenza. Parlare a Claudina? Era inutile,
poichè egli avrebbe capito da dove l'imposizione partiva. Parlare a
lui? Era ancòra più inutile, poichè egli sapeva bene il potere reattivo
che hanno i saggi consigli quando la passione divampa. Consigliare
a Beatrice di partire col marito? Ma sarebbe questi partito? E quel
che era più illusorio ancòra, sarebbe egli rimasto lontano? Non era
questo il modo di dare a Beatrice la lacerante certezza, senza tuttavia
ricondurre nella casa, che adesso n'era deserta, la pace e l'amore?
Ma chi, se non il tempo, il gran livellatore ed il gran giustiziere,
poteva riportare fra gli sposi il ramo d'ulivo ed il roseo ramoscello
d'eliotropio? Aveva, così, respinto tutti quei progetti dannosi e si
era attenuto al più semplice ed al più ragionevole: lasciar fare al
tempo. Sapeva bene e per esperienza, come sia possibile prevenire
la passione, ma come sia vano e sciocco reprimerla, quand'essa è
divampata: — vano, poichè essa non s'estingue sotto alcuna forza se
non sotto la sua propria; sciocco, poichè la passione repressa è come
una fiamma su cui si soffii per spengerla e che, repressa un istante,
divampa dopo più gagliardamente.
Beatrice intanto soffriva. Il suo amore per il marito era oramai
avvelenato dal dubbio. Nei suoi sgomenti, ella invocava la certezza
come una liberazione, ed allora si dava ad investigare, a spiare, a
riflettere. Ma, a metà del suo febbrile lavoro d'indagine, uno sgomento
più forte la prendeva, lo sgomento di trovarsi d'un tratto innanzi
alla crudele ed irrimediabile verità. Allora ella ritornava indietro
e si aggrappava al dubbio tanto amaro, come ad un'agognata tavola di
salvezza, benedicendo quella continua tortura, piuttosto che lo spasimo
orrendo di una prova irrefragabile. Tanto più che allora ella si apriva
col fratello e piangeva sul petto di lui tutte le sue lacrime, mentre
egli, passandole la mano sui capelli, la rassicurava, la tranquillava,
burlava i suoi timori, le sue ansie, i suoi sospetti e le portava
fra le braccia i suoi bimbi ch'ella, sperando ed illudendosi ancòra,
baciava appassionatamente, baciando in loro anche l'imagine del padre.
E quelle lacrime le eran di sollievo, quasi di gioia.
— Sai, le disse una sera Loredano, trovandola sola nel salotto invaso
dalla penombra del crepuscolo piovoso, ho una buonissima notizia.
Claudina Rosiers e tutta la sua compagnia partono e vanno a Torino e
poi a Milano. Partiranno tra dieci giorni. Sei contenta? Allontanato
l'oggetto dei tuoi sospetti, essi cadranno. Vedi che il tempo stesso
si è incaricato di riportare in questa casa, come ti dicevo, il ramo
d'ulivo ed il ramoscello d'eliotropio?
Beatrice sorrideva, poichè quella notizia le illuminava un'orizzonte
di calma e di amore, ch'ella aveva temuto più volte di non rivedere
mai più. Anche Loredano sorrideva, poichè anche lui sperava molto in
quella partenza e dentro di sè si felicitava della sua prudenza e della
sua abile strategia, dimostrate l'una e l'altra nel tacere a Beatrice
quanto egli aveva indovinato.
In quel momento, mentre egli baciava le pallide mani scintillanti di
anelli che la sorella gli tendeva raggiante di speranza e di gioia, il
domestico entrò, recando la lampada velata dall'_abat-jour_ di tulle
roseo; e quella lampada rosea sembrò a loro, secondo le parole d'un
poeta, una sorella infermiera che mettesse negli occhi della tormentata
la sua luce, come un collirio; — sembrò una sorella che mettesse sul
cuore di lei la sua bocca tepida; — sembrò una rosa bianca fiorita
d'improvviso in un grigio giardino crepuscolare.