— Fratello mio! esclamò Silvio.
Il grido represso giunse sino a Mariantonia, la quale si volse e si
arrestò a contemplare quella scena colle lagrime agli occhi. Anche un
uomo a cavallo si era arrestato a guardarli da lontano, e la giovinetta
fece un giro largo, per andare a portare un sorriso ed una lagrima a
_Su Mazzone_.
Silvio singhiozzava, nascondendo la faccia nel seno di suo fratello, il
quale lo lasciò piangere, poi scostandolo da sè:
— Guarda, gli disse, come mi ha fatto la sventura; io non piango più.
— Povero Giorgio! esclamò Silvio teneramente, fissando gli occhi in
quella faccia pallida e scarna. E come stai, ora? gli domandò per non
dirgli tutta la pietà che sentiva vedendolo ridotto in quello stato.
— Sto bene, rispose Giorgio, ma sono molto vecchio; poco fa ho creduto
di morire; avevo offerto la mia vita al cielo e all’inferno; «fatemi
vedere mia figlia e mio fratello, avevo detto, fatemi rivedere la terra
dove sono nato, e sia quella la mia ultima ora.» Vi ho ritrovato tutti,
e vivo, non mi posso lagnare, il cielo è generoso.
Mentre Giorgio parlava con voce monotona e grave, Silvio veniva
ricercando il Giorgio suo d’una volta, sotto quella maschera di pastore
che la sventura aveva messo sulla persona e sul volto del bandito.
Una lunga barba, già non più nera, sebbene Giorgio avesse poco più di
quarant’anni, gli copriva quasi interamente la faccia patita; i capelli
inanellati e grigi gli scendevano sul collo; portava in capo la lunga
berretta ricadente da un lato, la camicia di tela coi grossi bottoni
d’argento a trafori, un giustacuore di velluto verde sbiadito dall’uso,
il cappotto di arbascio, il gonnellino a larghe pieghe, i calzoni
a campana, le uose e le grosse scarpe a punta; nessuno avrebbe più
riconosciuto in quell’uomo lo sposo ardito di Bebbia.
— Mi guardi, disse Giorgio melanconicamente; e che ritrovi ancora di
quello che fui una volta? Perfino lo sguardo mio deve essere mutato;
questi occhi che hanno visto tanti brutti giorni, e sono stati aperti
tante notti crudeli, può mai essere che guardino ancora come una volta?
Tu pure, soggiunse, fissando in volto suo fratello, tu pure sei mutato;
ci è il dolore anche sulla tua faccia.
In quel mentre Mariantonia raggiungeva _Su Mazzone_, il quale scese da
cavallo senza far rumore, non così però che Giorgio non l’udisse.
— Salute! disse egli voltandosi.
— Salute! rispose il bandito, e legato il cavallo ad una pianta, si
chinò per ricevere le carezze di _Brigadiere_.
— Fratello mio, proseguì Giorgio, l’altr’ieri il cuore mi faceva
soffrire molto, temevo di dovermi stare a letto, in quella capanna,
cogli occhi aperti in faccia al Limbara ed alla mia miseria, che è più
alta e più dura del nostro monte di granito. Ma ho detto al mio cuore:
«guarisci, almeno per poco,» e come vedi, ora sto bene. Poc’anzi,
nascosto in un chiuso di pecore....
— Quel gemito?... balbettò Silvio.
— Ero io, mi è mancata la pazienza di aspettare e vi sono venuto
incontro per vedervi di nascosto; tu non sai che cosa sia esser vissuti
quasi tredici anni lontano da tutti coloro che ci hanno amato, e sotto
il peso d’una condanna. Si teme che gli uomini migliori siano diventati
cattivi verso di noi, si teme che gli affetti santi si siano guastati
nel cuore dei nostri fratelli. Ho voluto vederti, veder mia figlia e
leggervi in faccia che non respingereste il povero bandito...
— L’hai vista? domandò Silvio senza rispondere a quel dubbio crudele.
— Sì, l’ho vista! mi è sembrato di ritrovare ancora la mia povera
morta! e ho detto a Dio: Dio buono! quanto l’hai fatta bella per gli
altri!
Silvio temette che queste ultime parole nascondessero un rancore; ma
suo fratello soggiunse senza amarezza:
— Nessuno le ha mai parlato di suo padre! Tu me l’hai scritto, ed io
ti ho risposto che era necessario. Io credo che se il mio cuore si è
gonfiato è perchè, vedi, questa idea di avere una figlia nel mondo,
di adorarla come una santa, sapendola indifferente e spensierata,
e raccomandando a tutti di nasconderle l’esistenza di suo padre;
quest’idea, vedi, mi uccide a poco a poco. Ti avevo detto io stesso:
«La povera orfana cresca fuori dell’ombra che getta la mia sventura;
perciò non le parlate mai di me.» Ma quando l’ultima volta mi scrivesti
che Angela non sapeva nulla, mi sono accorto che il cuore non mi aveva
obbedito, e che io contava sull’amore della mia creatura. Ed ora....
— Ed ora? chiese Silvio.
— Ora la vedrò; le sederò vicino, m’aiuterete anche voi a trovare un
pretesto per baciarla, non è vero? Ma non saprà nulla, è necessario.
Il povero padre lasciò cadere la testa sul petto, ma subito si
rinfrancò e disse:
— Non so se io potrò rimanere nell’isola o se dovrò fuggire ancora; qui
nessuno mi conosce, ma il dilemma è inesorabile. Se io potrò rimanere
è a condizione che nessuno sappia il mio vero nome; non posso dirlo
ad Angela, perchè è troppo ragazza... e chi sa? forse mi amerebbe, e
dovrebbe tradirsi. Meglio in tal caso che mi uccida a poco a poco colla
sua indifferenza. E se dovrò andarmene a morire laggiù, in Africa,
perchè risvegliare nell’animo di mia figlia un sentimento che la
farebbe infelice per tutta la vita? No, no... ci ho pensato molto, non
ho pensato ad altro in questi lunghi giorni d’agonia; e mi sono fatto
una maschera, come vedi; qui nessuno mi conosce; Mariantonia soltanto
mi ha letto nel cuore; con essa non mi sono potuto vincere, avevo tanto
bisogno di veder riflesse sopra un altro sembiante le mie speranze.
I pastori mi credono Efisio Pacis. È il nome di un povero diavolo
dell’Anglona, te lo ricordi? che scomparve da Castelsardo una notte
di burrasca... era povero, ma onesto; la moglie, te ne ricordi? vagò
parecchi giorni lungo la spiaggia, sperando che il mare le restituisse
il cadavere di suo marito, senza dar retta alla gente cattiva che le
diceva: vostro marito non è morto, se n’è andato in Africa. Ho preso
questo nome, che non mi può fare del male.
— E dimmi, mormorò Silvio, non ti rimane speranza?...
— No, rispose Giorgio abbassando il capo. _Su Mazzone_ ha interrogato
molta gente; non si è ancora trovata una persona che voglia
testimoniare in mio favore.
— La troverò io! esclamò Silvio.
— Fratello, rispose Giorgio con profondo scoraggiamento, l’avvocato ha
detto a _Su Mazzone_ che per correggere la prima sentenza è necessario
che io mi consegni alla giustizia; puoi tu consigliarmi questo?
Silvio non rispose. Si udì in quel momento un suono prolungato e cupo.
— Ci chiamano! esclamò Giorgio con baldanza, la colazione è pronta,
andiamo alla festa.
_Su Mazzone_ e Mariantonia, vedendo che il colloquio dei due fratelli
era finito, mossero loro incontro lentamente.
— Professore, hai fatto buon viaggio? domandò il bandito, stringendo
la mano di Silvio; e senza aspettar risposta proseguì: ne ho piacere;
questa qui è Mariantonia, di cui ti ho parlato; è una figliuola cattiva
che non vuol più saperne di far compagnia a _Su Mazzone Canu_; dice che
è meglio pigliarsi un marito giovine e far dei figli maschi.
Mariantonia punì il ciarliero con un pugno, poi gli chiese scusa.
_Su Mazzone_ si rifece serio per accontentare la sua figliuola, e si
voltò a cercare il campagnuolo.
— Dov’è _Brigadiere_? disse; è là, è rimasto a far compagnia a _Moro_.
_Brigadiere!_ chiamò, vieni qua, _Moro_ ha il suo desinare sotto i
piedi e a te piacciono gli ossi dei capretti.
_Brigadiere_ accorse dimenando la coda.
— L’altro giorno, domandò Silvio, che cosa era poi stato?
— Nulla era stato; due ladri notturni erano entrati nell’oliveto, e
_Brigadiere_ mi venne ad avvertire, credendo di farmi piacere. Trovai
_gli amici_, che lavoravano a forzare la serratura della porta di casa
per portar via un po’ delle ulive raccattate nella giornata; mi videro
e se la svignarono colle bisacce vuote.
Quando furono giunti a pochi passi dallo stazzo, dove un giovine
pastore, piantato gravemente sopra un sasso, continuava a dar di fiato
nella grossa conchiglia d’una tromba marina, cavandone quel muggito
profondo che empiva la campagna, Giorgio si arrestò, e disse al
fratello: — Ricordati che io sono Efisio Pacis! ed ora va innanzi, è
meglio che non mi vedano subito con te.
Silvio precedette alla muta; Mariantonia, _Su Mazzone_ e il falso
Efisio seguirono lentamente.