I signori, sdraiati sui loro sofà, contemplavano.

D’improvviso la fanciulla ricompose le membra della sua statua; cessò

la danza: l’aulete potè allora trarre il respiro dal petto profondo.

— Quella fanciulla pare vuota di dentro come la locusta! — disse

ammirando più d’uno.

— Signori, — disse Filippo, uno dei commensali, — questo è effetto

della danza, esercizio utilissimo e graziosissimo. Io ho il ventre

grosso, e voglio diventare grazioso e leggero. Piglierò lezioni di

danza. Anche Socrate ha il ventre grosso e pesante e deve ballare, se

vuole diventare grazioso.

— Tutti i giorni, o Filippo, — disse Socrate, — sta certo, io faccio in

casa esercizi di ballo.

— Così, vedi, convien fare, — disse Filippo. — Tu, fatti in costà, —

e accennando alla donna che si scostasse, Filippo balzò dal sofà e si

mise a ballare col suo grosso ventre.

Spumeggiò di risa la gioia del convito.

— Da bere, — ordinò Callia.

Tutti avevano gran sete.

— Portate i cratèri più grandi, — ordinò Callia ai servi.

— Callia, se permetti, — disse Socrate, — ordina i bicchieri più

piccoli. Il vino è cosa miracolosa come la pianta della mandragora:

addormenta il dolore, e sveglia la gioia, come l’olio sveglia la

fiamma. Ma in piccole tazze! Noi siamo come la sementa della terra. Se

l’acqua diluvia, la sementa marcisce; se invece scendono piogge soavi,

ecco tutta la bella fiorita della primavera.

Santippe: Piccolo romanzo fra l'antico e il moderno · 第 13 / 24 题