G. GARIBALDI.

[23] E furono La Porta, Marinuzzi, Mocarda, Marcedo, Coppola, i

fratelli Bruno ed altri.

[24] Garibaldi pubblicò la sua dittatura in Sicilia con un proclama

datato da Salemi (11 maggio 1860) e firmato (per copia conforme) dal

suo ajutante generale Stefano Türr.

[25] V. il citato giornale.

[26] A meglio conoscere però lo scoraggiamento del generale Landi, dopo

la rotta toccatagli a Calatafimi, trascriviamo un suo documento, il

rapporto cioè che egli inviava al governo di Palermo dopo la sconfitta.

_Calatafimi_ 15 _maggio_ 1860.

Eccellentissimo,

«Ajuto, e pronto ajuto — la banda armata che lasciò Salemi, questa

mattina ha circondato tutte le colline dal S. al S. 0. di Calatafimi.

La metà della mia colonna avanzata è stata colta in tiro ed attaccò

i ribelli che comparivano a mille da ogni dove. — Il fuoco fu ben

sostenuto, ma le masse dei Siciliani unite colle truppe italiane erano

d’immenso numero.

«I nostri hanno ucciso il gran comandante degli Italiani, e presa la

loro bandiera che noi conserviamo — disgraziatamente un pezzo delle

nostre artiglierie caduto dal mulo è rimasto nelle mani dei ribelli;

questa perdita mi ha trafitto il cuore.

«La nostra colonna fu obbligata battere un fuoco di ritirata, e

riprendere il suo passo per Calatafimi, dove mi trovo io adesso sulla

difesa.

«Siccome i ribelli, in grandissimo numero, mostrano d’attaccarci,

io dunque prego V. E. di mandare istantaneamente un forte rinforzo

d’infanteria, ed almeno un’altra mezza batteria, essendo le masse

enormi ed ostinatamente impegnate a pugnare. Io temo di essere

assaltato nella posizione che occupo, io mi difenderò per quanto è

possibile, ma se pronto soccorso non giunge, io mi protesto non sapendo

come l’affare possa riuscire. La munizione dell’artiglieria è quasi

finita, quella dell’infanteria considerevolmente diminuita, sicchè la

nostra posizione è molto critica, ed il bisogno pei mezzi di difesa mi

mette nella più grande costernazione.

«Io ho settantadue feriti, non posso darvi esatto conto dei morti

scrivendovi immediatamente dopo la nostra ritirata. — Con altro

rapporto darò a V. E. un preciso ragguaglio.

«Finalmente io sottometto all’E. V. che, se le circostanze mi

costringono, io devo senza dubbio, per non compromettere l’intera

colonna, ritirarmi, e, se lo posso, in alto.

«Io mi affretto di sottomettere tutto ciò a V. E. perchè sappia essere

la mia colonna circondata di nemici, di numero infinito i quali hanno

assalito i mulini e preso le farine preparate per le truppe.

«V. E. non resti in dubbio sulla perdita del cannone di cui ho

discorso. Io sottometto all’E. V. che il pezzo fu posto a schiena di

mulo, il quale fu ucciso al momento della nostra ritirata, perciò

non fu possibile ricuperarlo. Io conchiudo che da tutta la colonna

si combattè con fuoco vivo dalle 10 antimeridiane alle 5 pomerediane,

quando io feci la nostra ritirata.

A. S. E.

Il P. CASTELCICALA.

_Il generale Comandante_

M. LANDI».

Questo rapporto del generale Landi cadde nelle mani dei nostri, e

dall’ajutante Türr, vi furono aggiunte le seguenti osservazioni:

«Il cannone fu preso nell’atto di far fuoco, ed essendo sulle sue

ruote è segno che il mulo non fu ucciso, ma piuttosto che i due muli

appartenenti al cannone caddero nelle nostre mani.

«Il gran comandante non fu ucciso _fortunatamente_ per l’Italia. Quanto

alla bandiera, essa non era di battaglione, ma semplicemente delle

tante che esistono a volontà, e che il bravo Schiaffini aveva seco

portata al di là della colonna, ove morì colpito da due palle.

«Il general Landi può mostrare negli annali della guerra un

portabandiera simile?

«Ma basta leggere il suo rapporto per conoscere come egli _fu servito_

da una forza vestita da villani, e che combattè con tutta l’anima per

la libertà della patria.

Uno dei Mille della spedizione garibaldina nel Mezzodì d'Italia · 第 37 / 39 题