diverso affatto da quello che abita lʼOccidente. LʼEuropa vera
termina colà. Colà stesso comincia lʼOriente. Quivi è il dominio
indigeno della razza slava. LʼUngheria, la Polonia, la Boemia, i
Principati Danubiani, la Grecia han bene a darsi istituzioni europee,
affusolarsi dei nostri abiti e dei nostri costumi. Tutto ciò resta
allʼepidermide. QuellʼEuropa geografica non è lʼEuropa reale, ma un
Europa semi–asiatica, che serve di transizione tra lʼOccidente e
lʼAsia. Tutto ciò che è essenzialmente europeo, non ha toccato che le
classi aristocratiche. Il popolo ha conservato quello stampo slavo che
lʼimperio austriaco non ha saputo svellere dallʼUngheria, dallʼIlliria,
dalla Boemia, e la dinastia germanica non ha saputo cancellare nella
Russia e nella Polonia. Il tipo, restando permanente ed imperibile, il
posto, la fisonomia, lʼufficio della Russia si disegnano da sè stessi.
La Russia è virtualmente la primogenita della razza. Essa manifesta la
sua superiorità con la sua capacità politica. Essa tiene il suo primato
a causa dellʼimmensa portata del suo scopo; e la sua potenza sʼimpone
a causa della massa dei destini, cui porta nella sua mano ed ai quali
dà lʼimpulso. Lʼidea impulsiva a cui la Russia ha obbedito finora è
stata: la ristaurazione delle sub–razze slave cadute sotto il dominio
straniero asiatico ed occidentale; la liberazione di tutti i rami di
questa razza; la loro unione intorno ad uno stipite che le rappresenti
e le conduca. La Polonia, non più che lʼEuropa, non sopprimeranno
questa missione della Russia—missione omogenea alla sua natura,
conforme al suo genio, utile alla sua politica.
La Russia è la sola nazione di Europa che sa ciò che fa e dove va; che
ha uno scopo determinato, lucido, fisso, naturale, inesorabile; che ha
un piano per raggiungerlo—ed alla effettuazione del quale concorrono
la natura cosmica, il carattere e la costituzione fisica dei suoi
popoli, lʼabilità della sua politica. Ecco il segreto dei suoi successi
e del suo progresso.
Gli altri popoli brancolano nellʼincognito, alla ventura. Essi seguono
meno i loro interessi di razza—perchè la razza celtica, detta latina,
la razza teutona, la razza sassone, hanno esse stesse i loro—e corrono
dietro interessi fittizi ed effimeri, creati ora dal sentimento
religioso, ora dalla pressione storica, ora da un fenomeno economico,
ora da unʼaberrazione diplomatica, ora dal diritto passaggiero che dà
la conquista.
La Russia ha carpiti tutti gli approposito per continuare il suo
sistema di assimilamento. E la si è vista allungar la mano alla
Svezia ed acciuffargliene un lembo—la Finlandia. La si è vista
abbattere il dominio dei Kan tartari—retroguardia dellʼinvasione
mongolica—aprendosi così il passo verso lʼAsia e lʼimpero Ottomano.
La si è vista appropriarsi province di questo Impero ed i primi brani
della Polonia, per consumare lʼassorbimento di questa disgraziata
nazione, anche dopo quando la Francia e lʼInghilterra lʼavevano fermata
in sulla sua marcia verso Costantinopoli e le avevano strappati i
Principati.
Questa sosta imposta sarà dessa più seria che i protocolli del
congresso di Vienna, per il regno di Polonia, e le stipulazioni di
Napoleone I, il quale abbandonò alla Russia, senza discussione, la
possessione della Finlandia onde ottenerne il riconoscimento della sua
dinastia in Spagna? Noi nol crediamo punto. Nulla opporrà ostacolo
allʼincedere della Russia, nulla lo frastornerà.
Lo Czarato di Mosca aveva nel 1328, allʼavvenimento dʼYvan (Kaletu)
unʼestensione di 4656 miglia geografiche ed una popolazione di
6,290,000 abitanti. Lʼimpero russo, allʼavvenimento di Catterina I,
1725, si stendeva sur una superficie di 273,815 miglia geografiche, con
una popolazione di 20,000,000 di anime. Alla presa di Varsavia, 1831,
la Russia possedeva un territorio di 369,764 miglia geografiche ed una
popolazione di 60,000,000. Oggi essa abbraccia una superficie di circa
21,000,000 di chilometri quadrati con una popolazione di 75,000,000
di abitanti. Se il concetto dellʼimpero greco–slavo di Pietro il
Grande si realizzasse e la Russia si annettesse i popoli slavi della
Turchia, della Grecia, dellʼAustria, della Prussia, la Moldo–Valachia
e la Serbia, essa aggiungerebbe altri cinquanta milioni di abitanti ai
settantacinque milioni che ora possiede.
Li aggiungerà dessa?
Noi crediamo questo avvenimento lontano, ma inevitabile.
Per il momento, sorvegliata, limitata in Europa, la Russia rode il
continente dellʼAsia centrale e si approssima allʼIndia britannica.
Il mese di luglio 1869, il Parlamento inglese sʼintrattenne di questo
progresso costante della Russia. E non celò le apprensioni, direi quasi
il terrore che ispira allʼInghilterra questo colosso misterioso, che
avanza lentamente, persistentemente, pertinacemente, come una nuvola
gigantesca, e che avvilupperà un giorno il suo Impero orientale e lo
coprirà di fitta notte. Il signor Grant Duft, sotto–segretario di
stato per le Indie, provò di scongiurare lo spettro—come lo faceva
altresì non ha guari il signor Tchikatchef innanzi allʼ_Associazione
britannica per lʼavanzamento delle scienze_.—E Gladstone dichiarò, che
i due governi sono quasi dʼaccordo per interporre lʼAfganistan, come
territorio neutro ed inviolabile, tra i possessi delle due nazioni.
Questo trattato sarà desso rispettato?
Sì, fino a che circostanze favorevoli non alletteranno la Russia a
violarlo.
Gli acquisti dello Tzar si connettono senza interruzione da Cronstad
fino a Smarkande, dal mar Nero allo Stretto di Behring, dallo
Spitzberg al Kamtsciatka. La Russia non conquista, come conquistò
lʼInghilterra, adottando per i suoi nuovi possessi il sistema
coloniale ed il _self–reliant government_. La Russia si annette come
province, si assimila e smaltisce i paesi invasi. Poi, mediante la
sua colonizzazione militare ed agricola, la sʼinsinua, sʼimpianta,
sʼirradica nella società e nel suolo conquistato. LʼAsia, del resto,
è il campo di azione ove la razza slava esercita la sua attività, ed
ove scaricherà, nellʼavvenire, la sua sovrabbondanza di energia e di
vitalità.
Essa prende la rivincita delle invasioni mongoliche.
La Russia possiede una civiltà superiore a quella delle popolazioni che
si aggiudica con la forza. In oltre, la forza ha un prestigio divino
che abbarbaglia popoli, i quali non riconoscono altro dio. E la Russia
ne usa con abilità—abbastanza per rompere le resistenze, non troppa
per creare odi nascosti, indelebili, eterni, come ne incontrò lʼAustria
dovunque la sʼimpose a popoli di razza straniera. Infatti, tranne la
Polonia, tutte le province slave che la Russia si è appropriate, le
sono restate fedeli ed attaccate. Esempio la Finlandia, la quale, al
tempo delle guerre napoleoniche ed allʼoccasione delle rivoluzioni
polacche, avrebbe potuto tentare di distaccarsi, e fece, al contrario,
causa comune con il capo della razza. I Principati Danubiani, malgrado
lʼautonomia che fu loro regalata, e checchè il partito governativo
rumeno ne dica, rimpiangono e desiderano la Russia.
Le risorse della civiltà russa sono inesauribili. La Germania e
lʼInghilterra hanno raggiunto il loro sviluppo, nel circolo ristretto
che la natura loro tracciò. La Russia, al contrario, è al suo inizio.
Essa può accrescere a volontà lʼestensione del suo territorio dal
lato della Cina e del Giappone, ed accelerare la fecondità della sua
popolazione mediante la ricchezza interna dellʼImpero, essenzialmente
agricolo, e favorito egualmente su tutti i punti per essere altresì
industriale. Il suo immenso territorio riunisce tutte le diversità
di clima; è proprio ad ogni sorte di produzione utile. LʼImpero
russo è bagnato dai più bei fiumi del mondo, quasi tutti navigabili,
che, aspettando la rete delle ferrovie, possono costituire linee di
comunicazioni facili e poco costose del nord dellʼEuropa col centro
dellʼAsia e le frontiere della Cina. La Russia ha posto per tutti e per
ogni mestiere.
Allʼesteriore, essa ne impone. Ma sopra tutto la è inviolabile in
casa sua. Napoleone penetrò fino a Mosca; la Francia e lʼInghilterra
hanno bombardato Sebastopoli. E poi? Si umiliò un uomo, il quale si
suicidò, ma non si graffiò neppure lʼepidermide della nazione. Meglio
ancora. Alessandro I venne a dettar la legge a Parigi; e la caduta di
Sebastopoli ha preluso allʼorganamento più moderno dellʼesercito russo
ed alla creazione delle ferrovie, che, fra dieci anni, solcheranno il
paese da una estremità allʼaltra—da Cronstad al Caspio, dalla Gallizia
allʼAmur forse, sul Pacifico.
Il lato debole dellʼImpero russo è il non avere sbocchi su i grandi
Oceani. Perocchè il Sund, benchè aperto, lo strangola da un lato,
i Dardanelli lo bloccano da un altro. Ma ciò costituisce altresì
il pericolo dellʼEuropa; dapoichè un giorno la Russia reagirà onde
sottrarsi al soffoco che prova come potenza mediterranea.
La Russia ha rinunziato allʼEuropa occidentale, vale a dire ad uscire
di casa sua. Operando in Asia, se la si vorrà soffermare, saranno la
Francia, lʼInghilterra, lʼAustria, lʼAlemagna, che dovranno andare ad
attaccarla sul suo territorio—vale a dire, andarsi a collocare nella
gola del mostro. E ciò, mediante spese ruinose, cui i popoli non paiono
disposti a tollerare. Imperciocchè, gli è mestieri constatarlo: noi non
giudichiamo più la Russia oggidì con i pregiudizi del XVIII secolo, nè
con lʼarroganza di Napoleone, nè sotto lʼincubo del misterioso terrore
che dessa ispirava ai tempi di Nicola I. La Russia ha acquistate
proporzioni naturali, e per conseguenza la è di altrettanto più
formidabile. No: noi non temiamo più il Kosac; noi temiamo lo Tzarismo.
Abbiamo noi ragione?
IV.
La situazione della Russia è chiara: essa è allo stato di aggressione
allʼesteriore, di protezione allʼinterno. Questa situazione è ancora
normale attualmente; perchè, quanto allo straniero, la Russia non ha
finito ancora di strappargli tutti i membri della famiglia slava,
e quanto allʼinterno, lo tzarismo tranne da soli alcuni anni, il
suo organismo è omogeneo allo spirito, al carattere della razza.
Dʼaltronde, vi è egli esagerazione nelle pretensioni della Russia per
la rivendica che dessa proclama?
Eʼ basta considerare freddamente a quale condizione di nullità
politica sono cadute le parti staccate della razza slava, quelle
che sono rimaste indipendenti, come quelle che restano sottomesse
allo straniero. La Boemia, lʼIlliria, i Principati, la Serbia, la
Grecia, Posen, la Gallizia.... non hanno più ragion dʼessere, nè un
valore politico qualunque, non per sè stessi, non nellʼagglomerazione
composita di cui forman parte.
Lo tzarismo è lʼespressione di questa situazione, perchè è temibile
e minaccioso, per lo straniero; ed allʼinterno, esso è ancora
una protezione per le classi inferiori, un legame fra le classi
aristocratiche.
Lo tzarismo esso stesso poi non è così autocrata come dʼordinario lo
si suppone. Esso non ha a sua mercè, come in Francia, il maneggio
del potere giudiziario, il cui esercizio appartiene allʼaristocrazia
locale. Lʼamministrazione subisce il controllo di questa medesima
aristocrazia, la quale, quando lo voglia, potria cangiarsi senza sforzo
in unʼoligarchia governativa, come nella repubblica di Venezia un
dì, e come nel governo inglese fino al 1830. Un potere esecutivo che
non dispone in maniera assoluta, come in Francia, del giudice e del
funzionario, non può dunque esser tirannico che fino a quando e per
quanto coloro che possono controllarlo, glielo consentono, o sono suoi
complici. Il giorno in cui lʼaristocrazia russa sarà penetrata dalla
necessità di prendere la direzione degli affari, il giorno in cui essa
sentirà la dignità della sua casta ed avrà uno spirito di corpo più
generoso, la è finita per lo tzarismo.
In Russia non esiste quella classe media, ove nasce e muore la libertà,
per ristabilire lʼequilibrio o servir di contrappeso. Lʼaffrancamento
della servitù mira forse a questo scopo: sottrarre il contadino al
suo padrone, dargli da prima una personalità, poi collocarlo sotto la
dipendenza completa della corona. La nobiltà perderà altrettanto che
guadagnerà lo tzar; ma godrà desso lungo tempo, lo tzar, di questo
acquisto? Evidentemente no. La borghesia si costituisce presto, e
lʼinteresse, che è lo spirito di corpo di questa classe, si sveglierà
presto altresì. La borghesia dimanderà allora la sua propria autonomia
ed il controllo dei suoi affari.
Lo tzarismo, inerente alla razza slava, ha digià succombuto tutto
intorno alla Russia, ove questa classe intermedia, la borghesia, ha
cominciato a formarsi: in Grecia, in Ungheria, in Boemia, in Gallizia,
a Posen. Ma quantunque lo si tenga come troppo assorbente, e che lo si
sospetti come essendo di origine straniera, il sentimento e lʼistinto
della razza sono troppo imperiosi per volerlo assolutamente abbattuto,
prima che esso abbia compiuta la sua missione. Lo tzarismo non sarà
dunque demolito prima che lʼagglomerazione dei popoli slavi non sia
presso a poco compiuta e che lo spirito di Europa non abbia disarmato
contro la Russia.
Lo tzarismo è il solo rappresentante degli interessi della razza slava.
Esso tiene in iscacco lʼEuropa; serve di centro di gravitazione alle
parti distaccate della razza, di protezione al contadino contro la
nobiltà, di garentia ai nobili contro lʼinvasione del proletario, di
centro di azione comune, fino a che la questione non sarà risoluta
nel senso slavo. Ed i popoli che circondano la Russia, avvegnachè
profondamente turbati della sua vicinanza e della sua pressione,
trovano ancora una specie di sicurezza nel mantenimento dello tzarismo
contro lʼinondazione slavo, mediante la compressione interna.
Lo si vede quindi, lo tzarismo è stato providenziale nella fase della
conquista e della ristaurazione slava, ed ha servito ammirabilmente
come compressore per ammadiare le molecole distaccate da questa razza
in un solo elemento, amalgamarle, penetrarle dal medesimo spirito,
volgerle al medesimo scopo. Ma esso addiverrà evidentemente uno
ostacolo allo sviluppo, quando la riunione sarà completa e la fusione
terminata. Quando la massa, adesso in ebollizione, sarà condensata,
la pressione eccessiva potria frangerla; e gli è di questo che gli
slavi si preoccupano già, per la loro propria conservazione e per la
stabilità dellʼopera che lo tzarismo avrà terminata.
Bisogna quindi che lo tzarismo subisca una trasformazione radicale,
sia per evoluzione propria, sia per una rivoluzione. Lo Tzar, tal
quale è, malgrado la creazione della Germania, è ancora un potere
formidabile: allʼesteriore, a causa dellʼattrazione che desso esercita,
della pressione che infligge, del pericolo che può far correre
allʼindipendenza degli Stati vicini, dellʼesagerazione dellʼambizione
che dà sovente il capogiro, dellʼinfluenza che prende nella condotta e
nella vita intima degli altri popoli; allʼinterno, per la sua origine
straniera che non cessa di tradirsi, e per lʼassorbimento della
libertà. La nazione intera non è che un corpo di cui lo tzar è lʼanima.
Ed eʼ la soffoca, la galvanizza, la muove, lʼaddormenta, lʼannienta, la
spinge, la ritiene, la maneggia a voglia sua. Che sarà dunque quando
lʼemancipazione avrà compiuta la sua evoluzione, e la nobiltà, che al
postutto rappresenta la proprietà e lʼintelligenza, sarà scomparsa?
La ricostruzione della Russia sʼimpone, a causa di ciò, ogni giorno
di un modo più urgente—per la nobiltà essa stessa, per la nobiltà
sopratutto, la quale, perdendo il potere della casta, deve cercare un
compenso nella parte di potere sociale che le spetta di diritto.
Questa palingenesi dello tzarismo diventerà dʼaltronde un novello
elemento di forza per la razza slava—nel senso che dessa non attirerà
più oggimai certe parti staccate, come lʼUngheria, la Polonia, la
Grecia, la Boemia, che per la libertà. Per la libertà, la Russia
romperà le ultime resistenze della Polonia. Imperciocchè il movimento
che ha luogo nella razza slava è doppio: vi è il movimento generale
di concentramento della razza, ed il movimento secondario politico
o nazionale, di quei rami della Slavia che godono di unʼesistenza
autonoma. Donde segue, che per aumentare la potenza del movimento
panslavista, bisogna annullare il movimento diversivo delle nazionalità
ed il movimento per la libera costituzione politica, che complicano la
situazione.
Per decidere lo tzarismo alla sua trasformazione, o spingervelo, una
rivoluzione è inevitabile. Ma non è necessario la guerra o le barricate
per effettuarla, questa rivoluzione, quando la può compiersi altresì
per la pressione morale. Ed ecco ove comincia precisamente la nuova
missione della Polonia—missione di grandezza per lei, di sicurezza per
lʼEuropa. Imperciocchè, per la Polonia, una situazione analoga a quella
dellʼUngheria nellʼImpero austriaco, non è possibile che con una Russia
costituzionale o repubblicana.
V.
La Polonia non solo non si rassegna alla sua sorte, ma la si compiace
di renderla intollerabile. Essa aspira al conquisto di quellʼautonomia
nazionale di cui godè per secoli e che le fu rapita, per astuzia e per
forza, dalla diplomazia e dalla guerra. Questa ristaurazione non può
realizzarsi che per due mezzi: o col concorso dello straniero, o per
uno sforzo dʼiniziativa interna.
Da chi può venire, dallo straniero, lʼaffrancamento della Polonia?
Noi lʼabbiamo detto: lo spirito di Europa si è modificato. Napoleone I
ha spossate le ultime molle della politica di ambizione.
LʼInghilterra ha fatto prevalere i principî della sua politica di
economia sociale; il _self–government_, il _self–reliant_.
Napoleone III, aveva, senza accorgersene, rotta la tempera del
carattere dei francesi, i quali, vedendo nello _chauvinisme_ militare
il Pantagruel della libertà, si rassegnavano ad occuparsi dei loro
propri affari e rinunziavano alle avventure dei conquistatori. Lo
scacco del Messico, aveva, grazie a Dio, rudemente profittato.
Lʼultima guerra ha provato la decadenza dello spirito militare della
Francia. Ora, si tenta rifocillarlo. Ma, quando che sia che la Francia
faccia la guerra, essa la farà per sè, non per andare a risuscitare
popoli lontani, da cui non può sperare un sussidio immediato
nellʼimpresa terribile e rischiosa del ricupero delle sue provincie
perdute.
La Polonia non potria dunque sperare un aiuto della Francia che, tutto
al più, nel caso di una conflagrazione generale di Europa. Ora, questa
catastrofe diviene di più in più problematica, a misura che gli Stati
si equilibrano, e che si sopprimono i germi di guerra—germi alimentati
un dì dalla dominazione austriaca su i popoli che lʼodiavano, dallo
sminuzzolamento illogico dellʼAlemagna, dallʼavidità nello spartimento
della Turchia. La Francia non può quindi nulla per la Polonia, quando
pur lo volesse e lʼoccasione se ne offrisse.
La Polonia, in oltre, non è sulla frontiera francese, come lʼItalia.
Una guerra marittima sarebbe senza effetto, quando anche la fosse
possibile. Dʼaltronde, la guerra inutile di Crimea basterebbe per
scoraggiare la Francia da queste intraprese.
LʼInghilterra non si occupa più della politica continentale.—Essa
non incoraggia più le rivoluzioni, come al tempo di Canning e di
Palmerston; non sostenta le reazioni, come al tempo di Pitt. La
si rassegna ai fatti compiuti, anche quando la danneggiano, come
nellʼaffare dello Schleswig. Unʼagressione sul suo Impero delle Indie
potrebbe forse obbligarla a rompere con la Russia. Ma anche in questo
caso, cui essa prevede, a cui si prepara, lʼInghilterra localizzerebbe
la guerra in Asia, ove i suoi mezzi di resistenza sono più efficaci,
meno costosi, più sicuri e più numerosi. Tutto al più, lʼInghilterra
somministrerebbe del danaro alla Polonia per provocare una rivoluzione
come diversione.
LʼAustria non sʼimpegnerà giammai in una guerra per la ricostruzione
della Polonia. Essa ha troppo a perdere—essa che fu e che, fino ad
un certo punto, è ancora la violazione flagrante delle nazionalità;
essa il cui impero numera ventidue milioni di slavi; essa che al primo
dì dellʼesistenza nazionale polacca avrebbe a vedersi estirpar la
Gallizia. In caso di guerra tra la Russia e lʼAustria, questa potrà
fomentare lʼinsurrezione polacca, ma i soccorsi che le darebbe sariano
troppo esili per contarli come elementi di successo. Ed ancora, eʼ
non bisogna perder di vista che i governi sono tutti naturalmente
conservatori e che, anche spinti alla disperazione, essi non si legano
alla rivoluzione che per moderarla da prima, profittarne e tradirla in
ultimo.
La Polonia può dessa sperare la sua liberazione dalla Germania,
anche nel caso di un conflitto rinnovellato tra la Germania e la
Francia, in cui la Russia stesse a lato di questʼultima? Eʼ sarebbe
forse nellʼinteresse della Germania di trovare una nazione libera,
indipendente, guerriera, interposta tra lei e la Russia, la cui
vicinanza è un incubo doloroso. Ma lʼAlemagna costituita nella sua
unità, soddisfatta nelle sue aspirazioni, rassicurata nei suoi
interessi, sicura nellʼavvenire, non è una nazione da incoraggiare o
da alimentare avventure. Minacciata dʼaltronde allʼoccidente dalla
Francia, il cui rancore è inestinguibile, lʼAlemagna eviterà tutte
le occasioni di spiacere alla Russia, che le ha resi di così grandi
servigi nellʼultima guerra, ne coltiverà lʼalleanza preziosa, ne
paventerà il contraccolpo fulminante. Imperciocchè egli è mestieri non
obbliarlo, che la Pomerania è slava, la Posnania è Polonia, la Boemia è
appostata ai suoi fianchi come una fortezza.
La Polonia non può quindi aspettare soccorso da alcuna delle potenze
occidentali.
LʼEuropa non avrebbe che due mezzi per metter sosta alle invasioni
della Russia, e perciò allʼinghiottimento della Polonia: quello di una
coalizione, direi quasi, una crociata, per riedificare la Polonia, una
Svezia, una Turchia istoriche; quello di combattere piedi a piedi, con
la diplomazia, lʼinfluenza russa dovunque la tenti stabilirsi, dovunque
la crei una forza, dovunque la prepari un pericolo. Napoleone I,
Napoleone III e lʼInghilterra riuniti, hanno sperimentato lʼinutilità,
lʼimpotenza, i danni delle alleanze e della guerra. Lʼazione dei
gabinetti europei non è riescita nellʼopera di contenere la Russia
nel circolo che il congresso di Vienna e quello di Parigi le avevano
tracciato.
Si limita lo sviluppo degli Stati, quando questo sviluppo è fittizio
come quello dellʼAustria; non si può, tutto al più, che rallentarlo,
quando questo sviluppo è naturale, come quello della Russia, della
Germania, della Italia—ancora incomplete. La coalizione per la guerra
dunque e lʼassicurazione mutua degli Stati per la diplomazia non
raffreneranno il progresso della Russia, e non verranno per conseguenza
in aiuto della ricostruzione della Polonia.
Lʼunica probabilità di autonomia per questa nazione sarebbe una
confederazione provocata dalla Russia essa stessa, sotto la sua
supremazia. Ma anche in questa eventualità insperata la Russia non
affrancherebbe la Polonia; perocchè rompere i ceppi della Polonia eʼ
sarebbe mettere in piedi una rivale.
La Polonia pretende alla egemonia sulla razza slava, per i medesimi
titoli storici che la pretende la Russia—titoli consacrati dalle
sventure, dalla persistenza, dalla gloria, dal valore—specie di
consacrazione meno effettiva che il successo ma che non è meno
abbarbagliante. Se per distaccare lʼUngheria e la Boemia dallʼAustria e
la Posnania dalla Germania, se per attaccarsi la Grecia ed i Principati
Danubiani, una confederazione di popoli slavi fosse necessaria, la
Russia non vi vorrebbe entrare che tirandosi dietro la Polonia, ma
una Polonia assimilata, come dessa si assimilò la Finlandia, come la
Polonia si aveva assimilata la Lituania.
La Polonia non deve dunque contare che su sè stessa, su i suoi propri e
soli sforzi.