MÈNECLE _solo_.
(_Passeggia concitato, stringendo febbrilmente il papiro, e dando in
rotte esclamazioni_) Eppure l'accento di colei non mentiva... Elèo!...
Elèo ch'io credevo il più leale dei giovani!... Ch'io amavo, e da
cui mi credevo amato come da un figlio!... Ma a questa mia età, non
vi è dunque più un solo volto d'amico, un solo affetto sincero sulla
terra?... Povero imbecille!... i giovani hanno fretta e non aspettano
che la mano gelida di un vecchio rechi loro la felicità! se la pigliano
da sè... (_terge una lagrima_) Eppure costava loro sì poco l'attendere!
Glie l'avrei ritardata di sì poco!... Addio, mio bel sogno!
Coraggio!... (_apre la lettera_) È proprio lui!... (_Si butta a sedere
e riprende a leggere. Sul principio della lettura, legge forte il_
GRAZIE DELLA TUA _con cui comincia e che gli strappa un'esclamazione
e un movimento d'ira: poi riprende convulso la lettura, ma subito alle
parole successive la sua fisonomia comincia a rasserenarsi e gli sfugge
qualche esclamazione rotta di commozione e di sollievo_).
«Elèo!...
«Grazie della tua. Se verrai oggi, sia dunque la tua venuta per dirmi
addio, in presenza dì Mènecle _nostro..._ (_a sè, commosso_) (Sono
ancora il loro Mènecle! Meno male!) Sì, io ti ringrazio di avere
sentito alla stessa ora, nel cuor tuo, la parola che a me veniva
sul labbro. Aglae ed Elèo non devono più incontrarsi sotto lo stesso
tetto, fino a che Mènecle vive (_fra sè, approvando, con inflessione
fra comico e intenerito_) (Ciò è onesto!) Ah sì, mio Elèo, noi non
possiamo obliarlo ciò che dobbiamo a quella testa canuta. (_Mènecle
si asciuga una lagrima_) Ed io più di te: tu lo sai, tu, testimone
della sua astuzia magnanima, per indurmi a riprendere una libertà,
che facesse lieti i miei giorni serbando illibato il mio nome...
(Come? come?) tu che meco leggesti il suo affettuoso addio... (Oh! i
mariuoli!) (_Mènecle sorride di gioia e commozione_) O Elèo! Vide la
Grecia eroi ed eroine, e sagrifici illustri: non mai ne vide di più
veri e più nobilmente modesti! È dolce la morte per la patria, sapendo
di dare ai secoli il nome: è dolce a vent'anni la morte per la donna
amata, sapendo di averne l'amore: nessun Greco dai capelli bianchi
affrontò per una fanciulla ciò che è ben peggio della morte: vivere
vecchio, solo e sconsolato. (_Mènecle vinto dall'emozione, s'asciuga
una lagrima e sorride_) (Ma come sa scrivere quella birichina!) Oh,
io rimarrò con Mènecle fino all'ultimo de' suoi giorni... (Se io lo
permetterò!) superba che tu mi approvi... (Ah lui approva! Bravo!)
Farò di tutto per consolare quell'anima generosa che ha amato troppo
in gioventù per non sentir bisogno di qualcosa che le rammenti il
passato. Vedi, ieri, col solo aver dato al suo cuore la occupazione
della gelosia... (La briccona!) il povero vecchio pareva tutto
cambiato: a quest'ora, scommetto, non pensa già più al suo triste
disegno, inseguendo questa piccola cura che lo molesta e lo alletta,
gli sveglia il ricordo di emozioni antiche. Forse già sospetta di
Cròbilo: e io tollero per ora le visite di quell'imbecille... (Cròbilo
fa progressi!...) che anch'oggi verrà... Ma non confondiam la commedia
con le cose serie. Addio, Elèo, addio, amico. Gli Dei ti proteggano...
e ti serbino un giorno... (Ti serbino...?) (_Mènecle che man mano verso
la fine è venuto leggendo sempre più rapido e sicuro, con volto ilare
e accento concitato per gioia ed emozione, giunto a questa parola,
improvvisamente si arresta, ritorna scurissimo in volto e depone il
foglio con espressione angosciosa. Una visibile lotta si combatte nel
suo animo. Parecchie volte fa atto di padroneggiarsi per continuar
a leggere il resto della frase, e altrettante esita. Infine con uno
sforzo penoso ma risoluto pone l'occhio sulla carta, e alle parole
che terminano la frase e la lettera balza in piedi con un urlo di
gioia_)... all'onor della Grecia!» Ah! Molto ben detto.
(_Mènecle, rasserenato, contento, passeggia su e giù discorrendo seco
con vivacità febbrile_) Ma non si dirà mai che Mènecle a sessantacinque
anni si è lasciato sopraffare in generosità da due fanciulli! E quella
birichina che s'intende di burlarmi, la burlerò io!... Bravi figliuoli!
Che Giove vi benedica — per il bene che volete a questo povero
vecchio... (_dopo una pausa, intenerito_) e per quello che vi volete
tra di voi! Quanto a quella buona lana di Cròbilo — l'imbecille Cròbilo
— eh, se stesse a lui, non lo è poi tanto — farà i conti con Aglae... e
con sua moglie... (_va all'uscio e chiama_) Blèpo!