SCENA VI.

MÈNECLE _solo_.

(_Passeggia concitato, stringendo febbrilmente il papiro, e dando in

rotte esclamazioni_) Eppure l'accento di colei non mentiva... Elèo!...

Elèo ch'io credevo il più leale dei giovani!... Ch'io amavo, e da

cui mi credevo amato come da un figlio!... Ma a questa mia età, non

vi è dunque più un solo volto d'amico, un solo affetto sincero sulla

terra?... Povero imbecille!... i giovani hanno fretta e non aspettano

che la mano gelida di un vecchio rechi loro la felicità! se la pigliano

da sè... (_terge una lagrima_) Eppure costava loro sì poco l'attendere!

Glie l'avrei ritardata di sì poco!... Addio, mio bel sogno!

Coraggio!... (_apre la lettera_) È proprio lui!... (_Si butta a sedere

e riprende a leggere. Sul principio della lettura, legge forte il_

GRAZIE DELLA TUA _con cui comincia e che gli strappa un'esclamazione

e un movimento d'ira: poi riprende convulso la lettura, ma subito alle

parole successive la sua fisonomia comincia a rasserenarsi e gli sfugge

qualche esclamazione rotta di commozione e di sollievo_).

«Elèo!...

«Grazie della tua. Se verrai oggi, sia dunque la tua venuta per dirmi

addio, in presenza dì Mènecle _nostro..._ (_a sè, commosso_) (Sono

ancora il loro Mènecle! Meno male!) Sì, io ti ringrazio di avere

sentito alla stessa ora, nel cuor tuo, la parola che a me veniva

sul labbro. Aglae ed Elèo non devono più incontrarsi sotto lo stesso

tetto, fino a che Mènecle vive (_fra sè, approvando, con inflessione

fra comico e intenerito_) (Ciò è onesto!) Ah sì, mio Elèo, noi non

possiamo obliarlo ciò che dobbiamo a quella testa canuta. (_Mènecle

si asciuga una lagrima_) Ed io più di te: tu lo sai, tu, testimone

della sua astuzia magnanima, per indurmi a riprendere una libertà,

che facesse lieti i miei giorni serbando illibato il mio nome...

(Come? come?) tu che meco leggesti il suo affettuoso addio... (Oh! i

mariuoli!) (_Mènecle sorride di gioia e commozione_) O Elèo! Vide la

Grecia eroi ed eroine, e sagrifici illustri: non mai ne vide di più

veri e più nobilmente modesti! È dolce la morte per la patria, sapendo

di dare ai secoli il nome: è dolce a vent'anni la morte per la donna

amata, sapendo di averne l'amore: nessun Greco dai capelli bianchi

affrontò per una fanciulla ciò che è ben peggio della morte: vivere

vecchio, solo e sconsolato. (_Mènecle vinto dall'emozione, s'asciuga

una lagrima e sorride_) (Ma come sa scrivere quella birichina!) Oh,

io rimarrò con Mènecle fino all'ultimo de' suoi giorni... (Se io lo

permetterò!) superba che tu mi approvi... (Ah lui approva! Bravo!)

Farò di tutto per consolare quell'anima generosa che ha amato troppo

in gioventù per non sentir bisogno di qualcosa che le rammenti il

passato. Vedi, ieri, col solo aver dato al suo cuore la occupazione

della gelosia... (La briccona!) il povero vecchio pareva tutto

cambiato: a quest'ora, scommetto, non pensa già più al suo triste

disegno, inseguendo questa piccola cura che lo molesta e lo alletta,

gli sveglia il ricordo di emozioni antiche. Forse già sospetta di

Cròbilo: e io tollero per ora le visite di quell'imbecille... (Cròbilo

fa progressi!...) che anch'oggi verrà... Ma non confondiam la commedia

con le cose serie. Addio, Elèo, addio, amico. Gli Dei ti proteggano...

e ti serbino un giorno... (Ti serbino...?) (_Mènecle che man mano verso

la fine è venuto leggendo sempre più rapido e sicuro, con volto ilare

e accento concitato per gioia ed emozione, giunto a questa parola,

improvvisamente si arresta, ritorna scurissimo in volto e depone il

foglio con espressione angosciosa. Una visibile lotta si combatte nel

suo animo. Parecchie volte fa atto di padroneggiarsi per continuar

a leggere il resto della frase, e altrettante esita. Infine con uno

sforzo penoso ma risoluto pone l'occhio sulla carta, e alle parole

che terminano la frase e la lettera balza in piedi con un urlo di

gioia_)... all'onor della Grecia!» Ah! Molto ben detto.

(_Mènecle, rasserenato, contento, passeggia su e giù discorrendo seco

con vivacità febbrile_) Ma non si dirà mai che Mènecle a sessantacinque

anni si è lasciato sopraffare in generosità da due fanciulli! E quella

birichina che s'intende di burlarmi, la burlerò io!... Bravi figliuoli!

Che Giove vi benedica — per il bene che volete a questo povero

vecchio... (_dopo una pausa, intenerito_) e per quello che vi volete

tra di voi! Quanto a quella buona lana di Cròbilo — l'imbecille Cròbilo

— eh, se stesse a lui, non lo è poi tanto — farà i conti con Aglae... e

con sua moglie... (_va all'uscio e chiama_) Blèpo!

La sposa di Mènecle: Comedia in un prologo e tre atti, con note · 第 86 / 112 题