UOMINI ADULTERI.

§ 1. Solone con legge «permise uccidere l'adultero a chi lo cogliesse

sul fatto» PLUT., _Sol._

«Fu colto (Agorato) in flagrante adulterio (ἐλήφθη μοιχός) pel qual

delitto la legge scrive la morte in pena». LISIA, _C. Agor._, 66.

Eufileto all'adultero Eratostene da lui sorpreso nella stanza

conjugale: «Non io sto per ucciderti, ma la legge della città che tu

per lascivia dispregiasti». LISIA, _Uccis. Eratost._, 26.

§ 2. Adulterio, e come tale punito, non era quello solo commesso colla

moglie. «Se alcuno ucciderà un altro cogliendolo presso la moglie, o

_la sorella_, o _la concubina mantenuta per averne figliuoli_, non sarà

reo d'omicidio». (DEM., _C. Aristocr._, 637).

«All'Areopago è prescritto non condannar per uccisione chi colse

l'adultero presso la moglie sua. E questo il legislatore stimò giusto

_tanto per le mogli legittime quanto per le concubine_ (παλλακαῖς):

certo, se avesse avuto pene più gravi per la violazione delle mogli,

le avrebbe poste: maggiori dell'uccidere non avendone, irrogò la stessa

per adulterio con moglie o concubina del pari». LISIA, _Ucc. Eratost._,

30, 31.

§ 3. Adulterio, e come tale passibile di morte, intendevasi quello

preceduto da seduzione. Stuprare una moglie, violentandola, era reato

minore e punito di sola multa. «La legge comanda che se uno avrà

stuprato a forza uom libero o fanciullo paghi multa doppia che se

stuprasse un servo: se poi avrà stuprato a forza una donna maritata,

sopra le quali è permesso uccidere l'adultero colto in fatto, incorra

la multa medesima. Tanto, o giudici, quei che aggrediscono colla forza,

il legislatore stimò degni di minor pena di quei che ricorrono alle

blandizie persuasive: poichè quelli dannò nel capo, questi con multa

sola». LISIA, _Uccis. Eratost._, 32.

§ 4. Se non ucciso sul fatto, poteva l'adultero essere punito con altre

pene e tradotto in giudizio. Esigevasi però sempre per le stesse e per

la traduzione in giudizio _la flagranza_. «έλήφθη μοιχὸς», LISIA, _C.

Agor._, 26. «ἐφ ῇ ἂν μοιχὸς ἄλω». DEMOST., _C. Neera_, 1374. — «μοιχὸς

ἑάλω... ἄνθρα ἐν ἄνθροις (_membra in membris_) ἒχων» LUC., _Eunuc._ —

«_Et hoc est quod Solon et Draco dicunt:_ ἐν ἒργῳ». ULPIANO.

§ 5. La flagranza riguardava l'adulterio non solo consumato, ma anche

tentato, e non compiuto per circostanza indipendente dalla volontà

dell'adultero. «Punisce la legge come adultero non solo chi commise in

fatto l'adulterio ma anche chi lo volle o tentò (βουληδέντα)» — MASSIMO

TIR., _Diss._ II.

§ 6. Il marito che non uccide l'adultero, e intende punirlo d'altra

pena, si impossessa della persona dell'adultero legandolo: o

rilasciandolo libero, solo dietro malleveria. Su la legittimità

della cattura, e quindi sul merito dell'accusa d'adulterio, decide

il tribunale. «Se alcuno avrà messo ingiustamente i lacci ad un

altro come adultero, questi lo accusi ai Tesmoteti: e _se_ vincerà e

apparirà legato ingiustamente, sia libero, e sciolti i mallevadori da

obbligo; se invece è chiarito adultero, i mallevadori riconsegninlo

all'accusatore». — DEM., _C. Neera_, 1367.

§ 7. Le pene sussidiarie, _in luogo e vece dell'uccisione_, sono

a piacer del marito o _pecuniarie_ o _corporali_. Può il marito

accontentarsi di una multa. «_È legge l'adultero multarsi in danaro_».

ERMOGEN., _De invent._, II, 1. — «_È legge l'adultero pagare o

morire_». — AUCT. _Probl. Rhet._ «E quegli (l'adultero Eratostene)

mi prega, mi supplica di non ucciderlo, _ma di ricever denaro_ in

componimento». LISIA, UCC. ERAT., 25. «Stefano sorprende Epeneto come

adultero e gli estorce trenta mine: delle quali avuti mallevadori,

lasciò andar libero Epeneto, tenendosi certo del danaro». DEM., _C.

Neera_, 1367.

§ 8. Le pene corporali, in luogo dell'uccisione, potean essere di

vario genere a piacer del marito: e inflitte nello stesso recinto del

tribunale giudicante sulla legittimità della cattura. «Se è chiarito

adultero, i mallevadori riconsegninlo all'accusatore, il quale, lì

nello stesso tribunale _può far su di lui, purchè senza spada, ciò che

vuole, secondo conviensi ad adultero_». (ἄνευ ἐγχειριδιου χρῆσθαι ὄ τι

ἄν βουληθῆ ως μοιχῳ). DEMOST., _C. Neera_, 1367.

§ 9. Nella antecedente designazione sono comprese le pene:

α. _dell'accecamento._ «Stabiliva la legge potersi impunemente accecare

(τυφλοῦσθαι) l'adultero colto in fatto». AUCT., _Probl. Reth._, c. 58.

«_Adulteros deprehensos licet excœcare_». CUR. FORTUNATIANUS, _Rhet.

Scol._

β. del _marchio_ rovente. «ἔξεστι στιξειν τοὺς μοιχούς». HERMOG.,

_Part. Stat._ — νόμος τὸν μοιχὸν στιξειν. MARCELLINUS.

γ. del _rafano_ (ῥαφανιδωσις). Faceasi star carponi l'adultero e

pelategli le natiche con cenere calda, gli si ficcava nel podice un

rafano de' più grandi. SUIDA, alle voci ραφανιδωθὴναι e μοιχὸς. —

ALCIFR., _Lett._, III, 62. — In luogo di un rafano si usava anche un

pesce detto _mugile_. CATULLO, carm. XV.

§ 10. Il marito che _uccide_ con pene corporali l'adultero non ucciso

sul fatto, risponde di omicidio. — ἄνευ ἐγχειριδίου, DEMOST., _C.

Neer._, loc. cit. «Chi bollando l'adultero, lo uccide, è reo di

omicidio». HERMOG. e MARCELL., loc. cit.

§ 11. È condannato il medico che cura gli adulteri, castigati col

marchio o col rafano. «’Ιατρὸς, τὰ τῶν μοιχῶν ίώμενος στίγματα,

κρίνεται» SOPATER.

§ 12. Vietato è all'adultero l'ingresso ne' templi. SOP., _in Hermog._

La sposa di Mènecle: Comedia in un prologo e tre atti, con note · 第 72 / 112 题