AGL. E ci ritornerai...
MÈN. Secondo i casi...
AGL. E tu credi di far subire a me la sorte di Dejanira... la sorte
della moglie di Alcibiade... o di quella povera moglie del tuo amico
Lisia, con le cui amiche discuti gli affari... Ma io non sono Dejanira;
io non sono la moglie di Lisia, che vede, tace e sopporta; io non sono
la sposa di Alcibiade che torna indietro dall'arconte insiem con lui...
MÈN. (L'ho detto! Stavolta ci viene!).
AGL. (_incalzando_) ... io non son nata a tollerare affronti... e io...
intendi... (_fa una pausa_) io...
MÈN. (È fatta!) (_vivissimamente, sospeso_) E tu...
AGL. E io... farò come fai tu.
(Sbalzo di sorpresa di Mènecle. Aglae è corsa verso l'uscio che
mette alle di lei stanze).
MÈN. Eh?... (_correndole dietro per richiamarla_) Aglae! Aglae!...
AGL. (_dall'uscio, ribattendo con forza sulle parole e sillabandole_)
Io farò come fai tu... e quello che fai tu!
(Entra rapidamente nelle sue stanze e gli serra a chiave l'uscio in
faccia).
MÈN. No... senti...
(Aglae è già sparita. Mènecle resta lì trasecolato. Quadro).