MÈN. (_fra sè_) (Qui ha ragion da vendere...)

AGL. (_proseguendo senza interruzione e con energia_) ... E sono i

giovani eroi che gloriosamente poi scapparono a Neméa ed a Coronéa! Ma

quando Atene fu nel bisogno, e volle salvi i suoi Dei e le sue donne,

ci vollero _questi_ (_batte sulla spalla di Mènecle_) per cacciare i

trenta tiranni e gli Spartani, e per liberare la città![175].

MÈN. (_fra il comico, il modesto e il commosso_) Grazie, grazie!

(_a sè_) (Come parla! proprio figlia di suo padre!... Ed io avere il

coraggio di sacrificarla!... Ohibò!).

AGL. (_si volge a Fània, parlandogli più calma_) Hai visto, o Fània, i

nuovi oboli di rame? Son nuovi di conio e biondi, lucidi che sembran

d'oro... pur guarda come han pessima la impronta! Osserva invece le

vecchie dramme di argento del Làurio: sono usate, ma non adulterate,

e serban la impronta stupenda e resistono al suono... La stessa

differenza, fa conto, è oggi, in Atene, fra le vostre zazzere bionde...

e queste barbe d'argento...[176].

MÈN. (_comico, guardando Fània con sussiego d'approvazione_) Già!

FÀN. (_attonito fra sè_) (O sta a vedere che se n'è adesso innamorata!).

AGL. O Mènecle, io ho visto sul tuo petto le tue superbe cicatrici:

esse valgono meglio delle bellezze di Antìnoo...

MÈN. (_sorpreso, e pur con comica modestia compiacendosi_) Eh? questo

poi...

AGL. (_proseguendo, a Mènecle_) Io ho letto il tuo ultimo discorso

all'assemblea: quanto cuore, quanto fuoco, quanto slancio giovanile!

Chi di quei giovani sarebbe stato capace di farlo?

MÈN. Oh, Elèo, per esempio...

AGL. (_nella foga del dire, resta al nome di Elèo improvvisamente

interdetta e lì per lì s'interrompe: poi, padroneggiandosi, ripiglia_)

Sì... forse Elèo... Intanto oggi tutta Atene, o Mènecle, è piena del

tuo nome, ed io ne vado superba, come se parte della tua gloria si

riflettesse sopra di me. Oh, grazie (_con effusione stringendogli la

mano che egli commosso si lascia prendere_) per questo conforto che mi

dai...

MÈN. (_sospirando, e come meditando il senso dell'ultime parole di

Aglae_) (Conforto! Ah sì, ne ha bisogno! povera fanciulla!...).

AGL. (_proseguendo affettuosa e tenendo nella sua la mano di Mènecle_)

Ti ricordi le parole che ti disse mio padre: «Tu sarai l'olmo che

proteggerà la giovane édera...»

MÈN. (_comicamente sospirando e guardando in aria_) Un olmo antico!...

AGL. (_ribattendo subito_) ... e perciò robusto.

MÈN. (_sottovoce a Fània, dandogli di soppiatto un forte pizzicotto_)

Ma parla un po' anche tu...

FÀN. (_strillando_) Ahi! ahi!...

AGL. (_che s'è accorta, sorridendo a Fània_) E se robusto non fosse, ti

farebbe strillare in quel modo?...

FÀN. (_irritato dal pizzicotto e prorompendo_) Sì, strillo, perchè

tu ti lamenti in cuor tuo e poi qui adesso, in sua presenza, per

generosità lo difendi... e al modo ond'ei ti tratta, non lo merita, non

lo merita, non lo merita!... E io sono una bestia a pigliarmela a petto

e a perdere il mio tempo per buscarmi in compenso delle ramanzine!...

Lamentati ancora! (_ad Aglae_) e aspetta ch'io me ne occupi un'altra

volta!...

AGL. Oh, bravo, per Cerere! farai bene!...

FÀN. (_ad Aglae stizzito_) Tientelo, godilo il tuo Mènecle!... e

amatevi sempre così, che gli Dei vi premieranno!... (_a Mènecle

passandogli vicino_) (Già che andate così bene intesi, sbrigatevela da

voi!...).

(Esce concitato, liberandosi da Mènecle che vorrebbe trattenerlo).

La sposa di Mènecle: Comedia in un prologo e tre atti, con note · 第 51 / 112 题