AGL. ... occupato nel gineceo a filar lana o a contar storielle milésie
alle fantesche? Credi ch'ella andrebbe superba, mentre i tempi per la
città si fan scuri, del vederlo sotto i propri occhi sciupar negli ozî
femminili il vigore del braccio e della mente, quel che gli resta del
fiore dell'età?
MÈN. (_gesto comico di sorpresa_) (Eh!) (_ad Aglae_) Ecco...
veramente... puoi dire un fiore... stagionato... Proprio, precisamente,
un giovane di primo pelo non sono...
AGL. (_interrompendolo_) E per questo mi sei caro...
MÈN. (_la guarda trasecolato, poi scotendo il capo_) (Non capisco più!).
AGL. (_rincalzando_) Bella cosa, al confronto di costoro, i giovani
della giornata! Bella gioventù da innamorar donne libere![172].
Agatòne, Dìnia, Stefano, Dercillo! azzimati, unti, leccati,
dinoccolati, cascanti[173], non san far altro che studiar le pose
quando camminano e quando stan fermi, e andar in giro con cicale in
testa e specchietti indosso e boccettine di Tùrio, che puzzano di
profumerìa lontan due stadî; e prendono i bagni caldi e si coprono
di pelliccie di Sardi per ripararsi dai primi freddi, e passano
tutto il dì e la notte per le bische e nelle case delle danzatrici e
suonatrici di flauto; smorti per le lascivie e per le orgie, consunti,
fracidi a vent'anni; poi, a sentirli discorrere a teatro o per le vie,
impertinenti, presuntuosi, ignoranti come Libétrj, imbecilli più di
Margìte che aveva studiato tante cose e non ne sapeva nessuna...[174].