AGLAE, MÌRTALA, CRÒBILO, _un momento_ TRATTA.
AGL. (_rientra discorrendo con Mìrtala_). Oh, trattienla quanto vuoi!...
MÌRT. (_con un involto in mano_). Grazie!..
AGL. (_a Cròb._). È già uscito Mènecle?
CRÒB. Or ora... (_senza por mente a Mìrtala che sta raggiustando il suo
involto, contempla di sottecchi Aglae e parla fra sè_). (Quel nasino
grazioso che guarda in su!).
AGL. Niente lasciò detto?
CRÒB. No... Parea cercar delle carte... (_continuando a sbirciar
Aglae_). Che bei capelli biondi!... Con quella acconciatura oggi par
fin più bella del solito!... Sicuro!... è più bella del solito!... Che
boccone per quello a cui tocca!...
(Nel volgersi, mentre è immerso in queste riflessioni, si trova
faccia a faccia con Mìrtala, che gli pon su le braccia l'involto da
portare).
MÌRT. Mi fai piacere di tenermelo...
CRÒB. (_con una smorfia e un lungo sospiro_). E a me ecco che cosa
tocca!...
MÌRT. Bada a non la sciupare...
CRÒB. No, no... (_annasando l'involto_) Hu!hu! che profumo!... Ma di'
un po', Mìrtala, la ti andrà poi bene?
MÌRT. (_accennandogli Aglae_). E non vedi, orbo, che abbiam la stessa
taglia?
CRÒB. Ah sì!... (orbo, quando t'ho preso!) Hu! hu! che odor
d'ambrosia!... Che profanazione!...
AGL. (_passata presso il tavolo a cui Mènecle era seduto sul
cominciar dell'atto, e visto un rotolo caduto per terra, lo raccoglie
sorridente_). To'!... nel grande accalorarsi per la mia felicità, ha
dimenticato fin le sue carte!... Che mi dicevi Cròbilo? che Mènecle
cercava delle carte?...
CRÒB. Appunto... frugava...
AGL. E allora saran queste che gli son cadute o ha dimenticato qui. Sai
dove andava?...
CRÒB. Alla cancelleria dell'arconte.
AGL. Le darò a Blèpo che glie le porti...
(Fa per chiamare).
MÌRT. È inutile. Dà qui. Passiamo ora di là noi.
AGL. Grazie allora...
(Le passa il rotolo con indifferenza).
MÌRT. Così gli dirò anche, a quel rusticone, che non è questo il modo
di andarsene...
AGL. Non gli dire nulla. È il suo carattere.
MÌRT. Bel carattere!... Anche gli Sciti lo hanno così:[148] ma non
isposano donne d'Atene. Se fosse mio marito... vedrebbe! Già, tu
sei troppo buona... Vorrei veder io che Cròbilo stesse su la notte a
consumarmi l'olio della lucerna, senza neanche saper quel che scrive...
E tu ti fidi?...
AGL. Completamente.
MÌRT. (_scrollando il capo_). Basta!... contenta tu!... (_a Cròbilo,
maliziosa, mostrandogli il rotolo_). Neh, Cròbiluccio, che avessimo
senza saperlo, a far la parte... tu di Mercurio... e io di Iride?...
CRÒB. (O Dei! che vaga Iride!) Peuh! Mercurio portator di fagotti...
MÌRT. Vieni dunque. Addio Aglae.
AGL. Addio.
CRÒB. (_sbirciando sempre Aglae_). (Che cara creatura! Eh, se
sapesse!...)
MÌRT. (_a Cròbilo_). Vieni?... (_nell'avviarsi ad uscire con
Cròbilo, va curiosando nell'interno del rotolo; d'un tratto si ferma
esclamando_) Oh, cara Venere!... (_si volta verso Aglae_) Ma voi altri
due fate all'amore di nascosto? e invece di parlarvi, vi scrivete?...
AGL. (_non comprendendo_). Eh?
MÌRT. Ma le carte degli affari non saran queste. Questa è per te.
AGL. (_sorpresa_). Che cosa?...
MÌRT. Ma sì!... qui nell'angolo dice: _Mia cara Aglae!_... guarda!
guarda!... (_Aglae osserva dove Mìrtala le indica_). Ma allora, poi
ch'è per te, puoi aprirla in coscienza: gli risparmi la fatica...
CRÒB. (_a parte, avendo seguìto la scena_). Volevo ben dire! Capirai
prima della luna nuova! È la lettera di partecipazione. Ora ho
capito...
AGL. (_indifferente, prende il rotolo, lo esamina un minuto
esternamente, poi senza aprire lo torna a deporre_). Leggerò poi...
(_fra sè_) (Sarà la ripetizione dei discorsi allegri di stamane!)
CRÒB. (_inquieto, a parte_). Ma se non legge... bisognerebbe...
MÌRT. (_ad Aglae maliziosamente_). Ho capito... segreti fra coniugi...
Rispettiamoli!... Vieni, Cròbilo?...
CRÒB. Vengo!... (_segue lentamente Mìrtala; mentre ella esce,
s'appressa rapido ad Aglae e le dice affrettato, sottovoce, con accento
drammatico_). So tutto. Coraggio. Sei giovane, sei bella. Venere ti
proteggerà... (_allontanandosi, la torna a guardare_) (Che nasino! È
più bella del solito!)
MÌRT. (_mentre Cròbilo, già avviato ad uscire, si indugia di
soppiatto nella contemplazione di Aglae, Mìrtala sulla soglia si volge
amorosamente al marito, e ad un tratto lo abbraccia scoccandogli un
sonoro bacio e ripetendo con caricatura amorosa il verso di Crìside_).
«_T'amo!..... È la nova parola ch'io so_».
(Cròbilo, strappato improvvisamente alla sua contemplazione dal
bacio di Mìrtala, con una smorfia comica lo subisce, e mandando un
sospiro di rassegnazione disperata, si lascia da Mìrtala trascinar
via).