»Cercò per dirle il doloroso vale
»Gli accenti invano, e fisso in lei lo sguardo
»Invan tenea. Di morte il gel ferale
»Gli fe' muta la lingua e 'l veder tardo.
»Sol dell'amata donna e in un fatale,
»Che in sen gl'infisse l'amoroso dardo,
»Ei può stringer la man, che alfin la trova,
»E fu del viver suo l'estrema prova.
_D'un Anonimo._
L'infermità sopraggiunta ad Editta la obbligò al letto in tutto il
restante di quella giornata, che l'apparizione istantanea di Morton le
rendè si tempestosa; pure alla domane trovossi riavuta sì, che lord
Evandale potè ritornare nei divisamenti di viaggio interrotti. Era
mezzogiorno, allorquando lady Emilia entrò nell'appartamento di Editta,
e dopo averle fatti, e averne ricevuti i soliti convenevoli, le diede a
conoscere in tuon serio, e che assai sapea del rimprovero; come fosse
venuto già tale istante che amarissimo per una sorella di Evandale, era
propizio a miss Bellenden, in procinto, al dir della lady, di vedersi da
un gravissimo peso alleviata; »oggi, conchiuse, mio fratello ci
abbandona.»
»Ci abbandona? Editta richiese esclamando. Spero sarà coll'intenzione di
tornarsene alla propria casa.»
»Io non penso come voi. Credo si prepari ad un lungo viaggio. Qual cosa
di fatto può trattenerlo in questo paese?»
»Gran Dio! Editta proruppe. Sono io dunque condannata a vedere
l'esterminio delle persone più nobili, più generose che sian sulla
terra? Che potrebbe egli farsi per impedirgli di correre alla sua
rovina? Fate presto, lady Emilia, ve ne supplico, pregatelo a nome mio a
non partire prima d'avermi veduta. Io scendo sull'istante le scale.»
»Volentieri, miss Bellenden, ma prevedo che tutto omai sarà inutile.»
Lady Emilia uscì della stanza serbando quel tuono di gravità ch'ebbe in
entrandovi, e si condusse ad avvisare il fratello che la salute di miss
Bellenden era rimessa quanto bastava ad inspirarle l'idea di far le
scale e vedere, prima ch'egli partisse, Milord.
»Credo, soggiunse ella con acerbità, che la speranza di trovarsi
tantosto sciolta della nostra compagnia l'abbia guarita dalle sue
affezioni ipocondriache.»
»Quest'è un'ingiustizia, sorella mia, se pure non vi fa parlare
l'invidia.»
»Ingiustizia! può darsi. Invidia poi! (soggiunse ella dando un'occhiata
allo specchio) non avrei mai creduto poterne essere sospettata, quando
non ho motivi d'averne. Ma andiamo a raggiugnere la vecchia Milady. Ella
ci ha preparata una colezione, che sarebbe assai per tutto il vostro
reggimento, se ne aveste uno.»
Lord Evandale la seguì nella sala del banchetto, nè le rispose cosa
alcuna, sapendo per prova quanto fosse difficile impresa il calmar
questa donna, se trafitta credeasi nell'amor proprio. La copiosa
imbandigione della mensa attestava le molte brighe che a tal uopo
assunta erasi lady Bellenden.
»Avete tanta bontà, Milord, diss'ella a lord Evandale, che vi
contenterete di una colezione parca e tal quale mi permette il mio stato
attuale offerirvela. Non mi piace vedere che i giovani si mettano in
cammino a stomaco vuoto, ed è quanto esternai a sua maestà, allorchè mi
onorò d'essere mio convitato a Tillietudlem nell'anno di grazia 1651, e
la ridetta maestà sua ebbe la bontà di rispondermi intanto che votava un
bicchiere di vin del Reno. — Lady Margherita, voi parlate come
un'oracolo — Proprie parole di quel sovrano! Milord quindi non mi darà
torto se insisto perchè si faccia colezione prima d'imprendere un
viaggio.»
Egli è da supporsi che Milord perdesse qualche tratto del discorso
tenutogli dalla buona signora, poichè la maggiore attenzione di lui era
volta alla parte della scala per udire i passi di miss Bellenden quando
ne fosse scesa: distrazione sì possente in lui da non accorgersi nemmeno
d'un incidente che stiamo ora per partecipare ai nostri leggitori, e che
gli fu di poi fatalissimo nelle sue conseguenze.
Mentre lady Margherita facea i cerimoniali del banchetto, cosa della
quale grandemente dilettavasi, e nella quale a maraviglia riusciva, la
interruppe John Gudyil annunziandole che »sta di fuori un uomo che brama
parlare a Milady.» Era questo il solito formolario da lui adoperato per
far comprendere alla padrona che la persona annunziata apparteneva alla
classe volgare.
»Un uomo, Gudyil? disse lady Bellenden facendosi ritta ritta. E qual
uomo? non ha nessun nome quest'uomo? Si direbbe ch'io tengo bottega e
che basta a chi mi vuole il chiamarmi.»
»Egli ha un nome certamente, o milady, rispose Gudyil, ma un nome che
non sona troppo bene all'orecchio della mia padrona.»
»E qual è questo nome, imbecille?»
»Ebbene, milady! è Gibby. (E nel dire ciò diede qualche segno di mal
umore il nostro ex-cantiniere, al quale l'epiteto di _imbecille_ non
garbava gran che, stimandosi, come servo antico della famiglia e
segnalatosi in oltre per prove non interrotte di disinteresse e
d'affetto, meritevole di qualche maggiore riguardo.) È Gibby, poichè
milady lo vuol sapere, Gibby or mandriano di bovi a Kitty-Hensaw, altra
volta custode del pollaio a Tillietudlem, e che cinque anni fa nel
giorno della rassegna.....»
»Tacete subito, Gudyil. L'è una bella impertinenza la vostra,
immaginarvi ch'io voglia parlare con tal razza di gente! Chiedetegli che
cosa vorrebbe dirmi.»
»Egli è quanto io aveva già fatto, o milady; ma mi rispose che il suo
commettente gli ordinò di non parlare ad altri fuorchè a voi medesima.
Per dire la verità, a quanto mi sembra, non ha bevuto male a quest'ora,
e ha l'aria stupida, come poi l'ha avuta in ogni occasione.»
»Mandatelo via, e ditegli di tornar domani a digiuno. Sicuramente, verrà
a domandare qualche soccorso, come antico servo di casa!»
»Anche questo, milady, è probabile. Il povero tapino ha le vesti che gli
cascano di dosso.»
Gudyil nel far noto a Gibby che non eragli permesso allora il
presentarsi a milady, operò nuovi tentativi per sapere qual cosa egli
desiderasse dalla padrona; ma tutto indarno. Gibby si rimise in tasca un
biglietto, e troppo fedele nell'eseguire letteralmente le cose
raccomandategli rifiutò passarlo in altre mani e conchiuse che sarebbe
tornato nel dì successivo.
Pur era cosa rilevantissima, che quel biglietto venisse consegnato
all'istante. Fu Morton che essendosi, presso al ponte di Bothwell,
scontrato in Gibby, scrisse affrettatamente, e coll'amatita, pochi versi
intesi ad avvertire lord Evandale delle trame ordite da Basilio Olifant,
ed a consigliargli una istantanea fuga, se non gli fosse piaciuto meglio
il trasferirsi a Glascow, ove lo assicurava che avrebbe trovato
protezione. Il soprascritto del biglietto era a _lord Evandale, presso
lady Bellenden — Fairy-Grove_; e Morton nell'affidarlo a Gibby, gli
raccomandò la prontezza _e la consegna in proprie mani_, unendo il dono
di due dollari per eccitare lo zelo, e raddoppiare la sollecitudine di
questo messo.
Ma parea ne' destini di Gibby che l'intervento di lui, o come armigero,
o come ambasciatore, non fruttasse nulla di buono alla casa di
Tillietudlem. Costui per accertarsi se il denaro del suo commettente
fosse di buona lega, entrò in una osteria, e vi fece sì lunga pausa, che
l'acquavite e la birra lo aiutarono a perdere il criterio, se pur
qualche grano ne possedea. Giunto a Fairy-Grove, avea già dimenticato il
nome di lord Evandale, si ricordava dell'altro di lady Margherita, più a
lui famigliare, e sfortunatamente si ricordava ancora della raccomandata
_consegna in mani proprie_, che a suo sentire diveniva _in mani proprie
di lady Margherita_; la qual cosa non avendo egli potuto eseguire a
motivo della narrata ritrosia di milady, anzichè fidare la lettera ad
altra persona, preferì l'espediente d'andarsene.
Gudyil partiva dal luogo del banchetto quando miss Editta vi entrò. Un
tal quale imbarazzo si fe' scorgere così in essa come in lord Evandale;
e ben se n'avvide lady Margherita; ma ignorando ella le cose accadute il
dì innanzi, e sapendo solamente che si era differita la celebrazione
delle nozze per l'incomodo di salute sopraggiunto alla nipote, non
attribuì a cagioni straordinarie un tal imbarazzo, e s'avvisò toglierlo
di mezzo imprendendo con lady Emilia discorsi i più indifferenti.
Allora Editta, coperta il volto di mortale pallore, disse, o piuttosto
fece comprendere a lord Evandale la propria brama, di aver con esso un
particolare colloquio. Offertole questi il braccio, la guidò in uno
stanzino contiguo a quel tinello, e soccorsala ad adagiarsi sopra una
seggiola a bracciuoli, altra ne prese per sederle vicino.
»Mi trovo all'eccesso della disperazione, o milord, gli diss'ella con
tuono semispento di voce, e quasi non potendo articolar le parole. So
appena quel ch'io voglia dirvi; nè trovo accenti ad esprimermi.»
»Purchè sia in mio potere l'alleviare le vostre pene, mia cara Editta,
credete che a tal fine nulla parrammi gravoso.»
»Voi siete adunque, o milord, fermamente risoluto d'unirvi a coloro che
corrono ad inevitabil rovina? Nè vagliono a distogliervi da tal disegno
o il vostro senno che dee mostrarvela tale, o le preghiere de' vostri
amici, o il precipizio che vi vedete aperto dinanzi?»
»Perdonatemi, miss Bellenden; ma nemmeno la stessa premura che vi
compiacete dimostrare sul mio destino può rattenermi, quando l'onore mi
prescrive ch'io parta. Quelli che mi devono seguire stan già raccolti in
mia casa: il segno della sommossa verrà dato all'istante del mio
giugnere all'assemblea di Kilsythe. La fedeltà che io serbo al mio re
non mi permette nè l'esitare nè il differire più lungamente. Fosse anche
l'ultima mia ora che mi chiamasse, non cercherò d'evitarla. Sarà un
conforto per me l'aver meritata nel mio morire la compassione della
donna, la cui tenerezza non ho potuto ottenere vivendo.»
»Rimanete, milord, esclamò Editta con un tuono che penetrò le viscere di
lord Evandale, rimanete per esserne ancora di soccorso e d'appoggio:
sperate tutto dal tempo. Questo diluciderà, non ne dubito, lo strano
avvicendamento d'eventi che turbò ieri il mio spirito, e gli restituirà
la smarrita sua calma.»
»Editta, è già troppo tardi, e mancherei di generosità sol che
accarezzassi un istante l'idea di trar partito da sentimenti esternati
da una giovane in simil circostanza. L'amarmi non dipende più da voi, e
la vostra amicizia è quanto or solamente mi resta a pretendere. Ma se
anche fossero altrimenti le cose, il dado è tratto; non mi è più
lecito....»
Cuddy allora entrò precipitandosi in quella stanza, col terrore pinto
sul volto.
»Nascondetevi, o milord, nascondetevi. Arrivano, circondan la casa.»
»E di chi parlate voi?» sclamò lord Evandale.
»D'una banda d'uomini a cavallo condotti da Basilio Olifant» rispose
Cuddy.
»Ah milord! ripetè con tuono enfatico Editta, per l'amor di me! per
l'amor di Dio! nascondetevi.»
»Nascondermi! sclamò il lord. No, giuro al cielo! E con quale diritto
questo sciagurato si arrogherebbe arrestarmi, o attraversarmi la via?
Fosse un reggimento, me gli aprirò strada per mezzo. — Cuddy, dite ad
Holliday e ad Hunter di mettersi a cavallo — Addio, Editta a me tanto
cara.» Strettala fra le sue braccia, le diede un tenero amplesso, e
congedatosi in fretta dalla sorella e da lady Margherita, che
s'adoperavano indarno a trattenerlo, salì a cavallo, uscendo fuori di
quella casa, ove il terrore e la confusione regnavano. Le donne
mandavano grida di spavento, e correano ver le finestre, d'onde
scorgeasi una piccola banda d'uomini a cavallo scendere dalla collina
posta rimpetto all'abitazione di Cuddy. Due soli di costoro pareano
appartenere ad assoldata milizia, e tutti avanzavano lentamente e colla
cautela di chi ignora quai forze apprestinsi ad affrontare.
»Ei può salvarsi! sclamò Editta, ei può salvarsi!» E aprendo una
finestra, gridò a lord Evandale che si allontanava: »Milord, tenetevi
alla sinistra, e fuggite per traverso ai campi.»
Ma non accadde giammai che lord Evandale all'aspetto del pericolo
s'involasse. Ordinò ai propri servi il seguirlo armati delle loro
carabine, e corse incontro a Basilio Olifant, che occupava ad una
distanza circa di sessanta miglia la sola via che a Fairy-Grove
conducesse.
Il vecchio Gudyil, fatto greve dagli anni, andò in traccia delle proprie
armi. Più agile Cuddy, diede mano al suo archibuso che tenea sempre
carico per una cautela voluta dalla situazione in isola della sua casa,
e si fece a seguire a piedi lord Evandale.
Invano la moglie, non meno atterrita dell'altre persone che ivi
rimaneano, si attaccò alle vesti del marito, predicendogli che il suo
voler frammettersi negli affari degli altri lo avrebbe tratto a finire,
o appiccato o moschettato, i suoi giorni. Cuddy se ne sciolse vibrandole
un sonorissimo pugno.
»Lasciami andare, _carogna_, e taci una volta. È parlare scozzese, mi
sembra. Son questi forse affari degli altri? Credi tu che io possa,
ch'io debba vedere, senza movermi, assassinato lord Evandale?»
Potemmo accorgerci fin dai tempi dell'assedio di Tillietudlem che Cuddy
si dilettava delle strade obblique. Non vedendo comparire Gudyil,
osservò che in quel momento tutta l'infanteria stava in lui; laonde fece
un giro a sinistra entrando in un vicino verziere per operare di lì una
diversione su i fianchi dell'inimico, ogni qualvolta le circostanze
l'avessero consigliata.
All'apparire di lord Evandale, Olifant fe' tostamente ordinare i suoi in
atto di circondarlo, e, conservati tre uomini con sè, rimase più innanzi
degli altri. Due di questi uomini portavano l'uniforme del reggimento
guardie; l'altro vestiva abito di villano; ma alla sua fisonomia truce e
risoluta, ai lineamenti duri e feroci di costui, chiunque lo aveva
veduto una sola volta, ravvisava necessariamente in esso Balfour di
Burley.
»Seguitemi, disse ai suoi servi lord Evandale, e se v'è chi si attenti
disputarne il passaggio, prendete esempio da me.» Non era egli lontano
da Olifant che quindici passi, e preparavasi a chiedergli conto di tale
violenza, allorchè l'altro esclamò. »Fuoco sul traditore!» Quattro colpi
d'archibuso furono tratti nel medesimo tempo. Lord Evandale portò la
mano sopra una pistola da sella, ma ferito mortalmente, gli mancò la
forza per afferrarla. Hunter scaricò la sua arme alla ventura. Ma
Holliday più avvezzo a sì fatti scontri, e agile quanto coraggioso,
prese Inglis di mira, nè lo fallì. Intanto una palla d'archibuso sparato
da un nemico invisibile dietro la siepe vendicò anche meglio lord
Evandale colpendo Olifant sulla fronte, e stendendolo morto sul suolo.
Atterriti quei del suo seguito da un esempio sì subitaneo, non pareano
gran che vogliosi di prender parte alla pugna, ma Burley, sentendosi vie
più ribollire il sangue di rabbia e di sdegno, esclamò: »Perano i
Filistei» assalendo Holliday colla sciabola. Mentre questi da valoroso
si difendeva, giugnea galoppando uno squadrone d'estrania cavalleria.
Erano dragoni olandesi, che conducea il colonnello Wittenblod, e ai
quali si faceano scorta Enrico Morton e un impiegato civile.
Wittenblod intimò a nome del re il metter giù l'armi: alla qual voce,
tutti obbedirono, tranne Burley, che spronando al galoppo il suo
cavallo, cercò il proprio scampo fuggendo. Parecchi dragoni si diedero
per ordine del lor comandante ad inseguirlo; ma fornito com'egli era
d'ottimo corridore, non riusciva sì facile tale impresa. Pur veggendosi
all'atto d'essere raggiunto da due di questi, si volse per affrontarli,
e dato successivamente di piglio a due pistole, uccise il primo,
rovesciò l'altro da cavallo. Continuando indi il cammino verso il ponte
di Bothwell, s'avvide a qualche distanza, che munito era di guardie;
laonde costeggiò il Clyde fino ad un punto ove il credea atto a guadarsi
e v'addentrò sè e il suo corsiero.
Il tempo impiegato a tal giravolta avendo dato modo di raggiugnerlo ai
cavalieri che gli correano dietro, questi trassero congiuntemente sopra
di lui, e colpito da due palle, s'accorse d'essere gravemente ferito.
Voltò immantinente la briglia al cavallo, e dato colla mano il segnale
di chi vuol rendersi, rivenne vicino alla riva da cui prima s'era
distolto. Cessò tosto il fuoco degli archibusi, e due dragoni corsero
fin entro alla riviera coll'idea di farselo prigioniero. Ma a lor mal
costo sperimentarono ch'ei non aveva avuto altro divisamento fuor quello
di vendicarsi, e vender cara una vita che più salvar non potea. Giunto
appena da presso a quei due soldati, raccolse quante forze ancora gli
rimaneano, e menò sul capo d'un di loro tal colpo di sciabola, che il
mise sott'acqua, poi con entrambe le mani strinse il collo dell'altro
avversario, risolutissimo a soffocarlo; nella qual lotta tutti e due
caddero da cavallo e trasportati vennero dalla corrente. Il sangue che
sgorgava dalle ferite di Burley contrassegnava lo spazio dai loro corpi
trascorso. Furono veduti per ben due volte comparire a galla del fiume,
il soldato sforzandosi per notare, Burley per trascinarlo seco a perire
in fondo del fiume. Non andò guari, che vennero tirati fuori dall'acque,
ma morti sì l'uno che l'altro, e le dita di Burley stavano sì fortemente
strette intorno al collo della sua vittima, che fu forza tagliarle per
distaccarnele.
Mentre periva in tal guisa questo feroce entusiasta, il generoso e prode
Evandale l'estremo fiato rendea. Non appena Morton lo scorse, si trasse
a basso da cavallo per prestare tutti i soccorsi che da lui dependeano
all'amico suo moribondo. Lo riconobbe lord Evandale, gli strinse la
mano, nè avendo più forza per favellare, manifestò co' segni il proprio
desiderio di essere trasportato a Fairy-Grove; la qual brama fu
secondata usandosi ogni cautela che allo stato del moriente addiceasi;
giunto colà, tutti gli amici in pianto gli si posero intorno. Il duolo
di lady Emilia manifestavasi alle grida ch'ella mandava; silenzioso, e
d'altrettanto più acerbo, era il dolore di Editta. In quell'istante ella
non s'accorse neanco di Morton; china sul corpo dello sventurato amico,
gli occhi di lei come l'animo non si prendeano pensier che di lui.
Finalmente lord Evandale facendo un ultimo sforzo, le strinse la mano, e
la pose in quella di Morton, poi sollevando gli occhi al cielo, come per
implorarne le benedizioni sovr'essi, in quel medesimo istante spirò.