CONCHIUSIONE.

Io avea deliberato risparmiare a me la molestia di scrivere una

conchiusione, e lasciare all'immaginazione de' miei leggitori la cura di

combinare a lor grado le cose che debbono essere accadute dopo la morte

di lord Evandale; espediente che mi sembrava accomodatissimo e allo

scrittore e al leggitore ad un tempo; ma non trovando esempi che lo

giustificassero, io me ne stava a tale proposito nella massima

perplessità; allora quando mi onorò d'invitarmi a bere il tè in sua

compagnia miss Marta Buskbody, figlia nubile, che da quarant'anni

pratica con buon successo la professione di mercantessa di mode in

Gandercleugh e ne' suoi dintorni. Sapendo io l'inclinazione che questa

madamigella ha per tutte l'opere del genere della precedente, la

persuasi a scorrerla per intero innanzi al giorno prefisso per trovarmi

alla sua abitazione, e la pregai nel medesimo tempo a mettersi in istato

di comunicarmi a tale proposito tutti quegli schiarimenti potutisi da

lei raccogliere nelle precedenti letture. Giova a sapersi, ch'ella avea

letto per ben due volte il magazzino de' tre gabinetti letterarj

instituiti a Gandercleugh.

Venuto quel tal giorno e trovatomi in casa della madamigella al momento

del tè,

»Ho letto, diss'ella, con molta avidità il vostro romanzo, ma l'idea

nata in voi di abbandonarlo senza conchiusione è assolutamente cattiva.

Voi potete a vostro talento, e finchè dura il racconto, non avere pietà

de' nostri nervi dilicati e facili alle impressioni, ma non vi è

permesso lasciarne avvolto in una nebbia lo scioglimento. Conviene

all'ultimo capitolo concederne il conforto d'un qualche raggio di sole;

la cosa è del tutto indispensabile.»

»Non vi sarebbe cosa più facile per me quanto il contentarvi,

madamigella, perchè nulla mancò alla felicità delle due persone, per le

quali cred'io, vi prendete tanta premura. Esse hanno avuto molti figli;

maschi e femmine, hanno....»

»Oh! non è mestieri farmi qui una minuta pittura della loro felicità

coniugale. Ma qual inconveniente trovate voi nel rendere in termini

generali inteso il leggitore che finalmente il destino divenne ad essi

propizio?»

»Pensate, o madamigella, che quanto più un romanzo s'accosta al suo

termine, tanto minore ne diviene il vezzo; ne accade lo stesso che del

vostro tè. Esso è di una qualità, non v'ha dubbio eccellente; ma

l'ultima tazza comparisce più debole della prima; e quanto zucchero

potrete aggiugnerle non la farà eguale in fragranza alle precedenti.

Nella stessa guisa, allora quando un racconto, che volge al termine, si

fa carico di particolarità anticipatamente prevedute dal leggitore,

queste divengon noiose a malgrado di quanta fioritura di stile un autore

adoperi a rianimarne la scipitezza.»

»Tutte queste vostre ragioni non contano un acca. Io sgriderei le mie

scolare, se una spilla sola mancasse a una cuffia; e voi non avrete

adempiuto bene il vostro dovere, se non ci parlate delle nozze di Enrico

Morton con miss Editta, se non ci dite che cosa è avvenuto di ciascun

personaggio della vostra storia, incominciando da lady Margherita e

venendo fino a Gibby.»

»Oh! non mi mancano materiali a tale uopo, madamigella, e posso appagare

la vostra curiosità, ammenochè non discendesse a minuzie immeritevoli

affatto di fermarvisi sopra.»

»Ebbene! principiamo dunque da un punto che non mi negherete essenziale.

Lady Margherita è tornata in possesso del castello e de' beni ereditari

di sua famiglia?»

»Oh sì, madamigella! e in un modo semplicissimo: vi tornò siccome erede

del suo degno cugino Basilio Olifant, che essendo morto _ab intestato_

le lasciò, e v'accerto senza averne voglia, non solamente quei beni de'

quali l'avea spogliata, ma anche tutti gli altri che immediatamente

spettavano a lui. John Gudyil fu rimesso nella sua antica dignità; Cuddy

riassunse, e con maggiore diletto, la coltivazione de' campi della

baronia di Tillietudlem: ma fedele alle abbracciate massime di prudenza

non si vantò mai d'aver tratto quel tal colpo d'archibuso ben

addirizzato, che restituì allo stato primitivo non solo lady Margherita

ma lui medesimo. »Infine poi, diceva egli a Jenny, serbatasi sempre la

sua confidente, egli era il cugino di milady, un gran signore, benchè

avesse operato contr'ogni legge allorchè ordinò una scarica addosso a

lord Evandale, senza intimargli di rendersi, senza far motto d'un

decreto d'arresto; e ti parlo schietto, non ho a cagione della sua morte

maggior rimorso che non ne proverei per avere ucciso un cane arrabbiato;

nondimeno è anche meglio il non far sapere come sia stata la cosa.» A

tal proposito Cuddy spinse anche più là la sua accortezza. Cercò

d'autenticare una voce divulgatasi, che faceva autore di tale prodezza

John Gudyil; e il vecchio cantiniere, d'un'indole affatto diversa da

Cuddy, non se n'aveva a male, talchè senza confessare il fatto, non lo

dismentì mai formalmente. Non vennero dimenticate nè la vecchia cieca,

nè la fantesca fanciulla che fu guida a Morton.....»

»Ma le nozze de' personaggi principali? Questo è quel che rileva!» Miss

Buskbody esclamò.

»Le nozze accaddero sol molti mesi dopo la morte di lord Evandale.

Entrambi ne vestirono il lutto, lutto durato più ancora ne' loro cuori

che nelle lor vesti.»

»Spero, o signore, che tali nozze saranno state precedute dal consenso

di lady Margherita. Mi piace che nelle opere di tale natura le giovani

imparino ad avere i dovuti riguardi ai propri maggiori. Si conceda che

in un romanzo prendano qualche tenera inclinazione a malgrado de'

medesimi; spesse volte la vaghezza del racconto dipende da ciò; ma

all'atto dello scioglimento fa d'uopo che questo consenso lo ottengano.

Anche il vecchio Darville finì acconsentendo alle nozze di suo figlio

con Cecilia, comunque nata in umile condizione.»

»E lady Margherita ha fatto come il vecchio Darville. Se volete,

conservò per qualche tempo il contraggenio del pregiudizio contra

Morton, non potendo dimenticarsi ch'egli, e il padre di lui aveano

militato a favore dei Presbiteriani; ma assodandosi ognor più sul trono

d'Inghilterra Guglielmo d'Orange, grande essendo in oltre il favore che

questo principe concedeva, e meritamente, a Morton, o per dir meglio a

sir Morton, erede dei titoli dello zio, la nostra lady per ultimo pose

in dimenticanza e i torti della giovinezza d'Enrico e i falli del padre.

Essendo tutte collocate in Editta le speranze di questa matrona, nè

nulla meglio desiderando quanto il vederla felice si confortò coll'idea

che il destino regola i maritaggi. — Tal è, soggiugnea la considerazione

che mi ha fatto fare sua maestà Carlo, di gloriosa memoria, stando a

contemplar due ritratti che si trovano nella mia sala; l'uno di Fergus,

conte di Torwood mio bisavolo, il più bello fra gli uomini del suo

secolo, l'altro della moglie del conte, la contessa Giovanna, guercia e

gobba, e facea tali osservazioni in quel giorno, che si degnò accettare

nel mio castello....»

»Ottimamente! soggiunse, interrompendomi ancora, miss Buskbody. Con quel

testo alla mano non v'era più luogo ad altre obbiezioni, ma che cosa è

accaduto di mistress...? come la chiamate voi quella vecchia governante

di Milnwood?»

»Di tutti i miei personaggi quella è il più fortunato. Non passa anno

che non vadano in certo giorno a desinare con lei sir Enrico Morton e la

sua moglie, i quali l'hanno obbligata a conservar fin che vive

l'usufrutto del castello di Milnwood. I preparativi per riceverli la

tengono in faccende sei mesi dell'anno, ed ha lavoro tutti gli altri sei

mesi per rimettere in ordine le cose dopo che sono partiti.»

»E Niel?»

»È vissuto a tardissima età, bevendo egualmente in compagnia dei Reali e

dei Puritani, e intonando ariette sulla cornamusa ad onore così degli

uni come degli altri.»

»E lady Emilia?»

»Giovane, ricca, avvenente, credete voi che le sarà mancato un marito?

Io spero finalmente che tutte le persone per le quali vi mostravate in

affanno...»

»Adagio, adagio, signore! Gibby, quel povero Gibby, sì sfortunato quasi

sempre nelle sue spedizioni?...»

»Ponete poi mente, mia cara Buskbody (perdonatemi il tuono di

famigliarità) ponete mente che nemmeno la famosa Scherazzade, quella

imperatrice delle novelle, avrebbe potuto durarla a ricordarsi... Non

posso dirvi al giusto come Gibby l'abbia finita; però inclino a credere

sia quello stesso che pochi anni dopo fu messo in berlina ad Hamilton

per un furto di polli.»

Miss Buskbody pose il suo piede sinistro sull'inferriata del cammino,

fece passar sul ginocchio la destra gamba, s'appoggiò sulla seggiola, e

fregandosi il fronte si diede a contemplar la soffitta. Conchiudendone

io che ella s'accignesse ad assoggettarmi ad un nuovo interrogatorio,

presi il mio cappello, e le augurai la buona sera senza darle il tempo

di ripetermi altre domande.

I Puritani di Scozia, vol. 3 · 第 17 / 22 题