CAPITOLO XIII.

»O Teucro, o sia d'Ilio alle mura infesto,

»Ch'è un infelice, il so: non penso al resto.»

_Dryden._

Entrato appena in quell'abitazione, Morton s'avvide che la sua

albergatrice gli avea detto il vero. L'interno di quel luogo non era

tale qual la parte esterna lo presagiva. Vi si scorgea molta mondezza;

nulla eravi di superfluo, ma non mancava neanco veruna delle cose

necessarie o rilevanti per un viaggiatore. La nostra Maclure introdusse

Morton nella stanza assegnatagli per cenare e dormire, facendogli

un'imbandigione d'uova, di latte e di formaggio. Comunque ei non avesse

appetito, si assise a quel desco, principalmente per aver motivo di

trattenere presso di sè la sua ospite e farla parlare. La cecità non le

impediva di darsi efficaci cure onde il forestiere non mancasse

possibilmente d'alcuna cosa, e una specie d'istinto la conducea a por le

mani su quelle cose che a mano a mano abbisognavanle all'uopo.

»Nè avete altri che vi assista nel servigio de' forestieri?» le chiese

con molta naturalezza a fine d'intavolare il discorso.

»Nessun'altra persona, o signore. Vivo qui sola come la vedova di

Zarephta; vien poca gente in questo piccolo albergo, onde i proventi non

mi danno assai per mantenere una serva. Ebbi una volta due figliuoli che

pensavano a me. Dio me gli aveva dati; Dio me gli ha ritolti. Sia

benedetto il nome suo! Vi dirò bene che anche dopo averli perduti v'è

stato un tempo nel quale io vivea meglio di quel che mi vediate vivere

adesso. Ma fu prima dell'ultima rivoluzione.»

»Davvero? E sì se non m'inganno, voi siete presbiteriana.»

»Lo sono, sì signore; e sia pur benedetta la luce che mi rischiarò per

condurmi sul buon sentiere!»

»Come sta adunque che la rivoluzione vi abbia procurato svantaggi?»

»Se ha fatto il ben del paese, se ne è derivata la libertà delle

coscienze, son cose di poco momento le conseguenze che ha portate a un

povero insetto come son io.»

»Ma, vi ripeto, non intendo in quale modo ella possa avervi

pregiudicato.»

»Oh! la storia è lunga, o signore. — Una notte, circa un mese prima

della battaglia al ponte di Bothwell, un giovane ufiziale alloggiò in

questa osteria; pallido, coperto di ferite, che perdea sangue da tutte

le bande, nè era in istato di tirar innanzi il suo viaggio: aggiungasi

che anche il suo cavallo era sfinito in modo da non poter più portarlo.

I nemici lo inseguivano, e se l'avessero trovato, la sua vita non era

salva, perchè appartenea al reggimento dragoni. Che cosa doveva io fare,

o signore? Voi che siete un soldato mi darete forse torto, come hanno

fatto tant'altri; ma io lo ricoverai in mia casa, gli fermai il sangue

che ne usciva dalle ferite, e lo tenni ascoso finchè potesse andarsene

senza pericolo.»

»E chi ardirebbe biasimarvi d'aver tenuto questo contegno?»

»Eppure, o signore, fu questo contegno appunto che mi fece essere

guardata di mal occhio da quelli della mia lega medesima. Incominciarono

a dire che avrei dovuto condurmi per riguardo al mio forestiere, come

Jael fece con Sisara. Ma se Dio non mi avea mandata in quel momento

l'ispirazione di versar sangue! Vi dirò anzi: mi sembrava ch'egli mi

comandasse di risparmiare e salvare il mio simile. Di fatto non mi son

pentita d'essermi regolata così, ad onta che mi abbiano rimproverato di

avere manifestata poca affezione ai miei figli, nel proteggere i giorni

d'un uomo che apparteneva al reggimento de' loro assassini.»

»I vostri figli sono stati assassinati?»

»Secondo poi che l'intenderete, o signore. Morti sicuramente: un di

questi combattendo per la fede, l'altro... Oh mio Dio! i dragoni vennero

ad arrestarmelo qui, e lo moschettarono rimpetto alla nostra casa, sotto

i miei occhi medesimi che da quel momento non hanno più cessato dal

versar lagrime; e d'indi in poi cominciò a mancarmi tanto la vista, che

sarà un anno, l'ho perduta del tutto; ma vi domando, o mio signore,

avrei forse ridonata la vita ai miei poveri figli col sagrificare quella

di lord Evandale?»

»Di lord Evandale! Morton esclamò. È lord Evandale il militare al quale

salvaste la vita?»

»Sì, signore, rispose la vecchia, e da quel tempo mi ha sempre date

prove di sua bontà; mi donò una vacca, un vitello, biade, denari, e

finch'egli è stato in autorità, non vi era dragone che si fosse

attentato a torcermi un capello; ma noi siamo vassalli del castello di

Tillietudlem. Basilio Olifant, che ora ne è il feudatario, disputò lungo

tempo con lady Margherita la proprietà di questo dominio; e lord

Evandale sostenea la causa della vecchia signora per amore di miss

Editta, nipote di essa, e che è, a detta d'ognuno, esempio raro di bontà

e di bellezza sopra tutte le giovani della Scozia; ma finalmente Basilio

guadagnò il castello e le terre che gli stavano sotto, e Dio sa come

guadagnò tutto questo! Abbiurando la propria credenza! Nondimeno, venuta

la rivoluzione, è stato de' primi ad abbiurare di nuovo; ha giurato di

non essere stato cattolico che estrinsecamente, ma sempre buon

presbiteriano in fondo del cuore; ha saputo insinuarsi nella buona

grazia del nuovo governo, mentre al contrario lord Evandale è tra le

pecore segnate, perchè un certo orgoglio, una certa franchezza d'animo

gli fanno abborrire l'usanza di volgersi ad ogni vento. Ma senza entrare

a discutere sulle sue massime, non io sola ma molti de' nostri, non

possono negare a lord Evandale questa giustizia, che ne' giorni della

persecuzione ci ha riparmiati fin dove ha potuto. Basilio Olifant dunque

che non potea perdonare a quell'altro d'avere armato lancia contro di

lui nel tempo della sua lite, volle vendicarsene, perchè i cattivi

trovan sempre diletto nella vendetta. Bisogna che non potesse farla a

bastanza contra la persona del milord. Che partito ha preso costui?

Battere la povera Bessia Maclure per ciò solo, che lord Evandale la

proteggeva. Ha fatto vendere le mie vacche per pagarsi di regalie

trascorse ch'io gli dovea. Se non sono mai stata libera di dragoni

mandati espressamente ad alloggiare in mia casa, è frutto delle

diaboliche sollecitudini di costui. In fine ha cercata ogni via di

rovinarmi, e solo per far dispetto a lord Evandale; che poi alla seconda

cosa non è neanco riuscito; perchè lord Evandale non sa nulla di questa

faccenda, e passerà un bel tempo prima ch'ei lo sappia da me. Ho forza

di sopportare le disgrazie che il cielo mi manda, e la perdita de' beni

di questa terra non è poi la più grande.»

Morton ascoltò, maravigliato in uno e commosso, questa ingenua

narrativa, nella quale si dipigneano la rassegnazione, la gratitudine,

il disinteresse dell'ottima donna, nè potè stare dal prorompere in

maledizioni contra l'uomo sciagurato ed abbietto che avea potuto

compiacersi d'una sì obbrobriosa vendetta.

»Non lo maledite; ella così lo interruppe. Ho inteso dire che una

maledizione è come una pietra scagliata nell'aria, la quale non di rado

va a ricadere sul capo di chi la lanciò. Piuttosto, se conoscete lord

Evandale, consigliatelo d'avere riguardo a se medesimo; perchè ho udito

più d'una volta pronunziarne il nome dai soldati che alloggiano qui, e

un d'essi va di frequente a Tillietudlem. Inglis n'è il nome, una specie

di favorito del nuovo feudatario, ben che questo Inglis nell'essere il

flagello del nostro paese non la cedesse al defunto sergente Bothwell.

Vi dico la verità; tutte le ridette circostanze mi pongono in gravi

sospetti.»

»Mi sta vivissimamente a cuore la sicurezza di lord Evandale; e vivetene

certa: troverò una strada per far giugnere a lui le notizie che mi avete

comunicate. Ma in compenso di ciò, mia buona comare, permettete che io

vi faccia a mia volta un'inchiesta. Potreste voi darmi alcuna contezza

di Quintino Mackell d'Irongray?»

»Contezza di chi?» sclamò la vecchia in tuono di sorpresa e di

sbigottimento.

»Di Quintino Mackell d'Irongray. — Ma che cosa ha dunque di spaventoso

un tal nome?»

»Nulla.... nulla.... Solamente.... l'udirlo profferire da uno straniero,

da un soldato..... O Dio! proteggetemi! Qual nuova disgrazia ancor mi

sovrasta!»

»Nessuna che possa derivarvi da me. Siatene ben certa. La persona della

quale vi parlo non ha che temer nulla dalla mia persona, se pure il suo

vero nome è, come io lo suppongo; John Balf...»

»Non terminate! sclamò la vecchia, mettendosi un dito alle labbra. Vedo

che voi conoscete il segreto di quest'uomo e che possedete la parola di

riconoscimento. Con voi dunque posso spiegarmi liberamente. Ma per amor

del cielo, parlate sotto voce! — Mi assicurate voi bene che la vostra

intenzione non è quella di nuocergli? — Per altro vi nominaste meco per

militare.»

»Sì; ma tal militare che l'uomo di cui favellasi non può da me temer

nulla. Io comandava seco lui nella giornata del ponte di Bothwell.»

»Vel crederò? — Per vero dire trovo nell'accento della vostra voce un

non so che, fatto per inspirare fiducia; poi il parlar vostro mi sembra

sì schietto.... sì lontano dalla ricercatezza.... in somma mi sembrate

un galantuomo.»

»E ardisco lusingarmi di esserlo.»

»Gli è perchè, nol dico per offendervi, mio signore; in questi sgraziati

tempi i fratelli si armano gli uni contro degli altri, e se devo dirla,

il nuovo governo non dà a temere men dell'antico.»

»Veramente? Questo io non poteva saperlo. Arrivo da paese straniero.»

»Ascoltatemi dunque» disse la vecchia facendogli cenno d'avvicinarsele.

Poi si tenne silenziosa un istante, girò lentamente il capo attorno di

sè per accertarsi colle proprie orecchie, venute a supplimento degli

occhi che le mancavano, se mai vi fosse qualcuno che potesse udire quel

colloquio, e quando dalla taciturnità che ivi dominava le parve essere a

bastanza rassicurata, continuò così il suo discorso. »Voi sapete quanti

travagli ha sostenuti quest'uomo per la liberazione degli eletti. Dio sa

quello ch'egli ha fatto! e fors'anche ha fatto di troppo; ma chi di noi

è in diritto di giudicarlo? Dopo la rotta ch'ebbero i Puritani, egli si

trasferì nell'Olanda; e il ricusarono in consorzio que' nostri fratelli

medesimi che colà viveano: in esilio. Lo statolder gli fece intimar

l'ordine d'abbandonare i suoi stati. Quindi cercò nuovamente la patria;

e tornò nel suo antico asilo, come a lui notissimo da lungo tempo, e

quel medesimo ove era solito nascondersi tutte le notti, due dì prima

della memorabile vittoria di Loudon-Hill: ma in quell'intervallo correa

pericolo col volervi tornare, e nel distolsi io, mi ricordo, la sera

successiva al giorno che il giovine di Milnwood venne acclamato capitano

del _Pappagallo_.»

»Che ascolto? Voi dunque eravate quella che avvolta in rossa mantellina,

e seduta sul confin della strada lo avvisaste, che il _lione stava nelle

montagne_?»[6]

[6] Tom. I. pag. 52.

»In nome di Dio! chi siete voi dunque? (Così la vecchia cieca interruppe

la narrazione di Morton). Ma chiunque vi siate, potete voi biasimarmi,

se avendo salvata la vita dei miei nemici ho voluto salvare anche quella

de' miei amici?»

»No certamente, mia buona donna. Ma continuate, vi prego, il vostro

racconto. Unicamente ho voluto darvi a divedere com'io conosca

minutamente gli affari della persona in discorso, e quanto motivo

abbiate di sicurezza nel confidarmi ciò che vi rimane a narrare di lui.»

»È presto detto. Gli Stuardi perdettero il trono. Guglielmo e Maria

vennero in loro vece. Avevamo sperato veder rinascere i bei giorni del

popolo di Dio. Ma oibò! Si è voluto venire ad accomodamenti col cielo,

come se non fosse scritto: _Dio volesse che tu fossi o ardente o

agghiacciato, ma perchè sei tepido..._»

»In somma (disse Morton sollecito di troncare la digressione ove stava

per imbarcarsi questa buona donna, spinta da zelo per quella ch'essa

chiamava la buona causa) voi non siete contenta del nuovo governo, e

Burley ancora è del vostro parere.»

»Parere di tutti que' nostri fratelli che non sacrificarono a Baal.

Finalmente alcuni d'essi hanno pensato che si potrebbe richiamare sul

trono l'antica famiglia col metterle nuovi patti; e poichè questa gode

tuttavia nel Nort di molti partigiani, già armatisi per la sua causa, i

nostri fratelli stavano per unirsi loro, purchè volessero acconsentire a

rialzare il tempio in tutto il suo primitivo splendore. Non per fine

diverso l'amico nostro è stato a visitare i montanari del Nort, e si è

trovato con Claverhouse, chiamato adesso Dundee.»

»Ed è possibile? Ah l'avrei giurato! (Morton esclamò) Un tale scontro

avrebbe ad un dei due costato la vita.»

»Oh no! ne' tempi di turbolenza si vedono stravaganze, altre che queste.

Claverhouse lo accolse compitissimamente, gli diede molte speranze, e lo

incaricò di regolare i patti con lord Evandale. Ma quest'ultima

circostanza è quella appunto che ruppe tutti gli accordi. Lord Evandale

non volle nè vedere, nè ascoltare il nostro amico, nè parlargli, e gli

mandò a dire che se gli compariva dinanzi lo faceva arrestare come

assassino. È dunque tornato nel suo asilo, non parlando, non respirando

fuorchè vendetta; non n'esce più, e in alcuni momenti soggiace a tali

impeti di furore da crederlo invaso dallo spirito maligno.»

»E come dunque farò per vederlo?»

»Domani all'alba del giorno, prima che si alzino da letto i soldati, la

mia piccola Peggy vi sarà guida nel trasferirvi colà; perchè, dopo la

disgrazia della mia cecità, è dessa che gli apporta quanto è necessario

a sostenerlo in vita, se pur è lecito chiamar vita una esistenza sì

miserabile.»

»E dov'è questo suo asilo?»

»In un luogo detto la caverna di Linklater; il più tristo fra quanti

soggiorni una creatura umana possa prescegliersi; ma lo antepone ad

ogn'altro per la concepita certezza che niuno ivi andrà a ritrovarlo;

poi si è tanto assuefatto a starvi!... Ma vorreste voi qualch'altra cosa

prima di andare a letto, o signore? Perchè domani vi sarà d'uopo alzarvi

di buon mattino.»

Morton la ringraziò, e la sua albergatrice lo lasciò solo.

Intanto ch'egli spogliavasi, udì lo strepito de' dragoni che tornavano

dopo avere fatta la loro pattuglia: chiesti indi al cielo il coraggio ed

il consiglio necessari al colloquio cui accigneasi, andò in letto, e

sonno profondissimo il prese.

I Puritani di Scozia, vol. 3 · 第 14 / 22 题