CAPITOLO XII.

»Ov'è l'amico ostier? Ch'io 'l veggia presto!

»E il seco starmi favellando a un desco

»Tempri gli affanni d'indugiar molesto.»

_Il viaggio d'un amante._

Giunto, senza che alcuna particolarità gli cadesse, alla città Enrico

Morton, scese alla locanda di Niel. Più d'una volta lungo la strada si

pentì d'avere ripreso l'antico abito, pensando allora soltanto che in

vece di giovare allo scopo da lui ideato, poteva anzi crescergli la

difficoltà di rimanere sconosciuto; ma alcuni anni di assenza e di vita

militare aveano di fatto alterati assai i lineamenti del suo volto, e

per altra parte le persone delle quali andava in traccia non erano mai

state con esso in quella tale corrispondenza da poterlo riconoscere come

avea fatto la vecchia Alison, che a ciò nemmeno sarebbe riuscita senza

la distrazione accadutagli nel parlare al cane che lo accarezzava.

Piena vedeasi la locanda, e parea godere tuttavia della sua antica

celebrità. Lo scorgere Niel più grasso e paffuto, e men civile che non

lo era in passato, fu indizio a Morton che la borsa di cotest'uomo erasi

impinguata al pari della persona; perchè nella Scozia la civiltà degli

ostieri va in proporzione inversa dello stato lor pecuniario. La figlia

di Niel aveva acquistati i modi d'una serva d'osteria accorta ben del

suo conto, e incapace di distrarsi dalle proprie incombenze, o per lo

strepito delle armi, o per le cure d'amore. E padre e figlia non fecero

a Morton maggiore attenzione di quella cui può aspirare uno straniero

che viaggi senza seguito di cavalli e di servi. Risolvè quindi conformar

gli atti all'umile personaggio ch'egli in quell'istante raffigurava.

Condusse da se medesimo nella scuderia il suo cavallo, gli fe' dar la

biada, e tornò indi nella sala comune, perchè coll'ordinare per sè una

stanza a parte avrebbe creduto annunziarsi uomo di maggiore affare che

non volea comparire.

Era in quel luogo che alcuni anni prima Morton avea celebrata la sua

promozione al grado di capitano del _Pappagallo_, cerimonia che non

essendo nulla più d'un scherzo in sua origine, per lui s'era fatta

sorgente di serissime conseguenze. Consapevole anche a se medesimo del

grande cambiamento morale e fisico al quale avea soggiaciuto, giudicò

che niuno ravviserebbe nell'uom grave e posato venuto allora in quella

brigata il giovane spensierato, cui diè grido, anni addietro, una prova

di sollazzevole agilità.

L'assemblea unita nella sala era composta di diversi crocchi,

distribuiti nella proporzione e nel numero di quelli che vi trovò,

vincitore nella lotta del _Pappagallo_. Alcuni cittadini beveano

ponderatamente la lor foglietta d'acquavite: più in là stavano soldati

che nel votare un boccale di birra, bestemmiavano contro la presente

tranquillità del cantone, che non permetteva ad essi più dispendiosa

bevanda. Vedeasi un de' loro sott'ufiziali che gustava un bicchierino

d'_acqua ammirabile_ unitamente al parroco presbiteriano, e tre

viaggiatori attorno a un fiasco di vino aspettavano il ricambio de'

cavalli che doveano a maggior distanza condurli. La scena offerivasi la

stessa di cinque anni addietro, ma cambiati n'erano i personaggi.

»L'aspetto del mondo può variarsi, pensava Morton fra sè, ma le sedi che

il caso rende vacanti trovano sempre chi viene ad occuparle. Così negli

affanni come ne' diletti della vita gli enti umani imitano le foglie

degli alberi. Le loro differenze individuali, e la loro somiglianza

generale sono le stesse.»

Sedutosi indi e sapendo per esperienza qual sia il modo più sicuro di

ottenere riguardi nelle locande, chiese un boccale di vino di Bordò, che

l'ostiere gli portò tirato di fresco e spumante ancora nella mezzina,

poichè l'uso d'infiascare i vini non si conosceva ancora a que' giorni.

Il nostro Niel nell'atto di versargliene la prima tazza lo assicurava

con leggiadria, che non potea trovare vino più squisito di quello,

neanco se correva venti miglia all'intorno. Morton che in far ciò aveva

i suoi fini, invitò l'ostiere a sedersi ed a ber seco lui. Niel

assuefatto a ricevere tali inviti da tutti coloro che non trovavano

migliore compagnia, accettò senza bisogno di nuova preghiera, e tanto

più volentieri perchè avea scelto a requisizione di Morton tal vino che

del suo simile non si faceva grande scialamento in quell'osteria.

Intanto che si votava il boccale, venendone per cura di Morton la parte

maggiore all'ostiere, questi andava cianciando sulle notizie del paese,

sulle nascite, sulle morti, su i maritaggi, sulle traslocazioni accadute

ne' patrimoni, sulla rovina d'antichi casati, su i novelli che s'erano

inalzati sovr'essi, ma stava però lontano dal toccare direttamente punti

politici, e solamente posto in necessità di rispondere ad una certa

interrogazione di Morton disse con aria di indifferenza: »Sì, veramente

abbiamo sempre soldatesca nel paese, or più or meno: v'è un corpo di

cavalleria a Glascow: il suo comandante si chiama... _Wittybody_, credo,

o qualche cosa di consimile; olandese, v'assicuro, in corpo ed in anima.

Non ho mai conosciuto un uomo che unisca tanta gravità a tanta flemma».

»Vorrete dire sicuramente Wittenbold. Non è vero? Un vecchio che ha

capelli grigi, mustacchi neri, che parla poco!...»

»E fa sempre fumare la pipa. Vedo che lo conoscete. Può essere che sia

un uomo di garbo, benchè olandese, ma foss'egli dieci volte di più e

generale e _Wittybody_ di quello che è, sosterrò sempre che non ha gusto

per la musica di sorte alcuna. Un giorno co' suoi tamburi m'ha

interrotto in mezzo ad una delle più belle arie ch'io abbia mai sonate

colla mia cornamusa».

»E i militari che vedo qui appartengono essi al suo corpo?»

»Oh no! sono antichi dragoni del reggimento guardie: militarono un

giorno sotto Claverhouse, e credo bene che se si accostasse da queste

bande non tarderebbero a mettersi con esso».

»Non dicono che è stato ucciso in battaglia?»

»Sì, ne corre la voce; ma ci ho i miei grandi dubbi. Non è sì facile

ammazzare il diavolo[5]. Ma tornando a questi dragoni, torno a dirvi,

che se Claverhouse comparisse qui farebbero così presto a raggiugnerne

le bandiere, come io a mandar giù questo bicchiere di vino. — È vero che

oggi sono i soldati del re Guglielmo, ma, non è lungo tempo, lo erano

del re Giacomo. Già questa facilità di voltare casacca si fonda sopra

una ragione semplice quanto mai. Per chi si battono essi? Per quel che

li paga. Non hanno nè case nè poderi che loro importi il difendere. —

Però da questo cambiamento di cose, o come lo chiamano adesso, da questa

_revoluzione_ è venuto fuori qualche cosa di buono; ed è che si può

parlar forte, e dire francamente il suo parere senza la paura di andare

a dormire in prigione, o d'essere appiccato, cosa alla quale metteano

men cerimonie che non ne metto io a voltar la chiave d'una botte per

empire un boccale».

[5] I leggitori si ricorderanno l'opinione che sul cavallo

fatato di Claverhouse era invalsa nel volgo della Scozia (Tom.

1, pag. 162.)

Qui accadde un istante di pausa, e Morton accorgendosi di avere fatto

qualche progresso nella confidenza dell'ostiere, pensò prima un istante

colla titubazione solita in chiunque preparandosi a fare un'inchiesta

sente l'importanza d'ottenerne una risposta adeguata; finalmente gli

domandò se conosceva in quelle vicinanze una donna che si nomasse Bessia

Maclure.

»Se conosco Bessia Maclure! Non devo io conoscere la sorella della

defunta mia moglie, abbia requie l'anima sua? Oh! questa Bessia è una

donna di garbo; ma ha avute parecchie disgrazie. E non fu poca il

perdere due figli nel tempo della persecuzione, perchè il governo di

Giacomo II si chiama adesso _persecuzione_. Aggiugnete! Non è passato

per lei un mese senza che debba alloggiare dragoni; perchè poco importa

il sapere la parte che ha vinto. Il peso casca sempre addosso ai poveri

albergatori».

»Vostra cognata dunque tiene locanda?»

»Una picciola bettola! (rispose Niel girando gli occhi soddisfatti

attorno al suo _stabilimento_). Vende birra a quei che viaggiano a

piedi, ma la sua casa, povera donna! non ha nulla che possa allettare

avventori».

»Mi dareste una guida per accompagnarmi a questo suo albergo?»

»Che ascolto? Non rimarrete voi qui questa notte? V'assicuro che non

troverete i vostri comodi nell'osteria di Bessia Maclure». Soggiunse

Niel, la cui carità di parente non andava tant'oltre da voler inviare

alla cognata que' forestieri che potea tenersi nella propria locanda.

»Devo trovarmi in quel luogo con un vecchio amico; nè mi son fermato qui

che per bere un bicchiere col piè nella staffa, e farmi insegnare la

strada».

»Voi fareste meglio a restar meco, perseverava ancora l'ostiere, e

mandar piuttosto ad avvisare l'amico che venga a raggiugnervi in questo

albergo».

»Vi dico che questa cosa è impossibile, rispose Morton impazientendosi.

Devo sull'istante trasferirmi all'abitazione di questa donna, e vi prego

trovarmi una guida».

»Voi siete padrone di fare come vi aggrada, o signore. Ma il diavolo mi

porti se avete bisogno di guida! Basta che seguiate per due miglia la

riva del fiume come se voleste andare a Milnwood. Allora vedrete a mano

diritta rimpetto a un vecchio pedale di salce una strada indiavolata che

mena nelle montagne, e più in là ancora due miglia, il tugurio di Bessia

Maclure. Non v'è pericolo di sbagliarvi, perchè è l'unico fra quei

dirupi, e fareste dieci miglia di Scozia, che ne valgono venti inglesi,

prima di trovare un'altra casa. — Mi cruccia che vogliate partire di qui

al cader della notte; ma in fin de' conti, mia cognata è una donna come

va, e quel bene che cade nella saccoccia dell'amico non è perduto per

noi».

Morton pagò il suo conto e tostamente avviossi.

Gli ultimi raggi di sole sparivano, allorquando si vide innanzi il

vecchio pedale di salce, e prese la via renosa e discoscesa postagli

dirimpetto.

»Egli è qui, pensò fra se stesso, ov'ebbero principio le mie sventure.

Qui Burley stava per dividersi da me, quando una vecchia seduta su

questo istesso pedale lo avvertì essere ingombra di soldati la via dei

monti. Non è ella stravagante cosa che il mio destino debba essere

collegato al destino di cotest'uomo per non avere fatt'altro se non se

compiere per riguardo di lui un dovere impostomi da umanità e

gratitudine? Oh! perchè non poss'io ricuperare la pace dell'animo in

questo luogo medesimo ov'io la perdei?»

Immerso in tali meditazioni spronava il cavallo, e la notte intanto

diveniva più buia. Ma sorti finalmente i primi raggi di luna, gli

permisero esaminare il paese in mezzo a cui trascorreva.

Trovavasi allora in una stretta gola di monti coperti un tempo di selve;

ma di queste non rimanevano altre vestigia fuor d'alcune boscaglie

radissime che sol manteneansi nelle sommità le più erte; erte sì che

sembravano disfidare l'invasione degli uomini, quando simili alle tribù

erranti abbandonano il devastato loro territorio per ripararsi in su i

ciglioni delle montagne. E quelle boscaglie stesse per metà disseccate

dal tempo vegetavano anzichè vivere, e sarebbesi detto non durare

tuttavia che per offerire agli occhi del viandante i saggi delle antiche

produzioni di quella terra. Un ruscello attraversava serpeggiando le

tortuosità di que' monti, e il solo suo mormorio animava in tal qual

modo quel paese deserto e selvaggio.

»Perchè mormori tu in questa guisa? Sclamava Morton preso

dall'entusiasmo dei suoi pensieri. L'oceano t'accoglierà nel proprio

seno, come l'eternità si dischiude all'uomo giunto al termine del suo

travaglioso pellegrinaggio. I nostri timori, le nostre speranze, i

nostri affanni, i nostri diletti paragonati alle cose che ci terranno la

mente nel succedersi interminabile de' secoli s'impiccioliscono anche al

di sotto del tenue tributo delle tue acque, poste a petto dell'immensità

dei flutti ove si vanno a confondere».

Intanto che lasciava in tal guisa il freno all'estro poetico-morale,

entrò in una parte di valle più larga. Un campo coltivato e una piccola

prateria annunciavano quivi la presenza dell'uomo. Alquanto più lunghi

sul confin della via vedeasi una picciola casa, le cui mura non aveano

più di cinque piedi d'altezza. Il tetto che la copriva, inverdito dalla

muffa presentava nei lati suoi alcune brecce fattevi da due vacche, le

quali ingannate dal colore aveano creduto le tegole un nudrimento che

lor convenisse. L'insegna postane al di fuori era quasi il simbolo

gramaticale e ortografico di quel che poteano sperare là entro i

viaggiatori. BVONO ALOGGO A PIEDI E A CUALO. Ad onta però di cattiva

dicitura ed apparenza, un tal invito non era da disprezzarsi per chi

ponea mente ed al deserto dovutosi trascorrere prima di giugnere fin lì

ed alle più selvagge regioni, che scorgea l'occhio portandosi al di là

di questo modestissimo asilo.

»Non vi volea, pensava Morton fra se, che una tanta orridezza di luogo

onde Burley vi trovasse una confidente degna di lui.»

Nell'avvicinarsi alla casupola ne vide la padrona seduta dinanzi alla

porta, ed intesa a filare.

»Buona sera, o madre! il viaggiatore le disse. Non vi chiamate voi

mistress Maclure?»

»Dite Bessia Maclure, mio signore, povera vedova ai vostri comandi.»

»Potete voi darmi alloggio per questa notte?»

»Sì signore, purchè vogliate voi contentarvi del poco ch'io posso

offerirvi.»

»Sono stato soldato, mia buona donna; quindi avvezzo alla scuola della

sobrietà.»

»Soldato, mio signore! (qui la vecchia sospirò) Oh! il cielo vi conceda

un altro mestiere!»

»E che? non è forse una professione onorevole? Spero non sarà per

cagione di essa che penserete men vantaggiosamente di me.»

»Non mi fo a giudicare di nessuno, o signore, e il suono della vostra

voce vi raccomanda. Ma ho veduto farsi tanto male a questo povero paese

e tutto per opera di soldati, che mi consolo persino di avere perduto la

vista perchè non potrò più vederne.»

Ultima frase da cui Morton fu tratto ad accorgersi ch'ell'era cieca.

»Ma vi sarebb'egli pericolo ch'io v'incomodassi, o comare? le soggiunse

in tuono compassionevole. Lo stato nel quale vi trovo non sembra tale da

permettervi le fatiche congiunte alla vostra professione.»

»Non abbiate, o signore, questa paura. Conosco per pratica la mia casa,

e cammino per essa come se avessi ancora i miei occhi. Poi ho una

ragazza che mi aiuta, e quando i dragoni torneranno dall'aver fatto

pattuglia, per un'inezia che doniate loro, vi governeranno il cavallo.

Presentemente son più onesti che non lo erano per lo passato.»

Dopo ricevute sì fatte assicurazioni, Morton mise piede a terra.

»Peggy! (allora l'ostessa chiamò una giovinetta di circa dodici anni,

che era dentro in casa) conducete nella scuderia il cavallo di questo

signore, levategli la sella, il morso, la briglia, e mettete un fascio

di fieno nella rastrelliera intanto che arrivino i dragoni. — Entrate,

signore (si volse indi a Morton): la casa non è bella, ma almeno è

pulita.»

I Puritani di Scozia, vol. 3 · 第 13 / 22 题