»Nomossi Aumerlo: in sostener pugnando
»Le parti di Riccardo, il nome ascose;
»Per prudenza or si fa nomar Rutlando.
_D'un Anonimo._
Benchè la nostra Alison fosse impazientissima d'udire quai risposte
avrebbe date Enrico alle molte e variate interrogazioni ch'ella gli
mosse, non volle permettere che ei rimanesse più a lungo nella piccola
cucina, e lo fece salire nel suo appartamento, ch'era il medesimo ove
solea stanziare questa donna anche allorquando non era se non se la
governante di sir David.
»È men soggetto al vento di tramontana che non quello posto a pian
terreno, disse ella, e vi si gode calore con men bisogno di fuoco.
Rispetto poi troppo la memoria del mio defunto padrone per volere
alloggiare nel suo appartamento che adesso è vostro, sig. Enrico. Non
parlo della grande sala apparata d'intarsi di quercia. Già sapete che
quella non è mai stata adoperata fuorchè nelle solennità, nè l'ho aperta
che qualche volta per darle aria, e lavarne il pavimento e spazzarne la
polve.»
Si assisero pertanto nella stanza della ex-governante in mezzo ad una
raccolta di legumi conservati e di frutta secche e giulebbate d'ogni
genere, cose ch'ella continuava a preparare per antica consuetudine, e
che finivano poi andando a male perchè non v'era chi le toccasse
giammai.
Morton adattando il suo racconto all'intelligenza dell'ascoltatrice lo
restrinse quanto gli fu possibile. Le narrò adunque come la nave
ov'erasi imbarcato essendo stata assalita da una burrasca era perita con
chi v'era dentro, tranne due marinai ed egli stesso, salvatisi in un
palischermo e approdati felicemente al porto di Flessinga. Colà ebbe la
buona sorte di scontrarsi in un antico ufiziale che avea militato
insieme al padre di lui. Seguendone i consigli non si trasferì
altrimenti all'Aia, e delle varie commendatizie che avea portate con sè,
non inviò ad essere ricapitata se non se quella datagli da Claverhouse e
indritta allo Statolder.
»Il nostro principe, dicea quel vecchio ufiziale, dee per motivi
politici mantenersi in buon accordo col suo suocero e vostro re, Carlo
II[4]. Commetterebbe quindi una imprudenza se si esternasse favorevole
ad uno Scozzese appartenente alla fazione dei malcontenti. Aspettatene
adunque gli ordini, senza far mostra di volerlo costringere a pensare a
voi. Usate prudenza, vivete ritirato, cambiate nome, schivate la società
degli esuli scozzesi, e, credetelo a me, non vi pentirete di esservi
comportato in tal guisa.»
[4] »Mentre gl'Inglesi i più ragguardevoli si riparavano
all'Aia, e mentre Guglielmo di Nassau mostrava prendere tenue
parte ai disastri che questi sofferivano, facea di soppiatto
preparamenti di guerra, e li faceva con tal'arte che il suocero
non mai se ne accorse.» _Muller._ Stor. Un. L. XXII, cap. XIII.
— _N. del T._
Il vecchio amico di Silas Morton non si ingannava. Non andò guari che il
principe d'Orange facendo un giro per le Province Unite, venne a
Flessinga, ove già Morton incominciava ad annoiarsi della propria
inazione; ed ebbe un colloquio segreto con questo giovine, mostrandosi
grandemente soddisfatto dell'intelligenza e prudenza che in lui ravvisò,
e soprattutto dell'occhio imparziale onde considerava le varie sette che
dilaniavano la sua patria, e della nitidezza colla quale chiarì al
ragguardevole ascoltatore le mire e la condotta delle diverse fazioni.
»Vi darei di buon grado servigio presso di me, gli disse Guglielmo, ma
non potrei senza dar ombra all'Inghilterra. Non mi crediate perciò men
volonteroso di giovarvi, sia per riguardo vostro, sia per riguardo alla
commendatizia di cui vi ha munito un ufiziale meritevole della mia
stima. Eccovi una patente di servigio in un reggimento svizzero,
stanziato in una delle province più lontane dalla mia capitale, e ove
non troverete, credo io, alcuno Scozzese. Evitate qualunque
corrispondenza col vostro paese, continuate ad essere il capitano
Melville, e lasciate dormire il nome di Morton, finchè arrivino istanti
più favorevoli.»
»In simil guisa, continuò Morton, ho incominciata la mia fortuna. Ho
avuta la ventura di ben riuscire nelle diverse commissioni affidatemi, e
di vedere i miei servigi riconosciuti e ricompensati da sua altezza
reale sino all'istante che è stato chiamato in Inghilterra qual nostro
liberatore e nostro re. La prescrizione ch'ei m'avea fatta deve essermi
scusa valevole sul silenzio da me serbato col piccolo numero d'amici che
ho lasciati nella Scozia. Quanto alla voce che si era diffusa della mia
morte, non poteva accadere altrimenti dopo lo sgraziato naufragio della
nave sulla quale partii, nè può che averle dato maggior fondamento il
niun uso fatto da me, o delle cambiali che mi erano state rimesse, o
delle commendatizie salvo quella al principe, che se raccomandò il
silenzio a me, certamente avrà taciuto egli stesso.»
»Ma figliuol mio, come può essersi dato che in cinque anni non vi siate
incontrato in un solo Scozzese quale v'abbia ravvisato? Io ho sempre
creduto non esservi Scozzese che non vi conosca.»
»Ponete mente, mia buona Alison, che i tre prim'anni della mia
lontananza si passarono in una rimota provincia, e che quando d'allora
in poi passai alla corte del principe d'Orange, vi sarebbe voluto un
affetto premuroso e sincero siccome il vostro per ravvisare l'esiliato
Morton nel maggior generale Melville.»
»Melville! era il cognome di vostra madre; ma quello di Morton sona
meglio alle mie vecchie orecchie. Nel tornare a possesso degli antichi
fondi della vostra famiglia converrà bene che riassumiate ancora il
primitivo cognome.»
»Non farò nè l'una ne l'altra di tali cose; ho fortissime ragioni per
desiderare che la mia tornata nella Scozia e perfino la mia esistenza,
rimangano ignote. Quanto al possedimento di Milnwood so che vi
appartiene, e sta bene nelle mani fra le quali si trova.»
»_Sta bene?_ Spero al certo, figliuol mio, che non parliate sul serio. E
che volete voi ch'io mi faccia de' vostri beni e delle rendite vostre?
Non è che un peso per me. Non vi nego esservi persone che troverebbero
gradevole questo peso, e vecchia qual mi vedete, lo scrivano Mactrick si
era offerto a sgravarmene in parte col portarlo in mia compagnia. Ma se
son vecchia, non sono matta per ciò, nè mi scaldo al fuoco di questa
legna. Non ho mai perduta la speranza di rivedervi, e di fatto ho sempre
mantenuto il castello nell'ordine che era ai giorni della buon'anima di
vostro zio. Non sarebbe bastante contento per me il vedervi governare
saviamente le vostre sostanze? Voi dovreste avere imparata quest'abilità
nell'Olanda, che è un paese masserizioso a quanto mi hanno detto. —
Benchè però credo potete sfoggiare un pochino più che nol faceva il
defunto. Per esempio, vorrei che aveste tutti i giorni, in vece di tre
volte la settimana, un piatto di carne tolta alla beccheria, che beveste
a quando a quando una tazza di vino, perchè ciò aiuta a discacciare i
vapori ipocondriaci; che....»
»Parleremo di queste cose altra volta, mia Alison (la interruppe Morton
stupefatto delle idee liberali esternate dalla vecchia governante, che
accoppiava in bizzarro modo il disinteresse e l'amore dell'economia).
Ora già non sono qui che per pochi giorni, e vel torno a dire, cara
Alison, vi raccomando nessuno sappia che mi avete veduto.»
»Non temete su di ciò, figliuol mio. Son buona a custodire un segreto,
il vecchio sir David, buon'anima, lo sapeva bene. Egli mi avea
raccontato persino ove teneva nascosto il suo denaro, e vedete ch'era
una grande prova di fidarsi nella mia segretezza. — Ma venite dunque
meco affinchè vi faccia vedere la gran sala. Io sola mi prendo il
pensiere giornaliero di tenerla di conto; è questa la mia ricreazione,
benchè qualche volta nel curarla abbia detto a me stessa, e mi venivano
le lagrime agli occhi. — Che giova fregar tanto l'inferrata del cammino,
lustrare i candeglieri, spazzare i tappeti, sbattere i cuscini? Il
padrone di tutte queste belle cose non tornerà forse mai più.»
E così parlando lo conducea in questo _sancta sanctorum_, ch'ella
aggiustava ogni giorno: come se avesse aspettato visite, e
inorgogliendosi di vederlo per sua opera sì ben tenuto. Morton
entrandovi ebbe dalla vecchia un rabbuffo, perchè non s'era ripulite le
scarpe, e si ricordò il rispetto pressochè religioso, da cui fanciullo
era compreso, quando nelle occasioni di grande pompa, gli si permetteva
mettere il piede per pochi istanti in quella sala, della quale allora
non credea si trovasse neanco la simile ne' palagi de' principi e de'
monarchi. Ognuno s'immaginerà facilmente che quei seggioloni da parata,
nani di piedi e giganti di dorsiere, quegl'immensi alari di bronzo
dorato, e quegli arazzi d'alto liccio, perdettero agli occhi di lui gran
parte dell'antico merito, in guisa che in quella sala non ravvisava più
nulla meglio d'un soggiorno dedicato alla tetraggine. Nondimeno due
ritratti fermarono la sua attenzione e altamente ne commossero l'animo.
L'un di questi rappresentava il padre di lui armato di tutto punto, e
nell'atteggiamento più confacevole ad indicarne l'indole risoluta e
guerriera. L'altro era quello dello zio, vestito d'un abito di velluto
co' manichetti, e la guarnizione dello sparato, di pizzi, e che parea
vergognarsi del suo abbigliamento, comunque nol dovesse che alla
generosità del pittore.
»Fu un'idea stravagante, disse Alison, quella di mettere addosso a
quella buona e cara creatura un abito sì bello che non ne ha mai portati
de' simili. Oh! comparirebbe assai meglio col suo pastrano di panno
grigio.»
Morton non potè starsi dal consentire nell'opinione della Alison, perchè
per vero dire un abito di parata si affava tanto al portamento goffo e
ridicolo del defunto, quanto l'avrebbero potuto i modi generosi ai suoi
lineamenti triviali ed ignobili.
Ei si disgiunse allora dalla vecchia per andare a visitare il parco e i
giardini, del quale intervallo essa profittò per far qualche picciola
aggiunta alla mensa che stavasi apparecchiando. Circostanza che noi
accenniamo unicamente perchè costò la vita ad un pollo, il quale forse,
se non sopravveniva un avvenimento così rilevante come lo era l'arrivo
del sig. Enrico, sarebbe giunto a lunga decrepitezza nel pollaio del
castello di Milnwood.
Mistress Wilson non fe' cerimonie di sorte alcuna quanto al mettersi a
un desco insieme con Morton, cosa sancita già da consuetudine antica.
Ella andò condendo il banchetto, or col citare le ricordanze de' tempi
andati, or col porre in campo divisamenti per l'avvenire, attribuendo
sempre ad Enrico la parte di padrone del castello, a se quella di
conservatrice del buon ordine e dell'economia legata dal defunto
proprietario, nè risparmiandosi molti encomj sul proprio zelo e sulla
propria abilità passata e presente in adempir tale incarico. Morton
lasciò che la buona donna si divertisse fabbricando castelli in aria, e
si riserbò ad altro momento il parteciparle la risoluzione allor ferma
in lui di tornarsene sul continente e di colà terminare i suoi giorni.
Abbiamo dimenticato dire, che allorquando mistress Wilson riconobbe nel
forestiero il suo caro Enrico, vedendolo tutto bagnato lo fece cambiare
di vestito e di biancheria. Laonde egli mise l'abito verde che avea
portato altre volte nel tempo del suo soggiorno a Milnwood, e che la
buona Alison conservò come reliquia nel cassetto d'un armadio, senza
però dimenticare a quando a quando di dargli aria e di spazzolarlo.
Finita la mensa gli offerse il suo uniforme dopo essersi data ogni cura
a farlo asciugare. Ma Morton pensò più atto forse ad agevolargli la
divisata ricerca di Burley l'abito che in quell'istante ei vestiva.
Rispose adunque alla governante che avrebbe conservato il vestito
cittadinesco, nè degli arredi che avea dianzi, prese altra cosa se non
se la spada e le due pistole, armi senza le quali uom non viaggiava in
que' tempi di turbolenza.
»Pensate ottimamente, diss'ella; il vostro abito verde vi sta benissimo,
e dopo esservi or riposato vi comunica quella stessa buona cera, che
avevate allorchè vi condussero via da Milnwood, tranne il non essere al
certo ingrassato. Fate anche bene, che così risparmiate il vostro
uniforme».
Ella si diffuse indi sul modo di trar buon partito dagli abiti usati, ed
erasi già inoltrata nel tessere la storia di un vestito di panno
scarlatto, appartenuto dianzi a sir David, poi divenuto fodera d'un
abito turchino, in appresso trasformato in un paio di calzoni, e che a
ciascuna di tali metamorfosi durava buono come se fosse nuovo; ma Morton
interruppe il filo di tal racconto per congedarsi da lei, ed annunziarle
la necessità in cui era di rimettersi in viaggio.
Fu questo un colpo difficile a sopportarsi per mistress Wilson.
»E perchè volete partire? — E ove ne andrete voi? E ove credete star
meglio che in casa vostra dopo esservene allontanato per tanti anni?»
»Voi avete ragione, o Alison; ma non ne posso di meno. E fu per questa
ragione che a voi non mi palesai all'atto medesimo del mio arrivo. Io
ben sapea che avreste fatto di tutto per trattenermi.»
»Ma ditemi dove andate, ella ripetè nuovamente. Si è mai veduta una cosa
simile? Appena giunto volar via a guisa di freccia!»
»Mi è duopo andare nella vicina città in cerca di Niel. — Credo bene
ch'ei potrà darmi un letto.»
»Oh sì certamente! potrà darvi un letto, e saprà anche farvelo pagar
bene. — Ma, figliuol mio, avete dunque lasciato il vostro giudizio ne'
paesi dove avete girato? E vi par egli una bella cosa pagare un letto e
una cena quando potete avere tutto questo senza spendere un soldo, ed
essere ringraziato per soprappiù?»
»Vi assicuro, Alison, che mi guida colà un affare della massima
importanza, e dal quale dipende ch'io guadagni o ch'io perda
moltissimo.»
»Quand'è così, non vi trattengo più. — Però fate ben attenzione che
questa gita sta per costarvi forse una dozzina di scellini di Scozia. Ma
la gioventù non conosce il valor del denaro. — Il mio vecchio padrone,
Dio l'abbia in gloria, quegli sì! era prudente; non toccava mai più il
denaro, quando una volta lo aveva messo in riserbo.»
Persistendo Morton nella sua deliberazione, risalì a cavallo e si
congedò da mistress Wilson, dopo averle fatto promettere nuovamente di
non far motto con nessuno ch'ei fosse tornato, sintanto almeno ch'ella
nol rivedea.
»Non sono prodigo, pensava egli nell'allontanarsi da Milnwood, ma se io
rimanessi con questa donna, come ella lo desidera, il sarei quanto basta
a giudizio di lei per farla sospirare più d'una volta.»