»Poggi, valli, boschetti e voi pur siete
»Ch'io rivedo in tal giorno?
»Oh quante volte intorno
»Corsi vostr'ombre chete!
»Nè angoscïose imagini la mente
»Mi turbavano ancor; la prima aurora
»Di gioventù ridente
»Per me splendeva allora.
»Nuovo di vita all'oceâno, ignoti
»M'eran gli scogli e il furïar de' noti.»
_Ode sopra una veduta del collegio di Eton._
Non sono unicamente le infermità del corpo e la povertà, che abbattano
il coraggio degli uomini i più distinti per ingegno, e li mettano a pari
di quegli enti ordinari de' quali la maggiorità del gregge umano è
composta. Avvi tali istanti d'agitazione anche per gli animi forniti di
più fermezza, onde questi nulla conservano che li contraddistingue dai
deboli, e scontano il tributo generale imposto alla nostra natura. Stato
di tanto più deplorabile in essi, poichè s'accorgono che abbandonandosi
così in preda al dolore, mancano ai dettami della religione e della
filosofia, la cui prevalenza pur dovrebbe essere continua su gli atti e
le passioni degli uomini.
In tale stato era lo spirito dell'infelice Morton, intantochè
allontanavasi da Fairy-Grove. Il sapere che questa Editta da esso amata
per sì lungo tempo, e che non avrebbe mai lasciato di amare, era in
procinto di farsi sposa a chi ab antiquo gli fu rivale e nondimeno
s'avea acquistati sul cuore di lui tutti i diritti dell'uom che
benefica, il saper ciò divenivagli insopportabile angoscia, comunque ad
un cruccio di tal genere dovesse aver l'animo preparato. Soggiornando in
terra straniera egli avea scritto una sola volta ad Editta, nè ad altro
fine che d'inviarle l'ultimo addio, e accertarla de' propri voti, alla
felicità dell'amata donna intesi costantemente. Non la supplicava in tal
lettera di risposta, ma ben si tenea certo di ricevere notizie di essa,
e se questa speranza andò a vuoto ne fu cagione che la lettera al suo
destino mai non pervenne. Morton cui sì fatta circostanza era ignota,
prese il silenzio per un indizio d'essere stato messo in obblio. Posto
piede nella Scozia, intese gli sponsali pattuiti tra lord Evandale, e
miss Bellenden; anzi conchiusi già li credea; e quand'anche si fosse,
come erasi di fatto nella seconda parte, ingannato, la generosità
dell'animo suo non gli avrebbe permesso di pensare a turbar il riposo,
ed amareggiar forse ogni contento di Editta, col volere rinverdire
pretensioni che dal tempo e dalla lontananza sembravano annichilate.
Il caso lo fece abbattersi in un tale che avea militato sotto gli ordini
di lui nell'esercito presbiteriano, e fu quel medesimo dal quale seppe
come Cuddy, dopo avere condotta Jenny Dennison in isposa, a Fairy-Grove
dimorasse; laonde non potè resistere alla brama di vedere sì l'uno che
l'altra, e di raccorne sicuri contrassegni sullo stato in cui trovavasi
allora miss Bellenden, che ei non osava più accennare col nome di
Editta. Già vedemmo quai conseguenze partorisse questa risoluzione;
talchè si dipartì da Fairy-Grove tutto pieno del convincimento, che
Editta lo amasse tuttavia, e più dolente quindi della necessità di
rinunziarne per sempre il possedimento, necessità impostagli dall'onore.
Oh qual fu la commozione dell'animo suo in udendo il colloquio seguito
fra Editta e lord Evandale! Tanto può immaginarsela il leggitore che già
non imprenderemo a descriverla. Si trovò venti volte sul punto di
esclamare »Editta, sono ancor vivo!» Ma gli ricorreano nel tempo stesso
alla mente, la fede ch'ella aveva obbligata ad Evandale, i servigi che
questo lord avea prestati alla famiglia della donzella, la gratitudine
di che andavagli debitore egli stesso, troppo giustamente persuaso che
l'aver avuto salva la vita dopo la giornata di Bothwell fosse effetto
della proponderanza goduta da Evandale sopra l'animo di Claverhouse; le
quali idee imponendo silenzio all'amore lo stolsero da un atto d'onde a
suo avviso poteano scaturire soltanto, sciagura ad un rivale degno di
stima, aumento d'affanni alla sua cara Editta, non quindi a lui la
speranza d'un avvenire più prospero.
»Sia fatta dunque la volontà del cielo! così egli pensò. Io era morto
per lei sin quando die' fede di sposa a lord Evandale. Ella non sappia
almeno, che ancor respiro, che il mio amore è sempre il medesimo!»
Sul punto stesso di giurare questa risoluzione ei sentiva quanto poca
forza si avesse per mantenerla, e diffidava di se medesimo; e straziato
ogni volta che il suono della voce d'Editta gli perveniva all'orecchio,
o per dir meglio al cuore, uscì rapido per la porta che mettea nel
giardino. Ma non sì rapido che prima d'involarsi al luogo ove udia per
l'estrema volta gli accenti della giovane amata, non lo prendesse
invincibil desio di ricontemplarne un solo istante le forme. Con questa
intenzione si trasse al poggiuolo, e quando il grido messo da Editta gli
fe' sospettare d'essere stato veduto, fuggì com'uomo inseguito dalle
furie; passò d'accanto, senza riconoscerlo, e perfin senza vederlo, ad
Holliday; corse alla scuderia; cavalcò il palafreno, e prese il primo
sentiero che dinanzi se gli parò.
S'egli avesse tenuta la strada di Hamilton o l'altra che guidava al
ponte di Bothwell, forse lord Evandale sarebbe venuto in cognizione
ch'egli era ancor vivo. La notizia della vittoria che su le truppe del
re Guglielmo riportarono i montanari scozzesi, avea messo il governo in
tema di qualche sediziosa mossa per parte dei settarj del mezzogiorno.
Laonde essendo stati posti più corpi di guardia alle due frontiere, non
passava viaggiatore, che non soggiacesse alle indagini le più scrupolose
per parte di quelle sentinelle. Invano lord Evandale mise attorno
persone fidate per prendere schiarimenti; nessuno straniero erasi
presentato ad alcuno de' ridetti confini in tutta quella mattina. Quindi
il lord si vide ridotto a supporre che Editta avesse preso per reale un
fantasma, figlio soltanto d'un'immaginazione per le precedenti cose
alterata, e che per una coincidenza strana quanto inesplicabile di
avvenimenti, la mente di Holliday fosse stata travoltata dalla medesima
idea.
Intanto il cavallo di Morton, non avendo potuto mai abbandonare il
galoppo, si trovò dopo pochi minuti a tal parte della riva del Clyde,
che recenti orme indicavano venir adoperata ad uso d'abbeveratoio. Il
corridore di Morton, punto dagli speroni ad ogni istante e comunque poco
abbisognasse di stimolo, entrò senza esitare per quella bocca, e si
trovò ben tosto guadando; della qual cosa Morton s'avvide unicamente pel
freddo sopraggiuntogli allora che si trovò colla metà della persona
nell'acqua, e pensando meglio a se stesso comprese la necessità di
provvedere alla salvezza propria e del corridore, perchè ivi era più che
altrove rapida la riviera. Fattosi quindi a governar l'animale, lo guidò
qualche tempo, per non estenuarne oltre modo le forze, a seconda della
corrente, in guisa però d'avvicinarsi all'opposta riva, che essendosi
offerta allora troppo ripida, gli convenne abbandonarsi di nuovo al
fiume, finchè dopo alcuni minuti scôrse migliore sponda e toccò immune
da rischio la terra.
»E dove or volgermi? pensava Morton in mezzo all'afflizione che lo
premea. In fine che rileva? Ah! se l'augurarmelo non fosse colpa, avrei
desiderato che l'acque del Clyde m'inghiottissero. Così almeno nè la
rimembranza del passato nè l'affanno del presente mi rimarrebbero.»
Ma si vergognò che tale idea gli fosse occorsa all'animo appena l'ebbe
concetta, soprattutto in ripensando alle vie quasi miracolose, onde il
cielo gli avea fatta salva una vita che allor ponea tanto in non cale.
»Io sono, disse, uno stolto!... assai peggio che stolto, se oso lagnarmi
della Provvidenza, che mi ha dati sì manifesti contrassegni di
protezione. Non mi resta più dunque cosa da operare su questa terra?
Quand'altro non facessi che sopportare coraggiosamente i patimenti ai
quali son condannato, non sarebbe questo abbastanza? In quanto ho
veduto, in quanto ho udito eravi forse nulla a cui non dovessi
aspettarmi? Ed eglino son forse più felici di me? (Aggiunse non osando
profferire il nome di questi _eglino_.) Ella spogliata delle sostanze!
Egli!...... ne compresi poco que' discorsi fatti più sotto voce; pur
compresi assai ch'egli si cimenta ad un'impresa pericolosa! Oh potessi
trovar modi a confortarli, a soccorrerli, a vegliar su di loro!»
Così a poco a poco dimenticò affatto i propri affanni per dar tutto il
suo pensiero alle cose di Editta e del futuro sposo di lei. E in tal
punto ricordandosi quella lettera di Burley che avea dimenticata da
lungo tempo, nuovo raggio di luce alla mente gli sfavillò.
»La loro sciagura è l'opera di costui. Ne son certo. Ma qual via a
ripararla? Se pur v'è, dipende dagli schiarimenti che mi fosse dato
ottenere da lui medesimo. Fa d'uopo ch'io il cerchi, ch'io il trovi, che
egli me li fornisca tutti con esattezza. Chi sa? Potrebbe derivarne un
salutifero cambiamento sul destino di quelle persone che più non debbo
vedere, e che forse non verranno mai a scoprire, com'io in tal'istante
dimentichi le mie proprie sventure per adoperarmi alla loro felicità.»
Animato da sì fatta speranza, comunque posasse su fragilissima base,
cercò raggiugnere la strada maestra, e pratichissimo di tutti que'
dintorni da lui trascorsi le tante volte alla caccia, si vide
prestamente in sulla via d'onde pervenivasi a quella picciola città, che
il vide cinque anni addietro entrar trionfante, e acclamato capitano del
_Pappagallo_. Benchè una tetra malenconia ne signoreggiasse
continuamente lo spirito, non trovavasi più immerso in quello stato di
disperazione cui per poco non avea soggiaciuto. Tal si è l'effetto d'una
risoluzione disinteressata e virtuosa; se non vale a richiamare la
perduta felicità, essa almeno la pace dell'animo ricompone.
Dopo avere rintracciati e rinvenuti nella propria cartella i connotati
che all'uopo di chiedere di lui aveva alla sua lettera uniti Burley,
sperò men difficile il discoprirlo, e deliberò andarne in traccia,
quand'anco dimorasse in terra straniera. Volea pensare al modo onde,
potendo vederlo, potrebbe scavar da costui le cose utili da sapersi a
vantaggio della famiglia Bellenden. Ma poi sentì ch'era impresa
impossibile e vana il darsi ad architettare a tal uopo un sistema,
finchè ignorava persino la condizione di vivere cui questo suo collega
antico fosse ridotto.
Era incirca mezzogiorno allor quando il nostro viaggiatore arrivò a poca
distanza dal castello di Milnwood, situato dinanzi ad una piccola
foresta posta a gittata di archibuso della strada che egli correa. La
vista di quell'abitazione destò in esso mille rimembranze soavi e penose
ad un tempo al suo cuore, e tali quai suole provarle chiunque di tempera
d'animo dilicata, rivede, dopo essere stato in balìa alle tempeste
d'agitatissima vita, que' luoghi ove passò i giorni tranquilli e beati
della sua fanciullezza.
»La vecchia Alison, così andava ragionando in sua mente, non può
ravvisarmi più di quello che ieri sera m'abbia ravvisato Jenny. Tanto
meglio! soddisfarò una mia brama, libero di partir indi senza farmi
conoscere. Mio zio, credo m'abbia detto Jenny, ha lasciato ad Alison le
sue sostanze. Così sia! non me ne dolgo; ho affanni che mi riguardano
più da vicino. Ad ogni modo voglio vedere anche una volta la casa de'
miei maggiori.»
Già la veduta del castello di Milnwood non ispirava gaiezza sotto
l'antico padrone, or presentavasi ancora più malenconica e tetra che per
lo passato, benchè vi fosse stata fatta qualche restaurazione. Non
mancava una tegola al coperchio della casa, non vedevasi una lastra
rotta alle finestre, ma l'erba era stata lasciata crescere nel cortile,
come se si avesse dovuto farvi pascolare una mandria; le tele di ragno
che tappezzavano la porta principale indicavano il lungo tempo dacchè
non aprivasi. Morton picchiò ad essa più d'una volta senza che alcun
susurro anche lievissimo gli si facesse udire dall'interno di
quell'abitazione. Finalmente vide aprire la finestrella, d'onde soleansi
guatare i forestieri che bussavano a quell'ospizio, e ravvisò per
traverso ad essa le fattezze della nostra Alison sulle quali scorgeasi
una giunta di grinze a quel discreto numero che la corredavano prima che
Morton abbandonasse il castello. Le copriva il capo una cuffia da notte,
e fuor d'essa sfuggivano alcune ciocche di capelli grigi, atte a
produrre un effetto pittoresco assai più che gradevole.
»Che cosa si vuole?» chies'ella con voce stridula e rauca.
»Bramo dir due parole alla Alison Wilson che abita qui.»
»Ella non è in casa (rispose la stessa mistress Wilson, persuasa forse
dallo stato della sua acconciatura a dire questa bugia). Voi siete però
un malcreato. Vi sareste fatto male alla lingua col nominarla _Mistress
Wilson di Milnwood_?»
»Vi domando scusa (rispose Enrico sorridendo fra se stesso in accorgersi
come la buona Alison non avea dimesse le sue pretensioni a que'
rispettosi riguardi che a se credeva dovuti). Vi domando un'altra volta
scusa ma arrivo da paese straniero, e vi sono rimasto sì lungo tempo che
quasi ho dimenticata fin la lingua della mia patria.»
»Voi venite da paese straniero? Avreste a sorte inteso parlare d'un
giovane di questi luoghi, il cui nome è Morton?»
»Ho udito pronunziare un tal nome nella Alemagna.»
»Aspettatemi un momento. Ma no. State ben attento a quel che vi dico.
Girate attorno la casa. Troverete una porticella di dietro chiusa
soltanto con un saliscendo. Apritela, ed entrate nel cortile delle
galline, ma ponete mente di non cadere nella cisterna che è lì lì
appresso a questa portella, perchè l'ingresso è assai buio. Voltatevi
indi a man destra, e andate diritto un poco di tempo. Vi volgerete indi
a destra una seconda volta, e vi troverete nel cortile nobile. Abbiate
occhio di non isdrucciolar giù per la scala della cantina. Poco lontano
da essa troverete la porta di cucina. Adesso non si viene nel castello
per altra parte. Entratevi e mi troverete ivi, e direte a me quello che
volevate dire a mistress Wilson.»
Ad onta della minuta spiegazione che di ogni particolarità locale avea
fatta la nostra Alison, tutt'altro forestiere sarebbesi trovato
nell'impaccio a dover superare un tal labirinto. Ma la nozione che
Morton doveva avere della sua casa, giovò di filo al nostro secondo
Teseo. Evitò con tutta franchezza i due scogli additati a lui dalla
vecchia, e l'ostacolo più difficile a superare fu un cane di Spagna che
abbaiava spietatamente contr'esso. Questa bestia però gli era
anticamente appartenuta; ma diversa assai dal cane di Ulisse, non
ravvisò il suo padrone comunque l'assenza di lui men che quella del re
d'Itaca fosse durata.
»Nemmeno costui! sclamò Morton. Se lo dico! Non v'è anima che mi
ravvisi!»
Entrò adunque in cucina, nè andò guari, che udì per le scale lo strepito
concertato de' talloni alti che armavano le scarpe della vecchia, e del
bastone col pomo a becco di civetta sul quale ella reggevasi.
Prima che questa giugnesse ebbe il tempo di dare un'occhiata intorno
alla cucina. Comunque le vicinanze del paese non difettassero di carbone
e si vendesse anche a buon mercato, ei non vide però ardere sulla
ferrata del cammino che un fuoco economico di torba e di ramicelli di
ginestra. Attaccato era alla catena un pensile ramino entro il quale
stava cucinandosi il desinare per la Alison e per una fantesca, ragazza
di dodici anni che avea per salario il sol nudrimento. Le esalazioni
delle vivande poste sul fuoco davano a conoscere come questa vecchia non
facesse pasti più sostanziosi di quelli cui avvezzata erasi col suo
defunto padrone.
Al primo apparire di lei, Enrico ravvisò tostamente e quel tuono
dignitoso di cui le piacea tanto sfoggiare, e que' lineamenti su i quali
il mal umore, frutto della consuetudine, contendea colla bontà d'animo
connaturale a questa donna; e riconobbe persino quel berrettone rotondo,
quella vesta turchina, quel grembiule bianco che le avea veduti portar
tante volte. Unicamente un nastro che ricigneale il capo, e qualche
lieve giunta che avea fatto in fretta all'ordinario suo aggiustamento,
indicavano qual differenza passasse tra la Alison, antica governante di
sir David, e mistress Wilson di Milnwood.
»Qual cosa bramate da mistress Wilson? ella gli disse. Son io mistress
Wilson» Perchè i cinque minuti impiegati nel farsi linda le sembrarono
bastanti a ripigliare il suo nome d'onore, e a poter pretendere con più
sicurezza il rispetto che a se credeva competere. Enrico non sapea
troppo quel che gli convenisse rispondere a tale interrogazione, poichè
avea pensato bensì a non farsi conoscere, ma non al pretesto da prendere
per introdursi incognito in casa. Ma la nostra Alison nol lasciò gran
fatto nell'imbarazzo, perchè senza aspettare ch'ei rispondesse alla
prima inchiesta, attaccò sotto e con molta sollecitudine la successiva:
»Voi dunque stando nell'Alemagna avete udito parlare del sig. Morton?»
»Sì, mia signora, del colonnello Silas Morton.»
Tutta la ilarità che leggeasi dianzi nella fisonomia della buona donna
disparve all'udir questi accenti.
»È dunque il padre del Morton di cui vi chiedo che avete voi conosciuto,
il fratello del fu sir David. Però.... quello, voi non potete averlo
conosciuto in paese straniero! l'apparenza de' vostri anni mi dice di
no. Quando egli fece ritorno alla Scozia voi dovevate ancora essere
nella mente di Dio. Io sperava che mi portaste notizie del figliuolo di
questo Silas, del povero sig. Enrico.»
»Vi dirò, signora. Le nozioni sul colonnello Silas Morton, le ho avute
da mio padre. Quanto al figlio, ho inteso dire che ei sia perito
naufragando sulle coste di Olanda.»
»La cosa non è che troppo probabile, e ha costato ben molte lagrime ai
miei poveri occhi. Sfortunato! suo zio me ne parlava ancora il giorno
della sua morte, e fu dopo avermi comunicate le sue intenzioni sulla
quantità di vino e d'acquavite da dispensarsi nel dì de' suoi funerali
alle persone che vi assisterebbero, perchè, morto come vivo, è sempre
stato un signore prudente, economo, e che antivedeva tutte le cose. —
Alison, mi dicea, perchè mi chiamava sempre così. Figuratevi..... la
nostra conoscenza era di vecchia data! — Alison, dunque diceva, abbiate
ben cura della casa; fate che vi regni il buon ordine come se fossi
ancor vivo; se mai un giorno rivedeste il mio povero nipote,
raccomandategli saviezza e soprattutto economia. Furono le sue ultime
parole. Ah! aggiunse qualche altra cosa. Aveva un'avversione grandissima
alle candele gettate a stampo, e la sfortuna lo portò ad accorgersi che
in quel momento ne ardeva una di queste sopra la tavola, onde mi si
volse: — Per un moribondo basta anche una candela foggiata sulla
bacchetta.»
Intantochè mistress Wilson andava così ripetendo gli ultimi discorsi del
vecchio avaro, un barbone, antico camerata d'Enrico era entrato in
cucina, e avvicinatosi a lui, e dopo averlo fiutato un istante, non
tardò a riconoscerlo, e a manifestargli in mille carezzevoli guise la
gioia di rivederlo. Finalmente gli saltò sulle ginocchia.
»Abbasso Elphin, abbasso signorino!» gridò Enrico in tuon d'impazienza.
»Voi sapete il nome del nostro cane! la Alison sorpresa affatto esclamò.
Per altro non è un nome tanto comune. — Ma egli pur vi conosce!» Allora
mettendosi gli occhiali e avvicinandosi a lui: »Bontà divina! esclamò; è
il mio povero figlio; è il sig. Enrico.»
E ciò dicendo la buona vecchia si strinse fra le sue scarne braccia il
giovane amato, sel premè al cuore, e il colmò d'abbraciamenti sì teneri
come se fosse stata sua vera madre: finalmente ai pianti della
consolazione si abbandonò. Commosso Enrico da tante dimostrazioni
d'amore, non ne risparmiò contraccambio alla vecchiarella affettuosa, nè
pensò più a sostenere la sua finzione; che se l'avesse anche voluto non
ne avrebbe avuta la forza.
»Sì, mia cara Alison; sì son io veramente. Vivo ancora per ringraziarvi
di un affetto che non si è mai dismentito un istante; vivo per
rallegrarmi di trovare nella mia patria un'amica almeno che mi rivede
con giubbilo.»
»Oh! persone amiche non ve ne mancheranno, sig. Enrico. Chi ha denari
trova sempre amici, e la Dio mercè voi ne avrete, e ne avrete molti. —
Abbiate sol cura di farne buon uso e di non dissiparli. — Ma, mio Dio!
(ella soggiunse lievemente rispignendolo a fine di contemplarlo ad una
distanza più adatta alla sua vista) come siete cambiato, figliuol mio!
non vedo più il vostro colore, vi trovo le guance incavate, gli occhi
affossati, tutto dimagrato! Ah queste maladette guerre non hanno portato
che malanni! — E quant'è che siete tornato? — Dove siete stato? — Che
avete fatto finora? — Perchè non ci scrivere? — Com'è che v'hanno
creduto morto? — Perchè venire in casa vostra a guisa di straniero e
sorprendere così la povera Alison?»
Trascorse alcun tempo prima che Enrico potesse frenare la commozione del
proprio animo quanto bastava per rispondere a tutta questa fila
d'interrogazioni.
Se mai i nostri leggitori partecipassero alle moltiplici curiosità dalla
buona vecchia esternate, noi siamo per appagarle nel successivo
capitolo.