CAPITOLO VII.

»Volano gli anni rapidi

»Del caro viver mio»

_Parini._

Gli scrittori di racconti godono d'un privilegio, che fa la condizion

loro migliore d'assai sopra quella degli autori drammatici, quello cioè

di non essere soggetti alle unità di tempo e di luogo, e di potere,

giusta l'uopo, condurre i lor personaggi ad Atene o a Tebe, e di

ricondurneli ancora se le circostanze lo chiedono. — Finora il tempo è

trascorso d'egual passo col nostro eroe, poichè dal giorno della

rassegna, alla quale vedemmo per la prima volta far mostra di se il

giovane di Milnwood sino alla partenza di lui per l'Olanda, non è

passato un intervallo più lungo di sei settimane. Ma è giunto l'istante

di fargli prendere il galoppo e superare d'un salto il corso di cinque

anni. Non quindi ne sarà d'uopo cambiare il luogo della scena, che

continuerà tuttavia ad essere nella Scozia. Ma prima di tornare a far

parola del nostro eroe, gioverà presentare al leggitore alcuni cenni

sugli avvenimenti che quivi accaddero in questo intervallo.

Scorsi appena tre mesi dopo l'arrivo di Morton in Olanda, la morte di

Carlo II chiamò il secondo Giacomo al trono dell'Inghilterra. Ne'

quattro anni che questo monarca regnò, le dissensioni civili e religiose

continuarono a dilacerare la Scozia, e s'ella cominciò finalmente a

respirare, il dovette alla prudente tolleranza del re Guglielmo. Gli

abitanti di questa contrada, pagarono bensì il primo tributo a quella

violenta impressione cui non manca di generare negli animi un mutamento

di dinastia; ognun sa che questo, o poco o assai, è origine di politiche

rivoluzioni, alle quali nella presente circostanza si unirono le

religiose; ma finalmente i cittadini alla cura de' pubblici affari

sostituirono quelle de' lor privati interessi.

I soli che resistessero al nuovo ordine di cose introdotto erano i

montanari del nort della Scozia, i quali ricusavano ostinatamente

sottomettersi all'autorità di Guglielmo, e brandian l'armi per la causa

dell'esule Giacomo II, avendo per loro duce il visconte di Dundee, che i

nostri leggitori hanno fin qui conosciuto sotto il nome di Graham di

Claverhouse, e che dopo una vittoria riportata sotto le mura di Dundee

ottenne questo titolo d'onore dalla gratitudine di Giacomo II.

Dal poco sol che abbiam detto s'accorgeranno i leggitori che un grande

cambiamento esser dovea accaduto nelle cose interne della Scozia. I

_wigh_, nemici nati della dinastia degli Stuardi s'erano tostamente

manifestati propensi al nuovo re Guglielmo, ed avendone ottenuto la

restaurazione del presbiterianismo, con altrettanto zelo parteggiarono

per la causa de' Reali, quanto furore posero nel combatterla finchè la

causa della monarchia era pur quella di Carlo II o del successore di

lui. Quegli in vece che aveano guerreggiato per questi due principi

venivano a propria volta qualificati siccome ribelli, e costretti

ripararsi alle foreste e alle montagne nella stessa guisa onde poco

prima vi cercarono asilo i loro avversarj. Gli uni aveano acquistato il

nome di traditori; gli altri riceveano da questi il titolo di

persecutori.

Trovavasi pure in Iscozia una terza fazione formata dai Puritani

fanatici, che non sapean andar d'accordo con nessuna delle altre due. Un

governo repubblicano e teocratico era il fantasma cui sempre viveano

affezionati; laonde muniti sempre di testi scritturali, riprovavano qual

delitto la savia tolleranza del re Guglielmo, che permetteva ne' propri

stati la libera pratica di tutte le religioni. Ma questa fazione perdea

vigore ogni giorno perchè il governo contentavasi di vigilare gli

andamenti, ma colle armi sol dello sprezzo la combattea.

Tal si era lo stato degli affari della Scozia sei mesi dopo

l'avvenimento di Guglielmo al trono della Gran-Brettagna.

E fu sotto il regno di questo monarca, che in bella estiva sera, uno

straniero, che aveva aspetto di militare distinto per grado fermò il

superbo suo corridore alle falde di fertilissima collina, d'onde

scorgeansi le rovine tuttavia maestose del castello di Bothwell, e le

acque del Clyde che serpeggiano attraversando quelle montagne, e i

boschetti che ad ogn'istante ne interrompono il corso, e il ponte di

Bothwell, in cui si termina la pianura da quel castello denominata;

pianura che pochi anni prima era stata sanguinoso teatro di desolazione

e di stragi, e che respirava di nuovo la pace e la tranquillità. Il

lieve sussurro del venticel della sera faceasi appena udire fra le

piante e le macchie che verdeggiavano lungo le rive del Clyde, e le

acque della riviera pareva attenuassero il lor mormorio per discordar

meno dal grato silenzio che regnava su quelle sponde felici.

Il nostro viaggiatore tenne una via ombreggiata da pomi carichi di

frutta d'onde perveniasi ad una casa situata sul declivio d'una vicina

montagna. Appartenea questa ad un fondo rustico, ed aveva l'apparenza

d'essere ad un tempo il soggiorno di qualche proprietario mediocremente

agiato.

All'ingresso d'un viale che guidava alla fabbrica principale, scorgeasi

una casetta assai decente, e che avrebbe potuto giudicarsi l'abitazione

del custode, se l'edifizio che venia dopo si fosse meglio rassomigliato

ad un castello. Ciò nullameno non prestava esso quell'aspetto di

trascuratezza, o di scadimento che sogliono contraddistinguere le

abitazioni de' contadini scozzesi. Osservavasi a sinistra della medesima

un piccolo giardino ben fornito di legumi e di alberi da frutto. Una

giovenca e una capra pasceano il vicino verziere. Quivi parimente era un

recinto chiuso da viva siepe, ove alcune chiocce governavano la lor

famigliuola; un mucchio di rami secchi, e un monticello assai rilevato

di torba davano a divedere, che gli abitanti s'erano muniti contra i

rigori del prossimo verno. Finalmente i vortici di fumo che uscendo fuor

della canna del cammino s'aggiravano attorno alle cime de' vicini

alberi, indicavano che la famiglia quivi stanziata stava pensando agli

apparecchi della cena. Per dar l'ultima mano a questa pittura della

campestre beatitudine, una fanciullina di circa quattro anni empieva una

brocca all'acqua limpida d'una fontana non oltre a venti passi distante

di lì.

A questa meta fermatosi il cavaliere chiese alla picciola ninfa la

strada d'onde si va a Fairy-Grove. Allora la fanciullina mise a terra la

brocca, e colle sue tenere dita, disgiunse i bei capelli biondi che le

cadean sulla fronte; indi fissando sopra lui due occhi maravigliati gli

chiese: »Che cosa mi dite o Signore?» Solita interrogazione che i

contadini della Scozia rimandano a chi gli interroga sopra qual si sia

cosa.

»Desidero sapere la strada di Fairy-Grove.»

»Mamma, mamma! sclamò la fanciulla correndo alla porta della casetta.

Venite a parlar voi con questo signore.»

Comparve la madre, giovane ed avvenente donna, i cui lineamenti la

diceano stata scaltra e smaliziata anzichè no, comunque la matrimoniale

condizione le avesse inspirato quel contegno di gravità e decenza, che è

caratteristico quasi sempre delle contadine di Scozia. Ella portava fra

le braccia un bambino, ed altro fanciullino, di due anni e mezzo a un

dipresso, le veniva a fianco tenendosi ad una falda del grembiule

materno. La figlia maggiore, colla quale abbiamo di già fatta conoscenza

lanciava occhiate frequenti e alla sfuggita sul forestiere.

»Che bramate, o signore?» gli domandò la contadina, d'un tuono

rispettoso sì, ma ben lontano dal manifestare quella zotichezza e

quell'aria d'imbarazzo, solito nelle sue pari quando, non avvezze a

conversare con persone di un grado distinto, casualmente in queste

s'incontrano.

Il viaggiatore dopo averla fissata in volto parve turbarsi un istante,

ma riavutosi immantinente. »Vorrei, rispose trasferirmi a Fairy-Grove.»

»Ci siete signore, nè questa casa si chiama altrimenti.»

»Mi occorrerebbe parlare a Cutberto Headrigg, soprannominato Cuddy. Sarà

qui dunque ov'egli dimora?»

»Per l'appunto, o signore, egli è mio marito. Oggi è andato alla città,

ma dee tornarne in questa sera medesima. Se la signoria vostra vuole

discendere, nè sdegna entrare nel povero nostro tugurio, Cuddy non

tarderà senza dubbio ad essere qui.»

Il forestiere avendo accettata l'offerta, la contadina lo fece entrare

in una stanza che era ad un tempo cucina, tinello e sala di ricevimento;

indi dopo aver messo il cavallo entro la scuderia, gli esibì lardo,

uova, butirro, e birra della quale gli vantò la squisitezza.

Lo straniere acconsentì a prendere qualche cibo, anche per non dare

disgusto alla persona che glielo offeriva, e durante la mensa, così il

loro dialogo s'intavolò.

»Sarei troppo ardita, o signore, col chiedervi quale affare avete con

mio marito?»

»No certo, mia buona ospite. Abbisogno d'alcune notizie, che a quanto mi

viene assicurato, egli potrà procurarmi.»

»Se queste riguardano persone nostre vicine, forse io potrò appagarvi al

pari di lui. Non v'è ignoto, o signore, che nell'essere curiose le donne

non la cedono sì facilmente a chicchessia; laonde posso accertarmivi

informata delle cose che accadono dieci miglia all'intorno meglio di

quanto lo sia lo stesso Cuddy.»

»È molto tempo che ho abbandonato questo paese, ripigliò sospirando quel

forestiere. Altra volta l'ho assai conosciuto. Or sembra che finalmente

vi sia tornata la calma.»

»Non però in tutti i punti, e abbiamo ancora molti guai dalla parte di

tramontana! Lord Dundee, che in addietro era conosciuto per Claverhouse,

si è posto a capo de' montanari, e sta fermo per il re Giacomo. Onde si

battaglia in quelle rupi, come si battagliava qui, sono cinqu'anni. Ah!

se aveste veduto questo spianato dopo un combattimento che si decise

sovr'esso! Mio marito m'assicura che fu uno spettacolo orrendo.»

»Vostro marito dunque vi si trovava? — E ditemi! da qual banda s'era

egli posto?»

»Mio signore! — Questa è una interrogazione alla quale lascerò ch'egli

risponda.»

»Lodo la vostra prudenza, ma non è necessaria con me, perchè mi è noto

ch'egli serviva Enrico Morton, uno fra i capi dei Presbiteriani.»

»Lo sapete, sì? Ebbene saprete ancora che Cuddy lo amava grandemente, e

che ne ha pianta per lungo tempo la morte.»

»Ah! dunque morì Enrico Morton?»

»Senza dubbio. Egli avea preso imbarco per l'Olanda. Tutti gl'imbarcati

perirono e del sig. Morton non si è avuta contezza mai più.»

»Avete inteso parlare d'un certo altro capo, di nome Burley? Sapete se

viva tutt'ora?»

»In verità è tal cosa alla quale non penso nè poco nè assai. E non v'è

nemmeno chi possa dir con certezza quel che ne sia divenuto. Alcuni

pretendono che egli sia passato in paese straniero, ma che essendo stato

riconosciuto per uno degli assassini dell'arcivescovo di Sant'Andrea,

non abbia trovato chi voglia nè manco vederlo, nè capo d'esercito che

acconsenta impiegarlo. Altri aggiungono che è tornato fra noi e che vive

in mezzo ai boschi, alimentato dai soccorsi di qualche fanatico della

sua specie.»

»E (aggiunse lo straniero dopo aver esitato un istante) potete voi darmi

contezze di lord Evandale?»

»Se posso darvene! E chi meglio di me? Non sarà egli a momenti il marito

della mia giovine padrona, di miss Editta Bellenden?»

»Bellenden! Intendo. — Dunque le nozze non sono ancora seguite?»

»Quasi come seguite. Son già promessi, e Cuddy ed io, qualche mese fa,

siamo stati presenti alla promessa. Le nozze veramente vanno tardando, e

il perchè lo so io.»

Lo straniero col capo appoggiato sulle proprie mani sembrava assorto in

penose meditazioni, nè dava più ascolto alla sua ospite, che in tutta la

durata di tale colloquio sembrava commossa da una segreta molestia, ed

essendosi posta a sedere vicino alla finestra, volgeva ad ogn'istante

l'occhio da quella parte, come per curare l'istante dell'arrivo di suo

marito.

Uscendo al fine della sua estasi il viaggiatore chiese, e si vide che

tale domanda gli costava un penoso sforzo al suo animo, se lady

Margherita viveva ancora.

»Sì, ma i tempi sono ben cambiati per essa. Oh che disgrazia avere

perduto il castello di Tillietudlem, la baronia, i fondi che il povero

Cuddy ha lavorati sì lungamente, e tutto ciò per mancanza d'alcuni pezzi

di pergamena che non si sono più rinvenuti dopo che ella rientrò nel

castello!»

»Io avea udito dir qualche cosa di tutto ciò, disse con voce affogata il

forestiere, e prendo molta parte agli affari di questa famiglia. Oh come

volentieri le sarei utile! Qual felicità per me se il potessi! — Ma, e

dove dimorano presentemente queste signore?»

»Qui, in quella casa che vedete in fondo a quel corto viale; e questo

picciolo fondo è la sola proprietà che lor sia rimasta.»

»Vi si trovano ora?»

»No signore. Sono andate a visitare la sorella di lord Evandale, e

intanto custodisco io le chiavi della casa. Non è poca ventura per esse

l'avere fatta l'eredità del vecchio maggiore Bellenden.»

»Uom rispettabile e degno! sclamò lo straniero. Seppi a Edimburgo che

più non vivea.»

»Ah! non ebbe più un giorno di bene dal momento che vide la vedova di

suo fratello e la sua giovine nipote cacciate dal loro castello; e sì!

ha speso di bei denari per sostenere quella lite. Ciò è stato sotto il

regno del re Giacomo. Basilio Olifant che facea causa per ottener questo

dominio diventò cattolico a fine di guadagnarsi il cuore de' giudici.

Oh! allora non gli si ricusò più cosa veruna. È poi da aggiugnersi, che

lady Bellenden non ha mai più potuto trovare quello straccio di

pergamena, che avrebbe fatti veder chiari com'erano i suoi diritti,

sicchè dopo un litigare per più interi anni, la terminò coll'avere la

sentenza sulle spalle. Fu pel maggiore un tal colpo che non se ne riebbe

da poi, e la rivoluzione fu l'ultimo; perchè, comunque non avesse gran

ragione di amare il re Giacomo che gli avea con tanta leggiadria ridotte

alla nudità le parenti, il suo amore al sangue dagli Stuardi ancor

prevalea. Insomma è morto. Già non è stato ricco in alcun tempo, perchè

quel bravissimo uomo non vedea mai persona in bisogno che non si facesse

tosto a soccorrerla. Vennero di giunta i debiti che dovette incontrar

per la lite, tantochè dopo la sua morte Charnwod è andato in mano de'

creditori, e questo piccolo fondo è tutto ciò che è rimasto della sua

eredità.»

»Se così è, soggiunse l'ospite commosso oltre ogni dire, queste due

povere signore son rimaste prive di sostanze e di appoggio.»

»Oh! non mancheranno mai di nessuna di tali cose sintantochè viva lord

Evandale. Egli non le ha abbandonate, come hanno fatto tant'altri. No

certo! anzi per valermi del parlare di Mausa, mia suocera, dai giorni

del patriarca Abramo venendo a noi, non si è mai dato uomo, che

s'affaccendi tanto per meritarsi una donna.»

»Perchè dunque, con voce tremebonda l'ospite domandò, perchè dunque un

affetto sì disinteressato non ebbe prima d'ora la sua ricompensa?»

»Ah! Ah! — Son più d'una le ragioni. Primieramente le turbolenze del

paese, poi la lite, poi la morte del maggiore, finalmente... Ma, oh Dio!

signore, voi vi sentite male.»

»Non è nulla, disse il forestiere, che le parole appena trovava.

Soggiaccio talvolta a certe palpitazioni di cuore. M'accorgo che avrei

bisogno di riposo e di solitudine. Potreste voi darmi una stanza ed un

letto? Vedrò Cuddy domani mattina. Mi trovo troppo stanco per potergli

parlare questa sera.»

»Oh sì certamente, o signore! (rispose la contadina con una premura,

mossa, a quanto parea, da cagione segreta ch'ella disvelar non volesse).

Posso darvi una stanza nella casa de' miei padroni. S'eglino vi fossero

non m'assumerei da me sola una tal libertà; ma so bene che non me ne

faranno rimprovero.»

Detto ciò, prese un lume e pregando l'ospite a seguirla, lo condusse

nella casa, della quale, come vedemmo, aveva essa le chiavi. Entrato

ch'egli vi fu, la donna si congedò da esso un istante per

apparecchiargli, soggiunse, la stanza; nella qual bisogna mise una

prestezza sì straordinaria da potere in men di cinque minuti avvisarlo

che il letto gli era allestito. Ma quando a ciò s'accignea il trovò

privo di moto e col capo appoggiato sopra la tavola presso cui si era

seduto. Temette da prima ch'egli avesse smarriti i sensi; ma avvedutasi

ch'egli era unicamente assorto nel suo dolore si ritirò senza ch'ei

l'avesse veduta, e prima di ritornare fece qualche strepito per dargli

tempo a nascondere un'interna agitazione, della quale ella non volea

darsi per accorta; e di fatto questa seconda volta il trovò in piedi che

camminava su e giù per la stanza. Indi il condusse nell'appartamento

assegnatogli, che era quello solito ad essere occupato da lord Evandale

quando a Fairy-Grove trasferivasi; e questo appartamento tutto stavasi

in una stanza da letto e in un picciolo gabinetto che metteva al

giardino, separato poi da una grande sala per un sottilissimo tramezzo

di legno. La contadina si partì da quel luogo augurando una felice notte

e miglior salute al suo ospite.

»Sia lodato Dio! disse fra se medesima nel tornar che fece alla propria

abitazione: sarò io la prima a vedere Cuddy, e ad avvertirlo di quanto

accade.»

I Puritani di Scozia, vol. 3 · 第 8 / 22 题