»Gli avvocati son già lesti.
»Il reo sta sullo sgabello
»Con tal viso che il diresti
»Or uscito dell'avello.
»Contra lui stanno seduti
»I suoi giudici barbuti,
»Nè le cere lor fan fede
»Al meschino di mercede.»
_Il Mendicante. Opera in musica._
All'agitazione sofferta da Morton in tutta quella giornata succedè un
sonno tanto profondo che seppe appena ove si ritrovasse allor quando il
destarono di repente lo scalpitar dei cavalli, il gridar de' soldati e
lo squillar delle trombe. Aveva appena avuto il tempo di levarsi dal
letto allorchè il sergente Holliday venne ad avvertirlo in
rispettosissima guisa, che il generale sperava averlo compagno nel
cammino da farsi.
Si danno tai punti nella nostra vita che gl'inviti sono comandi, e pensò
Morton, nè mal pensò, trovarsi in uno di simili casi, laonde non perdè
istante nel trasferirsi presso Claverhouse. Sellato era già il cavallo
di Enrico, e Cuddy pronto a seguirlo. A vedere il modo onde venivano
trattati e l'uno e l'altro, sarebbersi detti non prigionieri ma
individui dell'esercito de' Reali, eccetto l'armi che ad essi erano
state tolte. Ma Claverhouse restituì colle proprie mani a Morton la
sciabola, arme che a quei tempi avevasi per distintivo delle persone più
ragguardevoli. Postisi in viaggio sel chiamò vicino e parea dilettarsi
assai di favellare con lui. Ma più Morton ne udiva i propositi, men
facile gli diveniva il formare una massima sulla vera indole di
cotest'uomo. Una urbanità, una cortesia di modi, tai sentimenti tutti
nobili e cavallereschi, che si univano alla devozione verso la causa
reale da lui difesa, un criterio finissimo che il soccorreva a leggere,
come in un libro aperto, per mezzo ai penetrali i più reconditi del
cuore umano, costrignevano l'approvazione di tutti quelli che
conversavan con esso e li facevano di lui ammirati; ma per altra parte
l'indifferenza ch'ei mostrava per la vita dei propri simili, le violenze
e le crudeltà che ai soldati suoi permetteva; e talvolta pur comandava,
lo sprezzo nel quale teneva ogn'uomo di classe inferiore alla sua,
opponeano tal contraria tinta alle prerogative dianzi encomiate da
alienare gli animi, che queste medesime prerogative avrebbero
soggiogati. Morton non potè starsi dal paragonarlo in suo cuore a
Burley, e tale idea s'impadronì sì fattamente di lui che lasciò sfuggire
alcuni accenti atti a lasciarla trapelare[1].
[1] È più facile a scorgere l'aggiustatezza di un tale
confronto, che tutta la metafisica, l'acutezza d'ingegno, lo
forzo d'estrarre le idee, necessarie a trovarlo la prima volta.
Sia che Walter Scott abbia creati appostatamente tali due
caratteri, simili in tal qual modo e disparatissimi,
sostenendoli poi maravigliosamente sino alla fine, sia che dopo
aver fatto ciascuno d'essi di primo getto, abbia così
maestrevolmente rilevati i punti di corrispondenza di queste due
fatture della sua mente, chi gli negherà il vanto primiero de'
veri romanzieri e degli autori teatrali, il vanto cioè di
conoscere a perfezione tutti gli stati del cuore e de' cuori
umani? — _N. del T._
»Voi avete ragione, disse sorridendo Claverhouse, interamente ragione!
Siam due fanatici e l'uno e l'altro; ma v'è qualche differenza tra il
fanatismo inspirato dallo onore, e quello derivato da una feroce e cupa
superstizione.»
»Non perciò vi state gli uni e gli altri dal versare il sangue umano
senza riguardi o pietà» soggiunse Morton incapace di palliare il proprio
sentimento.
»Egli è vero, rispose con massima calma Claverhouse; ma vi è, credo una
bella distanza tra versare il sangue di valorosi soldati, di leali
gentiluomini, di virtuosi prelati, e versare il sangue se sangue può
dirsi quel che sgorga dalle vene di rozzi villani, d'oscuri demagoghi,
d'abbietti salmeggiatori di cantici. Non fate voi distinzione alcuna tra
un fiaschetto di sciampagna, e una tazza colma di cattiva birra?»
»Tal distinzione è troppo fina per me. Dio ha data in dono la vita al
contadino siccome al principe; e chi distrugge l'opera di Dio, o non
mosso da un ben poderoso motivo, o a grado del proprio capriccio, glie
ne renderà in entrambi i casi strettissimo conto... Per esempio, ho io
più dritto alla protezione del generale Claverhouse quest'oggi di quanto
io ne avea il primo giorno che il vidi?...»
»E che vedeste sì da vicino la morte, volete dire? Ebbene vi risponderò
francamente. Allora io non sapea scorgere in voi che il figlio d'un
antico capitan di ribelli; il nipote d'un avaro vecchio presbiteriano;
ora vi conosco meglio; vi trovo fornito di uno di que' caratteri che
onoro ne' miei nemici, siccome l'amo ne' miei amici. Ho prese dopo la
prima volta che c'incontrammo, molte contezze sopra di voi, e spero
vediate che non vi furono sfavorevoli.»
»Pure io mi mostro lo stesso...»
»Oggi, che allora non ve lo nego. Ma gli è sol da quel tempo che ho
incominciato ad esaminarvi, a valutarvi più da vicino. Per altro la
resistenza da me opposta a quelli che intercedeano per voi dovrebbe
provarvi che fin da quel tempo io avea concepito altissima opinione del
vostro ingegno.»
»Credete, generale, ch'io vi sia debitore di molta gratitudine per una
tal prova di stima?»
»In somma siete ben difficile da contentare! Ma tornando al nostro
proposito, non posso sentirmi molto commosso per qualche abbietto
contadino che venga cancellato dal novero de' viventi.»
»Nondimeno, o generale, avete fra' vostri prigionieri un contadino, e ad
onta del disprezzo da voi ostentato presentemente verso una professione
che parecchi filosofi riguardarono più utile nè men decorosa di quella
del soldato, mi farò lecito sollecitare ardentemente la vostra
protezione a favore di questo individuo.»
»Voi parlate ora del vostro servo. Lo conosco; Holliday me ne ha
ricordato il nome, ma le signore del castello mi aveano già detto
qualche cosa a suo vantaggio. Dee sposar credo la lor cameriera. Oh! non
temete nulla per lui; si toglierà bene d'impaccio semprechè però non
faccia l'impertinente o il testardo, in somma semprechè non voglia per
suo bel diletto sostenere la parte di vittima.»
»Ciò non dovrebb'essere. Non credo che egli abbia l'ambizione di essere
martire.»
»Tanto meglio per lui! Poi, avesse anche fatto peggio di quel che avrà
fatto, lo proteggerò in grazia del felice errore che lo trasse nelle
nostre file la scorsa notte quando vi cercava soccorritori per ogni
dove. Ha mostrata confidenza in me. È questa una ragione di più perchè
io non lo abbandoni. Ma, a parlarvi sinceramente, è lungo tempo che ho
gli occhi aperti sopra di lui per vigilarne la condotta. — Holliday,
datemi il libro nero.»
Il sergente dopo avere aperta la sua valigia, ne trasse un registro che
conteneva per ordine alfabetico i nomi di tutte le persone avute in
sospetto di intenzioni nimichevoli contra il governo. Claverhouse lo
prese e lo scartabellò continuando il suo viaggio.
»_Gumbleton, ministro approvato, furbo, ipocrita_, non è questi, —
_Heathercat predicatore refrattario, zelante Puritano._ Nemmeno! — Ah!
ci sono. _Cutberto Headrigg, per soprannome Cuddy. Sua madre ha la testa
infanatichita. Quanto a lui, e un ragazzo piuttosto semplice, d'ingegno
che si alza pochissimo, buon tiratore, e migliore per cose di mano che
per cose di testa. Si potrebbe guadagnarlo alla buona causa, se non
fosse troppo affezionato....._»
Qui Claverhouse diede un'occhiata a Morton e chiuse il suo libro.
»La sincerità d'un'affezione, la fedeltà, sig. Morton, son pregi che non
vanno perduti ai miei occhi. Voi potete far conto sulla vita di questo
giovane.»
»Ma un'anima di tempera, come la vostra, o generale, non prova ribrezzo
contra un sistema che richiede inquisizioni tanto minute sopra individui
affatto oscuri?»
»Voi vi date forse a credere, signor Morton, rispose con un po'
d'alterezza Claverhouse, che questa briga ce la prendiamo noi? I
ministri di ciascuna parrocchia hanno l'incarico di trasmetterci tutte
queste particolarità; e le loro nozioni locali agevolano ad essi un sì
fatto lavoro. — Son tre anni che ho il vostro ritratto.»
»Oh! sclamò Morton. Ardirei pregarvi per vederlo.»
»Volentieri, rispose Claverhouse. Non trovo inconveniente a ciò.»
Aprendo allora una seconda volta il registro, lesse quanto segue:
»_Enrico, Morton, figlio di Silas Morton colonnello di cavalleria pel
parlamento di Scozia, nipote di Morton di Milnwood. — Educazione
imperfetta, ma coraggio e ingegno al di sopra della sua età. — Idee
pericolose su la libertà e l'indipendenza. — Propenso al culto
presbiteriano, ma senza fanatismo. — Molto amato da tutti i giovani de'
dintorni. — D'indole dolce, modesta e tranquilla, ma nondimeno anima
ardente, testa di fuoco...._ Voi vedete, sig. Morton, continuò il
generale, che dopo queste parole vengono due croci rosse, vogliono dire
_doppiamente pericoloso_. Capite se eravate un uomo rilevante per
vegghiarvi addosso. — Ma questo messo che chiede?»
In quell'istante medesimo gli si avvicinò un uomo a cavallo apportatore
d'una lettera ad esso diretta. Claverhouse l'aperse e trascorrendola
sorridea disdegnoso. Dopo averla letta per intero si volse in aria di
sprezzante non curanza al messo: »Dite al vostro padrone che mandi i
suoi prigionieri a Edimburgo. Non ho altra risposta da dargli.»
Movendo indi la parola al giovane di Milnwood.
»È un vostro confederato, gli disse, o per parlare più giusto un
confederato del vostro amico Burley, che abbandona le vostre parti.
Udite come scrive.»
_Mio caro signore._
»Non so a che s'appoggi questo suo tuono a intrinsichezza.»
_Supplico vostra eccellenza ad aggradire le mie umili congratulazioni
per la vittoria or riportata dall'esercito di sua maestà. Ho l'onore
d'avvertirla che ho messi in arme i miei vassalli per correre dietro ai
fuggiaschi. Ho già fatti prigionieri parecchi di essi._
_S. Basilio Olifant._
»Non dee giugnervi nuovo il nome di questo furfante.»
»Non sarebbe già un parente di lady Margherita Bellenden?»
»In lontananza però; l'ultimo che in linea mascolina riconoscesse un
ceppo medesimo col padre della ridetta dama. Amava l'avvenente Editta,
della quale gli fu ricusata la mano, perchè assolutamente erane indegno;
e più di Editta ei vagheggiava il dominio di Tillietudlem e le sue
pertinenze.»
»Prendea una cattiva strada per affezionarsi questa famiglia, soggiunse
Morton se facea lega colla nostra sventurata confederazione.»
»Oh! il prudente Basilio Olifant è uomo da sostenere tre parti al
giorno. Egli era malcontento del governo, il quale non volle a favor
d'esso annullare il testamento del conte di Torwood che avea lasciata
erede la figlia; nemico di questa che non volle dargli in isposa la
giovane Bellenden, e finalmente nemico dell'ultima, perch'ella detestava
il contegno simulato, unito in costui ad una figura sgraziatissima. Egli
pertanto si mise in corrispondenza con Burley e fece una leva d'uomini
coll'intenzione di soccorrerlo.... mi spiego, di soccorrerlo nel caso
che non avesse avuto d'uopo di soccorso, nel caso che ieri noi avessimo
avuto la peggio. — Oggi che ci vede vincitori, il briccone cambia
registro, e pretende essere stato per servigio del re quanto ha fatto.
Credo nondimeno che il consiglio accetterà per buona moneta le sue
proteste, e vedrete morire giustiziata una dozzina di poveri fanatici
che fuggivano, intantochè questo cialtrone avvolto nel manto della sua
ipocrisia godrà gli onori dovuti alla lealtà solamente.»
Così conversando sopra diversi argomenti, il duce e il ragguardevol
prigioniero ingannavano la noia di quel cammino. Claverhouse parlò
sempre a Morton colla massima franchezza, e riguardandolo come amico e
compagno, anzichè prigioniero. Ognun vede come Enrico dovesse trovarsi
tuttavia incerto sul suo futuro destino: pur le ore che trascorse
favellando con cotest'uomo straordinario fornito di immaginazione
fertile e brillante oltre ogni credere, gli parvero le più brevi di
quante ne erano passate per lui dacchè s'aggirava nel vortice de'
pubblici affari. Potea in tale occasione paragonarsi ad un cavaliere,
che dopo avere allentate le redini del suo corridore, s'abbandona ad
esso, e la molestia di regolarne il corso almen si risparmia.
In cotal guisa giunsero ad Edimburgo, aumentandosi continuamente il lor
seguito de' diversi distaccamenti di cavalleria che li raggiugneano e
che tutti, chi più chi meno, traevano con sè prigionieri.
Stavano sul punto di entrare nella città, quando Claverhouse volse
questi detti a Morton. »So che il consiglio privato per dar maggiore
solennità alla propria gioia, ed io aggiungo, alla sofferta paura, ha
provvedute le cose in modo che l'ingresso del nostro corpo a Edimburgo
sia qual si spetta ad esercito trionfante, e che ci seguano i nostri
prigionieri, come usavasi ne' trionfi de' Romani. Quanto a me, poco
m'importa di presentarmi in tale apparato, e m'importa assai
risparmiarvi il dispiacere di corredar lo spettacolo colla vostra
persona.»
Detta la qual cosa, chiamò a sè Allan, divenuto allora
tenente-colonnello, e gl'ingiunse di comandare la cavalleria, intanto
ch'egli abbandonando la strada maestra, per sentieri men battuti entrò
sconosciuto con Morton nella città, e l'accompagnavano soltanto alcuni
servi domestici, nel cui novero fu compreso Cuddy.
Giunti all'abitazione ch'egli avea sopra una delle principali strade di
Edimburgo, in questa casa assegnò un appartamento a Morton dove lo
lasciò solo, ottenutane parola d'onore che non si sarebbe mosso di lì.
Dopo avere questi passata una mezz'ora meditando sulle vicissitudini cui
da un mese in poi soggiaceva, intese sulla strada un grande rumore che
il fe' avvicinare alla finestra. Derivava questo dalle trombe, dalle
chiarine, dai tamburi e dalle molte acclamazioni di popolo che giunta
annunziavano entro le mura la reale cavalleria. Le magistrature s'erano
condotte a ricevere alla porta della città i vincitori, e andavan
innanzi alla pompa trionfale, preceduti dalle guardie civiche. Venian
dietro portate sopra picche le teste di due ribelli, e le mani di
costoro, ciascuna destra delle quali con barbaro scherno veniva
avvicinata alla sua sinistra nell'attegiamento supplichevole solito ad
usarsi dai Puritani nelle loro invocazioni. Tai sanguinosi trofei furono
dianzi mortali spoglie di due predicatori trucidati nella pianura di
Bothwell. Seguiva indi una carretta guidata dal famiglio del carnefice,
sopra la quale stavano Macbriar ed altri due prigionieri della
professione di costui, a quanto appariva. Aveano scoperto il capo, e
carichi andavano di catene, ma non quindi mostravansi atterriti, nè sul
destino dei lor compagni i cui tristi avanzi vedean portati dinanzi a
sè, nè sul non dissimile, che pendea sovr'essi, come troppo chiaramente
lo annunziavano loro que' brutti preludi: volgeano ferme occhiate sulla
folla che li circondava, e sembravano trionfare in tal qual modo de' lor
vincitori.
Dietro a questi prigionieri abbandonati agl'insulti della ciurmaglia,
che non si stava dal gettar sovr'essi e pietre e sozzure, venia un corpo
d'uomini a cavallo che tenean brandite le sciabole, e mandavano
acclamazioni ripetute da mille voci della plebaglia, che nelle grandi
città accoglie sempre volentieri, quali poi che siano, le occasioni di
potere far chiasso.
Vedeasi un numero d'oltre a cento prigionieri; a fra questi scerneansi
coloro che aveano avuto grado di comandante nell'esercito puritano, per
essere quali legati su i loro cavalli in modo che la testa del cavaliere
guardasse la coda dell'animal cavalcato, quali attaccati a pesanti
stanghe di ferro, che i meschini dovean portare colle proprie mani, come
si pratica nella Spagna coi galeotti che viaggiano al sito del loro
imbarco; e tale aggiustamento era per essi indizio certo della morte a
cui avviavansi, non men di quanto lo sarebbe parimente stato nella
Spagna il _san benito_ alle sciagurate vittime costrette a sostener
parte nell'atroce spettacolo d'un _auto da fè_. Li seguivano i
prigionieri di minor conto. Alcuni col guardo fiero ed intrepido si
davano a diveder tuttavia convinti d'avere militato per giusta causa, ed
incapaci di raffreddarsi nel loro ardore per essa all'aspetto medesimo
d'una morte imminente; ma altri mostravano la costernata fisonomia
d'uomini che rimproverassero a se medesimi l'imprudenza d'essersi
chiariti per quella parte che il cielo avea abbandonata, e pareano
ruminar colla mente sotterfugi onde sottrarsi al supplizio che vedeano
sì da vicino. Ve n'erano anche di quelli che estenuati dalla fame, dalla
sete, dalla stanchezza, avevan più ch'altro l'apparenza di pecore spinte
dal beccaio a forza verso la macelleria, ed ignare se vadano ad essere
solamente tosate, ovvero scannate. Cotesti sgraziati non lasciavano
scorgere nè timore, nè desiderio, nè speranza; assorti sì nel sentimento
della propria sventura da non conservare più le idee distinte di alcuna
cosa.
Ogni lato di questa deplorabile schiera era fiancheggiato da una fila
d'uomini a cavallo. Chiudeano la comitiva gli squadroni di cavalleria,
preceduti da banda militare, che faceva eccheggiare suoni di trionfo,
interrotti ad ogn'istante dalle acclamazioni della moltitudine.
Ciascuno può agevolmente immaginarsi lo stato dell'animo di Morton
all'aspetto di un tale spettacolo, e al ravvisare fra i miseri
prigionieri molti di coloro che avea imparati a conoscere nella breve
durata della sollevazione; ma soprattutto il commosse la vista della
testa recisa di Kettledrumle già suo collega, ch'era una delle due
infisse alle picche. Allora si lasciò cadere sopra uno scanno, com'uomo
stupefatto ed inorridito ad un tempo, e durò in quella inazione del
terrore sintantochè venne a ritrarnelo la voce di Cuddy, che entrò nella
stanza, pallido, sfigurato, dibattendo i denti, e capace appena
d'esprimersi.
»Chiediam perdono al cielo, signor Enrico! Ah Dio abbia misericordia di
noi! — Dobbiamo in questo momento comparire davanti al consiglio. — Dio
Dio! qual cosa vogliono che un povero uomo come son'io dica alla
presenza di tanti lordi e signori? — Oh! ma non è questo il peggio; mia
madre è arrivata a scoprir dove sono. È qui alla porta! ho fatto di
tutto perchè si ritiri, ma non vuole saperne. È impaziente di vedermi
_rendere testimonianza_, espressione del suo gergo, e che in buon
volgare vole dire vedermi _appicato_. Cuddy per altro non è ancor tanto
bestia, e se può scappare la corda, vadino al diavolo tutte le
testimonianze!»
Entrò allora Claverhouse. »Fa d'uopo che vi presentiate subitamente al
consiglio, sig. Morton (gli disse salutandolo con quella facile cortesia
alla quale lo avea già accostumato). Il vostro servo ancora dovrà
seguirvi colà; ma non avete di che temere, sia per la vostra, sia per la
sua sicurezza. Solamente vi avverto, che sarete spettatore di una scena
alquanto penosa per voi. — Avrei voluto risparmiarvene il disgusto, ma
non mi è stato possibile. — Il mio calesse ci aspetta. Volete che
andiamo?»
Era questo un secondo invito, che, comunque non troppo gradevole a
Morton, non erano in esso i modi di ricusare. Surse tostamente in piedi
e seguì il generale.
Nello scender le scale Claverhouse ripeteva a Morton »Sì; voi vi
trarrete a buon mercato d'impaccio; e sarà lo stesso del vostro servo,
purchè tenga la lingua a dovere.»
Parole che intese da Cuddy lo fecero giubbilare. »Oh la mia lingua,
disse fra sè medesimo, starà a dovere! tutto è che mia madre non ci
venga a frammettere la sua.»
Usciva egli appena, che la vecchia Mausa stata ad appostarlo alla porta,
il prese per un braccio: »Figlio mio, figlio mio! ella esclamò. Son
soddisfatta e gloriosa, benchè afflitta ed umiliata ad un tempo, che
s'avvicini ad un figliuolo l'istante di _rendere testimonianza alla
verità_ in pieno consiglio, come già gliela rendeva il tuo braccio sul
campo della battaglia.»
»Tacete una volta, madre mia! Tacete una volta! gridò con tutto il
fervore dell'impazienza Cuddy. È propriamente il momento di tenere tali
discorsi! Che importa a me delle vostre _testimonianze_? mi credete
ardente della voglia di farmi appiccare? Ho già parlato col signor
Poundtext. Egli sì, è un ministro che vale un tesoro. Ha fatte tutte le
dichiarazioni che si volevano da lui, ed ha ottenuto grazia per sè e pel
suo gregge. Io mi conformerò al suo esempio; e le vostre prediche e i
vostri salmi, ve li potete tenere per voi.»
»Ah Cuddy; mio caro Cuddy! ricordati che ti sei battuto per la fede e
non volere...»
»Va bene, va bene!... Sicuramente che mi sono battuto; anche troppo mi
sono battuto; ma appiccato non lo sono stato per anche, e Dio mi vede il
cuore, non lascerò che mi appicchino finchè mi darà l'animo di
impedirlo.»
»Ma, figlio mio, pensa che se macchi la veste nunziale!...»
»Sì, ora siamo veramente di nozze! credete che i miei pensieri adesso
sieno volti a Jenny? Mi venite a parlare di matrimonio, quando mi sento
quasi al collo il capestro. — Oh addio, madre mia! voi vedete che i
soldati mi aspettano.»
Pregò indi i dragoni datigli a scorta che il volessero condurre al
Consiglio; e alcuni di questi, secondando le ardenti istanze che ne fece
loro Cuddy, trattennero la vecchia Mausa ostinatasi a voler seguitare
suo figlio, e sostenerne, ella diceva, il coraggio.