CAPITOLO V.

»Gli avvocati son già lesti.

»Il reo sta sullo sgabello

»Con tal viso che il diresti

»Or uscito dell'avello.

»Contra lui stanno seduti

»I suoi giudici barbuti,

»Nè le cere lor fan fede

»Al meschino di mercede.»

_Il Mendicante. Opera in musica._

All'agitazione sofferta da Morton in tutta quella giornata succedè un

sonno tanto profondo che seppe appena ove si ritrovasse allor quando il

destarono di repente lo scalpitar dei cavalli, il gridar de' soldati e

lo squillar delle trombe. Aveva appena avuto il tempo di levarsi dal

letto allorchè il sergente Holliday venne ad avvertirlo in

rispettosissima guisa, che il generale sperava averlo compagno nel

cammino da farsi.

Si danno tai punti nella nostra vita che gl'inviti sono comandi, e pensò

Morton, nè mal pensò, trovarsi in uno di simili casi, laonde non perdè

istante nel trasferirsi presso Claverhouse. Sellato era già il cavallo

di Enrico, e Cuddy pronto a seguirlo. A vedere il modo onde venivano

trattati e l'uno e l'altro, sarebbersi detti non prigionieri ma

individui dell'esercito de' Reali, eccetto l'armi che ad essi erano

state tolte. Ma Claverhouse restituì colle proprie mani a Morton la

sciabola, arme che a quei tempi avevasi per distintivo delle persone più

ragguardevoli. Postisi in viaggio sel chiamò vicino e parea dilettarsi

assai di favellare con lui. Ma più Morton ne udiva i propositi, men

facile gli diveniva il formare una massima sulla vera indole di

cotest'uomo. Una urbanità, una cortesia di modi, tai sentimenti tutti

nobili e cavallereschi, che si univano alla devozione verso la causa

reale da lui difesa, un criterio finissimo che il soccorreva a leggere,

come in un libro aperto, per mezzo ai penetrali i più reconditi del

cuore umano, costrignevano l'approvazione di tutti quelli che

conversavan con esso e li facevano di lui ammirati; ma per altra parte

l'indifferenza ch'ei mostrava per la vita dei propri simili, le violenze

e le crudeltà che ai soldati suoi permetteva; e talvolta pur comandava,

lo sprezzo nel quale teneva ogn'uomo di classe inferiore alla sua,

opponeano tal contraria tinta alle prerogative dianzi encomiate da

alienare gli animi, che queste medesime prerogative avrebbero

soggiogati. Morton non potè starsi dal paragonarlo in suo cuore a

Burley, e tale idea s'impadronì sì fattamente di lui che lasciò sfuggire

alcuni accenti atti a lasciarla trapelare[1].

[1] È più facile a scorgere l'aggiustatezza di un tale

confronto, che tutta la metafisica, l'acutezza d'ingegno, lo

forzo d'estrarre le idee, necessarie a trovarlo la prima volta.

Sia che Walter Scott abbia creati appostatamente tali due

caratteri, simili in tal qual modo e disparatissimi,

sostenendoli poi maravigliosamente sino alla fine, sia che dopo

aver fatto ciascuno d'essi di primo getto, abbia così

maestrevolmente rilevati i punti di corrispondenza di queste due

fatture della sua mente, chi gli negherà il vanto primiero de'

veri romanzieri e degli autori teatrali, il vanto cioè di

conoscere a perfezione tutti gli stati del cuore e de' cuori

umani? — _N. del T._

»Voi avete ragione, disse sorridendo Claverhouse, interamente ragione!

Siam due fanatici e l'uno e l'altro; ma v'è qualche differenza tra il

fanatismo inspirato dallo onore, e quello derivato da una feroce e cupa

superstizione.»

»Non perciò vi state gli uni e gli altri dal versare il sangue umano

senza riguardi o pietà» soggiunse Morton incapace di palliare il proprio

sentimento.

»Egli è vero, rispose con massima calma Claverhouse; ma vi è, credo una

bella distanza tra versare il sangue di valorosi soldati, di leali

gentiluomini, di virtuosi prelati, e versare il sangue se sangue può

dirsi quel che sgorga dalle vene di rozzi villani, d'oscuri demagoghi,

d'abbietti salmeggiatori di cantici. Non fate voi distinzione alcuna tra

un fiaschetto di sciampagna, e una tazza colma di cattiva birra?»

»Tal distinzione è troppo fina per me. Dio ha data in dono la vita al

contadino siccome al principe; e chi distrugge l'opera di Dio, o non

mosso da un ben poderoso motivo, o a grado del proprio capriccio, glie

ne renderà in entrambi i casi strettissimo conto... Per esempio, ho io

più dritto alla protezione del generale Claverhouse quest'oggi di quanto

io ne avea il primo giorno che il vidi?...»

»E che vedeste sì da vicino la morte, volete dire? Ebbene vi risponderò

francamente. Allora io non sapea scorgere in voi che il figlio d'un

antico capitan di ribelli; il nipote d'un avaro vecchio presbiteriano;

ora vi conosco meglio; vi trovo fornito di uno di que' caratteri che

onoro ne' miei nemici, siccome l'amo ne' miei amici. Ho prese dopo la

prima volta che c'incontrammo, molte contezze sopra di voi, e spero

vediate che non vi furono sfavorevoli.»

»Pure io mi mostro lo stesso...»

»Oggi, che allora non ve lo nego. Ma gli è sol da quel tempo che ho

incominciato ad esaminarvi, a valutarvi più da vicino. Per altro la

resistenza da me opposta a quelli che intercedeano per voi dovrebbe

provarvi che fin da quel tempo io avea concepito altissima opinione del

vostro ingegno.»

»Credete, generale, ch'io vi sia debitore di molta gratitudine per una

tal prova di stima?»

»In somma siete ben difficile da contentare! Ma tornando al nostro

proposito, non posso sentirmi molto commosso per qualche abbietto

contadino che venga cancellato dal novero de' viventi.»

»Nondimeno, o generale, avete fra' vostri prigionieri un contadino, e ad

onta del disprezzo da voi ostentato presentemente verso una professione

che parecchi filosofi riguardarono più utile nè men decorosa di quella

del soldato, mi farò lecito sollecitare ardentemente la vostra

protezione a favore di questo individuo.»

»Voi parlate ora del vostro servo. Lo conosco; Holliday me ne ha

ricordato il nome, ma le signore del castello mi aveano già detto

qualche cosa a suo vantaggio. Dee sposar credo la lor cameriera. Oh! non

temete nulla per lui; si toglierà bene d'impaccio semprechè però non

faccia l'impertinente o il testardo, in somma semprechè non voglia per

suo bel diletto sostenere la parte di vittima.»

»Ciò non dovrebb'essere. Non credo che egli abbia l'ambizione di essere

martire.»

»Tanto meglio per lui! Poi, avesse anche fatto peggio di quel che avrà

fatto, lo proteggerò in grazia del felice errore che lo trasse nelle

nostre file la scorsa notte quando vi cercava soccorritori per ogni

dove. Ha mostrata confidenza in me. È questa una ragione di più perchè

io non lo abbandoni. Ma, a parlarvi sinceramente, è lungo tempo che ho

gli occhi aperti sopra di lui per vigilarne la condotta. — Holliday,

datemi il libro nero.»

Il sergente dopo avere aperta la sua valigia, ne trasse un registro che

conteneva per ordine alfabetico i nomi di tutte le persone avute in

sospetto di intenzioni nimichevoli contra il governo. Claverhouse lo

prese e lo scartabellò continuando il suo viaggio.

»_Gumbleton, ministro approvato, furbo, ipocrita_, non è questi, —

_Heathercat predicatore refrattario, zelante Puritano._ Nemmeno! — Ah!

ci sono. _Cutberto Headrigg, per soprannome Cuddy. Sua madre ha la testa

infanatichita. Quanto a lui, e un ragazzo piuttosto semplice, d'ingegno

che si alza pochissimo, buon tiratore, e migliore per cose di mano che

per cose di testa. Si potrebbe guadagnarlo alla buona causa, se non

fosse troppo affezionato....._»

Qui Claverhouse diede un'occhiata a Morton e chiuse il suo libro.

»La sincerità d'un'affezione, la fedeltà, sig. Morton, son pregi che non

vanno perduti ai miei occhi. Voi potete far conto sulla vita di questo

giovane.»

»Ma un'anima di tempera, come la vostra, o generale, non prova ribrezzo

contra un sistema che richiede inquisizioni tanto minute sopra individui

affatto oscuri?»

»Voi vi date forse a credere, signor Morton, rispose con un po'

d'alterezza Claverhouse, che questa briga ce la prendiamo noi? I

ministri di ciascuna parrocchia hanno l'incarico di trasmetterci tutte

queste particolarità; e le loro nozioni locali agevolano ad essi un sì

fatto lavoro. — Son tre anni che ho il vostro ritratto.»

»Oh! sclamò Morton. Ardirei pregarvi per vederlo.»

»Volentieri, rispose Claverhouse. Non trovo inconveniente a ciò.»

Aprendo allora una seconda volta il registro, lesse quanto segue:

»_Enrico, Morton, figlio di Silas Morton colonnello di cavalleria pel

parlamento di Scozia, nipote di Morton di Milnwood. — Educazione

imperfetta, ma coraggio e ingegno al di sopra della sua età. — Idee

pericolose su la libertà e l'indipendenza. — Propenso al culto

presbiteriano, ma senza fanatismo. — Molto amato da tutti i giovani de'

dintorni. — D'indole dolce, modesta e tranquilla, ma nondimeno anima

ardente, testa di fuoco...._ Voi vedete, sig. Morton, continuò il

generale, che dopo queste parole vengono due croci rosse, vogliono dire

_doppiamente pericoloso_. Capite se eravate un uomo rilevante per

vegghiarvi addosso. — Ma questo messo che chiede?»

In quell'istante medesimo gli si avvicinò un uomo a cavallo apportatore

d'una lettera ad esso diretta. Claverhouse l'aperse e trascorrendola

sorridea disdegnoso. Dopo averla letta per intero si volse in aria di

sprezzante non curanza al messo: »Dite al vostro padrone che mandi i

suoi prigionieri a Edimburgo. Non ho altra risposta da dargli.»

Movendo indi la parola al giovane di Milnwood.

»È un vostro confederato, gli disse, o per parlare più giusto un

confederato del vostro amico Burley, che abbandona le vostre parti.

Udite come scrive.»

_Mio caro signore._

»Non so a che s'appoggi questo suo tuono a intrinsichezza.»

_Supplico vostra eccellenza ad aggradire le mie umili congratulazioni

per la vittoria or riportata dall'esercito di sua maestà. Ho l'onore

d'avvertirla che ho messi in arme i miei vassalli per correre dietro ai

fuggiaschi. Ho già fatti prigionieri parecchi di essi._

_S. Basilio Olifant._

»Non dee giugnervi nuovo il nome di questo furfante.»

»Non sarebbe già un parente di lady Margherita Bellenden?»

»In lontananza però; l'ultimo che in linea mascolina riconoscesse un

ceppo medesimo col padre della ridetta dama. Amava l'avvenente Editta,

della quale gli fu ricusata la mano, perchè assolutamente erane indegno;

e più di Editta ei vagheggiava il dominio di Tillietudlem e le sue

pertinenze.»

»Prendea una cattiva strada per affezionarsi questa famiglia, soggiunse

Morton se facea lega colla nostra sventurata confederazione.»

»Oh! il prudente Basilio Olifant è uomo da sostenere tre parti al

giorno. Egli era malcontento del governo, il quale non volle a favor

d'esso annullare il testamento del conte di Torwood che avea lasciata

erede la figlia; nemico di questa che non volle dargli in isposa la

giovane Bellenden, e finalmente nemico dell'ultima, perch'ella detestava

il contegno simulato, unito in costui ad una figura sgraziatissima. Egli

pertanto si mise in corrispondenza con Burley e fece una leva d'uomini

coll'intenzione di soccorrerlo.... mi spiego, di soccorrerlo nel caso

che non avesse avuto d'uopo di soccorso, nel caso che ieri noi avessimo

avuto la peggio. — Oggi che ci vede vincitori, il briccone cambia

registro, e pretende essere stato per servigio del re quanto ha fatto.

Credo nondimeno che il consiglio accetterà per buona moneta le sue

proteste, e vedrete morire giustiziata una dozzina di poveri fanatici

che fuggivano, intantochè questo cialtrone avvolto nel manto della sua

ipocrisia godrà gli onori dovuti alla lealtà solamente.»

Così conversando sopra diversi argomenti, il duce e il ragguardevol

prigioniero ingannavano la noia di quel cammino. Claverhouse parlò

sempre a Morton colla massima franchezza, e riguardandolo come amico e

compagno, anzichè prigioniero. Ognun vede come Enrico dovesse trovarsi

tuttavia incerto sul suo futuro destino: pur le ore che trascorse

favellando con cotest'uomo straordinario fornito di immaginazione

fertile e brillante oltre ogni credere, gli parvero le più brevi di

quante ne erano passate per lui dacchè s'aggirava nel vortice de'

pubblici affari. Potea in tale occasione paragonarsi ad un cavaliere,

che dopo avere allentate le redini del suo corridore, s'abbandona ad

esso, e la molestia di regolarne il corso almen si risparmia.

In cotal guisa giunsero ad Edimburgo, aumentandosi continuamente il lor

seguito de' diversi distaccamenti di cavalleria che li raggiugneano e

che tutti, chi più chi meno, traevano con sè prigionieri.

Stavano sul punto di entrare nella città, quando Claverhouse volse

questi detti a Morton. »So che il consiglio privato per dar maggiore

solennità alla propria gioia, ed io aggiungo, alla sofferta paura, ha

provvedute le cose in modo che l'ingresso del nostro corpo a Edimburgo

sia qual si spetta ad esercito trionfante, e che ci seguano i nostri

prigionieri, come usavasi ne' trionfi de' Romani. Quanto a me, poco

m'importa di presentarmi in tale apparato, e m'importa assai

risparmiarvi il dispiacere di corredar lo spettacolo colla vostra

persona.»

Detta la qual cosa, chiamò a sè Allan, divenuto allora

tenente-colonnello, e gl'ingiunse di comandare la cavalleria, intanto

ch'egli abbandonando la strada maestra, per sentieri men battuti entrò

sconosciuto con Morton nella città, e l'accompagnavano soltanto alcuni

servi domestici, nel cui novero fu compreso Cuddy.

Giunti all'abitazione ch'egli avea sopra una delle principali strade di

Edimburgo, in questa casa assegnò un appartamento a Morton dove lo

lasciò solo, ottenutane parola d'onore che non si sarebbe mosso di lì.

Dopo avere questi passata una mezz'ora meditando sulle vicissitudini cui

da un mese in poi soggiaceva, intese sulla strada un grande rumore che

il fe' avvicinare alla finestra. Derivava questo dalle trombe, dalle

chiarine, dai tamburi e dalle molte acclamazioni di popolo che giunta

annunziavano entro le mura la reale cavalleria. Le magistrature s'erano

condotte a ricevere alla porta della città i vincitori, e andavan

innanzi alla pompa trionfale, preceduti dalle guardie civiche. Venian

dietro portate sopra picche le teste di due ribelli, e le mani di

costoro, ciascuna destra delle quali con barbaro scherno veniva

avvicinata alla sua sinistra nell'attegiamento supplichevole solito ad

usarsi dai Puritani nelle loro invocazioni. Tai sanguinosi trofei furono

dianzi mortali spoglie di due predicatori trucidati nella pianura di

Bothwell. Seguiva indi una carretta guidata dal famiglio del carnefice,

sopra la quale stavano Macbriar ed altri due prigionieri della

professione di costui, a quanto appariva. Aveano scoperto il capo, e

carichi andavano di catene, ma non quindi mostravansi atterriti, nè sul

destino dei lor compagni i cui tristi avanzi vedean portati dinanzi a

sè, nè sul non dissimile, che pendea sovr'essi, come troppo chiaramente

lo annunziavano loro que' brutti preludi: volgeano ferme occhiate sulla

folla che li circondava, e sembravano trionfare in tal qual modo de' lor

vincitori.

Dietro a questi prigionieri abbandonati agl'insulti della ciurmaglia,

che non si stava dal gettar sovr'essi e pietre e sozzure, venia un corpo

d'uomini a cavallo che tenean brandite le sciabole, e mandavano

acclamazioni ripetute da mille voci della plebaglia, che nelle grandi

città accoglie sempre volentieri, quali poi che siano, le occasioni di

potere far chiasso.

Vedeasi un numero d'oltre a cento prigionieri; a fra questi scerneansi

coloro che aveano avuto grado di comandante nell'esercito puritano, per

essere quali legati su i loro cavalli in modo che la testa del cavaliere

guardasse la coda dell'animal cavalcato, quali attaccati a pesanti

stanghe di ferro, che i meschini dovean portare colle proprie mani, come

si pratica nella Spagna coi galeotti che viaggiano al sito del loro

imbarco; e tale aggiustamento era per essi indizio certo della morte a

cui avviavansi, non men di quanto lo sarebbe parimente stato nella

Spagna il _san benito_ alle sciagurate vittime costrette a sostener

parte nell'atroce spettacolo d'un _auto da fè_. Li seguivano i

prigionieri di minor conto. Alcuni col guardo fiero ed intrepido si

davano a diveder tuttavia convinti d'avere militato per giusta causa, ed

incapaci di raffreddarsi nel loro ardore per essa all'aspetto medesimo

d'una morte imminente; ma altri mostravano la costernata fisonomia

d'uomini che rimproverassero a se medesimi l'imprudenza d'essersi

chiariti per quella parte che il cielo avea abbandonata, e pareano

ruminar colla mente sotterfugi onde sottrarsi al supplizio che vedeano

sì da vicino. Ve n'erano anche di quelli che estenuati dalla fame, dalla

sete, dalla stanchezza, avevan più ch'altro l'apparenza di pecore spinte

dal beccaio a forza verso la macelleria, ed ignare se vadano ad essere

solamente tosate, ovvero scannate. Cotesti sgraziati non lasciavano

scorgere nè timore, nè desiderio, nè speranza; assorti sì nel sentimento

della propria sventura da non conservare più le idee distinte di alcuna

cosa.

Ogni lato di questa deplorabile schiera era fiancheggiato da una fila

d'uomini a cavallo. Chiudeano la comitiva gli squadroni di cavalleria,

preceduti da banda militare, che faceva eccheggiare suoni di trionfo,

interrotti ad ogn'istante dalle acclamazioni della moltitudine.

Ciascuno può agevolmente immaginarsi lo stato dell'animo di Morton

all'aspetto di un tale spettacolo, e al ravvisare fra i miseri

prigionieri molti di coloro che avea imparati a conoscere nella breve

durata della sollevazione; ma soprattutto il commosse la vista della

testa recisa di Kettledrumle già suo collega, ch'era una delle due

infisse alle picche. Allora si lasciò cadere sopra uno scanno, com'uomo

stupefatto ed inorridito ad un tempo, e durò in quella inazione del

terrore sintantochè venne a ritrarnelo la voce di Cuddy, che entrò nella

stanza, pallido, sfigurato, dibattendo i denti, e capace appena

d'esprimersi.

»Chiediam perdono al cielo, signor Enrico! Ah Dio abbia misericordia di

noi! — Dobbiamo in questo momento comparire davanti al consiglio. — Dio

Dio! qual cosa vogliono che un povero uomo come son'io dica alla

presenza di tanti lordi e signori? — Oh! ma non è questo il peggio; mia

madre è arrivata a scoprir dove sono. È qui alla porta! ho fatto di

tutto perchè si ritiri, ma non vuole saperne. È impaziente di vedermi

_rendere testimonianza_, espressione del suo gergo, e che in buon

volgare vole dire vedermi _appicato_. Cuddy per altro non è ancor tanto

bestia, e se può scappare la corda, vadino al diavolo tutte le

testimonianze!»

Entrò allora Claverhouse. »Fa d'uopo che vi presentiate subitamente al

consiglio, sig. Morton (gli disse salutandolo con quella facile cortesia

alla quale lo avea già accostumato). Il vostro servo ancora dovrà

seguirvi colà; ma non avete di che temere, sia per la vostra, sia per la

sua sicurezza. Solamente vi avverto, che sarete spettatore di una scena

alquanto penosa per voi. — Avrei voluto risparmiarvene il disgusto, ma

non mi è stato possibile. — Il mio calesse ci aspetta. Volete che

andiamo?»

Era questo un secondo invito, che, comunque non troppo gradevole a

Morton, non erano in esso i modi di ricusare. Surse tostamente in piedi

e seguì il generale.

Nello scender le scale Claverhouse ripeteva a Morton »Sì; voi vi

trarrete a buon mercato d'impaccio; e sarà lo stesso del vostro servo,

purchè tenga la lingua a dovere.»

Parole che intese da Cuddy lo fecero giubbilare. »Oh la mia lingua,

disse fra sè medesimo, starà a dovere! tutto è che mia madre non ci

venga a frammettere la sua.»

Usciva egli appena, che la vecchia Mausa stata ad appostarlo alla porta,

il prese per un braccio: »Figlio mio, figlio mio! ella esclamò. Son

soddisfatta e gloriosa, benchè afflitta ed umiliata ad un tempo, che

s'avvicini ad un figliuolo l'istante di _rendere testimonianza alla

verità_ in pieno consiglio, come già gliela rendeva il tuo braccio sul

campo della battaglia.»

»Tacete una volta, madre mia! Tacete una volta! gridò con tutto il

fervore dell'impazienza Cuddy. È propriamente il momento di tenere tali

discorsi! Che importa a me delle vostre _testimonianze_? mi credete

ardente della voglia di farmi appiccare? Ho già parlato col signor

Poundtext. Egli sì, è un ministro che vale un tesoro. Ha fatte tutte le

dichiarazioni che si volevano da lui, ed ha ottenuto grazia per sè e pel

suo gregge. Io mi conformerò al suo esempio; e le vostre prediche e i

vostri salmi, ve li potete tenere per voi.»

»Ah Cuddy; mio caro Cuddy! ricordati che ti sei battuto per la fede e

non volere...»

»Va bene, va bene!... Sicuramente che mi sono battuto; anche troppo mi

sono battuto; ma appiccato non lo sono stato per anche, e Dio mi vede il

cuore, non lascerò che mi appicchino finchè mi darà l'animo di

impedirlo.»

»Ma, figlio mio, pensa che se macchi la veste nunziale!...»

»Sì, ora siamo veramente di nozze! credete che i miei pensieri adesso

sieno volti a Jenny? Mi venite a parlare di matrimonio, quando mi sento

quasi al collo il capestro. — Oh addio, madre mia! voi vedete che i

soldati mi aspettano.»

Pregò indi i dragoni datigli a scorta che il volessero condurre al

Consiglio; e alcuni di questi, secondando le ardenti istanze che ne fece

loro Cuddy, trattennero la vecchia Mausa ostinatasi a voler seguitare

suo figlio, e sostenerne, ella diceva, il coraggio.

I Puritani di Scozia, vol. 3 · 第 6 / 22 题