Spiegazioni.
Insomma!... l’amava o non l’amava?... mi domanderà il lettore.
O che bel vezzo è mò questo di tradurci innanzi il vostro protagonista
mentre aspetta il sole che nasce, che poi fa quasi a pugni d’innanzi
ad una chiesa per veder in viso la sua bella!... per mandarcelo ad
un tratto chi sa dove... a profanare in un’orgia chi sa qual nome...
Signor novelliere!... l’è questo un andar a sbalzi che non ci garba
gran che!... E poi... chi è questo signor Carlo che sta guardando
i pesciolini che guizzano, come uno scolaro del Seminario!... che
canta delle romanze che sono andate giù di moda, e che dato poi uno
scappellotto a tanta ingenuità preadamitica ci fate smarrir d’innanzi
lasciando a noi d’allambiccare il dove abbia potuto cacciarsi....
Affè, dico io... cosa importano mò a voi, belle lettrici, giacchè è
per voi che butto giù questa novelluccia da strapazzo! cosa importano
a voi i connotati più o meno speciali e fotografici dell’eroe di
questo racconto?... prima di tutto... disse, ed a ragione, un nostro
chiaro scrittore che al dì d’oggi quest’ufficio che altra volta era un
privilegio dei romanzieri, se l’han preso certe persone che hanno tanto
a che fare colla poesia come il _Patio_ nel _Corano_!... sebbene sia
merce dell’istessa stoffa!...
D’altronde, sapete perchè v’ho accennato il suono de’ suoi passi,
invece di disegnarvelo, spendendovi dietro una dozzina di paginette?...
prima di tutto perchè si vuole che io faccia presto!... in secondo
luogo perchè ho pochissima voglia di scriver molto!... e poi, perchè
credo che l’uno per l’altro il suono dei passi lo rendano tutti con
una certa qual prossimitività d’uguaglianza, dalla quale voglio trarre
pressochè una norma dell’uguaglianza dei difetti e delle virtù, di
bene e di male, onde s’informa questo ammasso d’ossa e di carne, di
sangue e di vene, che costituisce il meccanismo di questo logogrifo
ambulante che dicesi uomo, mentre agisce su questo vasto teatro che
dicesi mondo!... rappresentando questa farsa comico-tragica che dicesi
vita!...
Tutt’al più sarò obbligato a dirvi l’espressione esterna dei suoi
lineamenti, e se ben non m’inganno sembrami avervi detto che era bello,
pallido, così come un ritratto al dagherrotipo esposto alla curiosità
dello sguardo.
Guardava i canneti indorati dal sole, cantava una romanza sentimentale
passando sentimentalmente sotto ad una finestra, poi andava ad orgiare
salutando con un brindisi l’idea conquistatrice del bollente suo
spirito!...
Lo faceva così... perchè tutti gli uomini hanno vari momenti nella loro
vita che prendono tinte analoghe dalla loro posizione, come le acque
riflettono i colori del cielo, e subiscono lo stato degli elementi!...
Oggi si piange, domani si ride!... oggi si dorme, domani si muore;
differenza di posizione!... Giuoco d’ottica!... Uno dei fili arcani
da cui sono mosse le suste delle marionette terrestri subisce una
oscillazione, un altro si spezza, ed eccovi perchè chi è sano s’ammala,
chi è vivo muore, chi è ricco diventa povero, chi è onesto si fa
ladro!...
Cambiamento di luce nella gran lanterna magica del creato!... Sviluppo
di forme partorite dallo svolgersi degli eventi sul terreno del
tempo!... Bah!... follie o grandezze a seconda del modo con cui si
vedono le cose. Sinonimi e figure, ombra e luce, finchè cade la tela
dell’ultimo atto, finchè il passato si confonde coll’avvenire, e
l’avvenire si sperde ombra fatua nelle tenebre del nulla!...
Ma lasciamo queste oziose digressioni!
Erano scorsi varii giorni dall’incontro dei due giovani tra la folla
che li divise.
La giovinetta seguendo la buona madre era uscita dal tempio, e Carlo
l’aveva occhieggiata a suo bell’agio; s’eran scambiati un sorriso, poi
allegramente s’era recato a stanare un gajo crocchio d’amici coi quali
passò la giornata impiegando di cuore tutta la sua volontà in un buon
acchito al bigliardo del caffè Partenope, quanta ne adoprò per dare
ai suoi sguardi un’espressione che rivelasse all’ingenua donzella il
ritornello a metro obbligato di tutti gli amanti, più o meno amanti od
amati!
Carlo però nulla aveva a fare!... ne veniva di conseguenza che gli
rimase molto tempo per pensare al suo amore!...
S’avvicinava l’inverno, e le passeggiate romantiche che si fanno così
volentieri allo spirare della tiepida aria di primavera, alla fresca
aria delle sere d’estate, poi con meno diletto fra le nebbie dell’umido
autunno, diventano tremendamente nojose alla rigida brezza delle sere
d’inverno!... Allora si sente il bisogno d’un buon fuoco, per quanto il
cuore ci possa avvampare ardentemente!... la mente spazia nelle soavi
voluttà d’una ben fornita cena; al suono de’ baci dati e scambiati; fra
il tintinnir delle tazze colme e vuotate ed al frizzar vaporoso dello
champagne!... Almeno così la pensava Carlo!...
Per un po’ di tempo stette allambiccandosi il cervello; ma... cosa non
consiglia l’amore?... ed il freddo?...
Adelia aveva un fratello; giovane di svegliato ingegno, che si era dato
allo studio dell’avvocatura e doveva partire a giorni per Padova onde
terminare il suo corso universitario.
Al nostro eroe arrise una di quelle stupende circostanze che non si
presentano due volte, e che non bisogna mai lasciar sfuggire alla
prima!...
Davasi una cena; una gaja brigata d’amici erasi raccolta innanzi ad un
buon fuoco, da cui era riscaldata un’allegra sala da pranzo!...
— Ebbene?... cosa c’è di nuovo a questo vecchio mondo? diceva un
giovine attillato arricciandosi sulla fronte una ciocca di capelli che
gli davano un’aria più che poetica.
— Bah!... sempre la stessa storia, rispondevagli dalla sua seggiola a
bracciuoli un uomo che poteva prendersi a prima vista per quello che
voleva mostrar d’essere, mentre vuotava un colmo bicchiere di nebiolo;
la storia del lupo e della volpe!... ingannati e ingannatori!...
— E ingannatrici... soggiungeva un altro.
— Bravo! nessuna eccezione, ribattè Arturo.
— Libertà ed eguaglianza... confermò l’uomo che poteva parer giovane.
— E tu Carlo?... non fai eco?... cos’hai?... I diavoli neri ti frullano
in capo?
— Credo che sia un demonietto roseo, saltò su a dire ridendo Arturo.
— Nulla, rispose Carlo: cosa volete che abbia! sono annojato, ecco
tutto.
— Bevi!... inauguro un brindisi col rondò della _Traviata_!...
— Per carità, Adolfo, esclamò Carlo sbadigliando, non mi parlare di
traviate!...
— Hai ragione, sono troppe!... Abbondanza nel numero e nella specie!...
questo però non toglie che Verdi abbia scritto della musica sublime.
— Evviva Verdi!
Adolfo si empiè il bicchiere e lo vuotò lasciandosi andare sovra una
sedia canticchiando ad onta dei... sss!... degli amici un brano della
sua opera favorita.
— Ma silenzio! che il diavolo ti porti! sento rumore nell’anticamera,
disse Arturo alzandosi.
— Sarà l’invitato di questa sera.
— Ah!... l’amico Enrico! grida Arturo; e slanciandosi fuor della sala
ricomparisce presentando all’adunanza il fratello di Adelia, che vi fu
accolto con tutti quegli onori pieni di confidenza che si prodigano in
tali circostanze.
Il fratello di Adelia era un bel giovane dalla fisonomia franca ed
aperta; vero tipo di studente
Che studia poco e non impara niente!
come dice Fusinato.
Non è a dirsi che in un momento egli fu l’amico di tutti, tutti furono
suoi amici. Non è a dirsi come Carlo gli fosse prodigo di delicatezze e
di cortesie... come gli offerisse tutto sè stesso.
L’indomani per tempo, Carlo batteva alla porta della sua casa, saliva
con qualche trepidazione le scale...
— C’è il signor Enrico? domandava ad una fantesca che era venuta ad
aprirgli.
— Oh, benvenuto l’amico Carlo!... esclamava una voce allegra a pochi
passi da lui... Enrico gli veniva incontro tutto cuore ed espansione.
— Mio caro Enrico, mantengo la mia promessa, rispondevagli Carlo con
aria un po’ imbarazzata.
Enrico l’introduce in un elegante salotto, alla stanza da lavoro, dove
sua madre stava allestendo quei tanti nonnulla che occupano tutta la
vita della donna di famiglia.
— Mia madre... ti presento il signor Carlo T.... mio amico, ottimo
giovine della cui conoscenza mi chiamo fortunatissimo!...
La madre di Enrico si alzò contraccambiando. Carlo vi rispose con una
modestia che colmò d’ammirazione la buona signora.
Da una vicina stanzetta, forse dal nido dell’innocente colomba che
allegrava col suo sorriso quel soave albergo della pace, s’intese un
lieve rumore...
All’orecchio di Carlo non sfuggì un piccol grido soffocato che suonò
dietro alle cortine che adornavano la porta.
Un volto pallido ed animato si mostrò nello stesso istante tra la
fenditura della tenda.
— Mia sorella... disse Enrico volgendosi a Carlo.
Carlo fisso in quell’angelica apparizione, appena seppe trovare qualche
parola che nascondesse agli occhi che lo guardavano il segreto del suo
cuore!...