Bello è il riso degli astri, e allor che splende
La compagna dell’ombre, e l’armonia
Del creato sfavilla, a me discende
Dolce nell’alma una tristezza pia.
Caro è l’amplesso d’una madre, e santa
La parola che al cor parla la fede!...
Ma tutto tace se dal duolo affranta,
Ebbra d’amor... non ha d’amor mercede,
L’alma che solo in lei sente la vita,
Nel delirio gentil con te rapita!...
Sol’io ramingo ricercando vado
Un cor che al grido del mio cor risponda!...
E d’una cara illusïon suado
L’alma d’amor digiuna e sitibonda!...
L’argenteo raggio d’una pallida luna baciava le nere chiome d’una
pensosa giovinetta seduta sola e raccolta al piccolo tavolino da lavoro
della sua stanza, allora che dalla strada s’intese il suono della mesta
canzone.
Ne erano le note dolci come un sospiro e parea non domandassero all’eco
che un altro sospiro ad intrecciarne l’armonia.
Quella giovinetta era Adelia... si scosse... tese l’orecchio con avida
ansia... i suoi begli occhi celesti scintillarono ardenti ed animati...
un incitato anelito le sollevò il petto ansante, colla leggiadra sua
mano si compresse la fronte come se volesse frenare l’inquieta danza
dei pensieri che dentro vi turbinava; si alzò tacita, accostossi al
balcone che stava aperto... forse per lasciar adito alla fresca aria
della sera...
Ristette immota.... Un giovane svoltava l’angolo della vicina via; la
giovinetta non potè udir altro che l’allontanarsi de’ suoi passi.
Pure aspettò... quel rumore tornò a farsi più distinto; vide un bel
giovane dalla corporatura snella, dal volto pallido, dai capelli neri e
lucidi, che ripassò senza levare lo sguardo, poi più nulla!...
Essa era ancor là... guardava una stella il cui raggio le tremolava
sul capo, e parevale che favellasse arcane parole alla sua anima che
chiedeva alla vita il suo mistero!...
Come era bella! appoggiata a quel balcone, illuminata da quella mistica
luce che ne inargentava le chiome d’ebano! Era pur bella!... china
la fronte sul suo seno d’alabastro, simile alla Margherita di Goethe,
che sfoglia il fiore della rivelazione, sfogliava essa i fiori del suo
pensiero cercandovi il più bello ed il più olezzante!...
Come si disegnava bello il suo corpiccino di gazzella sotto alla sua
veste bianca!
Essa non sapea ancora che nome avesse... chi fosse il pallido
giovinetto che aveva cantata sotto al suo balcone la romanza del
sospiro!...
Ma che importa al cuore che ama di un nome?... Si sovvenne della prima
parola colla quale l’aveva chiamata baciandola sua madre, e la mormorò
stemperando la sua anima in un sorriso. Mio Angiolo!...
Povera Adelia!
*
* *
È mezzanotte!... la luna che ha irraggiata quella scena, ha nascosta la
sua faccia luminosa in seno a fosche nubi. Da che ritorse inorridita
il suo raggio?... Dalle socchiuse griglie di un’altra casa s’ode
un tintinnìo di bicchieri... grida... un nome... poi uno scoppio di
risa... poi una parola mormorata da due labbra nello scambio di un
bacio: Povera Adelia!