...?!
Carlo diffatti col frequentare la casa durante la dimora che vi fece
Enrico s’era acquistata quella domestica intimità alla quale agognava
in pensiero. Andavano le cose per tal modo che se era per lui ardente
brama toccare la soglia diletta, era abitudine in quei di casa vederlo,
talchè se a caso mancava ad alcuna di quelle riunioni ove solea
trovarsi, chiedevasi dalla buona madre di Adelia, dove fosse... e
cosa ne potesse essere avvenuto... Era insomma come suol dirsi _della
famiglia_!...
Adelia dal canto suo ne era beata; a lei la fronte splendeva animata
da una gioja che prometteva di durare eterna!... Ma quante promesse non
mentono?... incominciando dai programmi dei giornali, fino ai dispacci
dell’Agenzia Stefani?...
Se l’amore che si svolgeva nella sua anima gentile e pura, ne aveva
accarezzati gli infantili abbandoni... le patetiche meditazioni... le
malinconie incomprese... aveva anche rivelata la donna nella fanciulla:
se coltivava con più cura il suo giardino... prediligeva anche il
nastro che dava più eleganza al suo corpiccino; la pettinatura che
faceva spiccare di più il suo occhio di gazzella... la sua fronte
d’alabastro... le sue gote rosee, fresche, come se dormiente il bacio
d’un angelo gliele imperlasse coi colori del giglio e del melagrano!...
Sul suo terrazzino cresceva la sua prediletta famiglia di fiori; ella
era sollecita d’innaffiarli appena credeva che potessero essere offesi
da un raggio troppo ardente di sole!...
Come li amava i suoi fiori!...
Erano ben essi i soli testimoni de’ suoi dolci colloqui!... sentivano
sol’essi il suono del bacio furtivo che sfiorava le sue labbra di
corallo...
Era sopra a quel piccolo e leggiadro terrazzino che soleva recarsi
anelante, tremebonda, ad aspettare una parola che alimentasse la vita
del suo cuore, come essi aspettavano la rugiada della sera per aprirsi
rigogliosi col mattino.
La buona signora Caterina... la madre della fanciulla, notava quello
sviluppo del cuore e dell’intelligenza e ne gioiva, come gioiva
Adelia quando vedeva sul suo cespo sbucciar la rosa che aveva fatta
germogliare con tanta cura!...
Era il frutto della sua educazione semplice e pura, che aprivale
innanzi i suoi tesori. Povera madre!... Credo che gli angeli, che
la sublime poesia del cristianesimo ha simboleggiati con immortali
simulacri, sorridessero del suo sorriso: ma non sempre sul ramo della
rosa canta l’usignuolo!... Anche fra i pruni egli modula la sua canzone
d’amore!... Povera Adelia!... In faccia alla buona madre era così
modesta la parola di Carlo!...
Quando si stringeva al petto l’innocente fanciulla, baciandola sulla
fronte, era così commossa la sua voce...
La menzogna può ella vestire una forma così turpe?
L’anima può ella insudiciarsi nel lezzo della colpa, quando espande
dalle labbra un profumo di cielo?...
Era una sera... la madre incomodata lievemente, erasi coricata: Adelia
che intenta la vegliò sino ad ora piuttosto tarda, diè a lei la felice
notte con un bacio, poi si ritrasse nella sua cameretta.
Poco vi stette; tacita tacita s’avviò verso il terrazzo...
Perchè trema così la sua mano che si appoggia alla spalliera di marmo
dei suoi fiori?... È un fremito dolce che investe le sue fibre... È
l’ansia d’un cuore per cui non è vita che tra le braccia dell’essere a
cui ha consacrati tutti i suoi palpiti!... un istante!... un altro ne
trascorre accelerando le pulsazioni febbrili... un supremo!... poi...
il paradiso d’un amplesso!...
Carlo è là... bello... sorridente... La sua voce non ebbe mai così
soave accento!... la sua mano non fu mai così ardente!... La sua
pupilla non mandò mai lampi di un tanto amore!... Era ben amore
quello che dentro vi raggiava!... Era un fuoco sottile, struggitore,
che s’infiltrava nell’animo della giovinetta sino a farle smarrir la
ragione!...
Essi erano là... assisi l’uno presso all’altra!... il cielo era gemmato
di stelle... i neri e folti capelli della giovinetta le cadevano in
abbandono sugli omeri di neve... l’aria tiepida della notte scherzava
tra essi, e pareva che mormorasse al loro orecchio una parola soave
d’amore che essi soli comprendevano.
Carlo intrecciava le sue braccia al collo della fanciulla... e
la guardava con uno di quegli sguardi lunghi... ansii... pieni
d’inebriante voluttà... di domande a cui non si risponde, ma che si
sentono dominarci... Ammutoliti entrambi tacevano... eppur tacendo
parlavansi strane parole. Il cuore della fanciulla si sentì serrato;
il suo pensiero ebbe una vertigine. Il giovine la strinse al seno, non
vide più che quel volto raggiante d’amore!... non aspirò che l’alito
infuocato che gli usciva dalle labbra curve sovra le sue nell’atto d’un
bacio... Se la terra le si fosse sprofondata sotto ai piedi, ella non
avrebbe amato di meglio che disfarsi nel nulla nella foga delirante di
quell’ora d’amore!...