Spiegazioni!...
A toglier dalla meraviglia il lettore a cui parrà strano quell’incontro
di Angela e della vecchia Marta; di Marta che era da tanto tempo
sparita dal palazzo, e d’Angela così vicina al suo persecutore dopo
ch’eragli stata rapita dalle braccia nella sala del banchetto in quella
notte d’orgia che celebrava un delitto.... diremo che la vecchia
custode poi che si trovò tra le braccia la spaventata fanciulla,
approfittando del disordine a cui aveva dato luogo la sua strana
apparizione aveva scese a precipizio le scale.... s’era trovata nel
cortile, e quando sostò riflettendo su quanto era avvenuto, si chiese
come potesse salvare quella fanciulla che non aveva avuto paura del suo
deforme aspetto, che non era arretrata compresa di spavento d’innanzi
a lei, che aveva indovinato un cuore sotto le sue sembianze di strega,
come la chiamavano quei della borgata, con accento di insultante
disprezzo.
La notte era tetra e si poteva a stento scorgere quell’informe cosa
nero-bigia che era la vecchia Marta abbracciata a quella bianca forma
di vergine che era Angela. Era uno strano gruppo che stette immobile
disegnandosi in mezzo alle tenebre nel vasto cortile del palazzo.
S’intese un fragore come di passi che s’incalzino gli uni sugli
altri sulle scale per dove la vecchia era scesa; un lampo rischiarò
foscamente la notte e guizzando illuminò la destra ala della casa; un
pensiero sorse nella mente di Marta che era tutta intenta nella ricerca
di un mezzo di salvezza.
S’era risovvenuta che là... v’era una stanza, inviolabile per il
signore del palazzo; inviolabile come la tomba d’un estinto, e
più ancora che la tomba d’un estinto!... una stanza a cui egli non
s’avrebbe potuto avvicinare perchè v’era guardiano il fantasma d’un
assassinato: quella da dove ella lo vide in una notte parimente fosca
e terribile, parimente minacciosa di procella, uscire coi capelli
irti... col terrore sulla fronte, spaventato dal suo grido di pazza
che gli pareva la voce della coscienza e che gli andava ripetendo come
minaccioso rimprovero: Caino!... Caino!...
Il lettore si ricorderà di quel roco grido della vecchia Marta
che cacciava Enrico fremente di terrore su per i deserti scaloni a
racchiudersi nel suo appartamento solo coi fantasmi del suo agitato
pensiero che non gli avran certo consentito una delle più calme sue
notti.
Marta strettasi fra le braccia la semiviva fanciulla, corse a quella
volta e vi si racchiuse... Aveva appena fatto ciò, che la voce agitata
di Enrico faceva echeggiare le vaste solitudini del palazzo colle sue
grida che chiamavano la vecchia e la fanciulla. A lui non rispondeva
che il fischio del vento, lo squittir dai comignoli dei gufi che
salutavano la bufera, e l’eco che ritornava a lui le vane sue grida
come uno scherno che gli strappava dall’animo un fremito impotente
d’ira e di minaccia!..