CAPITOLO XXXIV.

Sparita!...

I convitati d’Enrico cessaron dalle risa e si guardaron sbigottiti;

un arcano terrore si dipinse sui loro volti fattisi lividi. Quella

scena muta, rapida, ed imponente aveva qualche cosa di strano. Nella

mente d’ognuno sorsero vaghe paure di fantasmi e di spettri; quella

vasta sala quasi nuda d’arredi... quel palazzo che fu deserto per

tanto tempo ed il cui silenzio di morte erasi violato quella notte

dalle grida scomposte dell’orgia, assunse quelle forme chimeriche per

cui dal popolo lo si teneva in conto come d’una casa maledetta dove i

demonj venissero a danzarvi la tregenda. Ripensaron cose a cui prima

avevan sorriso con disprezzo.... La lampada che illuminava quel quadro

pareva che oscillasse ai loro sguardi... e projettasse lampi di luce

sanguigna... Il grido della sorpresa morì soffocato nella loro strozza,

e quando Enrico scosso dal torpore in cui lo avevan tenuto le troppo

frequenti libazioni, eccitate dalla febbrile sua esaltazione, sorse dal

suo posto e cercò a sè vicina la sposa, e richiese collo atto i suoi

esterrefatti compagni.... trovò tutti quegli sguardi fissi su lui...

quei volti spauriti!... Egli provò una strana sensazione quasi di

paura!... gli parve che qualche cosa di terribile succedesse d’intorno

a lui, ben non sapea che cosa... che la sua mente non ancora libera ben

non comprendeva.... pur presentì che qualche cosa, che che si fosse,

doveva essere avvenuto di strano!...

Quando gli fu detto che Angela era sparita, che un fantasma comparso

sulla soglia improvvisamente l’aveva involata a quel banchetto...

rapita a lui!... che ebbro di lascivia pregustava già col pensiero le

gioje dell’imene!... un grido di rabbia ruggì sulle sue labbra, i suoi

occhi rotearon sanguigni nell’orbita, le pugna serrate minacciarono

il cielo, e parver sfidare l’opera qual si fosse che si frapponeva

tra lui e la sua vittima... Ma sopra il suo capo non era che la vôlta

della sala fregiata dei suoi dipinti, colle sue figure sorridenti ed

immote... colle sue immagini di guerrieri e di vergini... Intorno a

lui regnava il silenzio dello sbigottimento, l’orgia non aveva più le

sue grida allegre e spensierate, il canto non rallegrava più la mensa

nuziale.... Marta!... Marta!... gridò egli lanciandosi sulla soglia

della sala.

Marta!... ripetè l’eco che si perdeva lontano lontano.... Marta!...

Marta!...

Pareva uno scherno che finisse con un gemito....

Si gettò all’impazzata giù dalla scala.... scese nel cortile, e chiamò

ancora.

Chiamò finchè nell’impotenza d’uno sforzo convulso la bile rimescolata

nel sangue gli soffocò nella strozza la parola e ne uscì informe

gorgoglio.

Nulla!... regnava nel palazzo un lugubre silenzio.... parvegli solo

d’aver inteso un riso che nulla aveva d’umano.... Enrico si lanciò

verso l’ala sinistra del caseggiato da dove gli parea fosse venuto quel

riso.... si trovò d’innanzi la porta da cui si metteva ad una stanza

dalla quale era uscito tanti anni addietro quando la vecchia Marta

sentiva il martellar d’una picca, e le parve d’intendere il cader come

d’un corpo nell’acqua che sotto vi scorreva, ed arretrò impaurito come

se sovra quella soglia si fosse rizzato uno spettro a contendergli il

passo!...

Quando i suoi compagni scesero in cerca di lui, lo trovarono ritto,

immobile nel mezzo del cortile, fisso lo sguardo su quella porta ed

in preda ad una di quelle arcane impressioni per cui il linguaggio

umano non ha che l’enigma d’una parola, povera forma vincolata da

mille convenzioni, fatua larva in faccia a quell’immenso mistero che è

l’esistenza!...

Il palazzo del diavolo, vol. 2/2 · 第 24 / 48 题