Il Convegno.
Era una notte tetra ed oscura quella in cui Adolfo si recò al convegno
del ponte della Croce. Era arrivato la sera al paese, aveva abbracciata
la vecchia Margherita che non si saziava dal guardarlo e le pareva
essere un miracolo del Cielo il vederselo d’innanzi, bello, giovane,
cambiato di modi... Un giojello per cui avria tolto patto di morire sul
momento per vederlo, se appunto in quel momento non avesse sentito di
più il desiderio di vivere per prolungare quella gioja che le era tanto
cara, perchè le fu sì a lungo tardata. Davvero!... che s’ha da esser
tanto matti, da non aver senso comune quando si dice... (credo per
burla) avere la tal cosa!... e poi morire!... è vero che le son cose
che non si dicono che quando s’è innamorati... vederti!... averti!...
con quel che segue!... e in tal caso c’è tanta materia in capo da far
girar la bussola a modo da dir queste ed altre bestialità, a cui la
ragione non dà il passaporto... e si rimandan da dove son venute!...
Adolfo s’era armato del suo fucile ed aveva lasciata la vecchia
Margherita che gli corse dietro sin sulla soglia scongiurandolo in
nome di tutti i santi a non cacciarsi in qualche brutto impiccio, chè
la fisonomia del giovane gli diceva chiaramente ch’ei non pensava a
gingilli!... e la carabina che s’era messa ad armacollo le parea più
terribile d’uno scongiuro al diavolo per cui quella notte parea fatta
apposta ond’ei ne avesse sollazzo!...
Adolfo appoggiato alla sua carabina ritto sul fianco sinistro del
ponte, attendeva. Un debol raggio di luna che si fe’ largo tra le nubi
che si accavallavano per lo spazio, projettava la gigante sua ombra al
disopra degli sterpi della siepe vicina ed irraggiò per un istante quel
pallido viso, bello come una di quelle maschie figure del Rembrandt,
che fanno sì stupendi i foschi suoi quadri!... La sua pupilla parea
rapita in profonda astrazione, ed aggiravasi con moto rapido ed
inquieto nell’orbita dilatata in quell’attitudine naturale in chi
vigila sulla propria sicurezza!... in chi si cimenta ad uno di questi
giuochi terribili in cui si mette a posta la vita!... Il solo lampo di
quello sguardo lo diceva vivo... cupo ed immoto così come ei si stava
si saria preso per un simulacro che si confondeva colle tenebre. Dietro
di lui si avvallavano le praterie distese sul fianco destro della
strada. La valle dava l’idea d’un abisso coperto di nebbie; davanti a
lui per ripido declivio s’innalzava la montagna colle alte sue vette
screziate dai baleni d’uno spesso lampeggio che veniva preparando la
procella.
Le fronde degli olmi stormivano appena, agitate da un’aria grave,
umida. S’intese un fischio acuto, prolungato... pareva un segnale.
Adolfo si scosse, un fremito corse le sue fibre, portò la mano all’arma
ed aspettò...
Sullo svoltar del sentiero che faceva capo al ponte parvegli scorgere
un’ombra la quale mosse alcuni passi e poi ristette — Chi va la?...
gridò il giovane.
Si ripetè il secondo fischio.
— Ci sono — disse Adolfo.
— Eccomi — rispose la voce...
I due uomini mossero l’uno verso l’altro... Adolfo ed Ambrogio il
carbonaro, questi due uomini, congiunti in un pensiero dalla fatalità
che li aveva tratti l’uno verso l’altro!... che aveva fatti l’uno
stromento dell’altro!... si incontrarono... estranei l’uno all’altro,
eppur attratti entrambi da un senso di interessamento comune. Adolfo
non presentì che egli era vicino all’uomo che aveva patteggiato
l’assassinio di suo padre; Ambrogio non provò terrore alla vista del
figlio di colui alla cui morte egli aveva concorso colla sua opera; a
colui che forse avrebbe ucciso, se il caso non glielo avesse spento a
scanso di fatica!...
Eran l’uno per l’altro un anello di ricongiungimento all’avvenire; che
importava il passato?... Adolfo, chiedeva il nome d’un uomo da maledire
e da punire... Ambrogio sperava il perdono od il castigo ed offeriva la
vita in ammenda della sua colpa.
— Ho ricevuta una lettera... mi veniva dato un convegno e sono venuto,
disse Adolfo fissando il suo sguardo sul carbonaro.
— Sono io che la scrissi... e venni... gli rispose Ambrogio dominato da
profonda emozione.
— E potete?... esclamò il giovane con trasporto, facendo un passo verso
quell’uomo.
— Ve lo scrissi... espiare il mio passato... e dirvi il nome dell’uomo
che non potendo disonorare vostra madre vi ha ucciso il padre!...
— Voi... Io vi benedirò come un angelo!...
— Voi mi maledirete... mormorò Ambrogio sulla cui fronte passò un’ombra
di tristezza... Si fece un istante di silenzio.
— Maledirvi!... ripetè Adolfo!... Ma non sapete che sin d’allora che
al letto di mia madre morente, lo vidi insultare alla sua agonia... ho
giurato che Dio istesso non potria strapparlo alla mia vendetta!...
perchè dove egli fosse io l’avrei sentito!... perchè la natura devo
pure avere un palpito che dica al figlio — ecco l’assassino di tuo
padre!...
Un madido sudore bagnava la fronte di Ambrogio... — Eppure non lo avete
trovato!... disse egli!... eppure ove la voce d’un uomo che vi parrà
ben reo... e che ha bisogno del vostro perdono, non vi dicesse chi è
quest’uomo... voi non lo trovereste... perchè non è vero... no... che
il sangue delle vittime si imprima sulla fronte dei caini!... perchè
io... vedete!... io ho ucciso!... e nessuno ha scoperto sulle mie mani
il sangue di cui mi sono tante volte lordato.
Adolfo... strinse involontariamente la canna del suo moschetto e
retrocedè d’un passo... Ambrogio sorrise.
— Giovane, disse egli... se volli dirti ciò si fu perchè la vita ha le
sue realtà, come la coscienza i suoi rimorsi... un legame di sangue
ha unito il segreto che tu chiedi alla mia vita... quale esso sia lo
saprai... ma or non di me... ma di tuo padre io voglio parlarti. Di tuo
padre che io ho veduto spirante sotto alla mia capanna di carbonaro,
e di cui ho numerato il palpito che ne accelerava la morte che mi
risparmiava un delitto... perchè io l’avrei ucciso ove egli non fosse
morto!...
— Tu!... gridò Adolfo... che aveva mosso un passo verso Ambrogio,
pallido di terrore, ed in atto di suprema minaccia!... Le sue mani
rattratte nella convulsione di quell’impeto avevan sollevato l’arma su
cui si poggiava fremendo, e che a guisa d’una mazza stava per piombare
sul capo del carbonaro... Un lampo balenò al suo pensiero nell’atto
che il colpo fatale stava per scendere inesorabile e tremendo — La
sua mano s’arrestò, l’arma ricadde senza ferire... strinse il braccio
del carbonaro e gli mormorò all’orecchio con voce che nulla aveva
d’umano — L’uomo!... l’uomo che ti pagava questo assassinio!... vuoi tu
palesarmelo, miserabile?...
— Era quanto voleva dirvi... gli rispose Ambrogio il cui volto rimase
calmo... soltanto la sua fronte erasi fatta d’un livido pallore... egli
aveva aspettata la morte...
Si fe’ silenzio... un silenzio di pochi attimi che parve una eternità
ad entrambi... tutto ad un tratto Adolfo levò il capo... Ambrogio pure
fe’ un atto... entrambi si scordarono colpiti da un’uguale sensazione.
Parve loro d’aver inteso un rumore di voci... poi come uno stormir di
fronde... ascoltarono più nulla s’intese... un lampo serpeggiò in fondo
alla vallata... guardarono, non vider nulla... tutto d’intorno a loro
era tenebre e silenzio.
— A costo della mia vita vi ho qui chiamato per questa rivelazione
che mi pesa sul cuore come un rimorso, riprese Ambrogio... sì... io
fui lo strumento di cui una mano infame si servì a compiere un delitto
che dava sfogo ad una vendetta... Voi dite d’averlo veduto al letto di
morte di vostra madre!... quest’uomo che si è messo tra voi e la vostra
famiglia come un aspide!... che ha mercanteggiato l’assassinio d’un
uomo!... che ha fatto morire di dolore una donna!... ebbene... sapete
voi perchè... quand’anche aveste dovuto uccidermi, io sono venuto
qui... solo... per svelarvi questo segreto della mia vita?... perchè io
sento in me che l’esistenza di quell’uomo è una minaccia permanente,
eterna che sovrasta a voi... perchè il rettile che s’avviticchia
alla preda non la lascia fin che non ne resti ombra... e finchè voi
vivete!... egli sarà presso di voi!... v’era una donna che egli avrebbe
uccisa perchè non fosse d’altri che sua... ed egli non può non far
erede del suo odio insoddisfatto il figlio di questa donna!... voi non
lo avete incontrato mai?... dite voi?... ebbene!... è una menzogna la
voce che avrebbe dovuto dirvi egli è là!... perchè egli deve essersi
cacciato sul vostro cammino come l’edera che s’avviticchia all’olmo!...
come la serpe che striscia tra gli sterpi!... egli si deve essere
cacciato tra voi e la felicità ogni qual volta voi siete stato per
toccarla...
— Il suo nome... il suo nome!... mormorava Adolfo!... nella cui mente
pareva s’andasse formando un pensiero animato dall’esaltazione del
carbonaro sul cui labbro quelle parole pareano assumere la forma
d’un’arcana divinazione!...
— Il nome!... ripetè egli, domandatelo alle donne ch’egli ha
svergognate, alle famiglie in cui si è intruso, operatore di
malefici... sgherro tra gli sgherri del duca era chiamato il mago del
castello!... e poi che fu scomparso dalla scena delle sue turpitudini,
venduto com’era a chi meglio patteggiava la sua coscienza, ricomparve
l’erede d’una casa maledetta!... Erede d’un tesoro che ha dilapidato
là... dove voi eravate... ricco in mezzo a quel serraglio di ganze che
è la corte dei Gonzaga!... e si chiamava...
— Lui!... gridò Adolfo colpito come da subita rivelazione... livido il
volto di terrore, lui!...
Due spari rintronarono per l’aere... due lampi che quasi si fusero in
un solo come prodotti da un solo scatto, rischiararon le tenebre...
due grida di dolore uscirono da due petti... due uomini caddero... due
uomini si slanciaron fuori da un cespuglio e corser verso i caduti. Dal
destro lato della via s’intese il galoppo d’un cavallo... i due banditi
ristettero... la forma erculea d’un uomo si vide sorgere di sopra alla
siepe... Il galoppo avanzava, dalla bocca dell’uomo uscì una bestemmia
e scomparve correndo giù verso la vallata seguito dal compagno.
Il cavallo che venia di corsa... si era fermato restio... e scalpitante
innanzi al ponte della croce!...
— Che il diavolo ti porti!... mormorò il cavaliere... Ebbene,
cos’hai?... e gli diè di sproni nel fianco... l’animale non si mosse.
— Per Dio!... gridò il cavalcatore indispettito... padron Beppo me
ne dirà di belle per la testardaggine di questa malnata rozza!.. e
borbottò di nuovo tra sè qualche sonora imprecazione come per dar forza
al suo ragionamento!... Gettando allora uno sguardo innanzi a lui...
il cavalcatore che era un cavallaro del paese s’accorse che là s’era
compiuta qualche trista faccenda... e non tardò ad avvedersi che due
uomini stavan stesi sul terreno...
— Ha più giudizio che non sembra questa maladetta rozza, disse fra sè e
scese.
Era un certo Antonio giovane di stalla; il suo padrone teneva locanda
proprio presso alla casa di Giulietta... Il ponte della Croce aveva
bastevol rinomanza per dargli tosto a capire di che si trattasse, nè
tardò molto a comprendere il perchè avesse intesi quei due colpi che
gli avean fatto affrettare il passo a tutta corsa. Come ei fu presso ai
due caduti riconobbe tosto Ambrogio il carbonaro, e diè un’esclamazione
di sorpresa; l’altro nol conobbe, chè Adolfo mancava da troppo tempo,
ed era ben cangiato da quand’era partito dal paese, d’abiti e di modi e
nel volto, che gli si era ingentilito in quella nuova vita nella quale
s’era messo.
Ambrogio era stato colpito al petto, ed era morto; il cuore di Adolfo
batteva ancora; le sue labbra articolarono un lieve lamento; il giovane
si chinò sovra di lui. Che fare?... non era quello il luogo più adatto
a meditare sul da farsi, ed era la più spiccia torlo alla meglio di
là... A dir vero egli si guardava d’intorno poi con tanto d’occhi
spaventati da far credere che egli non vagheggiasse altro che una
buona corsa; si stese sul davanti della cavalcatura il ferito, lasciò
il morto ove si trovava, chè ormai non potea più trovar incomoda la
sua posizione, diè di sprone al cavallo... e s’avviò difilato verso
il paese... Adolfo vi fu tosto riconosciuto e recato alla vecchia
Margherita; essa lo vegliò colle cure tenere di una madre, ed andava
borbottando ad ogni leggier lamento che escisse dalle sue labbra che
copriva di baci. L’aveva detto io!... il diavolo questa notte non
poteva a meno di mettervi le corna!...