Salvo!...
Il giovane cavallaro che aveva recato Adolfo sulla groppa del suo
cavallo e che in sì buon punto era arrivato ad impedire che lo si
finisse del tutto come quei messeri non avrebbero tralasciato di fare,
come fu giunto al paese collo strano suo carico, fe’ avvisare padron
Beppo, il quale fatte mille meraviglie per il che e per il come, dopo
aver ordinato d’allestire il miglior suo letto, e chiamata la moglie
a dargli mano fe’ trasportar sopra il ferito, mentre mandava tosto pel
medico che non si fe’ aspettare.
Guardata la piaga, interrogati i battiti del cuore, la rapidità
delle pulsazioni, egli dichiarò essere la ferita pericolosa, che però
nessun organo vitale del petto era leso, e potersi sperare ancora la
guarigione da una cura vigile ed assidua.
Fu avvisata Margherita, la sua vecchia governante che vi accorse
piangente e disperata; venne il buon parroco ad averne nuova, e seppe
come Ambrogio fosse caduto vittima di quell’aggressione che egli
non sapeva a che attribuire ed a cui applicò il suo più semplice
significato, e ritenne per un’aggressione nè più, nè meno di quelle
che non eran troppo rare a succedere in quei tempi di violenze e di
rapine....
Il carbonaro aveva espiata la sua colpa, Dio gli perdonerebbe.... ed
il buon prete, ministro di perdono, pregò per lui, e credette colla
preghiera intercedergli l’eterna misericordia ch’ei si era guadagnata
coll’espiazione.
La ferita di Adolfo lasciò molto a temere per qualche tempo, ma poi non
tardarono i primi sintomi d’una prossima convalescenza; a poco a poco
il pallore delle sue guancie si animò, nello sguardo scintillò la vita
che parea fuggisse collo scorrer d’ogni giorno... giorni d’angoscia e
d’affanno per la povera vecchia che vegliava al suo letto d’agonizzante
colla premura d’una madre!...
Finalmente ei fu salvo... Il dottore lo dichiarò colla compiacenza di
sè stesso, e con somma gioja di quanti s’interessavano per il giovane,
a cui tutti quei del paese avevano simpatia e che lo sospettavano
vittima di qualche infame tranello.
Non appena coll’animarsi in lui della vita, la mente lo ritornò alla
piena conoscenza dell’esser suo, due pensieri gli si affacciarono,
occupando tutte le sensazioni della sua anima; Angela!... la vaga
fanciulla, che aveva incontrata sul suo sentiero come una benedizione
del cielo!... e congiunta a quella soave immagine.... Mostruoso insieme
d’un’idea che assimilava i palpiti più dolci del suo cuore, ai fremiti
convulsi del suo odio furente, alle trepidazioni del suo terrore
angoscioso, un fantasma d’uomo... Egli l’aveva indovinato sulle labbra
d’Ambrogio... egli l’aveva presentito, l’uomo che era sorto tra lui e
la felicità, col suo beffardo sogghigno da demone.... L’uomo ch’egli
aveva chiesto a Dio per colpirlo col braccio armato delle sue folgori
vendicatrici... quell’uomo era là... vicino ad Angela!...
Il giovine si agitò sul suo letto come il torturato sull’aculeo che
lo strazia!... Ei non sentì le sue carni lacerarsi, nè le sue membra
frangersi... ma in quella tortura terribile dell’impotenza che vorria
trovar la forza nella convulsione del desiderio... quando in questo
desiderio si accentrano tutte le aspirazioni dell’animo... ei provò ciò
che nè gli aculei, nè i carnefici hanno mai fatto provare alle loro
vittime... Il corpo sviene sotto la pressione d’un dolore... nelle
membra rotte cessa il palpito che le anima.... la natura ha imposto
una sosta al martirio, ha lanciato una sfida ai martirizzatori...
Alla forza che strazia... ha detto... qui ti fermerai perchè al di
là di quel dolore vi ha il deliquio o la morte... Due sonni che sono
una sosta del martirio... Ma v’ha qualche cosa di più orribile della
tortura dell’aculeo e di tutto quell’apparato di tormenti con cui la
tirannide credette far sfoggio della sua potenza impotente... ed è
l’accentrarsi del pensiero in un’idea fissa, irremovibile, eterna come
il tormento che vive con lei... Muta perchè non chiede, e non ascolta;
chiusa in sè... per cui tutto non è più che lei sola!... quando ogni
palpito si anima in lei... ogni atto è lo scatto d’un sol fremito,
febbrile, vertiginoso, convulso. Aver d’innanzi al pensiero ciò che
sia l’angoscia più disperata dell’anima... Vestirla con tutte le forme
del delirio... e per distruggere questo sogno che è una realtà, voler
dare la vita... sè stessi, tutto... e sentirsi impotenti a fare...
Impotenti a lottare contro questo pensiero che è là... d’innanzi a
voi... come un insulto orribile!... mostruoso sarcasmo della fatalità
che si fa giuoco della disperazione. Voler frangere la catena che danna
a vita il forzato... voler atterrare le mura che lo seppelliscono
come in una tomba, e meno che voler distruggere un delirio che è in
voi, che fa parte di voi... a cui voi date vita... che vi tortura
eternamente, e che eternamente s’incarna con voi da farne un tutto!...
Se una catena si può frangere per quanto salda sia... se le mura d’un
carcere si possono atterrare... v’è qualche cosa d’impossibile.... ed
è la distruzione del pensiero, fatuità indefinibile che vi traduce una
realtà con tutte le forme della vita, che ve le sminuzza d’innanzi...
che vi trasporta sino a toccare, a vedere, a sentire... Era questo lo
stato di Adolfo... Egli vedeva quella figura d’uomo che era l’assassino
di suo padre... l’uccisore di sua madre!... schifosa sembianza di ragno
che intorno ad un viso di angelo stendeva le immonde fila della sua
tela... Egli vedeva quell’agonia della vittima che si dibatte contro la
brutalità del carnefice... E mentre coll’alito avria voluto distruggere
quell’orribile sogno che era una verità ch’egli presentiva... si
trovava là... corpo animato dalla vertigine che si disfaceva sotto lo
sforzo del voler rifarsi per essere diverso da ciò che era...
Da questo stato d’agitazione non ne poteva venire di conseguenza che
un continuo peggioramento del ferito. Lo scorrer di qualche mese
non fu che un continuo trepidare per la sua esistenza per quanti
s’interessavano intorno al suo letto... la gioventù vinceva è vero
sul male, era però una vittoria lenta e penosa... ed il tempo scorreva
intanto maturando i tristi eventi a cui pareva congiungesse quel non so
che di fatale che così spesso si fa fosca guida delle vicende umane...
Frattanto che il nostro eroe, a cui le cure renderanno vita e salute,
riprenda lena al compimento degli inquieti progetti che s’agitano nella
sua mente inferma... ritorniamo sui precorsi avvenimenti che abbiamo
lasciati di sbalzo per riannodare le fila del nostro racconto.
Come dicemmo, nella casa della valle, la notte in cui Angela era
sparita dalla sala del banchetto, tra le braccia di quel fantasma che
aveva assunto le sembianze della vecchia Marta, regnò la più concitata
agitazione... fu un correre per tutta la casa... un sussurrarsi dai
convitati mille cose strane, assurde le une più delle altre, quali
potevano essere prodotte da quel fatto, inqualificabile per quanti
vi assistettero, muti spettatori esterrefatti dalla sorpresa... I
tempi correvano pieni di pregiudizj; quella casa era fatta centro di
sortilegi e di diavolerie da persuadere, come la cosa più naturale
del mondo, l’opera soprannaturale di qualche spirito che vi potesse
compiere chi sa che strane faccende....
Ne divenne da ciò che da quella notte si fe’ d’intorno ad Enrico un
vuoto inesorabile.... Era forse il principio del castigo che ricadeva
sul colpevole!
I suoi stessi compagni d’orgia e di dissolutezza s’allontanavano da
lui come da una minaccia di sventura... Egli si trovò solo... nel
silenzio del suo vasto palazzo, solo colle memorie che gli ricordavano
ben terribili cose... Per la prima volta egli si sentì opprimere da
quel peso d’un passato che ritornava su lui come un arco di cui egli
fosse centro a sostenere la vôlta, e sotto cui sentiva mancare le
sue forze che si esaurivano in quella lotta terribile del pensiero
che vuol fuggire il passato, spaventato dall’avvenire.... e che si
sente ingojato da questi due vortici che lo stringono e si fondono in
quell’abisso di disperazione che è il vuoto dell’anima....
Marta era sparita.... La casa della valle somigliava ad una tomba
dentro cui vivesse un fantasma. Si vedeva un lume ardere nella stanza
che il signore aveva scelto per abitazione....
La porta ne era chiusa, ei ne usciva e vi rientrava.... e quei della
borgata lo sogguardavano silenziosi e quand’era molto lontano o
quand’era entrato nella casa si parlavan tra loro a voce bassa bassa e
dicevan a chi più... mille stranezze fantastiche sui misteri della casa
della valle.