L’ammalata.
Collo scorrere del tempo che precedeva questi rapidi avvenimenti
tardavano ognor più alla famiglia novelle di Adolfo; alle indagini
praticate su quello strano scomparire del fratello che l’avea
accompagnato, non avea risposto che il mistero. Il marchese ne avea
altamente parlato alla corte del duca Federico. Si eran dati ordini
di accurate ricerche, ma tutto tornò infruttuoso. Si credette per
qualche tempo ch’ei potesse esser partito con Adolfo. Nelle lunghe e
melanconiche serate in cui si rimpiangevano gli assenti dal domestico
focolare, si accarezzava una possibile speranza; la si era seguita
nel suo svolgersi, ma con quella ritenutezza che teme investigando di
distruggere un’illusione; la si voleva accettare colle sue possibili
probabilità, tanto per aver qualche cosa a cui credere, e tornava
intanto sempre più strano ed incomprensibile quel silenzio che
rispondeva solo ed inesorabile alle ansie più inquiete e febbrili!...
L’incognito assiduo sempre; prodigo di cure, in quei giorni di dolore
si era mostrato così premuroso, così attaccato alla famiglia, da
cancellare dal cuore di chicchessia qualsiasi sinistra impressione
che l’animo avesse potuto subire. Notavasi in lui strana gioia, dirò
quasi.. ed ogni atto che gli desse campo a manifestarsi l’angelo che
portava un po’ di balsamo alle ferite del cuore che si doleva; il
raggio che versava un po’ di calma tranquilla in mezzo a quell’uragano
di disperazione!... Si avrebbe detto che era tanto il suo affetto per
quella famiglia, da gioirne per la sventura che gli forniva i mezzi di
dare l’opera sua... tesoro di disinteressamento che non chiedeva altro
che di manifestarsi. Egoismo sublime di quelle poche anime elette che
si sentono felici pel bene che possono operare. Egli avea assecondate
tutte le illusioni che vestivano questi avvenimenti; aveva anzi date
tutte le probabilità a quelle possibili deduzioni, aveva torturato il
suo cervello per trar fuori da quel buio un raggio che fosse guida, ed
una speranza che fosse conforto. Vi era un sol cuore restìo a subire
quelle impressioni... un cuore in cui non potea tacere una voce arcana
che vi parlava strani sospetti, disordinati sensi.... per cui l’affetto
parea menzogna, il disinteresse codardia, l’abbandono servilismo. Si
avrebbe detto che la povera fanciulla avesse paura di quell’uomo che
era tutto cuore e parola, opera e pensiero per la sua famiglia!...
e che per lei parea un serpe che si stringesse intorno alla vittima
per soffocarla tra le sue spire mortali!... gli parea!... Ma chi
sa spiegare la stranezza dei presentimenti, talora divinazioni del
pensiero, tal’altra arcane impressioni che sembrano un delirio convulso
della fantasia?...
A far più triste il dolore della giovinetta, che gemea in
quell’angoscioso abbandono, una nuova sventura maturava col tempo, e
questo inesorabile esecutore delle vicende umane l’avvicinava col suo
scorrere; la marchesa Caterina era caduta ammalata, e si avevano serie
apprensioni sulla sua malattia a cui l’età già cadente dava alimento di
consunzione!...
Il marchese era sempre trattenuto lontano dalla famiglia. Vi era
una fatalità che pareva stringere intorno alla giovinetta un vuoto
fatale!... Ed intanto in mezzo a quel vuoto un uomo si avvicinava a
lei... un uomo la stringeva... si immedesimava colla sua famiglia che
andava sfasciandosi. Essa lo sentiva ed avea paura del suo pensiero
che gli mostrava quell’opera che le parea mostruosa e che si andava
compiendo collo scorrere d’ogni nuovo giorno!.....
Il male progrediva rapidamente.
— Dottore, diceva l’ammalata all’incognito che la vegliava con assidua
premura, voi avete salvato Angela, ma voi non potete salvar me...
in Angela vi era una vita da rinvigorire... in me è la vita che si
scioglie... e niun farmaco potria stringerne il nodo.
Il dottore taceva guardando mestamente l’ammalata, ed un sorriso che
animò il suo sguardo d’un lampo fuggevole come il pensiero che l’avea
acceso, errò sul suo labbro. La porta della camera si aperse e comparve
Angela. Veniva dal giardino e portava un fiore a sua madre!...
La comparsa d’Angela in quella camera triste e melanconica fu come un
raggio di sole che brilli di mezzo alle nubi agglomerate nello spazio:
qualche cosa di luminoso, di soave parea riflettersi su quella fronte
di vergine, animata dallo slancio dell’affetto!...
Essa guardava sua madre!... il suo volto era mesto... non triste...
era un istante in cui forse accarezzava una speranza. Un vivo incarnato
colorava le sue guancie, le pupille de’ suoi grandi occhi brillavano,
i suoi labbri umidi composti in atto di sorridere lasciavano vedere
la doppia fila de’ suoi denti bianchi, lucidi come perle. I suoi bei
capelli erano composti in vago disordine.
La marchesa si sollevò sul suo guanciale per guardare con miglior agio
in volto quella bella e leggiadra creatura.
— Oh come t’amo! mormorò ella stringendosi sul cuore quel bel viso
d’angelo illuminato da un raggio di sole che, entrando dallo schiuso
balcone, parea sorridere a quel quadro che Michelangelo e Carrer
avrebber potuto creare in diverso modo bello, ma non più bello!...
— Ebbene? domandò la fanciulla; ti sentiva parlare sin dal giardino,
madre mia, ed ora non dici più nulla?...
— Io? mormorò l’ammalata confusa, mentre una penosa emozione contraeva
il suo volto che si fe’ più pallido. L’incognito non ascoltava; egli
parea assorto in una profonda astrazione, ed i suoi occhi eran fissi
sul volto d’Angela come in lei fosser concentrate le facoltà tutte
della sua anima.
— Come mi fa bene il tuo abbraccio, mia buona madre!... gli ripetea
Angela stringendosi alle labbra ardenti la sua fronte su cui cadeva una
lagrima. Guarda i bei fiori, non è vero?... se non era per te, madre
mia, io non li avrei spiccati dal loro gambo... ogni volta che io lo
faccio ne provo pena, ma a te piacciono tanto!... non è vero che ti
piacciono i fiori?...
Intanto che Angela parlava, cresceva l’emozione penosa che agitava
l’ammalata, la sua mano che stringea quella di Angela rallentò la
sua pressione, il suo alito si fe’ debole debole, mandò un sospiro, e
mormorò un nome!
Angela gettò un grido disperato.
— Dottore!... dottore!... essa muore!...
L’incognito si scosse... gettò uno sguardo su Angela... uno sguardo di
fuoco!... Angela non lo vide, essa era china sul letto della madre e
la chiamava coi più teneri nomi che potesser far rivivere l’anima, se
nuovo Pigmalione potesse rianimarsi al soffio dell’amore!
Angela si trovava per la prima volta in faccia a questo annichilimento
precursore del disfacimento... in faccia a questo tacersi di tutte
le fisiche facoltà, che nell’essere ancor vivo danno l’idea d’un
cadavere!... e si era gettata ginocchioni a’ piedi del suo letto,
folle di terrore e di disperazione!... e copriva di lagrime e di baci
quelle membra inerti che non rispondevano all’appello di quella suprema
disperazione dell’affetto!...