La nonna Caterina.
La casa dove abitava la nonna Caterina era ben triste dacchè Giulietta
ed Adolfo vi aveano disertato. Dacchè il piccolo Adolfo non vi
imbizzarriva con quella gaiezza propria dei fanciulli quando non ancora
quel sentimento alle volte troppo importuno, che è la ragione, non
ne abbia gelato sul labbro la festività della speranza baldanzosa e
fidente!
Tutto era squallido; nel piccolo giardinetto del cortile non vi
crescevano i fiori, le finestre ne erano chiuse, il raggio del sole
parea men brillante, meno vivo, quando passava dal cristallo per
versarsi nella camera deserta come volesse animarla d’una vita che non
era più. Era la stessa di una volta; vi era il letto dove Giulietta
avea sognato tante volte sogni d’amore e di gioia.... Vi era la cuna
nella quale dormiva il piccolo Adolfo e che ella si stava a risguardare
tante volte, e pensava quando egli grandicello avrebbe corso i vicini
prati, quando avria saltellato di balza in balza, su per le chine della
montagna... quando gli avrebbe portati i bei fiorellini fecondati dal
sole e si saria assiso sulle sue ginocchia raccontandole tanto belle
cose!... quelle vaghe ingenuità, quei nonnulla in cui vive il cuore di
una madre, in cui palpita e si sente rinascere alle sue aspirazioni di
vergine quando vagheggia insonni ancora le gioie della maternità!...
Ahimè!... di quel passato non restava più nulla... Vi eran due tombe
nel cimitero del paese!... un ramingo ed una vecchia che piangevano sui
morti... e che aspettavano invano!...
La nonna Caterina sedeva una sera d’innanzi alla porta della triste
dimora. Il sole si coricava infuocando l’orizzonte colla sua porpora di
re. La vecchia guardava le alte vette delle montagne che si stendono
al di là dove il Ceresio bagna le valli della Svizzera. Le parea di
sentirsi l’animo più lieto che nol fosse altre volte.
Caterina guardava ansiosa a sinistra della via come chi attenda persona
cui sommamente interessi di vedere... scorreva il tempo ed una viva
impazienza si appalesava sulla sua fisonomia che esprimeva ognor più
le agitazioni dell’animo... finalmente dall’angolo della strada apparve
un uomo... dinanzi a lui correa saltellando un ragazzo che gridava alla
vecchia con quanto fiato aveva in corpo:
— Eccolo! mamma Caterina. L’ho aspettato perchè non era alla parrocchia;
Don Luigi si avanzò verso la buona vecchia che levatasi dalla sua
seggiola gli mosse incontro tutta festosa. Essa volle prendere a tutti
i costi la mano del prete che baciò con trasporto, e si acquietò solo
quando egli la richiese del perchè l’avesse fatto chiamare.
— V’ha forse qualche buona nuova eh... mamma Caterina?... gli domandava
don Luigi con dolce bonarietà commosso dalle cordiali dimostrazioni
della vecchia.
— Altro che buone nuove, reverendo!... Non glielo ha detto quel
ragazzaccio di Carlino?... già è uno sventato che non raddrizzerebbe le
orecchie ad un mulo!... È un’ora che l’ho mandato, sa, reverendo!...
Un’ora!... Domando io cos’ha fatto!..,, sarà stato a saltar per
la piazza, come fa sempre quando lo si manda due passi distante da
casa!... Oh questi benedetti ragazzacci!... farebber perder la pazienza
ad un santo... non è vero, reverendo?...
Don Luigi sorrise, lasciando passare quella sfuriata della vecchia che
stava per tirar dritto colla rozza loquacità propria delle vecchie di
campagna.
— Dunque che nuove abbiamo, mamma Caterina? le domandò di bel nuovo; ha
forse scritto il nostro Adolfo?
— È proprio quello che volea dirle e di cui avevo incaricato quel
ragazzaccio.
— Lasciamo stare il ragazzo, e ditemi su dunque quello che più ci
riguarda. Vi ha detto dov’è?
— Altro che me lo disse!... ho fatto legger la lettera dal fornaio,
e mi dice che è un letterone coi fiocchi... la guardi, reverendo, la
guardi!...
Essa trasse di tasca la lettera di Adolfo e la porse a don Luigi, che
la scorse rapidamente.
— Avete fatto più che bene a farmene avvisato, mamma Caterina; devo
dare appunto informazioni di lui a persona che s’interessa vivamente di
cosa che lo riguarda.
— Come scrive! non è vero? M’ha detto il fornaio che parla come un
libro.
— È un buono e bravo ragazzo, e il cielo lo farà felice, mamma Caterina.
— È quello che spero anch’io. Che piacere avrei a vederlo!... io che
l’ho portato tante volte su queste mie braccia!... era un demonietto
che non voleva saperne di star fermo. Oh reverendo! sarei ben felice se
potessi vederlo prima di morire!...
— È in casa di buona gente a quel che pare, e che lo amano!...
— Oh in quanto a questo, reverendo... altro! È un buon uomo quell’uomo
che lo ha tolto con sè... è un uomo a modo!... gli ho fatto una zuppa
di cavoli e l’ha trovata eccellente!... Non è vero che è una prova di
animo buono che un marchese trovi che una povera donna abbia fatto bene
una zuppa di cavoli?...
— Che Adolfo avea condita col toglierlo ad un poco allegro incontro!
gli rispose sorridendo don Luigi.
— Ma questo però non toglie... ripetè la vecchia.
— Questo non toglie che siano gente d’ottimo cuore in cui egli ha
trovato una famiglia. Vi dice che ha lasciato la campagna del marchese
e che si è recato alla città.
— Oh reverendo!... se potessi sperare di vederlo prima di morire!...
— Ne avreste proprio volontà eh... mamma Caterina?
— Se ne ho volontà?!... saltò su la vecchia, nel cui occhio scintillò
un raggio di gioia. Se ne ho volontà! non chiederei altro al buon Dio
per chiudere gli occhi in pace.
Don Luigi porse la lettera alla vecchia e la guardò con dolce
commozione.
— E voi lo vedrete... e lo vedrete presto; gli disse egli col suo tuono
di voce calmo e sereno.
La mamma Caterina sarebbe saltata con tutto lo slancio del suo cuore al
collo di don Luigi se un sentimento di rispetto più forte in lei della
sua stessa emozione non la avesse rattenuta, mettendo solo sulle sue
labbra una viva esclamazione di gioia!...
Qualche giorno dopo quell’abboccamento, Adolfo ricevea la lettera che
è a cognizione dei nostri lettori; era del carbonaro e lo aspettava al
ponte della Croce, sulla strada dove egli sorse provvidenzialmente tra
lui ed un nuovo assassinio, che avrebbe insozzata d’una nuova colpa la
sua anima ed aggravata la sua coscienza d’un rimorso di più.