CAPITOLO XXIV.

La barca.

La carrozza in cui eran saliti il gigante e quel suo ceffo di compagno

seco loro recando quello strano carico, s’avviò per la strada istessa

da cui eran venuti poche ore prima; svoltarono a destra e presa una via

deserta fecer capo ad una stradicciuola che fiancheggiava la riva del

lago.

La notte era cupa, innanzi a loro non era che un vuoto pieno di nebbia

entro cui si spingevano e dove pareva si dovesser perdere; ma in

quel vuoto, nascosti ad ogni sguardo essi camminavan sicuri compiendo

l’opera loro.

Avevano cavato dalla carrozza, che rifece poi la strada, il loro

carico... e lo portavano seco dietro strascinandolo pel fangoso

sentiero della valle.

Era qualche cosa di sinistro a vedersi; uno di quei due uomini era

piccolo, sciancato, nelle tenebre pareva un mostro; aveva una barba

ispida, folta, capelli rabuffi, un occhio profondamente incavato,

di cui le nere sopracciglia velavano il fuoco selvaggio... Questo

sguardo fiammeggiava come da due grotte scolpite in una fronte

schiacciata... una fronte di rettile. Il colore del suo volto che

traeva al giallastro, era livido... Era del colore della notte; i

suoi abiti erano laceri e lordi di sangue... sulle mani pareva avesse

del sangue... L’altro era un gigante dalla taglia di un Ciclope...

se sovra l’ampia sua fronte depressa fosse scintillato un sol occhio,

potea dirsi la miniatura di Polifemo... avea due braccia pelose, due

gambe nude fino al ginocchio... nervose, muscolose; avea una gran barba

nera che gli scendeva fin sul petto coperto d’un pelo fulvo, aveva

l’occhio rosso come un cerbero, la sua voce somigliava al ringhio d’un

molosso... Questi due mostri, uno dei quali era rettile, l’altro tigre,

o lupo... si trascinavan dietro qualche cosa d’informe avvolta in un

sacco nero... strisciavano per così dire in mezzo ai canneti agitati

da una brezza sottile... e sul lor passaggio non fuggiva che qualche

folaga che batteva l’ali e strideva così che quel suo strido nelle

tenebre della notte ti pareva un lamento... Intorno ad essi... quasi

a cornice del quadro la nebbia che li avvolge, al di là della nebbia

il lago colla sua acqua fumante, calma... attraverso alla nebbia non

potevasi scorgere lo scintillar d’una stella... Essi eran soli!... soli

coll’opera loro, e la compievano.

Si erano trascinati sino alla barca che giaceva tra i canneti; la lieve

ondulazione dell’acqua aveva scostato il tratto di corda che legavala

alla riva. Ve la trassero, vi caricarono il loro fardello, dieder mano

al remo e la spinsero. La barca strisciando tra i giunchi si spinse

oltre; i due remi batteron liberi l’onda del lago senza produrre alcun

rumore, senza che nel loro tuffarsi mandassero uno spruzzo. Orecchio

umano non avria potuto avvedersi che una barca correva sul lago, e come

rapida correa!... Si compieva un’opera di morte... e non si sentiva

la vita che la traeva al suo fato... tutto era silenzio... quei due

uomini colla loro barca pareva che si confondessero colle tenebre...

pareva che ne formassero una sola immagine terribile, spaventosa!...

Ad un punto del lago, dove il remo che ne tasteggiava il letto non

trovava fondo, sostarono e deposero i remi. Il gigante legò alla

bocca del sacco un oggetto che pareva avesse la forma di un grosso

masso di granito e ch’egli si barellò prima sulle braccia come fosse

un giocattolo... levaron dal fondo del battello il loro carico, lo

sollevarono sull’acqua e fecer per spingerlo.

— Ferma! susurrò la voce fessa dell’omicciatolo.

— Cos’hai? che il diavolo ti porti! gli rispose il gigante fermando il

braccio che già dava impulso alla spinta; t’avverto che è un gingillo

che pesa abbastanza e non ne vedo l’ora di farla finita!...

— Non borbottare, vecchio orso; dopo tante precauzioni che abbiamo

usate finora vorresti tu che facessimo tanto di fracasso buttandolo

giù, da dar l’allarme a qualcuno che il caso ci mettesse a portata?

— Affè! Carlone, che non manchi di giudizio in quella tua testa da

rospo.

— Avanti dunque!

— Presti!

I due uomini s’inchinarono fuori del battello in modo da farlo quasi

ripiegar su sè stesso, e calaron sino a fior d’acqua il carico che

stavan per lanciare; l’onda si schiuse gorgogliando e si racchiuse; il

negro involto sparve: inabissandosi non destò alcun rumore, non accennò

al suo immergersi nell’onda che per un impercettibile fremito onde

si agitò la superficie a norma che il corpo si sprofondava gravitando

verso il fondo. La barca aveva intanto ripreso la sua via e ritornava

per dove era partita.

Il palazzo del diavolo, vol. 2/2 · 第 13 / 48 题