La barca.
La carrozza in cui eran saliti il gigante e quel suo ceffo di compagno
seco loro recando quello strano carico, s’avviò per la strada istessa
da cui eran venuti poche ore prima; svoltarono a destra e presa una via
deserta fecer capo ad una stradicciuola che fiancheggiava la riva del
lago.
La notte era cupa, innanzi a loro non era che un vuoto pieno di nebbia
entro cui si spingevano e dove pareva si dovesser perdere; ma in
quel vuoto, nascosti ad ogni sguardo essi camminavan sicuri compiendo
l’opera loro.
Avevano cavato dalla carrozza, che rifece poi la strada, il loro
carico... e lo portavano seco dietro strascinandolo pel fangoso
sentiero della valle.
Era qualche cosa di sinistro a vedersi; uno di quei due uomini era
piccolo, sciancato, nelle tenebre pareva un mostro; aveva una barba
ispida, folta, capelli rabuffi, un occhio profondamente incavato,
di cui le nere sopracciglia velavano il fuoco selvaggio... Questo
sguardo fiammeggiava come da due grotte scolpite in una fronte
schiacciata... una fronte di rettile. Il colore del suo volto che
traeva al giallastro, era livido... Era del colore della notte; i
suoi abiti erano laceri e lordi di sangue... sulle mani pareva avesse
del sangue... L’altro era un gigante dalla taglia di un Ciclope...
se sovra l’ampia sua fronte depressa fosse scintillato un sol occhio,
potea dirsi la miniatura di Polifemo... avea due braccia pelose, due
gambe nude fino al ginocchio... nervose, muscolose; avea una gran barba
nera che gli scendeva fin sul petto coperto d’un pelo fulvo, aveva
l’occhio rosso come un cerbero, la sua voce somigliava al ringhio d’un
molosso... Questi due mostri, uno dei quali era rettile, l’altro tigre,
o lupo... si trascinavan dietro qualche cosa d’informe avvolta in un
sacco nero... strisciavano per così dire in mezzo ai canneti agitati
da una brezza sottile... e sul lor passaggio non fuggiva che qualche
folaga che batteva l’ali e strideva così che quel suo strido nelle
tenebre della notte ti pareva un lamento... Intorno ad essi... quasi
a cornice del quadro la nebbia che li avvolge, al di là della nebbia
il lago colla sua acqua fumante, calma... attraverso alla nebbia non
potevasi scorgere lo scintillar d’una stella... Essi eran soli!... soli
coll’opera loro, e la compievano.
Si erano trascinati sino alla barca che giaceva tra i canneti; la lieve
ondulazione dell’acqua aveva scostato il tratto di corda che legavala
alla riva. Ve la trassero, vi caricarono il loro fardello, dieder mano
al remo e la spinsero. La barca strisciando tra i giunchi si spinse
oltre; i due remi batteron liberi l’onda del lago senza produrre alcun
rumore, senza che nel loro tuffarsi mandassero uno spruzzo. Orecchio
umano non avria potuto avvedersi che una barca correva sul lago, e come
rapida correa!... Si compieva un’opera di morte... e non si sentiva
la vita che la traeva al suo fato... tutto era silenzio... quei due
uomini colla loro barca pareva che si confondessero colle tenebre...
pareva che ne formassero una sola immagine terribile, spaventosa!...
Ad un punto del lago, dove il remo che ne tasteggiava il letto non
trovava fondo, sostarono e deposero i remi. Il gigante legò alla
bocca del sacco un oggetto che pareva avesse la forma di un grosso
masso di granito e ch’egli si barellò prima sulle braccia come fosse
un giocattolo... levaron dal fondo del battello il loro carico, lo
sollevarono sull’acqua e fecer per spingerlo.
— Ferma! susurrò la voce fessa dell’omicciatolo.
— Cos’hai? che il diavolo ti porti! gli rispose il gigante fermando il
braccio che già dava impulso alla spinta; t’avverto che è un gingillo
che pesa abbastanza e non ne vedo l’ora di farla finita!...
— Non borbottare, vecchio orso; dopo tante precauzioni che abbiamo
usate finora vorresti tu che facessimo tanto di fracasso buttandolo
giù, da dar l’allarme a qualcuno che il caso ci mettesse a portata?
— Affè! Carlone, che non manchi di giudizio in quella tua testa da
rospo.
— Avanti dunque!
— Presti!
I due uomini s’inchinarono fuori del battello in modo da farlo quasi
ripiegar su sè stesso, e calaron sino a fior d’acqua il carico che
stavan per lanciare; l’onda si schiuse gorgogliando e si racchiuse; il
negro involto sparve: inabissandosi non destò alcun rumore, non accennò
al suo immergersi nell’onda che per un impercettibile fremito onde
si agitò la superficie a norma che il corpo si sprofondava gravitando
verso il fondo. La barca aveva intanto ripreso la sua via e ritornava
per dove era partita.