CAPITOLO XXIII.

Cosa avvenisse nel vicolo del Bargello.

L’istessa notte se qualcuno fosse passato dal viottolo del Gallo

Nero, si saria domandato cosa potesse far là da tanto tempo una

carrozza tutta chiusa. Il cocchiere pareva ubbriaco, e sonnecchiava

sulla serpa... s’era passato nel braccio le redini del cavallo...

aveva lasciato cadere la sua testa sulla spalla e pareva non si desse

altra cura che di dormire come meglio avesse potuto; forse aspettava

qualche avventore che s’era recato a bere alla taverna e s’era lasciato

prendere dal sonno... Nella taverna del Gallo Nero non ardeva alcun

lume atto a far dubitare che là dentro, come in tutte le pacifiche

case dei dintorni non si dormisse tranquillamente, tutt’intorno era

silenzio... la notte scendeva tacita ed avvolgeva Mantova col suo

mantello di nebbia... le ore scorrevano, suonò la mezzanotte, poi

un’ora, eran vicine le tre; il cocchiere addormentato si scosse, dalla

porticina della taverna del Gallo Nero, uscì fuori una testa a guardare

nel bujo del viottolo non illuminato da alcun fanale... Era tanto bujo

che non si saria scorta neppur la carrozza che si confondeva colle

tenebre... se v’era un delitto da compiersi, certo mai quella marrana

di sorte che non domanda mai le fedi di costume a chi vuol favorire

od a chi vuol colpire, non poteva meglio darvi mano. Qualche lampione

che ardeva nelle strade centrali della città, avvolto da quel denso

manto di nebbia, pareva alla distanza di dieci passi, lontano a perdita

d’occhio ed appena appena se ne vedeva un languido bagliore atto ad

accennarlo. L’uomo che aveva messo fuori il capo dalla porticina della

taverna non guardò; ascoltò, gli parve aver inteso... Un gemito... poi

un rumore di passi che frettolosi s’avviassero verso quella volta... Il

cocchiere aveva lasciato la sua attitudine, e stava spiando inquieto

ogni alitar di vento che gli portasse un suono... si fe’ silenzio

ancora... poi si sentì un rumore certo, definito, marcato di passi...

due uomini entrarono nel viottolo della taverna...

— Presto, disse l’un d’essi... scendi, Andrea, e dacci mano... che il

diavolo ti porti se non ti sbrighi, pezzo di poltrone!..

— Son qua, son qua... rispose tosto il cocchiere scendendo dal suo

posto di riserva.

Quei due uomini si portavan dietro uno strano carico imballato in un

nero involto fatto a forma di sacco; l’avevan deposto rasente al muro

del viottolo, e fattivisi presso di bel nuovo ajutati dal cocchiere

se lo caricaron sulle braccia. L’uomo che pareva spiasse avidamente

il loro operato, quando vide che furon presso alla carrozza di cui

era chiuso ancora lo sportello, si fe’ fuori d’un tratto e corse ad

aprirlo...

— Chi va là!... gli gridò piano all’orecchio una voce minacciosa,

mentre un braccio erculeo lo afferrava al petto in poco gentil

maniera...

— Non mi conosci, per Dio!.. fe’ egli guardando in faccia il gigante

che gli aveva usato quel poco garbato complimento.

— Siete voi, eccellenza?... mormorò questi mentre dava alla sua voce

da toro quel tuono più umile che potè; per bacco... s’avvisano i

galantuomini quando sono occupati alle loro faccende e non hanno tempo

da perdere.

Il nero carico fu spinto dentro alla carrozza.

— Come andò l’affare? chiese l’uomo del mantello nero, il quale vestiva

come allora che il lettore lo vide sulla riva del lago mentre aspettava

la barca del gigante.

— Come lo vedete... rispose il gigante contraffacendo colle grosse sue

labbra un sinistro sorriso, e segnò la carrozza entro cui saliva il

compagno invitandolo.

— Va bene... ed ora al lago... e scegliete bene il luogo.

— Lasciate fare, eccellenza... il gigante si curvò per passare dentro

alla carrozza, l’uomo dal mantello nero ne chiuse lo sportello. Il

cocchiere diè una strappata alle redini, il cavallo partì... Dal

viottolo del Gallo Nero a Sant’Andrea... non v’era da traversare che la

piazza del Bargello; il nostro uomo la percorse, ne spiò collo sguardo

il terreno, e come chi si trova soddisfatto d’un esame a cui sia unito

il più notevole interesse sorrise d’un sorriso da demone, si ravvolse

nel suo ferrajuolo si cacciò a passo rapido per le vie della città e

sparve nelle tenebre come perduto in un abisso!..

Il palazzo del diavolo, vol. 2/2 · 第 12 / 48 题