IL LUME DI NOTTE.

Quand'io nei dì più teneri

Vagava all'aer nero,

Scorgea fantasmi e lemuri

Coll'infantil pensiero,

Se i rai vedea di fiaccola

Entro il notturno orror.

Credea che fosse l'anima

D'un genitor tornata

A consolar le lagrime

Della famiglia amata,

Od un vampiro, o tacito

Fantasma di terror.

Oggi, allorchè di fiaccola

Scorgo il lontan chiarore,

Dell'ore quete rompere

Il taciturno orrore;

Pasco ben d'altre immagini

Il giovanil pensier.

Dico — risplendi o pallida

Face sul capo algente,

Sulla pupilla tremula

D'un genitor morente,

O sulla faccia livida

D'un egro prigionier?

O tu rischiari l'umile

Chiesa d'angusta villa,

Ove il devoto popolo

Nell'ora più tranquilla

S'aduna ed erge il cantico

Notturno al suo Fattor?

Sei forse o lume il tremulo

Fulgor che di Maria

Alla devota immagine

Pose una vergin pia,

Fra l'ineffabil estasi

D'un verecondo amor?

O lietamente illumini

La parca cena allegra

D'una famiglia rustica

Che l'animo rintegra,

E de' sudori novera

Il lucro giornalier?

Oh le mesti urne imporpori

Di quei che morte aduna,

Sien prepotenti o miseri

Ad un'egual fortuna,

O sotto croce povera

O sotto cippo altier?

O al tuo chiaror si mutano

orme dell'uom pietoso,

Che nel silenzio visita

L'ostel, di chi l'esoso

Squallor non osa porgere

Al mondo insultator? —

Tale il pensier travalica

Dall'una all'altra idea;

Or lieta or malanconica

Come il desìo la crea,

E come le moltiplici

Vicende del mio cuor.

Quando della canizia

Vedrò le gelid'ore,

Se scorgerò la fiaccola

Nel taciturno orrore

Di questo cuor le immagini

Quali saranno allor?

Questo canto fu semplice al pari de' nostri desiderj, ma abbastanza

sublime per chi, com'io, potea leggere il resto che non volesti

esprimere. La soavità e l'armonia della voce suonava nell'universale

silenzio, come la malinconica modulazione d'un'arpa notturna, ed era

ripetuta dall'eco lontana.

Il leggiero alito ingrossato alquanto aveva spinta la navicella fra le

canne palustri ove s'aggirava un nembo di lucciole irrequiete. Quella

pace universale favoriva le dolcezze dei nostri discorsi e con quanta

gioja entrammo a ragionare dell'avvenire di quel giorno poco lontano

in cui tu diverresti madre e abbracceresti quel figlio, a cui ordivi

nel tuo seno la vita, e in cui riponevi la tua futura compiacenza.

Come godevamo raffigurarcelo bello siccome un angelo, vivace come

l'innocenza, con rosee labbra sempre preparate ai baci sinceri,

con biondi capelli su cui non isdegna posarsi lo sguardo dell'uomo

sapiente, con quella tenera voce che sa attirare ad ascoltarla un

numeroso crocchio di persone d'età matura che se lo rubano fuor

delle braccia per fargli vezzi, per palleggiarlo, divorarlo e dicevi

sommessamente: «Deh, o signore sii cortese di biade al campo, di lana

all'agnellino, di piume all'augello, e di figli alla madre che ti

teme». Pochi mesi trascorsero da quell'ora a quell'altra in cui fummo

salutati genitori, e quell'innocente primogenito che esulta di tanta

vivacità, e dorme placidamente ignaro ancora dei guai della vita, come

il nocchiero che riposa tranquillamente nel suo battello, non sentendo

la tempesta che gli rugge d'intorno, quell'innocente sappia un giorno

quali erano i tuoi affetti allorchè la sua vita era nascosta nella tua,

affetti che tante volte mi ridicesti, e che io pure quella sera commisi

al canto che ora ti ripeto:

Nell'ore più fantastiche,

Quando il desìo figura

Come presente all'avido

Pensier l'età futura,

E pregustar fa il giubilo

D'ore non nate ancor;

Fra lusinghiere immagini

Pasce Adelina il cuor.

Mentre balzar dell'utero

Sente l'ascoso pondo,

Vola alla cara indagine

D'un avvenir giocondo,

Quando sul crin del pargolo

La faccia poserà,

E nel baciarlo i gemiti

Del parto scorderà.

Quando con orma tacita

Dell'addormito figlio

Esplorerà la requie,

E nel sopito ciglio

Contemplerà le tenere

Forme del genitor;

Cauta perchè coll'alito

Non turbi quel sopor.

Quando ai trastulli, a movere

L'infermo piè da solo

L'addestrerà, reggendolo,

Perchè non cada al suolo,

E le pie man congiungere

Gl'insegnerà sul cor,

Ed invocare il mistico

Nome del suo Signor.

O scorrazzar sul florido

Pendìo di facil clivo,

O lo vedrà sul margine

Posar d'innocuo rivo;

E teso il capo chiedere

Nel rio la sua beltà,

Ed ispiccar le mammole

Che ai genitor darà.

Con orma aerea correre

Dietro gli assidui strilli;

Cercar dove s'annidino

I solitari grilli,

O la vagante lucciola

Seguir da fiore a fior,

E la ghermita a splendere

Sopra la fronte appor.

Oh quante volte al gemito

Dei bronzi della sera,

Che sulle labbra chiamano

La memore preghiera,

Lo condurrà del tempio

Al santo limitar,

O tra le croci funebri

Per gli avi a supplicar.

Così di liete immagini

Nella dolcezza assorta,

Del grave seno il tedio

Con care idee conforta;

Mentre i suoi diti tessono

La veste al bambinel,

Che balza ancor nell'utero

Vago d'aperto ciel.

Che riconoscenza fu per me quella lagrima che ti tremò allora negli

occhi! premio ben a me più chiaro che un trono, poichè i doni del

cuore stanno sempre innanzi a quei largiti dalla fortuna! Intanto la

navicella era giunta al lido, e pieni entrambi di commozione e d'amore

ci avviammo al nostro focolare. Oh quella sera fu pur bella e di

perpetua ricordanza!

Chi ama costeggiare il lago, si rechi a _Bosisio_ terra di poca

considerazione, collocata sulla sponda orientale, e levata in parte sul

pendìo d'una collina. Qui nacque Giuseppe Parini, donato alla mordacità

della satira ed alla sublimità della lirica, e qui pure doveva nascere

Andrea Appiani pittore delle Grazie, quando per caso sua madre non

si fosse trovata a Milano. Indarno però cercheresti una parola che

ricordi l'umile casetta dei natali del sommo poeta, invano una pubblica

lapide che ricordi il suo nome. Anima che sente non potrà comprimere

un'affezione di dolore.

Qui l'architetto Moraglia diede il disegno del bell'oratorio di casa

Appiani, ov'è un lodatissimo quadro dell'Educazione di Maria Vergine,

fatto da Vitale Sala.

Di qui per una via a bacio della collina, melanconica, fatta per la

meditazione, riuscirai a _Garbagnate Rota_, d'onde la viuzza si perde

fra i canneti del lago, finchè riesce a _Casletto_, già _Castelletto_,

casale di poco riguardo, a cavallo della strada che da Pontenuovo

guida a Molteno, e che diviene in Casletto, ronchiosa, angusta e

montuosa. Una strada comunale piegando verso mezzodì fra campagne

ben coltivate conduce a _Rogeno_, alla cui comunità appartengono

_Calvenzana_, _Maggiolino_, _Molino del Lione_ e _Molino del Maglio_; e

di qui prosegue per _Brenno_ e _Camisasca_, ambedue terre sulla sponda

sinistra del Lambro.

Ma noi continuando la strada che costeggia il lago arriveremo sotto

_Mojana_, d'onde proseguendo tra fertili campagne da una parte,

cannuccie, macchie e boschetti dall'altra giungeremo a riposare a

_Ponte nuovo_, osteria isolata che ebbe nome da un recente ponte sul

Lambro, ed è posta al confluente di questa strada, nella più grossa che

da Erba conduce a Milano. Da qui puoi recarti a vedere il _Cavolto_,

che somministra l'acqua pel reale parco di Monza, _Nobile_ casale di

poca importanza, l'elevato _Monguzzo_ già castello di Gian Giacomo

De-Medici, poi villa de' Rosales, che la cedettero, sono pochi anni.

Ora converrà che ci fermiamo alquanto ad esaminare la natura geologica

di questi luoghi.

Questa parte della Brianza, che si confonde col Piano d'Erba in guisa

sì indeterminata da non potersene indicare i limiti di divisione, era

un tempo occupata da un vasto lago, chiamato da Plinio l'_Eupili_, il

quale mantenuto dagli scoli delle circostanti montagne, per mezzo della

Valmadrera, come dicemmo, comunicava col lago di Lecco. Quelli che

ora sono ridentissimi poggi non erano allora che sporgenti isolette,

dapprima inabitate e rivestite sole di piante e sparse di paludi:

quindi ricovero di qualche famiglia peschereccia, che vivea in poveri

casolari.

Questo lago in appresso, per qualche fenomeno della natura, scomparve

e lasciò un terreno infecondo, che ben presto fu in gran parte ridotto

a coltura, in gran parte rimase sterile per molti anni, poi migliorò,

parte non fu ancora guadagnato all'agricoltura. Avanzo di questo vasto

lago sono i tre bacini d'_Annone_, di _Pusiano_, d'_Alserio_, forse

anche quello più discosto di _Montorfano_, e le lande infeconde che

sono frapposte a questi laghi coperte solo d'erica, di cannuccie e di

larice. Queste da alcuni anni furono assai diminuite; e principalmente

la brughiera paludosa di _Sirone_, che venne posta a coltura dal curato

Berretta di Sirone. Tra i laghi d'Annone e Pusiano trovi una delle

più estese torbiere del Milanese, che secondo le misure d'Ermenegildo

Pino (1785) occupa una vastità di 950 pertiche superficiali (621794

metri quadrati). Altre torbiere furono scoperte presso _Monguzzo_

ed _Alserio_, e pare probabile che in altri siti di questi paludosi

terreni esista tal combustibile, che potrebbe tornar vantaggiosissimo a

risparmio della legna. Questi tre laghetti sono ricchi di pesci fra cui

abbondano specialmente le anguille (_murena anguilla_), i lucci (_esox

lucius_), le tenche (_ciprinus tinca_), i barbi (_ciprinus barbus_),

le arborelle (_ciprinus albor_), le scardorelle (_ciprinus brama_), i

carpani (_ciprinus carpio_). Il monte di San Fermo contiene molti corpi

organici marini od ammoniti misti a qualche rara venere.

Presso _Nobile_, al luogo detto le fornaci, sul pendìo orientale d'un

poggio che tira dal nord al sud si stende un letto d'argilla alto 12 a

13 piedi, sotto 3 o 4 di terra vegetale. Ha quest'argilla la facoltà

d'impastarsi coll'acqua, masticata sotto i denti fa sentire qualche

parte silicea; appena estratta dalla terra ha un color piombino,

asciugandosi diventa grigio-chiara, cotta nel forno è bianco-incarnata.

Con questa argilla mischiata colla argilla gialla si formano i mattoni

_marmorati_. Ma avendo tale specie d'argilla la facoltà d'assorbire

facilmente l'umidità atmosferica e di _fiorire_, ne viene che le tegole

fatte di essa sono di breve durata.

L'illustre ingegnere signor Giuseppe Bruschetti vedrebbe utile alla

navigazione interna del Milanese l'aprire «anche un canale da Malgrate

al lago di Civate o d'Oggiono abbassando questo lago e facendo cambiar

corso allo scaricatore del medesimo. Da questo lago poi attraversando

un'altura, e dirigendosi verso _Molteno_, si troverebbe un colatore

detto la _Bevera_, che scarica le acque nel fiume Lambro, il quale

attraversa tutta la Brianza e si dirige a Monza. Continuando la

navigazione di questo canale si avrebbe la comunicazione col naviglio

Martesana poco prima di Crescenzago, ove il detto fiume Lambro entra e

sorte dal naviglio medesimo[23]».

Proseguendo intorno al lago prendiamo a Pontenuovo la diritta in

un ampio stradone ascendente, e costeggiando la destra del Lambro

contenuto fra due vigorosi comprensorii, giungiamo al _Ponte della

Malpensata_, ove entriamo ancora nella strada provinciale da Lecco

a Como. Per essa piegando verso occidente dopo poco cammino eccoci a

_Villincino_ a cui si penetra per una porta di non antica costruzione.

Quali siano le più comuni opinioni sul poco discosto _Incino_ (antico

Liciniforo), ci venne detto nei cenni storici preposti a questo lavoro.

Attestano la sua passata grandezza molte lapidi e monete, avanzi

d'un'età trascorsa, che furono dissotterrate, fra cui basti riferire le

due seguenti:

1.

HERCULI

C. METILIUS

SECUNDUS

V. S. L. M.

2.

I O M

COESIA. P. F

MAXIMA

SACERDOS

DIVÆ MATIDIÆ

La chiesa d'Incino vuol essere veduta per la importanza delle sue

antiche grandezze; fu capo d'una vasta pieve, ed ebbe una collegiata di

ventiquattro canonici fino a' tempi di San Carlo Borromeo, che nel 1565

trasportò e la plebania e la collegiata, per indisciplina, alla chiesa

di Villincino.

Sulla piazza di questa chiesa, sotto un portico di recente innalzato

ogni giovedì è convegno di contadini, a farvi un operoso mercato di

commestibili e mercerie. Una strada piana, attraverso ora a campagne

fertili, ora a sterili lande, ora alla carice del lago d'Alserio va a

sboccare nella strada principale che conduce da Pontenuovo ad Erba.

Oh clivi d'_Erba_! oh piani! — Oh lusinghiero

Di natura l'aspetto ed il sorriso!

Oh de' colli lombardi aere sincero!

Chi dettava questi versi è un giovane caldo d'amor del bello e questi

ripetiamo noi pure alla vista della prospettica _Erba_. Questa terra

s'altra mai considerevole, si presenta a guisa d'anfiteatro rivolta a

mezzodì piegando in una curva dalla parte di ponente ove termina in un

ferace vigneto con un delizioso casino di campagna, sul ridente poggio

ricco di gelsi ove un tempo s'ergeva tremendo castello.

Il signor Valaperta proprietario di questa delizia raccolse le acque

del torrente _Bocogna_, che si perdevano inutilmente pel sottoposto

erbito _Pravalle_ e le ridusse a servire ad una grandiosa filanda ed

all'unito filatojo. Il torrente di là precipita a _Mevate_, terra di

poco felice prospetto, ma abbellita di fresco dalla casa campestre,

dalla filanda e dal vasto giardino Biraghi. Qui esistono un antico

fresco rappresentante i santi Rocco e Sebastiano colla Vergine in

gloria; più che mediocre lavoro del 1490, fatto da Andrea Gentilino,

come vi sta scritto, _1490 die 14 septembris magister petrus de petris

de Sirtur f. f. hoc opus; Andreas filius magistri Zentilini pinxit_.

Sulle ruine del soppresso convento dei Riformati di _Santa Maria degli

Angioli_ l'avvocato Rocco Marliani, consigliere d'Appello, innalzò

la sontuosa _Villa_, che dal nome della sposa chiamò _Amalia_, di cui

diede il disegno l'architetto Leopoldo Polak. Nel cortile una lapide

dice:

ROCHUS PETRI FIL. MARLIANUS

DOMO MEDIOLANO

COENOBI VETERIS OPERIBUS A SOLO AMPLIATIS

VILLAM EXTRUXIT ORNAVIT

AMALIAM

EX CONJUGIS KARISSIMÆ NOMINE APPELLANDAM

ANNO 1801[24].

Guida pei monti della Brianza e per le terre circonvicine · 第 56 / 80 题