_Malgrate. — Valmadrera. — Sala. — Civate. — Suello. — Squadra
dei Mauri. — Cesana. — Pusiano. — La sera sul lago. — Bosisio.
— Garbagnate Rota. — Rogeno. — Calvenzana. — Maggiolino.
— Brenno. — Camisasca. — Mojana. — Pontenuovo. — Nobile. —
Monguzzo. — Villincino. — Incino. — Erba. — Mevate. — Crevenna.
— San Salvatore. — Il Buco del Piombo. — Buccinigo. — Pomerio.
— Paravicino. — Tassera. — Parzano. — Casiglio. — Carcano.
— Alserio. — Anzano. — Fabbrica. — Villa Albese. — Albese. —
Montorfano._
Vogliono che Grato avesse nome la terra che di fronte risponde a chi
guarda dal ponte di Lecco verso nord-ovest, e che per una carnificina
fattavisi di Comaschi nel 1126 ricevesse il nome attuale di _Malgrate_,
paesello di vago aspetto dove Francesco Reina, illustre biografo,
trasse i natali e dove Parini e Balestrieri nella casa ospitale di
Candido Agudio composero il primo gran parte del _Giorno_, l'altro
quasi tutta la traduzione del Tasso.
Per una salita ripida e disagiata finchè taglia il paese di Malgrate,
poi più comoda, spaziosa e meno acclive, riesci a _Valmadrera_, grossa
unione di case al piede di biancheggiante scogliera di granito,
in un'angusta valletta che disgiunge il Montebaro dai monti della
Vallassina. I molti setificj, e specialmente quei de' Gavazzi, danno
una singolare attività a questo paese; la chiesa maggiore d'ordine
corinzio, ridotta ora al suo termine, fu disegnata dall'ingegnere
Bovara nel 1814 sopra alcuni vecchi fondamenti approfittando di essi
in quel tanto, che bastasse a non dare in qualche sconcio. L'interno
presenta una croce greca, contenuta in un quadro di quaranta braccia
di larghezza, e racchiudente un quadrato secondario di braccia
ventisei, segnato da quattro colonne isolate di granito, ciascuna
col diametro di 5 piedi parigini (trenta once) e colla altezza di 45
(braccia 22½). Alla croce principale fanno di lato il vestibolo ed
il presbitero più sfondati che le due cappelle laterali. Le quattro
colonne isolate sostengono sopra al cornicione la volta, che apparirà
in tutta la sua magnificenza, quando saranno sgombrati i ponti, su
cui sta ora lavorando a fresco l'immaginoso pennello del cavalier
professore Giuseppe Sabatelli. Tutta la chiesa è lavoro universalmente
lodato e questo è il secondo monumento che l'egregio architetto pose
in vicinanza della sua patria, per non lasciar morire il suo nome[22].
E poichè abbiamo già nominate le quattro colonne che reggono la vôlta
a callotta, aggiungeremo che sono d'un granito trovato sul monte
di Valmadrera; e che erano già un masso, giacente sur uno strato di
terra calcarea all'elevatezza di 1200 piedi al di sopra del pelo del
lago di Como, che corrisponde a 1854 sul pelo del mare. Avea la forma
parallelipede, della lunghezza di 21 braccia milanesi, della larghezza
di 12, della grossezza di 20, e bastò per le quattro colonne interne,
per altrettante esterne e per varj altri lavori dell'edificio. Di qui
poco discoste sono le due cappelle, ove il valentissimo Vitale Sala di
Cernusco Lombardone istoriò due fatti della passione di Cristo. Poco
dopo il giovane pittore colto da vajuolo moriva, varcato appena il
sesto lustro!
La gola della Valmadrera pare fosse anticamente un canale fra il
lago di Lecco e l'Eupili o lago di Pusiano. Altri vogliono che fosse
l'emissario del lago di Lecco, prima che l'Adda si aprisse una via più
comoda e diretta.
Lasciando a sinistra _Sala_ ed il laghetto d'Oggiono arrivi a _Civate_,
posto al piede del _Monte di San Pietro_, felice d'un largo prospetto.
È una delle terre, ove la storia ha più vicende da raccontare, e più
segreti da investigare. V'ha di quelli che pretendono fosse una piccola
città e ne traggono argomento da alcune sue vicinanze come sarebbero, a
dirne qualcuna, _Borneu_ (borgonovo), _Borgnos_ (borgonoce), l'attigua
_Selva di Diana_ e le due case _Castello_ o _Castelnovo_. Le reliquie
più rispettabili che ora vi rimangono sono il tempio di San Pietro
e il convento unitovi, oggi ridotto a deliziosa villa. Si vogliono
eretti da Desiderio, ultimo de' re Longobardi, per depositarvi, come
vuole l'opinione più accreditata, le due figlie Ansberga ed Ermengarda,
moglie ripudiata da Carlo Magno, che poi invece presero il velo nel
monastero di Brescia (757). La chiesa resta tuttora e gli amatori
dell'antichità non devono trascurare di ascendere i ventisette gradini
che dal piano salgono al tempietto. Chi non la vede si figuri una
chiesetta con pronao sulla fronte, coperto d'una tettoja che protegge
la sola porta d'ingresso; entro questa un corridojo, lungo intorno
a 6 braccia e 1/2, col cielo a vôlta, e i muri laterali adorni di
ippogriffi a coda tripartita, in bassorilievo, con in fondo due colonne
a spira alte, tutto compreso, quanto è lungo il corridojo. Nell'interno
un edificio quadrilungo; nella parete che risponde alla porta
d'ingresso un altare senza gradini col palio verso il coro e coperto da
un ombrello che mostra sulla parte esterna bassorilievi rappresentanti
il Redentore fra i due apostoli Pietro e Paolo; Gesù crocifisso, Gesù
fra due angioli e la Risurrezione. Esso palio è sostenuto da quattro
colonne di pietra nei cui capitelli scorgi gli animali simbolici degli
Evangelisti. La confessione o _scurolo_, parte indispensabile delle
antiche chiese, non potendosi scavare, per la natura del monte, sotto
la tribuna, fu collocata sotto la porta anteriore della chiesa, alla
quale mettono 25 gradini chiusi nella parete a destra di chi entra.
«La cripta ha una forma quasi ottangolare, è lunga braccia 13, once
9, larga braccia 13-1-2 milanesi; ne sostengono le vôlte sei colonne
senza base, alte braccia 3½, con un capitello di arenaria o stucco a
stile degenerato dal corinzio; vi danno luce alcune finestre strette
e lunghe, le quali hanno a fregio un cordone di stucco. La mensa
dell'altare va fregiata di alcuni bassorilievi assai rozzi, e vedonsi
verso la vôlta dello scurolo, e altrove effigiature che sentono del
simbolico col monogramma di Cristo ed altri simili, tutti però di
cemento.
«L'interno della chiesa non tiene altri ornamenti, non è coperta
di fornici o vôlte, ma termina col tetto. Nuda del pari è la parte
esterna, a meno di alcuni archetti semplicissimi che assecondano gli
ultimi lembi della ortografia esterna, di alcuni simili che ornano la
parte più eminente dell'abside, e di qualche finestra stretta e lunga
ed arcuata aperta in questa ultima.
«Pel fin qui detto questa chiesa presenta, quantunque nella sua nudità,
i caratteri della architettura simbolica, e accenna come questa sapesse
ad un tempo associarsi e al grandioso delle basiliche delle popolose
città, e a quelle che sorgevano fra le alpestre solitudini dei monti».
Sacchi.
A lato di questo antico tempio si sprofonda la _Valle di San
Benedetto_, irrigata da viva sorgente, attigua alla quale è la _Valle
dell'Oro_ (probabilmente dell'alloro, pianta colà comune). L'acqua ivi
raccolta fa uno sbalzo chiamato l'_Orrido della valle dell'Oro_.
Limpida trascorrendo romoreggia
L'acqua pei greppi in rapido viaggio,
E sbalza in mille spruzzi ove lampeggia
A più color del sol rifranto il raggio.
E dopo aver fatto aggirare mulini, frantoi e setificj va a metter foce
nel laghetto d'Annone. Pittori paesisti, cacciatori e botanici non
trascurate questa valletta.
Tra _Suello_ e Civate, al sito chiamato _Cariolo_, si trova un deposito
di tufo calcario, generato forse da qualche antica distillazione
d'acqua, pieno di cavità irregolari, che contengono piccole masse
di carbonato calcario, che raffigura sottili strati paralleli, ed
ondulanti. Questo tratto di paese è anche oggi, ma fu più assai nei
tempi addietro, chiamato _Squadra dei Mauri_, forse, come sostengono
taluni, dall'esservisi stabilita una colonia di Mori in tempo delle
invasioni. Uno de' paesi di questa squadra è _Cesana_, più comunemente
denominata _San Fermo_, lunga striscia di case stesa sul pendìo
meridionale dei monti della Vallassina. Presenta questa terra d'ogni
parte vestigia d'antica militare posizione, di una più vasta abitazione
e d'una popolazione maggiore della presente. Al _Castello_, luogo
laterale al paese, trovansi ancora avanzi di vecchie mura, d'acquidotti
comunicanti col monte che s'eleva a tergo. La _Torre_, altro luogo
eminente, presenta esso pure reliquie di vetusta abitazione. La parte
inferiore e sottoposta al paese, oggi tutta ridente di vigneti e di
bella coltura, in occasione d'alcuni scavi pose in luce ruderi di case
diroccate e condotti di acque costrutti con molta maestria. Tutto pare
che si combini ad attestare la conghiettura che Cesana fosse già terra
importante.
Ed ecco il lago ovale che tanto dava nel genio al mio Parini; ed ecco
farcisi da vicino _Pusiano_, piccolo, ma elegante paesello, steso sulla
riva settentrionale del laghetto che riceve il suo nome, ed è de' più
vivaci che si incontrino in questa via. Il principe Beauharnais avea
destinato per suo luogo di delizie il grandioso palazzo ivi costruito
sulla metà dello scorso secolo, ove ora con attività lavora la filanda
dei Conti di Cesana. Si veda la chiesa, si navighi all'_isoletta dei
Cipressi_ (è di 24 pertiche) abbellita di alberi piantati verso il 1770
dai proprietarj marchesi Molo; si sieda sul mezzodì a bordo del lago,
quando le leggiadre filatrici, sospeso il lavoro, sotto le piante che
danno tanta poetica bellezza a quelle acque, siedono a ristorarsi dalle
fatiche del mattino, intuonando talvolta festose canzoni.
Perdoni il lettore se alla veduta di questo lago mi ritornano alla
mente le idee incancellabili d'un'ora d'esultanza; mi perdoni, come
condonerebbe ad una sposa, che si soffermi con compiacenza a mirare la
casa de' suoi genitori a cui ha unite tante care memorie.
Fu pur bella e di eterna ricordanza quella sera di maggio, che al
chiaror della luna salimmo una leggera navicella soli io, e tu, cara
sposa, due esseri che la natura creò per amarsi, e la costanza ed
il cielo congiunsero felicemente! Respirava l'alito vespertino, che
discende ad increspare l'argentea superficie del lago, e i raggi della
luna rifrangendosi nelle onde raffiguravano le immagini più vaghe e più
graziose. Amabile sposa! erano pochi mesi che io ti chiamava con questo
nome, ricco di tanti affetti, ma già erano assai per farmi conoscere il
tuo bel cuore, indovinare i tuoi sensi e partecipare alle impressioni,
che ricevevi da quella universale quiete. L'iride della speranza
coloriva la tua fronte, non corrugata da alcun turbamento, e su cui era
trasfusa la tranquillità della coscienza.
Io spingeva remigando la navicella, sulla cui prora tu sedevi, mirando
fissamente il sereno orizzonte, ingemmato di innumerevoli stelle,
quali vaganti, quali ferme, quali brillantissime, quali sanguigne.
Morivano intanto all'intorno i suoni dell'avemaria, che ricordano i
cari estinti, e richiamano al pensiero del pellegrino il focolare, a
cui sedea fanciulletto, e il mesto addio proferito agli amici ed ai
congiunti. Si era tutto riposto nella più dolce tranquillità non rotta
che da qualche monotono suono di zampogna, o dalla tenera cantilena con
che le madri chiamano il sonno sulle pupille dei loro lattanti.
Spenti tutti i fuochi, in quell'universale oscurità non lucicava che
un lontano chiarore, somigliante al faro che l'antica Ero allumava
di notte all'aspettato Leandro. Tu fissavi lo sguardo avidamente
a quel lume, come assorta in un pensiero profondo, nè parlavi, nè
ti commovevi. Io intanto, ritirati i remi dalle onde e lasciato il
battello in balia del leggero venticello, m'assisi in silenzio non
osando turbare il tuo incanto, e dissi fra me — Quante volte io la
vidi assopita in tale estasi nei giorni della fidanza dopo che strette
le mie nelle sue mani avevamo parlato con timore e con isperanza
di quell'ora, che avremmo deposto il solenne giuramento davanti al
sacerdote. Fu lungo il novero dei giorni che passarono di mezzo, ma
volarono rapidissimi; e il solenne giuramento fu proferito, e fummo
sposi che solo la morte potrà separare! Oh coloro che trascorrono
sugli svariati campi dell'amore, in traccia di fiori che appena
colti appassiscono, non lasciando che durissime spine, quante delizie
ritroverebbero nel seno d'una tenera consorte, nella sicurezza della
coscienza, nella tranquillità della vita! Potessero conoscere la pace,
che rallegra il tetto d'un concorde consorzio e si abbellirebbero per
essi le cure che fanno grave e terribile il governo d'una famiglia.
Chi non ha bisogno d'un cuore che risponda ai moti del suo cuore?
d'una mano che pietosa gli terga i sudori della fronte? d'un bacio
che tranquilli la tempesta de' suoi pensieri? d'un orecchio, ove
senza sospetto deponga il segreto dell'anima? d'un amico, che gli sia
compagno nel cammino della vita? Ecco gli augusti uffici a cui sei
riserbata o tenera sposa! Quest'ultime parole proferite col tuono
vivace della gioja valsero a risvegliarti del tuo leggero sopore e
amorosamente volgendoti a me, dicevi: «Oh quel chiarore solitario
quanti affetti m'infonde! Oh mi favella con un linguaggio pieno di
poesia e di idee! Il mio cuore abbonda di sentimenti di cui la canzone
sola può qualche parte palesare»!
Mi sembra ancora vedere comporti allora a quel più di tenerezza che
io non vidi giammai, e farti a me più vicino.... La navicella agitata
lieve lieve dondulò e fece increspare l'onde ingemmate dalla luna.
Mi movesti un sorriso innocente come per cercare sul mio volto il
consenso, indi con armoniosa voce intuonasti quella canzone: