Rispondono dirimpetto a questa iscrizione i quattro versi d'Orazio

_Hoc erat in votis: modus agri non ita magnus_

_Horkus ubi, et tecto vicinus jugis aquæ fons_

_Et paulum sylvæ super his foret; anctius atque_

_Di melius fecere; bene est nihil amplius oro._

Il palazzo è grandioso, e decorato nell'interno della decantata Aurora,

lavoro giovanile del cavaliere Giuseppe Bossi, il quale con Monti e

Foscolo solea goder qui la cortesia del Marliani. L'ampio giardino,

lontano da ogni uniformità disgustosa, è variato da un bosco interciso

da garrulo torrente, che cadendo dall'alto si sparpaglia in molte

artificiali cascatelle, da un roseto, il più ricco sicuramente di

queste vicinanze, da ajuole erbose e fiorite, da bel tempietto nel

bosco dedicato alla Prudenza, che siede in mezzo di esso, poco discosto

dal quale due statue s'ergono ad Atteone e Diana; in ogni luogo vedi

quel tutto, che rende più delizioso il campestre soggiorno. Ma ciò che

onora meglio la ricordanza del benemerito consigliere è il monumento

che egli pose alla memoria di Giuseppe Parini: un busto di marmo fatto

dal celebre scultore Franchi, collocato dove il bosco è più folto e

protetto da una macchia di lauro. Tempo fa vicino a questo sepolcrale

monumento usciva da un organo sotterraneo una flebile armonia, che

arrestava d'improvviso il visitatore, ignaro d'onde e come venisse quel

suono, a cui alludevano i quattro versi incisi nella base del busto e

tolti dall'ode di Parini l'_Inclita Nice_:

Qui ferma il passo, e attonito

Udrai del suo cantore

Le commosse reliquie

Sotto la terra argute sibilar.

Di qui Vincenzo Monti al prospetto di tante bellezze nel 1801 esclamava

nella sua Mascheroniana:

I placidi cercai poggi felici,

Che con dolce pendìo cingon le liete,

Dell'_Eupili_ lagune irrigatrici;

E nel vederli mi sclamai; salvete,

Piagge dilette al ciel, che al mio Parini

Foste cortesi di vostr'ombre quete!

Quando ei fabbro di numeri divini

L'acre bile fe' dolce, e la vestia

Di tebani concenti e venosini.

Parea de' carmi suoi la melodia

Per quell'aure ancor viva; e l'aure e l'onde

E le selve eran tutte un'armonia.

Parean d'intorno i fior, l'erbe, le fronde

Animarsi, e iterarmi in suon pietoso:

Il cantor nostro ov'è? chi lo nasconde?

Ed ecco in mezzo di recinto ombroso

Sculto un sasso funèbre che dicea:

AI SACRI MANI DI PARIN RIPOSO.....

Uom d'alta cortesia, che il ciel sortille

Più che consorte, amico: ed ei che vuole

Il voler delle care alme pupille,

Ergea d'attico gusto eccelsa mole

Sovra cui d'ogni nube immaculato

Raggiava immemor del suo corso il sole.

E AMALIA la dicea dal nome amato

Di costei, che del loco era la diva,

E più del cor che al suo congiunse il fato.

Al pio rito funèbre, a quella viva

Gara d'amor mirando, già di mente

Del mio gir oltre la cagion m'usciva.

Mossi alfine, e quei colli, ove si sente

Tutto il bel di natura, abbandonai,

L'orme segnando al cor contrarie e lente.

In alto sorge il convento di _San Salvatore_ un tempo luogo di pacifica

dimora, a cui Achille Mauri in una meditazione intitolata l'_Autunno_

allude colle seguenti strofe che mi permise di pubblicare:

Fra due ciglion vicini

Una maggion si svela,

Che in mezzo ai neri pini

Solinga, umil si cela;

Sacrato asilo un giorno

Di poveri romiti,

O placido soggiorno

Tu dolcemente inviti

Al gaudio i nostri cor!

Sì, miei fratelli, al monte!

Ivi per noi fia schiuso

Di nuove gioje il fonte;

Ivi non fia racchiuso

Fra confin brevi il guardo

Che scorrerà lontano,

E la fiumana e il tardo

Rivo e le vette e il piano

Libero affiserà.

Ed errerà dal colle

Alle pianure erbose,

Dalle fiorite zolle

Alle campagne algose;

E i limpidi cristalli

Vagheggierà de' laghi,

E i prati delle valli,

E i molti color vaghi

De' fior contemplerà.

La via meno disagiata per ascendere da Erba a godere l'interminabile

orizzonte di questo convento, è di recarsi a _Crevenna_, terricciuola

leggiadra, e di là ascendere per una strada erta che guida all'_Alpi_

(così chiamansi ivi per analogia i pascoli montuosi), e che può fino al

convento guadagnarsi dai cavalli e dei buoi aggiogati.

Sei tu saldo sulle gambe, hai tu coraggio nei cuore? ascendi al

decantato _Buco del Piombo_, spelonca ricavata dalla natura nel monte,

e murata in sull'ingresso, per cui v'ha chi crede, indotto anche dal

nome, che fosse questa una miniera di piombo, ma per ricerche che siano

state fatte non vi si trovò mai reliquia di questo metallo.

L'accesso nella caverna è pericoloso, dovendosi ascendere per

un'angusta scala ricavata dalla natura nel greppo, di qualità

saponacea, senza sbarra che difenda il salto e a cui si possa

agrappare. La bocca dell'antro presenta una stanza spaziosa, larga 38

e alta 42 e lunga 55 metri, e contiene quattro muraglie formate con

ceppo rosso e marmo di granito indigeno, e legate da un cemento di

calcinaccio, e poste alla distanza fra loro di circa quattro metri. Il

primo muro è alto otto metri, grosso un mezzo, con porticina d'onde

sgorga l'acqua naturale della spelonca, coll'avanzo d'un portone più

grande; il secondo alto metri dodici, grosso 1½, rotto da tre porte,

con varj pertugi; del terzo e quarto non restano che pochi ruderi alti

circa quattro metri e grossi come i due antecedenti.

La caverna procede quindi, dove più, dove meno angusta, ma quasi

sempre colla larghezza approssimativa di metri 9 e coll'altezza di 8 e

fino alla distanza di 188 metri dalla bocca, non manca di luce. Tanto

la caverna continua diritta. Da quel punto è indispensabile un lume

artificiale, e dopo altri 18 metri vedi a destra dello speco principale

un'altra caverna lunga non più di metri 1, 30, e dopo 30 altri metri si

arriva dove fu già posta una lapide ad attestare la venuta fin là di

S. A. I, IL PRINC. RAINERI VICERÈ

CONSIGLIERE DE CAPITANI

CIAMBELLANO CONTE PAAR

GLI 8 MAGGIO 1819.

Credo pochi vorranno innoltrarsi di più, correndo la caverna bassa

bassa e rialzandosi sempre più le acque, che ne sgorgano fino,

probabilmente, a riempirne tutta la bocca. Quest'acqua, carica di

materia calcare, forma sulle pareti delle graziose incrostazioni.

L'uscita è più disagevole che l'ingresso! guai se ti sdrucciola un

piede, se ti assale un capo giro! Il burrone del sottoposto _Boa_ non

accoglierebbe di te che miserabili frantumi! Tanto pericolo della vita

non mi pare compensato da un corrispondente vantaggio! Eppure quanti si

vergognerebbero d'aver temuto d'avventurare i loro giorni per appagarsi

di questa curiosità e non si farebbero carico d'essersi rifuggiti di

arrischiarli per salvare un loro fratello, per temprare le angoscie

d'un contagioso! A che servisse questo antro è ancora un mistero nella

storia. È certo però che per qualche tempo valse di abitazione, e forse

i Longobardi cacciati dai Franchi vi trovarono un asilo; forse supplì

di ricetto durante le contese fraterne; forse una masnada di predoni

esercitava di lassù le sanguinose escursioni. Queste domande faceva

Lorenzo Santambrogio in una sua romanza inedita:

Oh quale da destra nel masso s'interna

Orribile al guardo, profonda caverna

Che d'archi munita — la fronte turrita

De' secoli edaci l'insulto sfidò!

All'armi, al valore d'Italia fu segno?

Di prodi Lombardi fu nobil convegno?

O forse delitti — d'erranti proscritti

Quel masso nascose, quel covo celò?

Da San Salvatore ascende la strada fino alla _Colma_ (cima del monte) e

di là cade dalla parte opposta fino a Torno sul lago di Como.

Poco meno d'un miglio da Erba è discosto _Buccinigo_, che una popolare

opinione vorrebbe così chiamato da un _buco iniquo_, esistente ancora

in un giardino, e che, secondo crede il volgo, fu luogo di martorio

ai tempi feudali. Però i dotti sostengono essere chiamato dai Celti

di cui è propria la cadenza in _igo_ ed in _iga_ di moltissime nostre

terre. La sua torre, che rimane in parte tuttora, fu teatro di fraterne

rappresaglie, fra le famiglie Sacco e Parravicino, ambidue comprese

nel catalogo dei nobili steso da Ottone Visconti 1278. Poco appresso

la strada si apre in due diramazioni, che vanno dopo qualche miglio

a riunirsi ancora, ed egualmente buone per giungere a Como. La più

meridionale guida a _Pomerio_, dove sono antica chiesa e avanzi di

fortificazioni, a cui sta poco discosto _Paravicino_ distinto alla

sua torre inclinata nella direzione sud-ovest nel mezzo d'un ameno

giardino; vicinissimo è _Casiglio_ ov'è chiesa antica, eretta da

Beltramino Parravicino vescovo di Como e poi di Bologna, la cui

tomba è un monumento nella chiesa stessa; _Tassera_ villa Imbonati

in elevata posizione e lieta di giardini e getti, d'acque perenni che

bagnano il giardino e i prati, e cadono fino al lago d'Alserio. Poco

discosta è la sorgente _Retusa_, limpida e salubre; a _Castellazzo_

i Milanesi costrussero un forte nel luglio 1162 contro il robusto

castello di _Carcano_, ove si erano accolti i fautori del Barbarossa,

e qui presso il bellicoso arcivescovo Uberto da Pirovano di Barzanò,

nel giorno del famoso combattimento di Carcano o d'Orsenigo, cantò la

messa dal carroccio, e tenne un vigoroso discorso ai soldati frementi

battaglia. Nel primo scontro Federigo vincitore conquistò il carroccio

de' Milanesi e lo distrusse nel luogo detto il _Carudo_. Si pretende

che nel pantano delle _lische amare_ s'impigliasse il destriero

dell'imperatore, per cui dovette perdere un po' di tempo che gli riuscì

fatale. Il lago vicino di forma quadrilunga e che manda l'emissario

nel Lambro riceve nome da _Alserio_, paesello collocato sulla sua

riva occidentale appiedi d'un colle beato d'una salubre fontana sì

abbondante che fa aggirare varie macchine idrauliche. Tutto questo

bacino si vede in un colpo d'occhio dall'elevato _Parzano_.

Da Alserio si propagano varie strade, una molto diritta guida ad

_Anzano_. Qui un antico monastero diede luogo al sontuosissimo palazzo

Carcano abbellito da un vastissimo parco, ove laghi, ove selve,

ove svariatissime ajuole, ove tempietto, grotte, fiere, e nostre e

peregrine, e donde si gode un esteso prospetto delle terre d'intorno.

A cavaliere di _Fabbrica_ sorge il palazzo Durini sur un'insensibile

altura, a cui deve salire chi è vago di scene varie ed incantatrici;

di lassù lo sguardo scorre di poggio in poggio, di lago in lago, fra

vigneti e campagne, sul dorso d'austere montagne che ravvivano col loro

contrasto la bellezza delle nostre colline.

L'altra strada accennata che da Buccinigo procede verso Como guida

al montuoso e deliziosissimo _Villa Albese_, ove sorge vasta e bella

chiesa; molti bei casini, una fontana di buon gusto; ha di dietro un

monte ricco di castaneti, fecondi di saporiti frutti; all'intorno

vigneti di squisita qualità; poco dopo _Albese_ che ricevette di

recente vaghezza dalla strada che lo taglia di mezzo; poi _Cassano_

ove è il vasto giardino Raimondi, poco discosto in alto _Tavernerio_,

quindi _Camnago_ dove potrai inchinarti sulla tomba di Volta, e di là

ti vedrai vicino il _Baradello_, antica difesa della sottoposta Como.

Al sud di _Cassano_ è un placido laghetto.

Il villaggio sulla sponda orientale di questa laguna riceve il

nome di _Montorfano_ dalla solitaria altura che si erge al suo lato

settentrionale, ricco di trovante sarizzo, onde si formano mole da

macina di squisita durezza. Questo casale ha più antiche memorie, che

recenti bellezze.

Guida pei monti della Brianza e per le terre circonvicine · 第 57 / 80 题