Tuttavia nemmeno per la battaglia di Magenta la brigata garibaldina
cessò dal suo ufficio o rallentò dalla sua operosità. Come prima,
continuò a precedere il grande esercito alleato, a correre sui fianchi
del nemico, a occupar nuove terre, a piantar sempre più innanzi il
vessillo italiano; e come prima, fu lasciata (almeno fino al 9 giugno)
senza sussidi, senza comandi, senza notizie; abbandonata all’abilità
del suo Capo ed alla sua stella.
Noi ne traccieremo a rapidi passi l’itinerario, poichè per dieci giorni
tutto il merito suo fu di celerità e di lena.
Il 4 e 5 giugno Garibaldi li adopera a riordinare le sue forze,
a chiamare nuovi volontari, ad afforzarsi in Como, a perlustrare
in tutti i sensi le strade circostanti, a lanciare sulle orme del
nemico drappelli di scorridori che si spingono sui fianchi dell’Urban
ritirantesi da Gallarate, volteggiando sin presso le porte di Milano.
Nella notte poi dal 5 al 6, ormai certi gli effetti della battaglia di
Magenta, s’imbarca con tutta la brigata, meno alcune compagnie lasciate
a Como per tutela della città e nucleo di nuovi battaglioni, alla volta
di Lecco, e nel giorno stesso in cui l’esercito alleato varcava il
Ticino, tocca la destra sponda dell’Adda. Breve però la fermata: chè
il dì appresso tenendo sempre ai monti ripiglia la marcia per Caprino e
Almeno; e dopo breve sosta scende a passo di carica sopra Bergamo, dove
sperava abbrancare almeno la coda del reggimento di presidio, che due
suoi fidati, introdottisi furtivamente nella città,[205] gli avevano
annunziato fare apparecchi di precipitosa ritirata.
Arrivato però troppo tardi, chè il nemico era corso più di lui, pensa
immediatamente a inseguire i fuggenti sulla strada di Crema; se non
che, appena cominciata la marcia, ode alla stazione che un corpo
d’Austriaci s’avanza in ferrovia col proposito di giungere in aiuto del
presidio, di cui ignorava la partenza. Allora Garibaldi che si vede
tornar tra le ugne, inconscio e sprovveduto, quel nemico che aveva
fino allora indarno inseguíto, pregusta la voluttà d’una copiosa e
facile retata, e richiamata in fretta la brigata dalla strada di Crema,
distribuisce e rimpiatta in tutti i nascondigli della stazione i suoi
Cacciatori, che zitti, quatti, intenti, coll’ansia del cacciatore che
anela la preda, stanno ad aspettare. Disdetta! A pochi passi da Seriate
il battaglione viaggiante, avvisato da uno spione (fungaia di tutte
le guerre) che a Bergamo v’erano i Garibaldini, arresta il treno, ne
smonta frettoloso, e circondato da fiancheggiatori e da esploratori
s’inoltra con tutta la cautela verso la città. E poteva ancora essere
colto; se non che il Bronzetti, inviato con una compagnia a percorrer
la strada di Seriate, lo incontra; non contando i nemici li assalta
con impetuoso ardimento e li arresta, li sbaraglia, li costringe a
ricercare più celeri che mai la vaporiera, che li salva dall’agguato
mortale che li attendeva.