IX.

Il 18 sera i Cacciatori delle Alpi entrarono in Biella, e collocati

gli avamposti nelle due strade di Vercelli e di Gattinara, attesero

alacremente a riordinarsi e rifornirsi dell’occorrente per il più lungo

viaggio che dovevano intraprendere. Il Carrano nota che fu quella la

prima città in cui Garibaldi fu popolarmente acclamato. «Il Vescovo,

che per molti anni aveva fatto il missionario in Oriente e del vivere

orientale si chiariva non leggiero gustatore,» volle ospitarlo e mancò

poco che il Generale non attraesse il buon Prelato e il Vicario e il

Segretario di lui a prendere un moschetto per l’indipendenza d’Italia.

Il pensiero però di Garibaldi era di rendere, quanto più lo fosse

possibile, leggiera e spedita la brigata, liberandola da tutti

gl’impedimenti soverchi, o da quelli che a lui parevano tali. Ordinò

quindi (se provvidamente è disputabile) che tutti i Cacciatori

deponessero in appositi magazzini il loro zaino, e che a sostituirlo

fosse cucita nel cappotto una gran tasca, nella quale i militi

avrebbero potuto riporre gli oggetti più necessari. E non appena

finita quell’operazione, Garibaldi, raccolti i varii posti sparsi nei

dintorni, comandò che per il mezzogiorno del 20 la brigata si mettesse

in marcia colla destra in testa per la volta di Gattinara, prima

stazione sulla strada del Lago Maggiore e della Lombardia.

Quantunque sino dal giorno antecedente gli Austriaci avessero già

sgombrato Vercelli e ripassato la Sesia, e tutto il loro sforzo ormai

si volgesse alla destra, tenuta dall’esercito francese, tuttavia una

marcia di fianco con un grosso nemico a una tappa di distanza non era

certamente scevra di pericoli. Occorreva per cansarli diligenza somma,

tanto più che la colonna s’era, in quel continuo andirivieni, di molto

assottigliata e non aveva cavalleria sufficiente per spazzar il terreno

d’attorno e guardarsi il lungo fianco.

Tuttavia le guide del Simonetta si centuplicavano, e, lanciate innanzi

a grande distanza, frugavano, spiavano, riferivano al Generale tutte

le voci, rendevano quasi impossibile la sorpresa. Così la brigata

giunse senza guai a Romagnano; vi passò, sopra un ponte di travi fatto

preparare dal Simonetta medesimo, la Sesia, e nel declinare del giorno

stesso entrò in Borgomanero. Quivi sostò ventiquattr’ore; e il Generale

provvide tosto perchè fossero adoperate a ripulire le armi, a risarcire

le cartuccie, ad alleggerire i bagagli, dandone l’esempio egli stesso

col farsi un leggerissimo fardello di biancheria, che involse in un

pezzo di tela cerata. La suprema cura di quel giorno però era preparare

l’entrata in Lombardia. Garibaldi non aveva esitato un istante a

scegliere per punto di passaggio quel tratto di terreno chiuso tra

Arona e Castelletto, dove il Ticino esce dal Lago Maggiore, e fassi

fiume giù per le aride brughiere. Più basso sarebbe incappato nella

estrema destra del grande esercito austriaco; più alto avrebbe dovuto

avventurarsi al tragitto del lago padroneggiato dai piroscafi nemici,

per grossa imprevidenza del nostro Ministero della guerra abbandonato

alla loro balía.

Garibaldi, Vol. 1 (of 2) · 第 134 / 168 题