Come ognuno vede, la balía data al generale Garibaldi non poteva essere
più ampia; ma i mezzi? Comunque, ubbidiente agli ordini sovrani, il
Generale contromarcia immediatamente per Brozzolo, dove giunge la sera
del 9; dirige su Gattinara tutte le reclute, i malati e magazzini
rimasti a Savigliano; invita il colonnello Boldone, comandante i
_Cacciatori degli Appennini_ organizzati ad Acqui, di marciare subito
per Chivasso; il che però non ottiene, avendo il Ministro della guerra
cassato ad arbitrio suo l’ordine del Re, e vietato a quel reggimento di
muoversi fino a che non fosse in tutto punto per uscire alla campagna.
Quali le conseguenze di questo contr’ordine, avremo a discorrere tra
poco; intanto il nostro Generale, prescritto alla brigata di proseguire
per Chivasso, parte al mattino del 10 per Torino, dove il Cavour
l’aveva richiamato; ne riparte la sera stessa pel suo campo; ma a
Chivasso vi è raggiunto da un nuovo ordine di pugno del Cavour stesso
in cui era invitato ad avviare la sua colonna verso San Germano ed a
mettersi a disposizione del generale Sonnaz per le operazioni dirette a
scacciare i Tedeschi da Vercelli. La lettera poi soggiungeva: «Liberata
quella città, potrà proseguire a seconda delle istruzioni ricevute da
Sua Maestà.»
E naturalmente Garibaldi ubbidisce sollecito; e la brigata portata
per la ferrovia da Chivasso a San Germano, vi arrivò nella giornata
del 12 e si pose senz’altro agli ordini del vecchio Sonnaz. Il 13 la
brigata udì il grato annunzio che avrebbe partecipato in prima linea
all’attacco di Vercelli, combinato tra il generale Sonnaz che doveva
assalire dalla sinistra, e il generale Cialdini che doveva irrompere
dalla destra; e già i nostri Cacciatori erano in posizione, impazienti
di combattere, quando un’ordinanza del generale Cialdini venne ad
avvisare essere sospeso per quel giorno l’attacco, avendo il nemico
preso una posizione di fianco sulla Sesia, pericolosa per l’assalitore.
Allora il generale Sonnaz si contentò d’una ricognizione, nella quale
stimò degno di lode il contegno de’ Cacciatori, e nel pomeriggio
rimandò tutte le truppe ai loro accampamenti intorno a San Germano.
E là, battuta giorno e notte da una pioggia sottile e ostinata,
sprofondata fino al ginocchio nelle risaie, il capo sotto una doccia,
il corpo dentro un bagno perpetuo, la brigata bivaccò ancora quattro
giorni, occupata in esplorazioni e in tasteggiamenti; finchè, ormai
entrato in linea da Novi ad Alessandria tutto l’esercito francese e
dileguato il timore d’un colpo di mano su Torino e sul Po, Garibaldi
ricevette l’ordine, e quella volta fu l’ultima, di muovere per Biella
alla divisata sua incursione in Lombardia; e infatti nel mattino del 18
potè incominciare la marcia.