Da quell’istante fino a Montevideo Anita e Garibaldi non si separarono
più, e per quali nuovi patimenti e perigli siano passati assieme
durante quella travagliatissima ritirata da Layes all’Uruguay, noi lo
sappiamo.
A Montevideo però, fosse la volontà del marito, fossero le cure
crescenti della maternità,[164] la vita guerriera di Anita ha una
tregua, e da eroina la vedete tornar di nuovo ritirata e casalinga.
E fu a Montevideo, come vedemmo, che Garibaldi volle consacrare coi
riti della Chiesa le sue libere nozze, e che Anita diventò anche
per le leggi del mondo, come lo era stato sempre per quelle del suo
cuore, sua legittima moglie.[165] Non fu per questo nè più tranquilla,
nè più felice. Quel vedere il marito partire per le lontane e
perigliose spedizioni, e non poterlo accompagnare; quell’udire dalla
sua casetta di Montevideo, quella casetta così povera che non aveva
lume, il fragore delle cannonate e il tumulto della battaglia, e non
potervi partecipare; quel sapere insomma il suo eroe in balía ad ogni
istante alla morte, e non poter essergli al fianco per proteggerlo e
soccorrerlo, erano all’innamorata donna, muta, ma inconsolabile doglia.
Oltre di che il troppo ardente amore aveva generato il suo serpe:
Anita era gelosa. La gelosia nasce generalmente da un sentimento
di inferiorità, ed ella povera creola non bella, non colta, quasi
selvaggia, si sentiva troppo inferiore a quel suo bellissimo e
celebrato amante, per non tremare ad ogni istante di perderlo.
Egoista, in questo, al pari di tutti gli innamorati, ella l’avrebbe
voluto brutto per essere sola ad ammirarlo, talvolta l’avrebbe persino
desiderato oscuro per non aver rivali a glorificarlo. La bellezza che
l’innamorava era il suo tormento, la gloria che l’inebbriava il suo
martirio. Quel nome del suo Garibaldi su tante labbra femminili, la
inquietava; tutte quelle donne che nei ritorni trionfali della Bojada
e del Salto s’affollavano sul di lui passaggio, e lo plaudivano e gli
sorridevano e lo coprivano di fiori, persino la cura singolare ch’egli
aveva della nettezza della sua persona e dell’eleganza della sua
acconciatura, la turbava e ingelosiva.
Un giorno Garibaldi fu visto comparire tra i suoi Legionari colla barba
e i capelli accorciati.
— O come va, Colonnello (chiese taluno), che s’è fatto tagliare i suoi
stupendi capelli!
— Cosa volete, _amigo_,[166] mia moglie è gelosa, e pretende che porto
i capelli lunghi per dar nell’occhio alle belle. Però mi ha tanto
tormentato per questi benedetti capelli, che io, per la pace di casa,
ho finito ad accontentarla. —
E quella gelosia l’accompagnerà anche negli anni più maturi e morirà
molto probabilmente con lei.
Un’altra volta durante la ritirata da Roma, giunta la colonna
garibaldina a Montepulciano, uomini e donne fanno a chi più festeggia
il famoso condottiero; ma quell’entusiasmo delle Montepulcianesi
non va punto a sangue alla nostra creola, e maledice la proterva e
lusingatrice bellezza delle Italiane; vede in ogni occhiata e in ogni
sorriso un tradimento; punge il marito di querele e di sarcasmi, e
non è contenta se non quando squilla il segnale della partenza, e può
trascinar seco lontano da quella Capua insidiosa il troppo vagheggiato
consorte.