XII.

Da quell’istante fino a Montevideo Anita e Garibaldi non si separarono

più, e per quali nuovi patimenti e perigli siano passati assieme

durante quella travagliatissima ritirata da Layes all’Uruguay, noi lo

sappiamo.

A Montevideo però, fosse la volontà del marito, fossero le cure

crescenti della maternità,[164] la vita guerriera di Anita ha una

tregua, e da eroina la vedete tornar di nuovo ritirata e casalinga.

E fu a Montevideo, come vedemmo, che Garibaldi volle consacrare coi

riti della Chiesa le sue libere nozze, e che Anita diventò anche

per le leggi del mondo, come lo era stato sempre per quelle del suo

cuore, sua legittima moglie.[165] Non fu per questo nè più tranquilla,

nè più felice. Quel vedere il marito partire per le lontane e

perigliose spedizioni, e non poterlo accompagnare; quell’udire dalla

sua casetta di Montevideo, quella casetta così povera che non aveva

lume, il fragore delle cannonate e il tumulto della battaglia, e non

potervi partecipare; quel sapere insomma il suo eroe in balía ad ogni

istante alla morte, e non poter essergli al fianco per proteggerlo e

soccorrerlo, erano all’innamorata donna, muta, ma inconsolabile doglia.

Oltre di che il troppo ardente amore aveva generato il suo serpe:

Anita era gelosa. La gelosia nasce generalmente da un sentimento

di inferiorità, ed ella povera creola non bella, non colta, quasi

selvaggia, si sentiva troppo inferiore a quel suo bellissimo e

celebrato amante, per non tremare ad ogni istante di perderlo.

Egoista, in questo, al pari di tutti gli innamorati, ella l’avrebbe

voluto brutto per essere sola ad ammirarlo, talvolta l’avrebbe persino

desiderato oscuro per non aver rivali a glorificarlo. La bellezza che

l’innamorava era il suo tormento, la gloria che l’inebbriava il suo

martirio. Quel nome del suo Garibaldi su tante labbra femminili, la

inquietava; tutte quelle donne che nei ritorni trionfali della Bojada

e del Salto s’affollavano sul di lui passaggio, e lo plaudivano e gli

sorridevano e lo coprivano di fiori, persino la cura singolare ch’egli

aveva della nettezza della sua persona e dell’eleganza della sua

acconciatura, la turbava e ingelosiva.

Un giorno Garibaldi fu visto comparire tra i suoi Legionari colla barba

e i capelli accorciati.

— O come va, Colonnello (chiese taluno), che s’è fatto tagliare i suoi

stupendi capelli!

— Cosa volete, _amigo_,[166] mia moglie è gelosa, e pretende che porto

i capelli lunghi per dar nell’occhio alle belle. Però mi ha tanto

tormentato per questi benedetti capelli, che io, per la pace di casa,

ho finito ad accontentarla. —

E quella gelosia l’accompagnerà anche negli anni più maturi e morirà

molto probabilmente con lei.

Un’altra volta durante la ritirata da Roma, giunta la colonna

garibaldina a Montepulciano, uomini e donne fanno a chi più festeggia

il famoso condottiero; ma quell’entusiasmo delle Montepulcianesi

non va punto a sangue alla nostra creola, e maledice la proterva e

lusingatrice bellezza delle Italiane; vede in ogni occhiata e in ogni

sorriso un tradimento; punge il marito di querele e di sarcasmi, e

non è contenta se non quando squilla il segnale della partenza, e può

trascinar seco lontano da quella Capua insidiosa il troppo vagheggiato

consorte.

Garibaldi, Vol. 1 (of 2) · 第 113 / 168 题