XVII.

Intanto la cinta d’assedio era venuta d’ora in ora serrandosi, e il

duello tra le mura e il cannone, se così fosse lecito chiamarlo, si

andava facendo sempre più accanito. Gli assedianti in meno d’otto

giorni avevano rizzato sei batterie, compiuta la prima e aggiunta una

seconda parallela, e collegate tutte le trincee a’ loro _Depositi_:

gli assediati, a lor volta, afforzate le batterie sesta e settima,

bersaglio fisso del nemico; poi condotte due vie coperte, una al

Vascello, l’altra rasente i bastioni; indi restaurate cannoniere;

risposto, colpo per colpo, al nemico; difesa più d’una volta la

propria, assalita talora la trincea avversaria; pagato ogni giorno

nuovo e largo tributo di sangue generoso; operato tutto ciò che l’arte,

l’ardire, il santo sdegno dell’ingiusta aggressione suggerivano.

La mattina del 13 però i Francesi smascherano tutte le loro batterie

e con trenta bocche da fuoco battono per sette giorni e sette notti

i bastioni sesto e settimo, e la sera del 21 vi spianano in tre punti

la breccia. Ora non restava più ai Francesi che di salirla; ai Romani

di difenderla; e forse con maggior vigilanza lo potevano. Ma la notte

tra il 21 e il 22 i Francesi, taciturni, rapidi, ordinati, tentano

l’assalto; il battaglione del reggimento _Unione_, che vi stava di

guardia, si lascia prima sorprendere, poi intimidire, poi voltare in

fuga; e gli assalitori, solleciti a trar profitto del pánico, checchè

n’abbia novellato l’Oudinot,[141] son padroni quasi senza combattimento

delle mura di Roma.

Garibaldi, Vol. 1 (of 2) · 第 95 / 168 题