Le notizie pertanto d’Europa e d’Italia s’erano andate facendo di
giorno in giorno più gravi; la risposta di Pio IX non veniva, ma
venivano le lettere de’ patriotti, compagni di fede e di congiure, che
da ogni parte annunziavano inevitabile la rivoluzione ed imminente lo
scoppio. Il Mazzini soprattutto, che non aveva mai perduto di vista
il suo affigliato di Marsiglia, s’era posto in diretto carteggio
con lui per informarlo dell’andamento delle cose, infervorarlo a
tenersi pronto, accaparrare in certa guisa il braccio suo e de’ suoi
commilitoni per le attese battaglie della patria. Infine la Colonia
italiana, composta in gran parte di proscritti del 1821 e del 1831,
non poteva restare insensibile alle novelle che le venivano d’Italia, e
desiderosa di mostrare alla dolce madre lontana il loro cuore di figli,
andavano eccitando Garibaldi, se di eccitamento poteva aver bisogno,
affinchè persistesse nel magnanimo proposito, promettendogli tutti i
conforti e gli aiuti onde avesse bisogno.
La partenza frattanto per l’Italia era nel petto di Garibaldi cosa
ormai risoluta, quando l’annunzio della sollevazione di Palermo e
di Messina del 12 gennaio 1848 venne a precipitarla. Non v’era più
da indugiare; la lotta era cominciata; in Italia si combatteva e si
moriva: il posto di Garibaldi e della sua Legione era là. Una sola cosa
era incresciosa e al tempo stesso difficile: svincolarsi da Montevideo;
e non perchè Garibaldi fosse legato alla Repubblica da alcun patto
indissolubile, chè la sua condotta era sempre stata subordinata alla
condizione del ritorno in Italia; ma perchè gli riusciva doloroso
abbandonare prima dell’ora decisiva una causa giusta ed un popolo
amato.
Una pubblica sottoscrizione era stata già aperta fra gl’Italiani
per «la spedizione in Italia comandata da Garibaldi,» e il solo
Stefano Antonini aveva firmato per 30,000 lire. Un brigantino era
stato noleggiato ed allestito di tutto l’occorrente. Anita, appena
sgravata di Ricciotti, erasi già imbarcata fin dal dicembre per
l’Italia e tutto cospirava a credere la partenza inevitabile. Invano
il Governo di Montevideo, conscio della gran perdita che stava per
fare, tentava trattenere con preghiere, con lusinghe, con studiati
indugi l’impaziente Italiano; invano gli stranieri stessi, che vedevano
in Garibaldi una delle più sicure garanzie dei loro interessi, si
sforzavano a ritardarne, almeno, la partenza, offrendogli di assumere a
loro carico il più della _diaria_ d’affitto del bastimento noleggiato.
Garibaldi non si sentiva più padrone della sua volontà, e tutte quelle
preghiere, quelle insistenze, quegl’indugi, anzichè piegarlo non
facevano che inasprirlo, strappandogli spesso dalle labbra il detto
piena d’amarezza: _Duolmi che arriveremo gli ultimi, quando tutto sarà
finito_.
Affinchè però l’impresa riuscisse al suo fine, era mestiere precisarne
la mèta, divisarne i luoghi d’approdo, avvertirne gli amici ed
aderenti, prepararle in Italia stessa il terreno.
Pochi mesi dopo la giornata del Salto, era sbarcato a Montevideo e si
era arrolato nella Legione, Giacomo Medici. Era un giovane di maschia
bellezza, d’intrepido cuore, d’ingegno acuto e prudente insieme,
d’affabili modi; e Garibaldi, presentendo in lui l’uomo che ormai la
storia ha fatto suo, l’ebbe caro prontamente e ripose in lui tutta
la sua fiducia. Però egli fu anche il prescelto da Garibaldi come il
foriero e preparatore in Italia della divisata spedizione. Il Medici
doveva partir subito, vedere a Londra il Mazzini e accontarsi con lui;
percorrere, facendo propaganda, il Piemonte, penetrare in Toscana
e accordarsi col Fanti, col Belluomini, col Guerrazzi e con altri
molti; prepararvi nascostamente armi ed armati ed attendervi Garibaldi
colla Legione, che non avrebbe tardato a raggiungerli tra Piombino e
Viareggio.
Ma a rendere ben chiaro il concetto di Garibaldi e il mandato del
Medici, valga il documento che qui per la prima volta pubblichiamo:
«ISTRUZIONI.
Terrai presente soprattutto che scopo nostro è di recarci in patria
non per contrariare l’andamento attuale delle cose, e i Governi
che v’acconsentono; ma per accomunarci ai buoni, e d’accordo con
essi andare innanzi pel meglio del paese; ma che noi preferiremmo
lanciarci ove una via ci fosse aperta ad agire contro il Tedesco,
contro cui denno essere rivolte senza tregua le ire di tutti: e
tanto più lo vorremmo, chè la gente che ci accompagna è mossa
principalmente da questo ardentissimo desiderio, che ove non
venisse soddisfatto potrebbe dar luogo allo sfiduciamento; scemare
o infiacchire i compagni, che avvezzi alla vita attiva del campo
male s’adatterebbero a vivere nei quartieri; perciò ti recherai:
1º A consultare M.... (_Mazzini_) intorno ai passi da darsi onde
preparare le cose nel senso indicato; e appena a ciò provveduto
t’affretterai per alla volta di Genova, Lucca, Firenze e Bologna, a
meno che con M.... non risolviate altrimenti. Per questi punti ti
do lettere che consegnerai ai loro indirizzi, se pure lo crederai
conveniente, dietro le intelligenze con M....
2º Dagli amici ti procurerai commendatizie per tutti quei punti che
crederai utili visitare, affine di dar moto e preparare gli uomini,
e combinare elementi di cooperazione, quanto più ti sarà possibile.
3º Scorsi quei paesi ti ridurrai in Livorno, come luogo più
acconcio a sapere di noi; perchè nostro pensiero è approdare in
uno dei porti seguenti: Viareggio, Cecina, Piombino, San Stefano,
Port’Ercole. Soltanto ne devieremo, se ci perverranno notizie che
ci consiglino farlo pel meglio; e in ogni caso tenteremo sempre
ogni mezzo onde fartene avvertito.
4º Una delle cose che dovrai tenere in vista, si è quella di
indurre gli amici a tener pronti quei mezzi indispensabili a
provvedere il bisognevole almeno pei primi giorni; mancando su
questo punto tanto essenziale si correrebbe rischio di perdere il
frutto di tante fatiche, e dei sacrifici fatti con tanta generosità
dai nostri compatriotti in Montevideo.
5º I venti, o altre cause, potrebbero obbligarci a toccare in
Gibilterra. Se M.... ha ivi persona fidata le diriga lettere per
me, informandomi della marcia delle cose e sul da farsi — e potrà
appena tu arrivi cominciare a scrivere. La persona che incaricasse
dovrebbe stare sempre all’erta, affine di farmi pervenire ogni
cosa a bordo, e subito; senza aspettare che si scendesse a terra:
potrebbe non convenire andarci; potrebbero le quarantene impedirlo.
— Dal nome del bastimento, che è quello di _Speranza_, con bandiera
orientale, sarebbe al momento avvertito del nostro arrivo — e
perchè ne fosse più sicuro, e potesse riconoscerlo facilmente,
alzeressimo all’albero di prora una bandiera _bianca_ attraversata
orizzontalmente, per quanto è lunga e nel bel mezzo, da una
striscia _nera_.
Di quanto scrivesse a noi potrebbe darti avviso se ciò potesse
farci mutare di direzione.
Ai porti indicati puoi aggiungervi anche quelli di Talamone e di
Livorno. Anche il bastimento è a _brigantino_.
Montevideo, 20 febbraio 1848.