III.

La conquista olandese però non fu nociva al Brasile.

Mentre la Spagna, smarrita dietro la chimera del favoloso Eldorado,

trascurava il massimo interesse della fertilizzazione del suolo, e non

scuopriva nuove regioni che per depauperarle a beneficio de’ suoi avidi

governatori, e abbandonarne le tribù indigene alla caccia selvaggia

di quei feroci coloni di San Paolo, che furono detti i _Mamelucchi

d’Occidente_, il Governo olandese, nella mano prudente e liberale

di Maurizio di Nassau, tentava cattivarsi l’amore e l’obbedienza dei

nativi coi beneficii d’un regime più umano e civile. Invano! Tra il

Brasile portoghese e la signoria olandese si frapponeva una barriera

insormontabile: la questione religiosa.

Infatti non appena il Portogallo, colla congiura che portò sul trono

la casa di Braganza, si sottrae alla dominazione spagnuola e ricupera

con ciò le sue antiche colonie d’America, il conflitto tra le due

razze e le due religioni, che si contendevano il possesso del Brasile,

si riaccende più vivo che mai; ne dà il segnale colla rivolta degli

_Independents_ la provincia di Pernambuco (1645), e dopo una guerra

ostinata di nove anni gli Olandesi, battuti in terra ed in mare, sono

costretti a lasciare le coste americane (1654), e il Brasile ritorna

tutto quanto nel dominio de’ suoi primi colonizzatori.

Per tutto quel secolo XVII le colonie brasiliane continuano a

popolarsi, ad espandersi, a prosperare; ma fiere discordie, frutto

naturale dell’antagonismo tra i nuovi coloni e gli antichi, tra

Portoghesi nativi e i nuovi immigrati (_Paulistas e Forestieros_),

tra i Gesuiti aspiranti al governo temporale dello Stato, come già

tenevano quello spirituale delle coscienze, e il popolo allarmato della

loro invadente preponderanza, ne indugiano e ne turbano la nascente

floridezza.

Nel secolo veniente, al contrario, rinascono le guerre straniere.

Luigi XIV, per vendicarsi del Portogallo che s’era lasciato trascinare

contro di lui nella guerra della successione di Spagna, manda due

flotte ad assalire il Brasile, ed una di esse s’impadronisce di Rio

Janeiro, che soltanto a prezzo d’oro riscatta la libertà.

Pacificato colla Francia, ecco però la quistione degli sbocchi della

Plata, sulla sinistra della quale il Portogallo aveva eretta per

antemurale la colonia del Sacramento, intricarlo in una vicenda di

conflitti dannosi e di accordi poco utili colla Spagna e colle di

lei colonie finitime di Buenos-Ayres e della Banda Orientale, seme di

guerre future.

Ciò nonostante i progressi del Brasile non rallentarono.

La capitale, per consiglio del conte di Pombal, grande ministro di

piccolo re, è trasportata da San Salvadore a Rio Janeiro (1759). Nuove

capitanerie sono istituite, tra cui quella di Rio Grande del Sud e di

Santa Caterina, che avremo a rivedere tra poco; l’ultima delle tribù

indiane che ancora resisteva all’Europeo è domata; i maritaggi tra

indigeni e Portoghesi sono favoriti; i Gesuiti, principali istigatori

delle discordie tra la Spagna e il Portogallo, vengono finalmente

espulsi; il paese si va coprendo di scuole, di strade, d’istituti di

beneficenza e di educazione; l’introduzione dell’indigo, della canape,

del caffè, prepara all’agricoltura la dovizia di nuovi prodotti; i

commerci, le industrie, la navigazione, prendono per tante cagioni

nuovo elaterio; ma disgraziatamente nel 1777 il re Don Giuseppe muore,

il suo favorito ministro cade, e la Spagna ne approfitta per imporre al

regno rivale il disastroso trattato di Sant’Idelfonso, che spoglia il

Brasile del suo unico porto sulla Plata, e d’una parte del territorio

dell’Uruguay e del Rio Grande del Sud.

Garibaldi, Vol. 1 (of 2) · 第 27 / 168 题