Il Brasile comincia da qualche anno ad essere fra di noi meglio
conosciuto ed estimato: l’uso intelligente e moderato ch’egli fa da
quasi mezzo secolo di una delle più liberali costituzioni del secolo;
le riforme introdotte dal suo dotto e benefico Imperatore in ogni ramo
della pubblica legislazione ed economia; la emancipazione dei negri
compíta senza i conflitti sanguinosi che misero in forse la vita degli
Stati Uniti del Nord; le maggiori scoperte della civiltà applicate
con celerità, che misurata alla stregua degli ostacoli opposti
dalla vastità del suolo e dalla tenacia delle tradizioni direste
meravigliosa; la parte sempre più operosa che esso prende al lavoro
scientifico ed economico dei due mondi; l’asilo infine più sicuro
forse e più produttivo d’ogni altra parte d’America che vi trovano gli
emigranti del vecchio continente, tutto ciò costringe da qualche tempo
l’Europa a volgere uno sguardo più attento e più simpatico alla storia
d’un paese, che paga un sì largo tributo alla civiltà presente e ne
promette uno maggiore alla avvenire.
E quella storia, se i limiti di questo studio lo consentissero, noi la
narreremmo volontieri; non potendolo, ne toccheremo di volo le somme
vicende.
Nei primi mesi del 1500, il portoghese Pietro Alvarès Cabral, mandato
dal re Emanuele il Fortunato a rifare sulle orme di Vasco di Gama
la strada delle Grandi Indie, sviato dalle correnti, sbattuto dalla
tempesta contro un capo di quel nuovo continente che ancora si chiamava
delle Indie occidentali, vi pianta colla bandiera del suo Re una croce,
e battezza la terra incognita, per caso scoperta, col nome di Vera
Cruz.
Fu questo il primo punto occupato stabilmente da Europei in quella
immensa regione, che più tardi dal rosso ardente d’una sua pianta
prenderà il nome di Brasile. È ben vero che pochi mesi prima anche lo
spagnuolo Pinzon n’aveva intraveduta più a settentrione un’altra punta,
onde il litigio insorto tra Spagna e Portogallo per la primazia della
scoperta e della conquista; ma re Emanuele tagliò corto, inviando una
spedizione armata, di cui era parte il nostro Amerigo, la quale, corsa
ed occupata tutta quella parte di costa che va da Pernambuco a Porto
Allegre, l’assicurò definitivamente al dominio portoghese.
Del felice possesso però il Portogallo non sentì in prima tutto il
valore; si accampò sulle marine, abbandonò l’interno delle terre
alle cento tribù indiane che da secoli l’abitavano, e s’accontentò
di farne uno scarico de’ suoi galeotti e un asilo aperto ai corsari
ed ai contrabbandieri che fossero tentati di convenirvi. Solo più
tardi, seguendo l’esempio del leggendario Caramuro, il primo a dedurre
nella baia di Todos los Santos una vera colonia, colonizza le terre,
dividendole in tante capitanerie ereditarie; assoggetta, più ancora
coll’opera della Compagnia di Gesù che mediante le armi, le orde
indigene e le risospinge sempre più verso l’interno; concentra nelle
mani di Tomaso da Susa il governo generale di tutta la contrada, e
ne fonda a San Salvador la prima capitale, intanto che una colonia
d’Ugonotti francesi poneva la prima pietra di quella che diverrà la sua
capitale moderna, Rio Janeiro.
Ma quando nel 1580 per la tragica scomparsa di re Sebastiano e
l’estinzione della sua casa, il Portogallo andò inghiottito nella
mondiale monarchia di Filippo II, anche il Brasile seguì per
sessant’anni la medesima sorte. Era però ben naturale che anche
la grande colonia sperimentasse le conseguenze degli odii e delle
rappresaglie che la demente politica di Filippo II suscitava per
tutto il mondo; non scoppiava una guerra in Europa che il Brasile
non ne sentisse il contraccolpo. Il conflitto coll’Inghilterra gli
rovescia contro un nugolo di arditi corsari inglesi che ne devastano
le coste, mentre gli Olandesi, già potenti in terra ed in mare, dopo
aver spogliato Filippo III delle più ricche gemme dell’Indie orientali,
vanno ad assalire Filippo IV ne’ suoi possedimenti brasiliani; e in
una guerra di dodici anni (1624-1636), malgrado la eroica resistenza
dei Portoghesi, gli strappano a palmo a palmo tutta la costiera che va
dalle rive del San Francisco fino al Rio Grande del Nord. Così sulla
terra del Brasile si assidono due diverse signorie, che si toccano e
si urtano ad ogni passo, ed espongono quel paese a nuovi e non lontani
conflitti.