II.

Il Brasile comincia da qualche anno ad essere fra di noi meglio

conosciuto ed estimato: l’uso intelligente e moderato ch’egli fa da

quasi mezzo secolo di una delle più liberali costituzioni del secolo;

le riforme introdotte dal suo dotto e benefico Imperatore in ogni ramo

della pubblica legislazione ed economia; la emancipazione dei negri

compíta senza i conflitti sanguinosi che misero in forse la vita degli

Stati Uniti del Nord; le maggiori scoperte della civiltà applicate

con celerità, che misurata alla stregua degli ostacoli opposti

dalla vastità del suolo e dalla tenacia delle tradizioni direste

meravigliosa; la parte sempre più operosa che esso prende al lavoro

scientifico ed economico dei due mondi; l’asilo infine più sicuro

forse e più produttivo d’ogni altra parte d’America che vi trovano gli

emigranti del vecchio continente, tutto ciò costringe da qualche tempo

l’Europa a volgere uno sguardo più attento e più simpatico alla storia

d’un paese, che paga un sì largo tributo alla civiltà presente e ne

promette uno maggiore alla avvenire.

E quella storia, se i limiti di questo studio lo consentissero, noi la

narreremmo volontieri; non potendolo, ne toccheremo di volo le somme

vicende.

Nei primi mesi del 1500, il portoghese Pietro Alvarès Cabral, mandato

dal re Emanuele il Fortunato a rifare sulle orme di Vasco di Gama

la strada delle Grandi Indie, sviato dalle correnti, sbattuto dalla

tempesta contro un capo di quel nuovo continente che ancora si chiamava

delle Indie occidentali, vi pianta colla bandiera del suo Re una croce,

e battezza la terra incognita, per caso scoperta, col nome di Vera

Cruz.

Fu questo il primo punto occupato stabilmente da Europei in quella

immensa regione, che più tardi dal rosso ardente d’una sua pianta

prenderà il nome di Brasile. È ben vero che pochi mesi prima anche lo

spagnuolo Pinzon n’aveva intraveduta più a settentrione un’altra punta,

onde il litigio insorto tra Spagna e Portogallo per la primazia della

scoperta e della conquista; ma re Emanuele tagliò corto, inviando una

spedizione armata, di cui era parte il nostro Amerigo, la quale, corsa

ed occupata tutta quella parte di costa che va da Pernambuco a Porto

Allegre, l’assicurò definitivamente al dominio portoghese.

Del felice possesso però il Portogallo non sentì in prima tutto il

valore; si accampò sulle marine, abbandonò l’interno delle terre

alle cento tribù indiane che da secoli l’abitavano, e s’accontentò

di farne uno scarico de’ suoi galeotti e un asilo aperto ai corsari

ed ai contrabbandieri che fossero tentati di convenirvi. Solo più

tardi, seguendo l’esempio del leggendario Caramuro, il primo a dedurre

nella baia di Todos los Santos una vera colonia, colonizza le terre,

dividendole in tante capitanerie ereditarie; assoggetta, più ancora

coll’opera della Compagnia di Gesù che mediante le armi, le orde

indigene e le risospinge sempre più verso l’interno; concentra nelle

mani di Tomaso da Susa il governo generale di tutta la contrada, e

ne fonda a San Salvador la prima capitale, intanto che una colonia

d’Ugonotti francesi poneva la prima pietra di quella che diverrà la sua

capitale moderna, Rio Janeiro.

Ma quando nel 1580 per la tragica scomparsa di re Sebastiano e

l’estinzione della sua casa, il Portogallo andò inghiottito nella

mondiale monarchia di Filippo II, anche il Brasile seguì per

sessant’anni la medesima sorte. Era però ben naturale che anche

la grande colonia sperimentasse le conseguenze degli odii e delle

rappresaglie che la demente politica di Filippo II suscitava per

tutto il mondo; non scoppiava una guerra in Europa che il Brasile

non ne sentisse il contraccolpo. Il conflitto coll’Inghilterra gli

rovescia contro un nugolo di arditi corsari inglesi che ne devastano

le coste, mentre gli Olandesi, già potenti in terra ed in mare, dopo

aver spogliato Filippo III delle più ricche gemme dell’Indie orientali,

vanno ad assalire Filippo IV ne’ suoi possedimenti brasiliani; e in

una guerra di dodici anni (1624-1636), malgrado la eroica resistenza

dei Portoghesi, gli strappano a palmo a palmo tutta la costiera che va

dalle rive del San Francisco fino al Rio Grande del Nord. Così sulla

terra del Brasile si assidono due diverse signorie, che si toccano e

si urtano ad ogni passo, ed espongono quel paese a nuovi e non lontani

conflitti.

Garibaldi, Vol. 1 (of 2) · 第 26 / 168 题