XVIII.

_Noi vorremmo; ma i nostri governi non vogliono._ In nome di Dio sorgete

e rovesciate i governi. Non avete oggimai esaurito ogni via per indurli?

Non vi siete voi trascinati per essi, con sommessione e inudita

credulità, d'illusione in illusione, di sogno in sogno? Non avete bevuto

il calice d'umiliazione sino alla feccia? Il governo che rifiuta oggi

far guerra all'invasore straniero è governo straniero. Trattatelo come

tale. Intendo che tolleriate, se non vi sentite maturi per darvi leggi,

un governo tirannico; non uno che sia tirannico e vile. Voi potete

sagrificare per alcuni anni la libertà, la vittoria d'un'idea; ma non

per un giorno l'onore. Un popolo non deve, non può rassegnarsi ad esser

creduto dagli stranieri millantatore e codardo.

Ma se la forza delle abitudini è tanta in voi che, anche sprezzandoli,

voi non sapete rovesciare i governi che vi disonorano:--se la funesta

addormentatrice parola escita dall'aristocrazia liberale dei vostri

maestri, la _causa della libertà doversi disgiungere da quella

dell'indipendenza_, ha solcato l'anima vostra di solco così profondo che

tre anni di tradimenti e sciagure non bastino a cancellarlo: lasciate da

banda i governi e fate da voi. Redimete, perdio, la vostra bandiera.

Riunitevi, associatevi, operate. Traducete in fatti il pensiero. Fate

della penisola un arsenale, una cassa, un campo di militi per la

crociata. Fondate in ognuna delle vostre città una Giunta

d'insurrezione. In ognuna delle vostre città, in ognuna delle località

importanti che ne dipendono, aprite un registro che accolga i nomi di

quanti opinano per la liberazione della terra ove nacquero dallo

straniero che la contrista; e ad ognuno di quei nomi corrisponda una

offerta mensile, una promessa di danaro e di sangue; se il nome è di

donna, un numero di coccarde e cartucce; le donne sono gli angioli di

questa terra e il tocco delle loro mani le benedirà. Dovunque molti fra

voi si raccolgono a mensa d'amici, sia promossa una colletta per la

CASSA DELLA NAZIONE. Ogni viaggio, impreso per diporto o per altro,

diventi una missione d'apostolato per la santa causa. Movete da tutti i

punti a ricordare alle vostre milizie come siano schernite, inerti e

ingloriose ne' paesi stranieri, a ricordare alle milizie lombarde di

qual gemito geme la loro contrada, e qual debito d'iniziativa spetti ai

loro drappelli. Chiedete a voi stessi--lasciate ch'io vi ripeta la

parola che or mesi sono vi dissi--chiedete a voi stessi ogni giorno al

sorgere: _Che farò oggi io per la mia patria?_ ogni notte apprestandovi

al sonno: _Che ho io fatto oggi per la mia patria?_ E sia per voi

giornata perduta, notte inquieta di rimorsi e nuove promesse d'attività

quella in che voi non troverete da segnare un servizio anche menomo reso

al paese. L'insistenza è il genio d'un popolo: abbiatela e siate grandi.

Il vostro servaggio dura da più di tre secoli: insistete in vita operosa

per tre mesi e sarete grandi.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. I · 第 117 / 125 题