XVI.

Il moto che segretamente dal 1815 in poi, e palesemente da tre anni,

agita la nostra contrada, è moto _nazionale_ anzi tutto. E dicendo

_nazionale_ io non intendo moto puramente d'indipendenza, riazione cieca

e senza nobile intento di razza oppressa contro una razza straniera che

opprime. Nel XIX secolo, la voce _nazione_ suona ben altro che una

emancipazione di razza. Il grido di _Viva Italia!_ che i Bandiera e i

loro fratelli di martirio in Cosenza cacciarono lietamente morendo, era

grido di libertà: grido religioso d'unione, di nuova vita, di

affratellamento fra quanti popolano questa terra divisa e fatta

impotente da tirannidi straniere e domestiche. Quel grido fu raccolto

dai milioni, e le agitazioni degli ultimi tre anni ne sono il commento.

Il popolo vuol essere una famiglia: famiglia potente di vita collettiva,

di bandiera propria, di leggi comuni, di nome, di gloria, di missione

riconosciuta in Europa. Idoli suoi, meritamente o no, sono tutti coloro

che dovrebbero o potrebbero più facilmente dargli una patria: nemici

suoi quanti ei considera, a torto o a ragione, avversi a questo

pensiero, a questo suo supremo bisogno. Tutte le parole, tutti i

programmi che i falsi profeti gli han messo da tre anni innanzi ebbero

il suo plauso perchè gli dissero che dovevano fruttargli la patria; poi

passarono rapidi come speranze deluse; e la sola parola, il solo eterno

programma ch'ei va ripetendo, è quello di ITALIA; chi non intende questo

ch'io dico non intende popolo, nè storia, nè provvidenza. L'ITALIA VUOL

ESSERE.--Noi siamo in aperta rivoluzione; e questa rivoluzione, che si

compirà checchè avvenga, e muterà la carta e le sorti d'Europa, è

innanzi tutto una rivoluzione NAZIONALE.

Ogni rivoluzione ha un elemento nuovo, una forza propria, una leva

speciale corrispondente allo scopo che deve raggiungersi. Una

rivoluzione nazionale può iniziarsi da chicchesia; ma non può compirsi

che da un'ASSEMBLEA NAZIONALE.

E quest'Assemblea non può escire legittima ed efficace che dall'elezione

popolare: eletta da governi o da Stati, non potrebbe rappresentare che

il vecchio principio, più o meno modificato, di smembramento contro il

quale il paese s'agita e s'agiterà:--non può aver limite il mandato,

perchè ogni mandato chiamerebbe, più o meno, i _vecchi_ poteri, contro i

quali il paese è commosso, a decidere le condizioni della _nuova_ vita

cercata.

L'Assemblea nazionale non può dunque essere che COSTITUENTE. Dove nol

fosse, l'agitazione non soddisfatta ricomincerebbe il dì dopo.

Non v'è che UNA ITALIA. L'Italia del nord, le tre Italie, le cinque

Italie, sono bestemmie di sofisti o trovati di politica cortigianesca

condannati dal nascere all'impotenza.

Il popolo d'Italia intende costituirsi in nazione: cerca una forma di

nazionalità che più convenga ai suoi futuri destini in Europa; e questa

forma non può escire che dal voto di tutti, non può sancirsi accettata

da tutti e durevole fuorchè da una ASSEMBLEA COSTITUENTE ITALIANA. La

parola proferita, con autorità di potere, da Montanelli e Guerrazzi avrà

presto o tardi adesione, non dai principi, ma dai popoli di tutta

Italia. La scienza politica d'un popolo che si rigenera è semplice; i

sofismi e i trovati cortigianeschi non prevarranno lung'ora.

E s'anche la costituente italiana decreterà monarcato e federalismo,

noi, repubblicani unitarî, non rinegheremo ciò ch'oggi diciamo.

Deploreremo immaturi i tempi e ineguali gl'intelletti al concetto che

solo può svolgere la terza Italia, l'ITALIA DEL POPOLO; rivendicheremo,

come s'addice a uomini liberi, diritto di pacifica espressione alle

nostre dottrine; ma rispetteremo la monarchia ringiovanita per battesimo

popolare e la federazione escita dal libero voto della nazione. Avremo

almeno una patria. Oggi non abbiamo che cadaveri di monarchie,

governucci inetti o tirannici, e gran parte della nostra terra in mano

dell'Austria.

Scritti di Giuseppe Mazzini, Politica ed Economia, Vol. I · 第 115 / 125 题