Noi scrivevamo in Milano, nel programma dell'_Italia del Popolo_: «Dov'è
l'assemblea costituente, sola legittima interprete del pensiero di un
popolo?»
E il 27 dello stesso mese: «Se chi proferì primo in questa Italia
sconvolta la parola di _dieta italiana_ avesse detto ASSEMBLEA NAZIONALE
COSTITUENTE ITALIANA, la questione che affatica in oggi per vie diverse
le menti, sarebbe stata posta sulla vera e unica via che può condurre a
scioglimento pacifico, legale, solenne, il nodo de' nostri futuri
destini. Volete tutti che un'Italia sia? Dica l'Italia _come_ vuol
essere e sotto quali forme la vita nazionale che Dio le comanda deve
emergere rappresentata a tutti i suoi figli e ai popoli dell'Europa....
Sorga e s'accolga in Roma non una dieta, ma l'ASSEMBLEA NAZIONALE
COSTITUENTE ITALIANA, eletta, non per divisioni di Stati esistenti, ma
con eguaglianza di circoscrizioni, e con una sola legge elettorale,
dall'università dei cittadini d'Italia. Preparino gl'ingegni a questa le
vie. S'interroghi il paese sui proprî fati. Fino a quel giorno, voi
rimarrete, checchè concertiate, nel _provvisorio_.»
E il 12 giugno: «Non v'è nè può esservi che una sola metropoli, ROMA.
Non v'è nè può esservi che una sola costituente: L'ASSEMBLEA NAZIONALE
COSTITUENTE ITALIANA.»
Ed io cito queste linee a provare come i repubblicani, rimproverati
continuamente d'intolleranza da chi non ricusa combattere coll'arme
sleale della calunnia, curvassero primi la fronte, anche quand'altri
violava sfrontatamente le sue promesse, davanti la maestà popolare. Ma
chi fu giusto mai coi repubblicani? Non affermava il conte Balbo nel suo
libro delle _Speranze d'Italia_ che gli unitarî della _Giovine Italia_
volevano le repubblichette del medio evo?