Al popolo toccherà di _rifare il ponte_ co' proprî danari e col proprio
sangue. Agli uomini del _partito nazionale_ tocca fin d'ora insistere
col popolo perchè impari questa verità troppo spesso dimenticata: _che
una nazione non si rigenera se non con forze proprie_, col sudore della
propria fronte, con lunghi sacrificî e coscienza profonda del proprio
diritto e del proprio dovere.
Io chiamo uomini del PARTITO NAZIONALE tutti coloro i quali non avendo,
per fini privati, venduto l'ingegno e l'anima a un ministero, a una
sêtta, a un principe o a una casa regnante--non presumendo che sotto il
loro piccolo cranio covi più senno o alberghino più diritti che non nei
venticinque milioni d'uomini nati a progredire, ad amare, a sperare, a
combattere in questa terra italiana--credono religiosamente anzi tutto
nella NAZIONE e nella sua sovranità, e ordinano i loro pensieri, i loro
atti, il loro apostolato a far sì che _il paese, libero tutto e
sottratto ad ogni influenza frazionaria, viziosa, immorale, decida in
modo legale e con esame maturo delle proprie sorti_. E a questo partito
appartengono--m'incresce non aver trovato prima occasione di
dirlo--molte anime pure e caldissime d'amor di patria che appartennero
ai _moderati_, sia perchè stimavano necessario al nostro popolo un certo
periodo d'educazione politica che lo destasse dal sonno in che si
giaceva, sia perchè, soverchiamente tementi del nemico straniero e dei
vecchi nostri dissidî, intravedevano in Carlo Alberto l'unificatore di
tutta Italia. I primi sentono ora che il popolo è desto ma corre rischio
d'esser travolto dall'educazione gesuitica di quel partito in un sonno
peggiore del primo; i secondi hanno con amarezza scoperto che la voce
_unione_ in bocca a' loro colleghi suonava tutt'altro che avviamento a
unità e che ad ogni modo il loro idolo non era da tanto.
Dico che il paese è oggi desto e fuor di tutela; e che, se ciascuno di
noi ha non solamente diritto, ma debito di proporgli scrivendo e
parlando l'adozione del principio ch'ei crede vero, nessuno ha diritto
d'imporgli o di sedurlo con mezzi artificiosi di promesse o terrori ad
adottare senza esame deliberato una forma di governo, un sistema,
un'idea preconcetta. Quando tutta Italia era schiava, e la libera parola
era vietata e il pensiero, che Dio ha messo nelle viscere di questa
terra e che un giorno la farà grande, si giaceva per mancanza assoluta
di comunione, ignoto al suo popolo, gli uomini che soli nel silenzio
comune osavano dire all'Italia: _Sorgi e sii grande!_ avevano diritto di
farsene interpreti, di trarre dallo studio della tradizione nazionale e
dalla propria coscienza la definizione di quel pensiero e scriverlo
risolutamente sulla loro bandiera e dire al popolo: _In questo segno tu
vincerai_--salvo al popolo di consecrarlo o mutarlo, vinto il nemico:
oggi no. Il pericolo più grave d'una insurrezione che non poteva
iniziarsi se non da pochi era allora quello di non aver bandiera alcuna
e di travolgere un popolo, suscitato a un tratto da un sonno di morte
alla più alta intensità di vita possibile, in una anarchia senza nome
impotente a vincere lo straniero. Oggi il popolo è da qualche anno
svegliato: ha potuto guardarsi attorno e scendere a interrogare la
propria coscienza: vive in più parti d'Italia di una vita ben più
potente di quella che s'elabora nell'aule o nell'anticamere dei potenti:
ha conquistato nella Lombardia, in Venezia, in Sicilia, in Bologna, in
Livorno, in Genova e altrove, tra le barricate o in quelle
manifestazioni che i liberali patrizî chiamano sdegnosamente _di piazza_
e alle quali devono quel tanto di libertà ch'esiste fra noi, il
battesimo di sovranità; e saprebbe, cogli istinti suoi logici, col senso
diritto che distingue le moltitudini e colla scorta delle sue
tradizioni, trovarsi facilmente la buona via, purchè i suoi dottori e
gl'inventori delle alte e delle basse Italie volessero lasciarlo in
pace. Ei sarebbe forse a quest'ora libero d'ogni peste croata, se i
facitori di piani e le strategiche regie non gli avessero fatto tacere
la campana a stormo e guasto la sua guerra d'insurrezione.
Gli esuli repubblicani--ed è un altro fatto che la calunnia non potrà
cancellare--intesero primi e soli questo diritto inviolabile di
sovranità nazionale. Dissero che al paese, ridesto una volta ed in moto,
spettava l'iniziativa, a noi tutti studiarne, ajutarne e migliorarne le
ispirazioni. La _Giovine Italia_ fu sciolta. L'_Associazione nazionale_
fondata. E dal programma dell'Associazione sino al proclama di Val
d'Intelvio il solo grido ch'essi abbiano messo fu: GUERRA e _sovranità
del paese_.