Voi avete, o Italiani, tradito quest'unica norma e sagrificato--poco
monta se a tempo o per sempre--la vostra coscienza a una illusione di
forza. Ogni linea della vostra storia v'additava, da quando cessaste di
reggervi a popolo, una colpa o una imbecillità di regnanti; ogni sillaba
de' vostri grandi v'insegnava, santificata dal martirio, una fede che fa
interprete il popolo del pensiero di Dio; ogni esperimento vostro ed
altrui negli ultimi sessant'anni v'era documento splendido,
irrecusabile, che ogni libertà d'individuo o nazione si conquista per
virtù propria, non per artificio di diplomazia e concessioni di
principi; e nondimeno, non sì tosto il terrore della rivelata vostra
potenza ebbe condotto i vostri padroni a balbettare pochi accenti di
libertà menzognere e d'ipocrite leghe, voi cancellaste, miseramente
affascinati dalla speranza di menomarvi i pericoli della via, ricordi
storici, ispirazioni di grandi, giuramenti, e riverenza a chi pativa e
moriva per voi: piegaste il ginocchio davanti a tutti poteri, e diceste:
_non da Dio, ma da voi_. E non eravate credenti. Il vostro labbro
accattava a lodarli pompa di frasi ne' retori delle età corrotte; la
vostra mano scriveva oltraggi e condanna a quei tra vostri concittadini
che serbavano intatta la santità del loro proposito e la dignità severa
del nome italiano; e nell'anima vostra vigilavano il disprezzo e la
diffidenza degli uomini salutati rigeneratori; e mormoravate
sommessamente--ma non tanto che essi, quegli uomini, non
v'udissero--_poi che ci saremo giovati d'essi e dei loro battaglioni e
della loro influenza, noi li infrangeremo, come gli Israeliti facevano
dei loro idoli_: essi hanno infranto voi, e meritamente. Così,
rimpicciolita, ringrettita la divina verità per entro le vie tortuose di
quella che oggi chiamano _politica_ e non è che parodia di politica,
ideaste di cogliere il più alto premio che Dio conceda ad un popolo,
l'unità nazionale, senza meritarlo colla dignità dell'animo, colla
rettitudine del pensiero, colla serena franchezza degli atti e della
parola. Dovevate procedere colla spada in una mano e col vangelo
nell'altra, in nome dei vostri diritti e della vostra missione, in nome
del lungo vostro martirio e della potenza di vita che freme più che
altrove in questa sacra terra d'Italia; e procedeste invece col
Machiavelli nella destra, cogli statuti bastardi di re perpetuamente
spergiuri nella sinistra. Quelli statuti che voi disegnavate di romper
più tardi vi condannavano intanto a subire i raggiri di corti e
diplomazie, a servire capi sprezzati e perfidi o inetti, a frenare
l'impeto, sospetto ai principi, delle moltitudini, a violare
l'indivisibilità della bandiera italiana e inalzare un lembo
all'adorazione, a velare in nome dell'indipendenza la statua della
libertà ch'è il Labaro della vittoria. E voi subiste ad una ad una,
fremendo impotenti, combattendo senza pro, tremanti sempre d'insidie che
potevate, e non v'attentavate, vincere con una parola, tutte quelle
fatalità, travolgendovi d'errore in errore, di menzogna in menzogna,
dietro a faccendieri politici che vi sviavano con una larva di forza
ordinata dall'unica vera invincibile forza: l'INSURREZIONE. Però
cadeste; e s'anche ora ricomincierete la guerra regia--ricordatevi ciò
ch'io, palpitando per ira e dolore, vi dico--cadrete.